Vangelo di Luca 24, 9-12
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"Tornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria di Giacomo, e le altre donne con loro che dissero queste cose agli apostoli. Quelle parole sembrarono loro una sciocchezza e non prestarono fede alle donne. Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; e chinatosi vede solo le fasce; poi tornò meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto."

 

Predicazione tenuta mercoledì 14 aprile 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 24, 9-12
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
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Appena il Vangelo della Pasqua del Signore viene annunciato, non viene creduto. Ma mentre in tutto il capitolo 20 di Giovanni c’è una grande sfida all’incredulità, proprio un braccio di ferro tra il Risorto e i suoi discepoli scettici, qui Luca sembra più comprensivo nei confronti dei dubbi. Li ascolta, li prende sul serio in un percorso, da Pasqua all’Ascensione, e accompagna ascoltatori e lettori più vicini alla fede e più lontani dallo scetticismo. Oggi vediamo la prima tappa di questo percorso: la risposta naturale all’annuncio del Vangelo e la necessaria prova dell’assenza.

Da sempre esiste la tendenza di dividere in categorie: gli ebrei e i gentili, i cristiani e i pagani, i musulmani e gli infedeli, oggi diciamo tutti: i credenti e i non credenti, intendendo con i primi quelli che vanno in qualche chiesa, a parte l’ossimoro tutto italiano di tanti che si dicono credenti e non vanno in chiesa, non leggono la Bibbia e non pregano.  Ma il primo annuncio del Vangelo di Cristo, fatto in mezzo a gente che più di chiesa non si può, in mezzo agli undici e a tutti gli altri che erano stati con Gesù… trattato da chiacchiere sciocche di donnette. Luca fornisce tre nomi di donne, Maria Maddalena, Giovanna e Maria di Giacomo, come se la loro testimonianza dell’incredibile evento fosse elevata a prova valida in tribunale, cosa che la legge mosaica concedeva soltanto alla testimonianza di uomini. L’evangelista vuole dirci che le donne stanno annunciando la verità, sono trattate dall’evangelista come valide, come veritiere testimoni di un processo, con nomi e cognomi riportati. Non per un senso di egualitarismo, di modernità, ma qui siamo già al compimento di tutta la legge mosaica nella morte e nella resurrezione di Cristo, quindi la prima conseguenza della resurrezione di Cristo nel Vangelo di Luca è che le testimonianze delle donne sono trattate con lo stesso rispetto e con lo stesso peso giuridico che la legge mosaica assegnava a quelle degli uomini. E nonostante questo pieno riconoscimento giuridico, “quelle parole sembrarono loro una sciocchezza e non prestarono fede alle donne”. E questo tra gli undici discepoli e tra quelli che erano stati vicini a Gesù! Altro che i credenti sono quelli che vanno in chiesa e i non credenti quelli che non ci vanno. L’annuncio della resurrezione di Cristo trattato come una sciocchezza, come una chiacchiera di mercato, come una fake new delle più grossolane da parte dei più vicini a Gesù, dei più informati, di quelli che avevano avuto più confidenza con lui. Allora, ogni volta che ascoltiamo tutti l’annuncio del Vangelo, l’annuncio della vita nuova di Cristo comincia – o prosegue – il combattimento tra la potenza di questa inaudita parola di vita e il nostro, nostro naturale, sordo e cieco scetticismo. Qui, in chiesa, magari da anni o da decenni, davanti alla proclamazione del Vangelo la nostra posizione naturale non è quella di credenti, ma proprio al massimo quella di aspiranti credenti, quella del “Io vorrei imparare a credere” come disse Dietrich Bonhoeffer.

Pietro si alzò e corse al sepolcro. Secondo il Vangelo di Giovanni, l’annuncio alle donne avviene mentre Pietro è già sulla tomba, mentre Luca non è esplicito: si potrebbe considerare la corsa al sepolcro contemporanea all’annuncio delle donne, “mentre Pietro…” si potrebbe anche tradurre, perciò non sappiamo se la visita di Pietro alla tomba in Luca era stata motivata dall’annuncio della resurrezione  - mentre in Giovanni è motivata dall’annuncio del trafugamento del cadavere – oppure se avveniva in contemporanea. Quello che rompe la barriera del tempo in questo versetto è un verbo al presente in una costruzione tutta al passato: Pietro, alzatosi, corse al sepolcro e, chinatosi, vede, “blépei”, solo le fasce. La traduzione è mia ed è letterale. Pietro si alzò, corse… e vede. E in questo momento gli occhi di Pietro sono i nostri occhi e sono gli occhi di tutti quelli che hanno letto questo passo. E i nostri occhi, con Pietro, vedono la tomba vuota. Vedono che Gesù non appartiene al luogo e al mondo della morte. E questa prova del vuoto è un fatto. Nessuno ha mai potuto mostrare una tomba piena di Gesù Cristo. Il Vangelo di Matteo ci riporta notizie della frode delle guardie che erano state messe davanti al sepolcro, che poi furono corrotte dai capi dei sacerdoti per accusare i discepoli di aver trafugato il cadavere (Matteo 28,11-15), ma questa accusa restò una diceria e non scosse la testimonianza del Nuovo Testamento. Esiste una presunta tomba di Gesù in Kashmir, dove si sarebbe ritirato dopo un risveglio da morte apparente, ma si tratta di una leggenda ottocentesca. Del più grande dei miracoli abbiamo la prova vera, reale, che è la prova del vuoto. Tanto che nessuno dei polemisti anticristiani dei primi secoli, ebrei o pagani, hanno mai potuto esibire la prova che avrebbe definitivamente distrutto sul nascere qualsiasi fede in Gesù: una tomba piena. Il dato reale e inconfutabile secondo i criteri della testimonianza storica dell’antichità è che Gesù non appartiene al luogo della morte. Gesù non è tra i morti. La tomba è vuota senza alcun intervento umano. La testimonianza raccolta dal Nuovo Testamento non si ferma alla voce delle donne, cioè di un sentito dire, certamente di un autorevole, vero, chiaro, ma sempre sentito dire, ma ha il fegato di scommettere tutta la credibilità della fede in Cristo in questa tomba vuota.

Pietro aveva visto le fasce con cui era stato avvolto il corpo di Gesù, e non aveva trovato il suo corpo. Le fasce della morte, come diceva un antico inno della Riforma luterana poi ripreso in una Cantata di Johann Sebastian Bach, le fasce della morte non lo rinchiudevano, non lo legavano più. La tomba vuota: il dato reale che farà si che i discepoli non incontreranno un fantasma, non si confronteranno con un ricordo e non seguiranno un’idea, ma Gesù Cristo vivente. È la conferma concreta al Vangelo testimoniato fedelmente dalle donne. La morte come definitiva fine è stata vinta da quel miracolo che sovverte le leggi del mondo decaduto, ma che è secondo la legge dell’umanità creata per vivere per sempre con Dio. La legge della morte, che nessun essere umano ha potuto contestare, entrata trionfalmente nel decadimento dell’umanità nella disobbedienza, non ha l’ultima parola perché la tomba è vuota. Si riparte da qui. Proprio da qui perché non è la fede che partorisce la tomba vuota, perché i discepoli non credettero all’annuncio delle donne; ma è il contrario, è la tomba vuota, è il fatto visto da Pietro che fa nascere la fede nel Cristo risorto e vivente. Da quel giorno in poi chi incontrerà Gesù Cristo incontrerà un vivente.

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  • Data: Aprile 14, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 24, 9-12