Vangelo di Luca 22, 63-71
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"Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percotendolo; poi lo bendarono e gli domandavano: «Indovina, profeta! Chi ti ha percosso?» E dicevano molte altre cose contro di lui, bestemmiando.

Appena fu giorno, gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riunirono, e lo condussero nel loro sinedrio, dicendo: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Ma egli disse loro: «Anche se ve lo dicessi, non credereste; e se io vi facessi delle domande, non rispondereste. Ma da ora in avanti il Figlio dell'uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio». E tutti dissero: «Sei tu, dunque, il Figlio di Dio?» Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca»."

 

Predicazione tenuta mercoledì 3 marzo 2021

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 22, 63-71

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Nei Vangeli di Matteo e Marco il processo religioso precede il rinnegamento di Pietro, e avviene di notte. In Luca il processo avviene “Appena fu giorno”. Per Luca, non erano questioni nascoste e sporche, roba da seduta a porte chiuse, no tutto avveniva alla luce del sole, nel pieno della vita e dell’attività della città.

Manca nel Vangelo di Luca il riferimento all’accusa a Gesù di aver proclamato di distruggere e di riedificare il tempio in tre giorni che è invece presente nei processi come li troviamo in Marco e Matteo. Siccome quell’accusa era riferita al ministero sacerdotale di Cristo, sacrificio espiatorio unico e perfetto, che rendeva inutile il tempio e allo stesso tempo lo riedificava eterno nel suo corpo risorto, restano gli altri due ministeri di Cristo sui quali verte questo processo: la profezia, cioè la predicazione, il Cristo che porta l’annuncio del regno, e il regno, Gesù Cristo Messia, re del nuovo regno. Il processo è di primo grado, diremmo oggi, perché l’autorità religiosa giudaica non aveva il potere di condannare a morte, ma solo di rimettere il caso e di fare pressioni sul governatore romano. Il giudizio dell’umanità religiosa, e dico religiosa, sulla predicazione e sulla regalità di Gesù, contro queste, ma inconsapevolmente ed evidentemente (perché non c’è nulla di più evidente di quello che è inconsapevole) sono contro la profezia e la regalità di Dio stesso. Il sinedrio, il tribunale religioso condanna Gesù, ma traspare con evidenza che per condannarlo lo stesso sinedrio deve di fatto abiurare la fede e la speranza che Dio aveva dato al suo popolo. Sappiamo quanto spesso i tribunali laici e di fatto sempre i tribunali religiosi hanno avocato la presenza di Dio dalla propria parte. Dall’aula di corte d’assise di qualsiasi tribunale di provincia italiano alla sacra rota, c’è il crocifisso appeso al muro. Non è un discorso sulla laicità. Questo è il simbolo o il retaggio della pretesa di processare ed emettere sentenze in nome di Dio. Qui il profeta di Dio viene umiliato e percosso, il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio viene condannato sulle parole dette dall’accusa che in realtà esprimevano la speranza, l’attesa, la fede nel Messia che doveva venire. La predicazione della parola di Dio riconosciuta nella derisione, il Cristo di Dio riconosciuto nell’accusa. Se la nostra cultura avesse preso sul serio la narrazione evangelica di Gesù davanti al sinedrio, allora i simboli religiosi, il crocifisso o la Bibbia o quello che volete, nei nostri tribunali non sarebbero stati collocati sopra la testa dei giudici, ma dalla parte, nel luogo dove siedono gli imputati. E non solo per un scelta di Dio, che c’è, di riconoscersi, unico, pienamente dalla parte di questo imputato, ma anche perché i giudici, inconsapevolmente quanto evidentemente stanno processando in Gesù, con Gesù, la rivelazione e la promessa di tutte le Scritture. Pensando di processare un molesto predicatore e taumaturgo, stanno processando Dio stesso.

La bestemmia contro la profezia. La profezia è la predicazione della parola di Dio, è l’annuncio della verità. Per gli ignoranti e per i superficiali la profezia è la predizione del futuro. Innanzi tutto, cosa importante ma non decisiva, qui si processa in Cristo la profezia, la predicazione, perché tutti i veri profeti sono stati perseguitati prima di lui. Poi, e questa è l’argomentazione decisiva, perché il Cristo schernito è profezia, è verità, è specchio di Dio nel mondo. Gesù viene bendato, schernito e colpito. “Indovina, profeta, chi ti ha percosso?” mentre la profezia sta avvenendo, perché Gesù afferma la verità di Dio sugli esseri umani come specchio davanti ai suoi persecutori. Un essere umano bendato, ferito, malmenato, sballottato, sputato, nelle mani di forze soverchianti che vogliono la sua fine. Questo è il nostro ritratto. Questa è la nostra condizione, è il ritratto dell’umanità peccatrice e mortale. Paradossalmente, proprio mediante l’irrisione degli schernitori, all’umanità decaduta, violenta, cieca e sciacalla, viene restituita la sua vera immagine dal volto bendato e tumefatto di Gesù. Ecco la profezia, la verità di Dio su di noi. Questa gente e la gente, questi uomini e tutta l’umanità prendono a pugni uno specchio gridando che non mostra la verità, mentre lo specchio, comunque lo si tratti, non potrà fare altro che rimandarti un’immagine autentica, un’immagine fedele della verità.

L’interrogatorio del sinedrio. “Sei tu il Cristo, il Messia?” Gesù dichiara prima di tutto la loro malafede e poi annuncia la sua gloria: “D’ora in avanti il Figlio dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio”. Al sinedrio serviva una dichiarazione per poterlo condannare, una frase del tipo: “Io sono il Messia”, e poi, visto che la liberazione non era avvenuta, che i romani continuavano ad occupare la città santa, che il regno di Dio non era visibilmente presente, sarebbe stato quanto bastava per condannarlo. Se sei veramente il Messia, allora dov’è la tua vittoria, allora dov’è la tua gloria? Faccele vedere. Ergo, sei un falso, sei un sedicente Messia. Gesù risponde: “Da ora in avanti”. Fino a qui, fino a oggi mi vedete nelle vostre mani, ma proprio questa umiliazione per mano vostra mi spinge alla vittoria e mi spinge verso la gloria. Questa è la rivelazione ultima e definitiva di Dio, la persona, la parola e l’opera di Gesù Cristo. Chi l’ha negata, chi l’ha combattuta, chi l’ha umiliata è stato inconsapevole strumento della sua vittoria sulla morte. “Adesso potete umiliarmi. Da ora in avanti vado verso la vittoria, vado verso la gloria”. E in più, è la sola parola di Cristo che rivela il regno di Dio. E quella parola viene rifiutata. In mezzo al sinedrio il regno c’è, ed è rivelato da queste parole di Gesù. Di cui tutti loro conoscono la verità e l’efficacia della parola, conoscono la predicazione, conoscono le guarigioni, conoscono i segni miracolosi operati con la sua parola. Insomma, gli accusatori sono inescusabili. Chiedono quello che già sanno e non vogliono ammettere, sanno che la parola di Cristo è una parola di verità, sanno che tutto quello che conoscono di lui viene dal suo insegnamento. Sanno tutto, ma si oppongono. In realtà sono bendati, storditi e tumefatti, esattamente come è apparso loro quel Gesù portato lì dalle loro guardie e nella sua condizione è stata rivelata la loro condizione. Ma come è cieco il potere umano! Ne basta così poco per perdere contatto con la realtà. In quell’imputato non vogliono riconoscere Dio e non vogliono riconoscere nemmeno se stessi. Alla fine lo condannano per la parola che li chiama in causa: “Voi stessi dite che io lo sono”. Gesù condannato come falso cristo e falso profeta perché gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi dicevano che era il Messia. Non è una ricerca della verità. È un mettersi contro la verità. In questo processo in cui il potere religioso giudica Gesù, Dio non sta dalla parte del potere che giudica. Dio sta senza se e senza ma dalla parte del condannato.

Dettagli
  • Data: Marzo 3, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 22, 63-71