Vangelo di Luca 22, 47-53
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"Mentre parlava ancora, ecco una folla; e colui che si chiamava Giuda, uno dei dodici, la precedeva, e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Ma Gesù gli disse: «Giuda, tradisci il Figlio dell'uomo con un bacio?»

Quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per succedere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?» E uno di loro percosse il servo del sommo sacerdote, e gli recise l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne e disse: «Lasciate, basta!» E, toccato l'orecchio di quell'uomo, lo guarì.

Gesù disse ai capi dei sacerdoti, ai capitani del tempio e agli anziani che erano venuti contro di lui: «Siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante! Mentre ero ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete mai messo le mani addosso; ma questa è l'ora vostra, questa è la potenza delle tenebre»."

 

Predicazione tenuta mercoledì 10 febbraio 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 22, 47-53
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

La luce risplende nelle tenebre. La luce di Gesù Cristo non si spegne neppure durante l’ora in cui la potenza delle tenebre agisce con successo. Apparentemente perdente, la luce rivela la malvagità che colpisce con efficacia nell’ora della notte, nell’ora in cui ogni cosa può essere confusa con il suo contrario, nell’ora in cui ogni cosa si camuffa e si mostra con il suo contrario.

Mentre il Signore Gesù Cristo sta ancora parlando ai suoi, nel buio si materializza una folla che ha evidenti cattive intenzioni. Improvvisamente, in un buio quasi totale, perché il mondo antico non conosceva l’illuminazione pubblica. Il foro romano, di notte, era solo un buio territorio alla mercé di bande criminali.

Nell’ora delle tenebre ogni cosa sembra il suo contrario. Giuda ha reso possibile l’agguato, attuato con successo. Di giorno nessuno avrebbe osato arrestare Gesù perché questi sarebbe stato difeso dal popolo; di notte, nel buio pesto, non sarebbe stato possibile trovarlo. I suoi nemici, da soli, non avrebbero potuto trovarlo. Perché l’arresto abbia luogo, c’è bisogno di un tradimento, di una consegna da parte di qualcuno che sa dov’è Gesù. E questi è Giuda. Uno del gruppo. Un interno. Perché il nemico, numeroso e forte, nulla o quasi può fare se non trova una sponda, una quinta colonna all’interno della chiesa. Giuda tra noi. Chi è vicino Gesù per altri scopi, ai quali sacrifica volentieri Gesù stesso. “La chiesa di Dio è un’incudine che ha rotto molti martelli”, diceva il Riformatore John Knox a proposito della persecuzione, ma se ci pensiamo assai peggio e assai efficacemente hanno fatto e fanno ipocrisie, secondi fini, divisioni interne. Chi si illude che la chiesa è formata soltanto da brave persone, che qui tra noi, nel gruppo, ma chi ci tocca, ma chi ci fa del male, ma chi mai vorrebbe farci del male… apra questa pagina del Vangelo. Un uomo fidato, zelante, un discepolo, uno dei dodici della prima cerchia attorno a Gesù. Ed è lui, lui solo, che ha in mano la carta con cui il nemico può impossessarsi di Gesù. Tanti altri nemici lo vogliono, ma Giuda soltanto può farlo prendere. La comunità dei discepoli, allora come oggi, deve vigilare all’interno di se stessa, deve aspettarsi il peggio che arriva da dentro e non da fuori.

Ecco il primo contrario. Giuda cerca di baciare Gesù. Nei vangeli di Matteo e Marco, Giuda riesce a baciare Gesù e addirittura, secondo Matteo, gli diede un lungo bacio. L’atto umano più affettuoso che la nostra cultura conosce, da migliaia di anni. Qui ridotto a strumento di tradimento, del più infame dei tradimenti. Il bacio, una cosa bellissima, labbra che toccano un corpo… sembrano due amici, sembra che quello che si avvicina voglia davvero bene all’altro… “Giuda, tradisci il Figlio dell’uomo con un bacio?” Gesù, nel Vangelo di Luca, non si fa baciare da Giuda. Smaschera la peggiore delle ipocrisie.

Gli amici di Gesù chiedono se devono usare le armi per difenderlo e uno di loro, che nel vangelo di Giovanni è identificato con Pietro, con un colpo di spada taglia l’orecchio di un servo del sommo sacerdote. Ecco il secondo contrario. Uno dei suoi, che tenta di difenderlo, che agli occhi del lettore è dalla parte giusta, ferisce e per pochi centimetri non ammazza una persona. Basta! E l’orecchio è sanato. Gesù non permette di essere difeso con le armi e ferma qualsiasi resistenza. Se è vero, anche in questa circostanza, che il fine non giustifica i mezzi, e che non era lecito al discepolo disobbedire, neppure per salvare il Maestro, soprattutto il compimento dell’opera di Cristo non doveva avere il suo inizio con una rissa tra bande nel buio pesto, la Passione non doveva iniziare con una scena da “I guerrieri della notte”. Pietro, che tira fuori l’arma, è l’ultimo degli amici di Gesù ad arrendersi. Il Signore Gesù Cristo non si adegua a questa violenza, ma ha la libertà di smascherarla in quanto non la condivide, ma la subisce. Non sarà il combattente. Ne sarà la vittima.

“Siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante! Mentre ero ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete mai messo le mani addosso; ma questa è l'ora vostra, questa è la potenza delle tenebre”. Il giusto trattato come un brigante non perde la libertà di denunciare la potenza delle tenebre. Colui che ha insegnato, guarito, predicato, operato alla luce del sole, ora è circondato da uomini armati dopo aver sedato lui stesso ogni tentativo di resistenza. Cinquanta armati contro un disarmato. Nell’ora dei contrari, nell’ora del malvagio che bacia e del fedelissimo che colpisce, nell’ora del bacio che tradisce e della spada che vorrebbe difendere, in questo drammatico capovolgimento notturno di ogni rapporto tra i fatti e la verità, ecco l’immagine della verità, l’immagine dell’arresto di Gesù. Un uomo solo, disarmato, giusto e innocente, circondato da uomini armati, come se fosse l’uomo più pericoloso dello stato, come se fosse il ricercato numero uno. La luce ha rivelato le tenebre, ha rivelato i magheggi delle tenebre, ha rivelato le profondissime e strutturali falsità delle tenebre. Ma la luce si consegna alle tenebre. Sembra che sia venuta la loro ora.

Questa è l’ora vostra, questa è la potenza delle tenebre: da questo momento la giustizia di Dio cessa di contrapporsi direttamente all’ingiustizia umana, ma si lascia dominare. Il contrasto e la differenza sono chiari e sono davanti agli occhi di tutti. Le tenebre hanno le mani sulla luce. L’ingiustizia degli uomini si è impossessata della giustizia di Dio. Il loro confronto finale non si manifesterà come un’epocale battaglia tra bene e male, si manifesterà in un uomo solo e agonizzante inchiodato a una croce di legno e lì lasciato morire. La loro ora, la potenza delle tenebre, sono iniziate. Ma tutto questo non solo non impedirà, ma sarà strumento del compimento dell’opera della redenzione.

Dettagli
  • Data: Febbraio 10, 2021
  • Passaggio: Vangelo di Luca 22, 47-53