Vangelo di Matteo 3, 13-17
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"Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto»."

 

Predicazione tenuta domenica 9 gennaio 2022
Testo della predicazione: Vangelo di Matteo 3, 13-17
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

presto questo testo, il battesimo di Gesù, fu associato all’Epifania, cioè alla manifestazione di Dio. Dio è diventato visibile. Visibile dove? Nel bambino, nella mangiatoia, visibile davanti ai magi d’oriente. La domenica successiva, il suo battesimo lo rende visibile davanti a tutto il popolo: i cieli si aprono e lo Spirito di Dio scende su di lui, Epifania.

Ma che cosa si vede veramente giù di là, al Giordano (uno dei punti più bassi della terra)? I cieli aperti veramente li vede solo Gesù, e nessun altro; i cieli aperti sono una sua visione, la visione di Gesù. Non è un’epifania, ma una visione, la visione di Gesù. E lo Spirito di Dio? Anche lo Spirito di Dio veramente lo vede solo Gesù, e nessun altro; anche lo Spirito di Dio non è un’epifania, ma una visione di Gesù. E quel che vede Gesù veramente è solo una colomba. Nel nostro caso poteva essere anche un gabbiano o un parrocchetto. La colomba, sì, l’avremmo vista forse anche noi, senza sapere che fosse lo Spirito di Dio. No, quel che si vede, quel che si manifesta, l’epifania nei bassifondi del Giordano è un’altra: è un Gesù che si reca, che scende dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Si vede un Gesù, e quasi non si vede perché è un tutt’uno con il popolo peccatore che, come tutti gli altri peccatori, va a farsi battezzare. Breve colloquio con il battezzatore, anche questo si vede. E basta. Poi una voce dai cieli, e questa si sente, questa la sentono tutti, almeno qui nell’evangelo secondo Matteo (in Marco è riservata alla sola percezione di Gesù) è indirizzata a tutti: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto. Cioè: questo qui che vedete andare – anzi, scendere – insieme a tutti gli altri, a tutto il popolo dei peccatori e delle peccatrici, a farsi battezzare. Questo Gesù che si confonde con gli altri, che vediamo confondersi con gli altri bisognosi peccatori, umano, umanissimo. Questo, e nessun altro.

Tu, Gesù, che sei il Figlio di Dio, nato dalla vergine Maria, Dio stesso sceso in terra: vieni da noi, vieni da me come un peccatore, come uno di questi peccatori, insieme a loro, come uno del popolo dei peccatori? Già per Giovanni era difficile da accettare una teologia così profondamente umana.

È questo che la voce di Dio ci fa scoprire: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto. E questo non avviene nei momenti di gloria, nei momenti celesti, divini, spettacolari. Ma in questi gesti umani, umanissimi, di solidarietà. Questo qui che scende con e come la massa di peccatori e peccatrici al Giordano. Su questo si aprono i cieli e scende lo Spirito di Dio. Su questo, e su nessun altro.

Non quello lassù, nei cieli. I cieli, in realtà, sono freddi, belli da vedere, per carità, ma freddi. Senza aria da respirare. No, questo qui – dice la voce di Dio – pieno di calore umano. Forse non bello da vedere, sì, forse qui non c’è niente da vedere, solo terra, ma piena di respiro vitale.

Qui non ci sono spiritualità spettacolari, o – peggio ancora – carità e diaconia spettacolari. Qui, sì, c’è un colloquio col battezzatore, con la Bibbia ebraica, qui puoi parlare, studiare, approfondire, confidarti con qualcuno. Scendere nei bassifondi della realtà, affrontare la realtà, imparare dalla realtà. Stringendoti stretto a questo diletto Figlio che è ciò in cui si compiace Dio stesso.

Tieniti lontano da persone che si credono spirituali. Che dicono: «io amo Dio», «io prego sempre», «io non ho mai fatto del male a nessuno», gente che crede di volare alta, e che vuole far vedere, dimostrare Dio con un’epifania tutta fatta in casa. Sì, questo tempo dell’Epifania è l’occasione per riflettere seriamente sulla nostra mania di ricercare la visibilità, l’immagine. Su youtube, su facebook e instagram. Quante visualizzazioni contiamo? Nell’emergenza, ma già prima, siamo diventati una chiesa immagine, video: chi mette solo l’audio ha perso in partenza. Vogliamo vedere la spiritualità, la fede nelle persone, beatificarle, santificarle, subito, come allora il morente Wojtila. Parlo di noi protestanti che però vivono in una cultura immersa nelle acque sante del cattolicesimo moderno, dimenticandosi di quel che ci insegnavano i nostri avi, che nel protestantesimo non c’è niente da vedere, ma tutto da ascoltare. Tieniti lontano da coloro che credono di volare alti, perché i cieli, per quanto belli, sono freddi, e la tua anima, alla fine, morirà di freddo. Ma tieniti stretto a chi ti ascolta, a chi ascolta la realtà della tua vita, a chi ti prende sul serio, e cammina con te, a chi con te scende nei luoghi più bassi della terra, al Giordano, per chiedere il perdono dei peccati. Come ha fatto colui in cui Dio stesso si è compiaciuto.

Poi, sì, vedrai anche tu i cieli aperti. Li vedrai aperti solo dalla terra, anzi, dalle parti più basse della terra, da sott’acqua, da sottoterra: per vedere la risurrezione bisogna prima morire come un essere umano. Con e come Gesù. I cieli aperti li vedi solo dal suo punto di vista. Collocando la tua vita nella visione di Gesù di cui ci narrano le Scritture. E che cosa vedi, che cosa leggi? Una visione molto umana: una colomba. Ma l’essenziale non è la colomba – potrebbe appunto essere anche un gabbiano o un parrocchetto – bensì quel che fa la colomba: scende. Conta quel che lo Spirito di Dio fa: scendere. Allora lo dobbiamo cercare qui. Nel Giordano. Nella Bibbia ebraica. Nel guado della Bibbia ebraica: nel passaggio del Mar Rosso con Mosè e nel passaggio del fiume Giordano con Giosuè. Nel popolo di Dio peccatore, desideroso di essere perdonato e battezzato. Nel guado del fiume fra il deserto e la terra promessa, sul confine tra il cielo e la terra. In questo diletto Figlio, e da nessun’altra parte. Questa voce divina però la dobbiamo far sentire a tutti, prima che sia troppo tardi, prima che si muoia nel freddo del cielo.

Gesù si era recato al Giordano a fianco della gente che veniva da storie difficili, distorte, distrutte, desideri delusi, sogni spezzati, errori, colpe. Ed è questa consapevolezza della nostra mancanza che ci spinge sulla via di Gesù, che è sempre la rotta umana terrena dei peccatori, a cercare un’altra vita, libera, una vita nuova, in questo Gesù, e in nessun altro.

I cieli, in realtà, sono freddi e chiusi. Si son aperti solo qui, in un unico punto: in Cristo e solo in Cristo. In questa vita in cui Dio stesso si è compiaciuto. In questo Cristo c’è tutto il calore dell’amore di Dio. In questo Cristo in mezzo a noi. In questo Cristo ci possiamo compiacere anche noi. In questo Cristo siamo da sempre destinati alla vita.

Non dobbiamo guardare alle possibilità di noi stessi, a chissà quali sogni, visioni, desideri, programmi e progetti da realizzare che ci portano alla fine in quella solitudine celeste dove rischiamo di morire di freddo. No, la nostra vita è tutta concentrata, condivisa, compiaciuta in Cristo. Che ci fa scendere al Giordano, diventare sobri, attenti alla realtà, alla realtà dell’altro e dell’altra, fraterni, umani, calorosi e solidali.

Forse riusciamo ancora ad ascoltare la voce dell’altro e dell’altra, ascoltare la realtà distorta, difficile delle storie umane segnate dalle mancanze di solidarietà ed attenzione.

Perché allora, e solo allora, ascoltiamo anche la storia di Dio, la realtà di Dio, semplicemente piena di amore, sentiamo di nuovo la voce chiara del caloroso Sì di Dio, rivolta a noi tutti, proclamata su di te, su di me, su noi tutti, su tutte le sue amate creature, come una benedizione: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto.

Dettagli
  • Data: Gennaio 9, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Matteo 3, 13-17