Vangelo di Luca 24, 1-8
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"Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand'era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell'uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». Esse si ricordarono delle sue parole."

 

Predicazione tenuta la domenica di Pasqua 4 aprile 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 24, 1-8
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
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“Non è qui!” Il Vangelo di Pasqua è assenza. Il cristianesimo è la fede nella presenza di Dio in Gesù Cristo, ma senza questa assenza di Pasqua, senza il “Non è qui!” di Pasqua il cristianesimo non esisterebbe. Se le donne avessero trovato il corpo di Gesù nel sepolcro, il Nuovo Testamento e con esso la stessa fede cristiana avrebbero avuto il loro termine con il funerale, con l'omaggio al corpo di Gesù, così come l’Iliade termina con il funerale di Patroclo.

Invece le donne si trovano davanti alla testimonianza dell'evento della risurrezione di Cristo. Non c’è la cronaca, non c’è la fotografia però in quella tomba vuota abbiamo la testimonianza della vita e abbiamo il messaggio che lo conferma. Gesù non è qui. Il luogo della morte, ha perso il suo senso, il mondo è innestato nella vita nuova del Cristo risorto.

“Non è qui”. Il racconto della Pasqua inizia con un percorso di dolore: le donne si recano alla sepoltura per ungere il corpo di Gesù, per rendergli l'ultimo omaggio e per salutarlo per sempre. Ungere un cadavere con aromi era un'operazione usuale per la sepoltura, un segno di rispetto, come segno di rispetto come oggi un segno di rispetto è la vestizione del morto. La loro sensazione è quella di compiere l'ultimo gesto di amore per il loro caro, poi il loro lutto sarebbe poco a poco progredito fino a finire, com'è naturale. Alla fine di questa ultima operazione avrebbero lasciato il loro caro per sempre, avrebbero chiuso questo momento di enorme dolore e poi si sarebbero riabituate alla vita, proprio come succede a noi dopo i funerali di una persona cara. Le donne andavano alla tomba in una strada di dolore, ma anche di tranquillità. Quella tranquillità che è data da atti ripetuti e codificati anche nella liturgia del dolore e nell'esternazione del lutto, perché quelle parole e quei gesti ci accompagnano in quei momenti difficili, ci tengono compagnia senza consolarci veramente, però. Con questi pensieri tristi, le donne si avvicinano al sepolcro di Gesù verso l'alba, molto presto. Ma la pietra era stata rotolata; entrarono, non trovarono il corpo… e poi quella voce…

“Non è qui”. Nel sepolcro non c'è più morte, ma vita. La pietra che fungeva da porta è rotolata e con questa la porta dell'inferno è vinta. La pietra che le deboli forze delle prime testimoni non avrebbero potuto spostare era accostata. La barriera tra Gesù e il mondo dei vivi è aperta. Le donne trovano due uomini vestiti di vesti risplendenti. Due angeli. Di nuovo angeli, messaggeri di Dio, due, per una testimonianza accettabile secondo la Legge d’Israele. Non c'è il corpo di Gesù, ma non si tratta di un occultamento. Le donne si spaventano ancora prima che gli angeli parlino: troppo strane quelle presenze, ma ancora più strana l'assenza del corpo di Gesù. Si accorgono da subito che si era verificato un fatto inaspettato proprio quando la storia di Gesù sembrava definitivamente conclusa, è che c’era qualcosa di decisivo che non poteva essere analizzato e descritto, ma soltanto testimoniato e creduto. La presenza degli uomini in vesti risplendenti non poteva non costringere le donne a rendersi conto di trovarsi davanti alla testimonianza dell'azione definitiva di Dio, quell'azione che cambia la storia e la destinazione dell'umanità. Il corpo di Gesù non c'è più, ma ci sono i messaggeri venuti per annunciare loro la sconfitta della morte e la vittoria della vita realizzate nella persona di Cristo.

“Non è qui”. Le parole degli angeli entrano nelle loro orecchie e confermano quello che le donne hanno visto con i loro occhi. Gesù il Nazareno, che è stato crocifisso, è risuscitato,  non è qui. Non è qui, non è nel luogo dove è stato deposto da morto, ma è risuscitato, come aveva insegnato e promesso. Tutta la parola di Dio, tutte le promesse di Dio sono ferme, adempiute, rese vere dall’annuncio di Pasqua: “È risorto!” perché ogni parola e ogni promessa di Dio promettono vita nuova. Eccola, la vita nuova! Cristo è risorto dai morti! A prima vista questa resurrezione ci può sembrare misteriosa, quasi magica, perché nemmeno le donne vi assistono. Alcuni cristiani vivono la resurrezione come un problema proprio perché nemmeno la Bibbia la descrive, e comprendono più facilmente il Gesù maestro, il Gesù giusto e buono, crocifisso ingiustamente, ma non riescono a comprendere il Gesù risorto e vivente nei secoli dei secoli. Ora, perché nessuno “vede” la resurrezione? Perché la carne risuscitata di Cristo è la nostra stessa carne. L'umanità non può assistere alla resurrezione di Cristo perché essa ne prende parte nell'umanità di Cristo. L'umanità non è spettatrice della resurrezione, ne è oggetto perché la carne di Gesù è la nostra carne, perché in Gesù Dio ha voluto entrare nella vera umanità per farla definitivamente sua, la Parola si è fatta carne affinché ogni carne umana gli appartenga irresistibilmente e sia innestata nella sua gloria, nel suo trionfo di vita eterna e vera.

In quella lontana domenica Gesù era assente. “Non è qui!”, questo è il Vangelo di Pasqua. E oggi? Dov’è oggi Gesù? Gesù continua a non essere qui, a non giacere nel cimitero di questo mondo. Noi spesso viviamo in un cimitero. In un mondo cimitero, in una società cimitero, in città cimitero, in chiese cimitero… e Gesù nei cimiteri non si trova. Non è qui, non è il suo posto, e dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Allora, in questo momento i nostri occhi non vedono Gesù risorto. Mi direte che bisogna aver fede, e con “fede” intendete l’accettazione dell’inspiegabile. Ma io per fede non intendo questo. La fede cristiana è avere il punto di vista di Cristo. Noi abbiamo la mente di Cristo, scrive l’Apostolo Paolo. Stare dalla parte di Cristo. Per questo non c’è nessuna testimonianza umana della sua resurrezione. La nostra umanità in quel momento non è al di fuori della scena, non osserva, non è al cinema. La nostra umanità è l’umanità in cui Gesù ha voluto incarnarsi e vivere, e in cui è stato risvegliato alla vita. Noi non siamo esterni alla resurrezione di Cristo, non siamo spettatori. Siamo IN quel Cristo che era morto e che è stato risvegliato. Nella fede siamo IN Cristo. Certo, moriremo tutti, ma anche Gesù è morto. Soffriamo, ma anche lui ha sofferto. Ma la nostra destinazione finale però è la nostra riconciliazione totale con Dio. La nostra umanità è accolta nella gloria del Signore, è portata in trionfo con Cristo, è risvegliata dall’amore di Dio che uccide la morte.

“Non è qui!” Gesù è nel luogo della vita piena e della morte vuota, mentre noi crediamo ancora di vivere in luoghi della vita vuota e della morte piena. Lo sappiamo bene e ne soffriamo. Se siamo cristiani, se siamo in Cristo, siamo con lui, siamo chiamati ai luoghi celesti in cui è evidente la morte della morte.

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  • Data: Aprile 4, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 24, 1-8