Vangelo di Luca 23, 24-32
Contenuto

"Pilato decise che fosse fatto quello che domandavano: liberò colui che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e che essi avevano richiesto; ma abbandonò Gesù alla loro volontà.

Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadeteci addosso"; e ai colli: "Copriteci". Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?» Ora, altri due, malfattori, erano condotti per essere messi a morte insieme a lui."

 

Predicazione tenuta mercoledì 24 marzo 2021

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 23, 24-32

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Pilato cede alla folla. La giustizia cede all’opinione pubblica, così come una barca a vela alla fine deve cedere ai venti. La continua testimonianza di Pilato sull’innocenza di Gesù e l’uso della grazia pasquale non scusano il governatore, e con lui qualsiasi tribunale umano, ma proclamano l’innocenza di Gesù e l’ingiustizia della sua condanna per insegnarci come il nostro peccato e la nostra ingiustizia sono condannati in lui. E allo stesso tempo è una condanna per la giustizia umana, perché ogni giurisprudenza nasce contro una legge, quella del più forte, ma con questa si confronta in tutto il suo iter. Seduta della Camera dei deputati del 30 maggio 1924, il presidente professor Alfredo Rocco: “Onorevole Matteotti, se ella vuole parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente”. Il presidente della Camera, ruolo di garanzia della libertà di parola nel Parlamento del Regno e tra l’altro insigne giurista. Ricordiamo che l’onorevole Giacomo Matteotti, iscritto a parlare per la seduta del 10 giugno, non poté pronunciare il previsto discorso perché mentre si recava alla Camera fu rapito e assassinato. Dall’inizio del “Ma vale la pena imbarcarsi in una denuncia… fino all’esecuzione della sentenza, la giustizia umana, nata per superare l’atavica legge del più forte, è esposta a quello sciagurato avverbio “prudentemente”, alla lusinga, alla pressione, alla violenza della legge del più forte. E questo non a discolpa, ma a condanna della giustizia in mano agli umani. Nel 2003 il presidente degli Stati Uniti George W. Bush intendeva battezzare la campagna militare contro l’Iraq “Giustizia infinita”, poi i suoi alleati kuwaitiani, buoni musulmani, gli fecero notare che la giustizia infinita appartiene a Dio soltanto. E questo mentre il presidente, il segretario di Stato e il primo ministro del Regno unito hanno mentito sulle armi di distruzione di massa e sui legami col terrorismo del regime iracheno, tanto che non hanno mai potuto presentare uno straccio di prova credibile. La giustizia umana non è infinita, e troppo spesso non è nemmeno giustizia. Questo cerchiamo di non dimenticarlo mai.

Era uso che il condannato portasse esso stesso la croce al luogo del supplizio. Ma il condannato era provato, allora viene preso un ebreo straniero, Simone di Cirene, che veniva dalla campagna. Il Vangelo di Marco aggiunge che era il padre di Alessandro e Rufo, forse due esponenti della chiesa di Gerusalemme. Incarico infame, uomo di fatica dei boia costretto a camminare insieme al condannato. Ma di lui la Scrittura riporta il nome, la città di origine e la discendenza. Riceve il disonore dalla folla, ma l’onore della memoria nelle Scritture. Quasi a ricordarci che anche noi, che non c’entriamo nulla, riceviamo fama e gloria dalla croce del Figlio di Dio.

Il lamento delle donne suona come l’umana pietà che grida contro l’empietà degli uomini. Ma la risposta del Signore Gesù Cristo annuncia ancora il giudizio di Dio. Trentacinque – quarant’anni dopo  figli degli abitanti di Gerusalemme che assistevano alla Passione di Gesù dovranno combattere, perdere, conoscere la sconfitta e la distruzione della città, saranno uccisi o fatti prigionieri e giustiziati dalla legione di Tito. Perché l’errore di seguire un falso messianismo e falsi messia produce distruzione sociale, produce morte. “Se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?” Se ora è il legno verde, che non merita di essere bruciato, che va a fuoco, figuriamoci se non brucerà ancora di più la legna secca, pronta per ardere. Se l’innocente è calpestato in questo modo, che cosa capiterà ai colpevoli? È una parola durissima che annuncia il giudizio di Dio su coloro che scelgono un’altra via, la via della realizzazione umana del regno di Dio. Certamente il Signore Gesù Cristo è venuto per salvare i peccatori, ma l’evangelista vuole insegnarci che l’infatuazione per falsi ideali e falsi leader porta alla rovina, all’effettiva, storica rovina. Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato". Madri di una nazione sconfitta, scappate da villaggi rasi al suolo, con i figli massacrati dalla legione romana. Con la considerazione del legno verde e del legno secco l’evangelista ci annuncia che nella Passione e morte di Cristo avviene il giudizio sul peccato del mondo e perciò la redenzione del mondo, ma che questo non obbliga Dio a un’amnistia generale, automatica e indiscriminata. Il perdono di Dio, il regno di Dio non sono a buon mercato. Costano, costano la dignità, la libertà, la vita del suo unico Figlio. La redenzione avviene in una storia dura, difficile, complicata, con situazioni particolari e personaggi contraddittori. Non è un colpo di magia davanti al quale il pubblico resta a bocca aperta. E se l’aspetto di questo giudizio che si realizza storicamente con la guerra giudaica ci disturba, invito a guardare la Storia del secolo passato, in cui ogni tentativo umano che si è presentato come la restaurazione del paradiso in terra, nella realtà ha soltanto rivelato l’esistenza dell’inferno.

L’incarnazione del Figlio di Dio, che in Luca ha tanta parte nei primi capitoli, si inserisce nella Storia dell’umanità, cioè si confronta con tutte le contraddizioni che la Storia di quel tempo e di quel luogo ha espresso. Per secoli queste e altre pagine della Passione sono state interpretate come la prova biblica della maledizione e della sofferenza del popolo ebraico. Cioè, in chiave autoassolutoria per la chiesa. In realtà le parole di Gesù alle donne di Gerusalemme vogliono dirci che davanti al Cristo che soffre per i nostri peccati e condotto al luogo del suo supplizio, non c’è altra strada che quella per il regno di Dio e la redenzione dell’umanità. E che tutte le altre strade che vorrebbero dirigerci a quella stessa meta conducono al baratro. L’unica chance di salvezza e di vittoria, l’unico vero Messia, re del popolo di Dio, è quest’uomo distrutto che non ce la fa a portare la trave sulle spalle.

Dettagli
  • Data: Marzo 24, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 23, 24-32