Vangelo di Luca 4, 14-21
Contenuto

Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama si sparse per tutta la regione. E insegnava nelle loro sinagoghe, glorificato da tutti.
Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov'era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me,
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri
e il ricupero della vista ai ciechi;
per rimettere in libertà gli oppressi,
per proclamare l'anno accettevole del Signore».
Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite».

 

Predicazione tenuta domenica 1° gennaio 2023, Capodanno
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 4, 14-21
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite.

Una parola ad effetto. La Scrittura di Isaia 61,1-2 e Gesù, e la vita, la missione di Gesù, diventano una sola cosa: Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il recupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l’anno accettevole del Signore, cioè non solo il prossimo anno, ma tutto il tempo che ci sta davanti quale tempo della grazia del Signore.

Gesù, la sua vocazione, la sua missione, appena uscito dalla dura prova con il diavolo nel deserto (dove si era difeso con la citazione della Scrittura, del Deuteronomio, della torà), ora, nella sinagoga di Nazareth, è diventato una sola cosa con la Parola. E ciò è avvenuto per mezzo della sua parola: oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite. Contestabile. Ed è sempre stata, e sarà sempre contestata: solo parole, non è cambiato nulla.

Noi oggi abbiamo udito questa Scrittura di Isaia come parte dell’evangelo di Gesù Cristo, quindi già adempiuta. Non perché chiusa lì, ma per aprirla anche a noi oggi, perché anche noi oggi, la nostra vita, la nostra vocazione, la nostra missione oggi, diventiamo, con e come Cristo, una sola cosa con la Parola.

Solo parole? Nulla cambia? Provo a descrivere tre cambiamenti, tre trasformazioni che avvengono oggi nell’ascolto di questa Scrittura.

In primo luogo, trasforma la nostra chiesa nella sinagoga di Nazareth (1). In secondo luogo, trasforma noi in coloro che hanno gli occhi fissi su di lui (2). E, in terzo luogo, ci trasforma in coloro che, non solo hanno gli occhi fissi su di lui, ma ascoltano anche la sua Parola (3).

(1) Siamo a Nazareth. Paese malfamato, corrotto, pieno di ladri. La Parola apre i nostri occhi su questa dimensione del nostro paese. Apre i nostri occhi alla realtà. La Parola non ci porta in un paese delle favole: «c’era una volta», ma in quel tempo, a Nazareth.

Nella sinagoga, di sabato. Culto ordinario. Il culto della Parola che – come ci ha insegnato Isaia – era nato nell’esilio babilonese, lontano dal tempio e i suoi sacrifici, dove non sono rimasti che la memoria, la Parola, la Scrittura, la Bibbia, il canto, la preghiera, la predicazione del profeta e… lo Spirito del Signore. A questo punto avevano appena finito la prima parte: lo Shemà (Ascolta, Israele), la preghiera e la benedizione; siamo nella seconda parte del culto, dopo la lettura della Torà (il sedèr), ora siamo in attesa dell’aftarà, della lettura dei profeti e la spiegazione, la predicazione.

Gesù ha avuto, malgrado le circostanze nazarene, una buona educazione e frequenta abitualmente il culto del sabato. Su questo sarebbe già da riflettere: sulla nostra educazione e sulle nostre abitudini e frequentazioni della Parola. Comunque un dato fermo: Gesù ha avuto una buona educazione, è stato alfabetizzato, legge e scrive, vive nella tradizione ebraica, rispetta il sabato: va al culto! Perché si va a culto? Perché Gesù andava al culto, e noi viviamo con e come Gesù! Gesù si nutre della Parola, malgrado Nazareth. Diventare una sola cosa con la Parola non è una magia, ma un impegno, un lavoro, un pane quotidiano. Vorrei indirizzare la vostra attenzione su tre momenti, tre semplici gesti stupendi: Gesù si alza, apre il libro e legge.

Gesti semplici, ma di grande significato. Forme semplici, ma di grande contenuto. Viviamo spesso il contrario: grandi gesti, scarso contenuto. Meglio poco ma col cuore, ecco. Per apprezzare le cose essenziali. Beh, uno si alza, apre un libro e legge… sono gesti di una grandissima dignità.

A Nazareth, come a Tor Bella Monaca, si rischia di soccombere se non ci si alza mai per aprire un libro a leggere.

È importante ricordare questo Gesù legato al libro, alla lettura, alla Scrittura, una sola cosa con la Parola. Perché vediamo spesso solo quel Gesù che cammina, incontra le persone, un Gesù spontaneo in diretto contatto con la natura (che assomiglia più a San Francesco che al Gesù delle Scritture!), magico, caduto dal cielo, che non legge, che non deve leggere né studiare.

Anche i santi della devozione popolare devono essere quelli che non leggono né studiano: nella classifica dei santi invocati a intercedere per gli italiani sapete chi sono gli ultimi, praticamente ignorati? San Tommaso e Sant’Agostino. Antipatici, inefficaci, non cambiano nulla, perché leggono e studiano.

Pensate anche alle immagini dell’apostolo Paolo: il corpo di Cristo lo ricordano tutti, ma che ci ha chiamati anche la lettera di Cristo è ignorato da molti.

Noi protestanti abbiamo insistito sulla lettura. Dobbiamo leggere. Leggere e scrivere. Perché è la base per la libertà degli oppressi, la liberazione dei prigionieri, la vista dei ciechi, il riscatto dei poveri. Per venire fuori dalla nostra Nazareth, dalla quale non viene fuori nulla di buono, è fondamentale questo gesto semplice che qualcuno si alza, apre il libro e legge ad alta voce, l’ha fatto anche Gesù, anzi, è il principio della sua missione. Il principio della sua missione è che è andato in chiesa a leggere la Scrittura! Ecco, la Parola, la Scrittura, la lettura. Qualcosa cambia: ci rende contemporanei di Gesù. La nostra chiesa è diventata la sinagoga di Nazareth. Il gesto di alzarci, aprire il libro, leggere e commentare la Scrittura ci lega per sempre a Gesù. Lo facciamo con e come Gesù.

(2) Ma ora c’è lettura e lettura. Poco prima, nel deserto, anche il diavolo aveva citato la Bibbia, quando aveva capito che Gesù ci teneva tanto. Il diavolo, il «confusore», è la caricatura di Dio. È facile imitare Gesù, ripetere il gesto di alzarsi, aprire un libro, leggere e commentare, anche il diavolo lo farebbe.

Ed è vero: se sei un lettore, hai tante volte ripetuto il gesto, letto tanti libri. Ma quanti libri hai letto veramente? Quanti libri ti hanno detto, ti hanno dato – adempiuto – veramente qualcosa, toccato il tuo intimo, il nerbo della tua esistenza? Formato, trasformato la tua persona? Io ho letto tanti libri, ma solo alcuni pochi libri hanno letto me.

Ecco la differenza tra la parola nostra e la parola di Dio: parola mia è la parola che leggo io. Parola di Dio è la Parola che legge me. La Parola dalla quale non posso separare la mia vita. Parola dove io ci sono dentro, ma dentro è anche Dio.

Gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.

Dobbiamo crescere, essere educati, leggere. Ma tutto questo ha bisogno di un orientamento. Non possiamo leggere senza un criterio. Capisci quello che leggi? chiede Filippo all’eunuco e quegli rispose: E come potrei, se nessuno mi guida? (Atti 8,31). Non possiamo camminare senza meta. Sbandiamo. Saremmo in balìa del confusore, del diavolo nel deserto. Dobbiamo fissare i nostri occhi su qualcosa o su qualcuno. Su che cosa fissiamo i nostri occhi? Su chi fissiamo i nostri occhi? Sulle nostre difficoltà? Sulle nostre sfide? Sui nostri doveri? Sulle nostre preoccupazioni? Sulle nostre paure? Sulle nostre ambizioni? Su noi stessi?

Gesù, nel deserto, rimane fisso sulla Scrittura e il primo comandamento: Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho liberato. Rimane fisso su Dio. Sulla Parola di Dio che libera. Non fissato solo sulla Parola: se la Parola diventa una fissa, cioè un idolo, cominciamo a leggerla come una legge, come il diavolo nel deserto: se tu sei Figlio di Dio, allora fammelo vedere… se tu sei un cristiano, allora fammelo vedere… la Parola diventa una legge, senza pietà, senza amore, senza Cristo. Una parola vuota. Senza Dio dentro, e anche tu, in verità, sei altrove. Ma ora, oggi, ci sei:

Gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.

Ecco, il Cristo. Qualcosa cambia, quando riscopriamo in Cristo la priorità della nostra vita.

(3) La Parola senza Cristo è vuota, sì. Ma, avendo ora gli occhi fissi sul Cristo, rischiamo viceversa di fare del Cristo una nostra fissa, una statua ferma, un idolo muto. Agli occhi fissi su di lui si aggiunge dunque ancora la Parola che voi udite oggi. Non è il Gesù statua, icona, chiesa che cambia qualcosa, ma il Gesù che parla.

Oggi. Gesù legge la Parola che diventa Parola della sua vita. Perché diventi la lettura della nostra vita:

Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il recupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l’anno accettevole del Signore.

Questa Parola si adempie oggi. «Adempiere» significa anzitutto «riempire»: un recipiente viene riempito di contenuto. Gesù non è venuto per abolire, ma per adempiere la Parola: riempirla della sua vita, della sua carne e del suo sangue. Non rimane lettera vuota, ma Parola viva rivolta a te, a me, a noi. Dentro questa parola c’è Gesù, ma, con e come Gesù, anche noi – adempiere: versati dentro.

Oggi. Oggi a te viene affidata questa missione, rivolta questa vocazione. Un compito al quale puoi adempiere, lo puoi riempire con tutto il tuo essere, solo con gli occhi fissi su di lui, le orecchie nella sua Parola e il cuore in Dio. A te viene affidato.

A te. In Cristo. Quindi non a te da solo. Ma a noi insieme. Come corpo di Cristo. Anzi, come lettera di Cristo. Quel che conta non è l’immagine, ma è l’essere di Cristo. Con e come Cristo andare in chiesa, alzarsi, leggere, predicare, evangelizzare, annunziare, proclamare. Che cosa? Una parola che libera. Che libera poveri, prigionieri, ciechi, oppressi, preoccupati di quel che ci sta davanti. Il messaggio evangelico non sono nuove regole e leggi, nuove paure e preoccupazioni, nuove ambizioni – un nostro nuovo essere migliori di prima e di altri. No, è semplicemente liberatorio.

Oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite. Una predica molto breve. Ma che ti toglie ogni possibilità di aggiungere altro: ma io devo, ma tu devi, ma noi dobbiamo… ti toglie ogni paura e preoccupazione per quel che ti sta davanti. Perché davanti a te, davanti a noi, non sta nessun altro che Gesù Cristo. Che ci precede, ci guida per il tempo che si apre davanti a noi, quale anno accettevole del Signore. Non un tempo pieno di problemi, preoccupazioni, paure, ma pieno di opportunità di letture, predicazioni, liberazioni: il tempo della grazia di Dio.

Dettagli
  • Data: Gennaio 1, 2023
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 4, 14-21