Vangelo di Luca 24, 50-53
Contenuto

"Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio."

 

Predicazione tenuta domenica 13 maggio 2021 in occasione della festa dell'Ascensione del Signore
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 24, 50-53
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

L’Ascensione. Perché Gesù è salito al cielo e non è rimasto sulla terra? Non sarebbe stato meglio per tutti noi poterlo toccare piuttosto che poterlo invocare? Poterlo vedere piuttosto che poterlo pregare? Non sarebbe stato meglio avere il nostro capo e salvatore in terra, in mezzo a tutti noi, qui, piuttosto che in cielo?

Gesù è salito al cielo perché ha vinto. Il massacrato sulla croce per il peccato del mondo è il primo vincitore per il mondo. È salito ai luoghi di Dio per aprire la strada della vita eterna, della vita con Dio per tutti i suoi credenti. Non solo per i suoi discepoli. Per tutti. Gesù è salito in cielo non per essere più lontano, ma per essere più vicino a tutti noi.

L’ascensione di Gesù presso Betania, presso il monte degli ulivi, nel luogo che il vangelo di Luca cita un’altra volta soltanto. È il luogo in cui Gesù, prima di entrare a Gerusalemme, trova il puledro che lo porta nella città, trova la sua cavalcatura di re. Da lì Gesù ascende ai cieli. Il suo ultimo atto terreno per i suoi discepoli è la sua benedizione. Fu staccato da loro mentre non dopo averli benedetti, mentre li benediceva, perché salendo ai cieli ha continuato a benedire tutti quelli che lo amano, ha continuato a benedire tutti noi. Due precisazioni. “Salire ai cieli” non intende il cielo astronomico, ma il luogo di Dio. Gesù con il suo corpo, cioè con la sua umanità, va alla presenza di Dio. La sua umanità, che è la stessa nostra umanità, è assunta alla destra del Padre. Secondo, la sua glorificazione non è ininfluente per noi, perché apre la strada all’umanità, perché continua a essere mediatore tra Dio e l’umanità, perché la sua umanità santa alla destra di Dio fa sì che Dio accetti la nostra umanità che non è santa in se stessa, ma che è santificata in Cristo. Dio accoglie accanto a sé, alla sua destra, la nostra umanità nella persona di Cristo. Per questo i discepoli lo adorano e tornano a Gerusalemme con grande gioia, perché Gesù non li abbandona, ma li guida, Gesù non li distanzia da sé, ma li attira a sé. Questa è l’Ascensione.

Catechismo di Heidelberg, domanda 49:

In che ci giova l'ascensione di Cristo?

Risposta: In primo luogo, in quanto Egli è il nostro avvocato in cielo, al cospetto del Padre Suo. Inoltre, in quanto abbiamo nel cielo la nostra carne, quale pegno sicuro che Egli, come Capo, trarrà a Sé anche noi, Sue membra. Infine, in quanto di là Egli ci manda come caparra il Suo Spirito, per la cui virtù cerchiamo le cose di sopra, dove c'è Cristo che siede alla destra di Dio, e non quelle che sono sopra la terra.

Il Cristo asceso al luogo di Dio ci assiste, ci attira e ci ispira. La sua umanità santa è mediatrice tra la nostra umanità poco santa e la perfetta santità di Dio, poi il suo essere con la sua carne presso Dio indica il nostro punto d’arrivo. Ancora, manda il suo Spirito affinché noi lo cerchiamo, cerchiamo le cose di sopra. La fede cristiana è ricerca. Non ricerca di se stessi, ma ricerca di Gesù. E Gesù? È in cielo, lontano da noi? Che cosa fa oggi per noi Gesù? Fa lo stesso che ha fatto per i suoi discepoli. Apre le nostre menti perché possiamo capire le Scritture. E senza Gesù che ce le apre, noi delle Scritture e di Gesù stesso non potremmo capire niente. Poi ci manda una testimonianza di Spirito e di potenza: la parola testimoniata, annunciata, proclamata da esseri umani in virtù della promessa di Gesù si presenta a noi con la potenza e la verità della parola di Dio stesso. Infine, ci dona la sua benedizione dal cielo come la donava dalla terra. Non benedice sulla terra e poi sale al cielo, ma sale mentre benedice. E io credo che, dopo quasi duemila anni dagli avvenimenti descritti da questa pagina del vangelo, Gesù abbia continuato e continui a benedirci, a “dire bene” di noi, a dire una parola creativa, una parola più grande, una parola più aperta di quanto possiamo immaginare, che in parte abbiamo sperimentata, e che in gran parte stiamo per sperimentare. Grazie al Cristo asceso al cielo, anche noi siamo nella gioia. Anche noi riceviamo la comprensione del suo Vangelo, anche noi riceviamo lo Spirito e la potenza che ci conquistano al suo Vangelo, anche noi riceviamo la sua benedizione, senza la quale non potremmo resistere un solo minuto. Quante volte è stata la sola benedizione di Gesù a sostenerci, e noi non l’abbiamo vista subito, perché il Cristo che ci benedice è in cielo e non in terra? Finché abbiamo cominciato a capire quanto è efficace. Quante volte abbiamo sbagliato strada? E ora Cristo, glorificato nei cieli, è il primo della nostra fila. La strada in cui Dio ci ha immesso è la strada erta verso il suo regno e la nostra felicità, e la metà è sicura, nonostante le difficoltà, nonostante le asperità.

Il Signore Gesù Cristo non abbandona il mondo. Lo cura, lo chiama, lo trascina verso i luoghi nuovi del suo regno. Lo strappa alla morte presente e futura per spingerlo alla vita eterna. In questi mesi difficili, difficilissimi, in questi mesi in cui la fragilità, la malattia, la morte hanno bussato intensamente alla nostra porta, e in cui abbiamo amato il prossimo e siamo stati da lui amati a distanza, senza contatto fisico, con parte del volto coperta, abbiamo dovuto sperimentare la vicinanza nella distanza. Non ci siamo sentiti soli, mai. Allo stesso tempo abbiamo una gran voglia di toglierci la mascherina, di cantare l’uno vicino all’altro, di organizzare un’agape… ma non è ancora arrivato il momento. Non siamo soli se il corpo è a distanza, tuttavia spasimiamo di poterci abbracciare fisicamente. Il Signore Gesù Cristo, con il suo Spirito e la sua divinità, non si allontana mai da noi, ma il suo corpo è nei luoghi di Dio. “Ci manchi, Signor Gesù”, quante volte l’abbiamo pensato e quante volte lo pensiamo, ma allo stesso tempo ricordiamo la sua promessa: “Io sono con voi fino alla fine dell’età presente” e viviamo in questa promessa. Non ci manca niente in questa promessa. Il Signore Gesù Cristo è appena andato ai luoghi del Padre, ha lasciato la porta aperta dietro di sé e ci chiama. Noi siamo in mezzo alle preoccupazioni, alle paure e al lutto, ma il vincitore sulla morte ci chiama. Il Signor Gesù è salito al cielo per rivestirci della potenza del suo Spirito e per attirare tutti a lui. Non per allontanarci, ma per avvicinarci a Dio, da vincitore, da vincente. E noi, tutti insieme, lo seguiamo, con gioia e con serena certezza. È avanti a noi, ma è a tiro di voce, sentiamo la sua voce.

I discepoli restano sulla terra, con grande gioia e benedicendo Dio. Mi permetto di terminare con queste parole, quali descrizione e augurio, la predicazione sul Vangelo di Luca e il mio servizio di ministro della Parola in questo luogo nei culti infrasettimanali, iniziati mercoledì 4 ottobre 2006. In questi quindici anni ho potuto condividere con tanti, vicini e lontani, il Vangelo di Dio nella Lettera ai Romani, nel Salmo 119, nella II e III Lettera di Giovanni, nei capitoli 5,6 e 7 del Vangelo di Matteo, nella Lettera ai Filippesi e nel Vangelo di Luca. A tutti loro la parola di grande gioia e di benedizione. Mi mancheranno.

Dettagli
  • Data: Maggio 13, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 24, 50-53