Vangelo di Matteo 6, 7-13
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"Dice il Signore Gesù Cristo: “Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. [Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen.]"

 

Predicazione tenuta domenica 9 maggio 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Matteo 6, 7-13
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
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Voi dunque pregate così. Così come? Così come Gesù insegna ai discepoli. Noi ci limitiamo a consigliare di pregare, e nemmeno sempre. Invece Gesù ha il coraggio di insegnare come pregare. E quindi, anche come non pregare.

Voi dunque pregate così. La preghiera di Gesù – non la preghiera qualsiasi – è obbedienza e libertà. Essere obbedienti per la libertà, essere liberi per l’obbedienza. Questo è pregare in Cristo.

Voi dunque pregate così. La preghiera di Gesù è contrapposta alla preghiera dei pagani. Breve, sette richieste. Perché? Per liberare Dio dalla falsa preghiera. Dalla preghiera che doveva stancare gli dei, “fatigare deos”, finché dovevano cedere alle nostre richieste. Ora Gesù insegna: “Sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta in cielo”. Cioè, sia fatta la tua volontà in noi, sia fatta la tua volontà anche se non ci conviene, sia fatta la tua volontà anche contro la nostra. Quindi, la preghiera di Gesù insegna a non chiedere nulla al di fuori di ciò che Dio vuole che gli chiediamo. A Dio posso chiedere tutto? Niente affatto! Dio non è il tuo amichetto immaginario. Dio non è il prodotto dei tuoi ideali di giustizia, né un principio di tolleranza teorica e magnanima, che qualsiasi cosa tu dica, tace e gli va bene. Dio vuole che noi gli chiediamo di rivelare la sua santità, il suo potere e il suo volere, e che dia a noi il cibo, il perdono, la liberazione e la protezione. Di altro non abbiamo bisogno. Se crediamo di avere bisogno di altro, allora siamo fuori strada. Allora siamo dominati da passioni, da rimpianti, da sogni, da progetti, da intuizioni, da preoccupazioni che ci spingono a fare delle preghiere pagane, a fare a Dio l’elenco dei guai del mondo (che già conosce), a fare di Dio il nostro psicanalista cui raccontiamo i nostri stati d’animo (e anche questi Dio li conosce già benissimo) finché ci sentiamo sollevati dal fatto che abbiamo vuotato il sacco, che con Dio siamo stati sinceri. Sì forse siamo stati sinceri sì, ma non siamo stati autentici. Nel senso che quella non era una preghiera, Dio non era Dio e noi non eravamo noi nel senso che non eravamo liberi di essere noi stessi, ma eravamo dominati, eravamo prigionieri dei nostri problemi. Perciò la preghiera può essere sincera – perché esprime lo stato d’animo di chi la fa – ma una preghiera sincera può essere non autentica, se non è libera, se non è libera perché il nostro problema ci gestisce, ci cattura e vuole costringerci a catturare Dio. E allora è la preghiera dei pagani, che pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Per questo Gesù ha insegnato a pregare così. Sette richieste che sono tutto quello che dobbiamo chiedere a Dio.

Nella narrazione del Vangelo di Luca, i discepoli chiedono a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare” (Luca 11,1). E non si tratta soltanto di evitare una preghiera sbagliata, ma di pregare in modo giusto. E questo lo possiamo imparare soltanto da Gesù. Ora, se il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno prima che gliele chiediamo (e allora potremo fare a meno di pregare), ma Gesù ci insegna a pregare, allora questo significa che pregare non serve a Dio. Pregare serve a noi. Pregare è la prima obbedienza dopo l’ascolto, pregare è obbedienza al comandamento che rende liberi. Vi faccio un esempio. Un neonato piange. La sua mamma capisce se il bimbo ha fame o se ha mal di pancia. Ma quando il bimbo avrà imparato a parlare e a dire: “Mamma, ho fame!” vuol dire che è cresciuto, perché in queste tre parole “Mamma, ho fame” il bambino dice chi è la mamma, dice chi è lui e dice di che cosa ha bisogno. Io dico chi sei tu, chi sono io e che cosa mi puoi dare. È tutto. Ed è tutto qui. Chi è Dio, chi siamo noi e che cosa Dio ci dà. Non occorre altro nella vita che sapere queste tre cose. Chi è Dio, chi siamo noi e che cosa Dio ci dà. E servono a noi, perché Dio le sa già. E Dio vuole che gliele chiediamo, come una mamma che, quando il bambino comincia a parlare, non si accontenta del pianto o del piagnucolio, ma pretende che il bambino le esprima, con il linguaggio appreso da lei, tutto quello di cui ha necessità. E per amore lo lascia frignare finché il piccolo le dice distintamente: “Mamma, ho fame” o “Voglio la pappa!” e poi subito dopo deve imparare anche a dire “Per piacere” e “Grazie”. Dio risponde alla nostra preghiera perché vuole insegnarci a parlare, vuole insegnarci a pensare, a parlare, a credere e a vivere secondo giustizia, alla sua presenza. E nella preghiera che Gesù ci insegna noi cresciamo, noi diventiamo grandi nella conoscenza di Dio, di noi stessi e dei benefici di Dio per noi.

“Voi dunque pregate così”. Pregare secondo gli insegnamenti di Gesù significa stare davanti a Dio imparando e sapendo chi è lui e sapendo chi siamo noi. Cioè davanti al Creatore dell’universo, davanti all’Eterno – e non davanti all’amicone invisibile – davanti a Dio noi siamo liberi.

Prima di tutto siamo liberi da noi stessi, nel senso che la preghiera appresa da Gesù ci costringe a conformarci a lui e a rinunciare a noi stessi. Faccio un esempio. Ci sono molte cose che ci stanno a cuore, situazioni o problemi di cui desideriamo una soluzione o un traguardo. Ebbene, davanti a Dio mi trovo sempre nell’impossibilità di suggerire e di auspicare delle soluzioni. “Signore, ti presento questo problema e ti chiedo di risolverlo in questo modo…” No! Gesù non insegna questo. E se abbiamo chiaro con chi stiamo parlando, una cosa simile non può uscire dalla nostra bocca. Così, davanti a Dio siamo liberi da noi stessi, siamo liberi di dire e di essere non preoccupazione, ma fiducia. Siamo liberi non di determinare Dio secondo la nostra vita, ma di lasciare che Dio la determini.

Poi siamo liberi in noi stessi. Cioè liberi perché sinceri e autentici allo stesso tempo. Davanti all’Altissimo non ci permettiamo di insegnargli il suo mestiere, ma soprattutto davanti a Dio nessun atteggiamento, nessuna posa, nessuna maschera possono avere senso. Noi tutti viviamo portando delle maschere. Che non sono quelle di protezione, ma sono delle maschere che fanno parte della nostra società, della nostra Storia, della nostra persona, delle nostre relazioni. Trovatemi un adolescente che sia sempre d’accordo con quello che dicono i genitori. Trovatemi un padre che sa piangere davanti ai figli. Trovatemi qualcuno che non abbia mai sorriso per dovere. Trovatemi qualcuno che non abbia risposto “Bene!” a un “Come va?” anche se aveva la morte nel cuore. Trovatemi qualcuno che non abbia mai finto una compunzione davanti al dolore di qualcun altro, ma in realtà era solo imbarazzo. Ecco, tutte queste sono maschere. Maschere che ci mettiamo addosso, che anche gli altri e il mondo ci mettono addosso, e che in nessuna circostanza della vita riusciamo a strapparci dal viso. Tranne che nella preghiera come Gesù l’ha insegnata, la preghiera che fai nella tua cameretta. Lì non sei gestito né dalle tue preoccupazioni, né dalle tue maschere. Lì sei davanti a Dio e gli parli come Gesù ti ha insegnato. E solo lì sei te stesso, sei te stesso piccola creatura che parla all’Altissimo, peccatore che viene ascoltato dal Padre di Gesù Cristo in quella manciata di secondi che strappi con fatica alla tua giornata e che è un piccolo segno della presenza dell’eternità nel tuo tempo. Lì sei te stesso, perché nella preghiera secondo Gesù è tutto troppo chiaro per fingere o per barare. Dio è Dio e tu sei tu. Tu chiedi, lui dà. Davanti a lui sei nell’umiliazione e nell’esaltazione, piangi e sorridi, sei peccatore e ricevi la giustizia, sei mortale, ma sei chiamato a un progetto di vita eterna. Sei te stesso, e sei libero. Sei il primo degli obbedienti e il primo dei liberi, in Cristo, davanti a Dio.

Dio ti dia di pregarlo così, secondo il santo insegnamento di Gesù Cristo e secondo la potenza del suo Spirito santo.

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  • Data: Maggio 9, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Matteo 6, 7-13