Vangelo di Matteo 5, 13-16
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"«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.»"

 

Predicazione tenuta domenica 25 luglio 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Matteo 5, 13-16
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. Qui parla Gesù. Lassù, dal monte. Non in piedi, come un agitatore, da ammirare. Ma seduto, come un fratello, da ascoltare. Per ascoltarlo devi staccarti dalla folla, dal conformismo della folla, e avere il coraggio di salire su quel monte, avvicinarti a quel Gesù, per poter sentire quel che dice. Giunto ora lassù, ti accorgi di non essere solo, ci sono altri fratelli e sorelle insieme a te, attorno a Gesù. Più siamo vicini a lui, più siamo vicini gli uni agli altri. Nell’ascolto della sua parola formiamo la comunione del Padre nostro lassù su quel monte delle beatitudini. La sua chiesa sotto il cielo aperto, senza muri, formata e sempre riformata dall’ascolto della sua parola, da persone che si staccano dal come-fanno-tutti-gli-altri e dal come-si-è-sempre-fatto delle folle, ma non si staccano mai dalla sua bocca aperta a rivolgerci la sua parola: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. Una chiesa sale, una chiesa luce. Aperta alla terra, aperta al mondo, aperta al cielo, aperta al Padre celeste.

Ora siamo lassù, con Gesù. Con calma. Senza agitazioni. In ascolto, semplicemente in ascolto di questa sua parola per noi. Per non fraintenderla subito, per non strumentalizzarla, manipolarla con le nostre – appunto – agitazioni, le nostre ambizioni, i nostri adattamenti e aggiustamenti, le proiezioni delle nostre paure, delle nostre preoccupazioni e i nostri preconcetti e i nostri maldestri buoni propositi, vorrei richiamare la vostra attenzione a tre brevi riflessioni – ecco riflessioni, cioè riflessi della luce di questa parola.

La prima cerca di cogliere la dinamica del testo: inizia con voi siete, con la parola voi, il testo inizia con noi. E finisce con le parole il Padre vostro che è nei cieli. Da noi stessi ci porta al Padre nostro che è nei cieli. Gesù ci vuole portare nella comunione del Padre nostro. Infatti, il Padre nostro è il cuore della sua predicazione, il primo comandamento, il Sinai, l’Oreb, la cima del monte del sermone sul monte: là ci vuole portare. Questa è la dinamica, il movimento della sua parola: via da noi stessi, ci spiega, ci dischiude, ci apre, fa di noi figli e figlie del Padre celeste, con la forza, la potenza della sua parola.

Allora possiamo escludere fin da subito un possibile fraintendimento: Gesù non vuole che uno sia più brillante dell’altro, ma ci vuole portare nel Padre nostro. Questa parola che parte da noi e arriva a lui, passando per la terra, il mondo, la città e la casa, la sfera pubblica e la sfera privata, gli uomini. Questi tremendi uomini che potrebbero anche calpestarti. Questi terribili uomini con cui è così difficile andare d’accordo, convivere, condividere. La via passa per lì, la via tortuosa, via da noi stessi verso il Padre nostro che è nei cieli, passa per lì, non ci sono scorciatoie né circonvallazioni.

Certo, se all’inizio ci siamo noi, la domanda è: chi siamo noi qui in terra, nel mondo? E, se alla fine c’è il Padre celeste, la domanda è: chi è questo Padre che è nei cieli?

Qui siamo gli interpellati di prima: i beati. Ma chi sono i beati? Certo, sono i poveri, gli afflitti, i mansueti… Allora noi, per essere tra i beati dobbiamo essere poveri, dobbiamo essere afflitti, noi, per essere sale della terra e luce del mondo dobbiamo essere per lo meno mansueti, perseguitati?

E qui siamo giunti alla seconda riflessione. Gesù non dice «siate», ma siete: siete il sale della terra, siete la luce del mondo. È strano che siamo portati subito a capirla così: «siate il sale della terra», «siate la luce del mondo». Nel senso: dovete essere così, diventare così, diventare sale della terra e luce del mondo. È strano, anzi, forse tipico, forse la dice lunga su di noi: siamo terribilmente legalistici, casistici, siamo tremendamente programmatici. Come il diavolo che Gesù aveva poc’anzi incontrato nel deserto: se tu sei Figlio di Dio, allora fammelo vedere, allora dimostramelo! È il nostro modo di pensare, è la nostra mentalità. Umana. Diabolica. Che – diaballo (greco) – «confonde» tutto, volendo mettere in ordine tutto, nel proprio ordine. Già prima, ascoltando le beatitudini ci ha fatto questo scherzetto di fraintendimento: se voglio essere beato, allora devo farmi povero, se voglio essere beato, allora devo essere afflitto… No, la dinamica, il movimento della parola di Gesù è un altro: beati voi, voi che ascoltate questa parola, e questa parola vi trasformerà. Vi mette in relazione, vi unisce a poveri, afflitti, puri di cuore che in tal modo non resteranno emarginati, invisibili. La parola beati, la sua forza vi porterà da loro, a vivere con loro e, con loro, vi trasformerà. I beati di Gesù chi sono? Potremmo forse dire: sono tutti coloro ai quali noi non avremmo mai detto beati, prima di aver accolto la parola beati. Ma chi di noi è capace di accettare l’incondizionato dono dell’essere chiamati beati? Io beato? Ho sempre lavorato! non mi hanno mai regalato niente! ho sempre fatto del bene! non ho mai fatto del male a nessuno! Allora mi merito qualche riconoscimento, qualche gratificazione, qualche bene, chiamalo pure «beatitudine».

Eppure, proprio ora, dopo le beatitudini, che ci chiediamo appunto: chi sono? chi siamo? siamo poveri? siamo afflitti? siamo facitori di pace? siamo fra i beati? Ora Gesù ci dice chi siamo: siete il sale della terra, siete la luce del mondo. Siete e non «siate»: non è un programma, una legge da adempiere, quando vogliamo noi, quando «ci sentiamo» – e, certamente, nella solita modalità: uno meglio dell’altro, uno più bravo dell’altro, più sale e più luce dell’altro! No, si tratta di una parola creatrice: una parola che fa quel che dice, una parola che crea quel che dice. Siamo quel che dice Gesù, e non quel che dice il diavolo nel deserto. Siamo quel che dice Gesù, e non quel che dicono gli altri uomini. Siamo quel che dice Gesù, e non quel che diciamo noi stessi, e quel tremendo, quel terribile giudice accusatore dentro di noi, che giudica sempre, prima gli altri e poi noi stessi. Siamo semplicemente creature della parola. Della parola che ci chiama beati. Felici. Che ci libera da noi stessi e ci porta nella comunione del Padre nostro che è nei cieli.

Riassumendo infine – e questa è la terza e ultima riflessione – si può dire: non si può staccare una sola parola del sermone sul monte da colui che lo pronuncia. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dell’età presente (Mt 28,20), dice Gesù alla fine dell’evangelo, raccomandandoci di insegnare a osservare le sue parole, cioè il sermone sul monte. Io sono con voi è la parola chiave d’interpretazione del messaggio di Gesù. Quel che avviene, avviene nella sua presenza, nella sua parola, nella dinamica, nel movimento della sua parola che è sale e luce. Sì, conserva, tiene in vita, dà sapore, illumina, serve, si mette a servire, ad aiutare, a promuovere la vita in tutte le sue sfere: la terra, il mondo, la città, la casa, le relazioni con gli uomini e le donne. E, nell’essere con Gesù, ciò avviene in modo naturale, ovvio, senza agitazioni, senza ambizioni, senza preoccupazioni e senza giudizi: il sale veramente non può diventare insipido, è impossibile che una città sopra un monte si nasconda, e nessuno mette un candeliere sotto un recipiente – semplicemente non sarebbe naturale. La sequela avviene nella naturalezza della parola, nel corrispondere alla sua natura, nel rifletterla con gioia, nel movimento, nella dinamica, nella forza gioiosa che inizia con la parola beati. Che crea beati, felici. Noi non siamo, non dobbiamo diventare né santi né potenti infelici. Ma semplicemente uomini e donne felici, beati. E il discorso che inizia con beati dove vuoi che vada a finire se non nella beatitudine?

Ora sì, possiamo riscendere da questo monte dove è avvenuta la chiesa sotto il cielo aperto, la chiesa aperta alla terra e al mondo, la chiesa di Gesù Cristo che è vivo in mezzo noi, e lo rimane anche sulle vie tortuose della nostra terra agitata, del nostro mondo preoccupato, pieno di uomini pronti a giudicare e a calpestare, rimaniamo fratelli e sorelle del Padre nostro che è nei cieli. Il sale della sua parola è sempre con noi e la luce della sua presenza si riflette nella nostra vita di tutti giorni, fino alla fine dell’età presente.

Dettagli
  • Data: Luglio 25, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Matteo 5, 13-16