Vangelo di Luca 22, 14-23
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"Quando giunse l'ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire; poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio». E, preso un calice, rese grazie e disse: «Prendete questo e distribuitelo fra di voi; perché io vi dico che ormai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio».

Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.

«Del resto, ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me sulla tavola. Perché il Figlio dell'uomo, certo, se ne va, come è stabilito; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale egli è tradito!» Ed essi cominciarono a domandarsi gli uni gli altri chi mai, tra di loro, sarebbe stato a fare questo."

Predicazione tenuta mercoledì 20 gennaio 2021

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 22, 14-23

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Il pasto pasquale raffigurava l’uscita dall’Egitto, dalla casa di schiavitù. Ed era una raffigurazione viva: il più piccolo che chiede al più vecchio perché quella sera è diversa dalle altre, c’è poi il racconto della liberazione dalla schiavitù, l’agnello, le erbe amare, il pane non lievitato. Non è “solo” un racconto. È un racconto, che parla alle orecchie, assieme a cose che parlano agli occhi, al naso, al palato, al polpastrello. Ora, in questa raffigurazione viva, in questa immagine efficace si innesta il Vangelo, la notizia della morte di Cristo. L’annuncio della sua morte viene proclamato da lui stesso con chiarezza e con autorità, e la Pasqua, che significa “passaggio”, diventa il passaggio di Gesù dalla vita alla morte e poi ancora alla vita a beneficio nostro. Possiamo conoscere e possiamo desiderare la vita eterna perché il Signore Gesù Cristo è andato alla morte per noi. La Cena è l’unica immagine efficace e autorizzata della morte di Cristo per il nostro bene.

E quindi eccola, l’immagine di Cristo. Vi dicevo, l’unica vera, l’unica autorizzata, l’unica non solo permessa, ma addirittura imposta da Gesù Cristo stesso. L’unica vera immagine di Gesù Cristo è la santa Cena. Non il pane e il vino, ma il pane e il vino dati, da prendere, ricevuti, condivisi. Questa è l’immagine di Gesù Cristo che lui stesso ci dà.

Ecco l’immagine di Cristo. Non il pane e il vino così quali sono, ma il pane e il vino presi, assunti, condivisi. La dichiarazione segue la distribuzione. Il pane e il vino vengono presi e distribuiti, e dopo la distribuzione di ciascun elemento il Signore dichiara che il pane mangiato è il suo corpo e il vino bevuto è il patto nel suo sangue. Tre volte, perché il Vangelo di Luca riporta due dichiarazioni sul calice di vino. La prima sulla morte di Cristo, la seconda, dopo il pane, sulla morte in favore dei discepoli. Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue… cioè questo sono io! Io do me stesso per la vostra vita. Do la mia vita terrena per la vostra vita eterna. È realtà, ma non è corporeità. L’immagine è fedele ed efficace, rappresenta e presenta realmente Gesù Cristo e il suo Vangelo, cioè il dono della sua persona e della sua vita per la nostra vita. Mangi il pane e bevi il vino perché mangi e bevi per vivere. E per la vita eterna, non hai altra vita che la vita di Cristo e non hai altro cibo che la sua giustizia. Non scegli, non ti fai la tua ricetta. C’è Cristo che è l’unico tuo nutrimento in vita eterna. “Speriamo… magari… se ne siamo degni… dobbiamo capire…” è l’immagine, la fotografia, la conferma, il “segno e sigillo” dice il nostro catechismo di Heidelberg, segno e sigillo di Cristo e del Vangelo. L’annuncio orale viene confermato dall’immagine reale. Cristo è la tua nuova vita, la tua nuova vita eterna. Lo è come cibo e bevanda ti nutrono in vita eterna. Vivi in vita eterna se sei tutt’uno con lui e se ti nutri di lui. E questo è donato a te così come è donato ai discepoli che erano appena agli inizi della comprensione e dell’obbedienza, come agli inizi siamo tutti noi.

Questa immagine di Cristo ci è donata perché faccia parte di noi. Nel mondo antico, portare un’immagine o un segno indicava una appartenenza alla persona rappresentata nell’immagine o nel segno. Ora, il nostro esserci alla condivisione del pane e del vino è qualcosa di efficace, ma di invisibile. Segni visibili di una grazia invisibile. Certificati di quanto ascoltiamo dal Vangelo, cioè che apparteniamo al Salvatore e siamo uniti a lui nell’eternità. Ed è per questo l’immagine di Gesù Cristo nella Cena è un’immagine per così dire “precaria”, un’immagine in azione, un’immagine di pane e di vino ma solo nell’atto della condivisione e dell’assunzione. Perché l’immagine, anche la più bella delle immagini, passa. Perché ogni immagine fa bene il suo mestiere se presenta e rappresenta la realtà. La realtà è che siamo uniti a Gesù Cristo nella sua morte, nella sua vita nuova, nel suo essere con Dio per sempre. Siamo uniti a lui in vita eterna perché lui si è donato a noi nella vita terrena. Questo è il Vangelo, questo è attestato nella Cena del Signore.

La Cena è immagine autorizzata del solo Cristo. Non dei discepoli. Il dono della fedeltà di Cristo, non quella dei discepoli. La Cena è segno e sigillo di Cristo e del suo Vangelo, non della tua fede. E questo lo comprendiamo dalla notizia del tradimento di Giuda, e tra i discepoli non si sa ancora chi è che tradirà. “C’è una talpa tra noi…” Che si fa? Davanti all’annuncio della consegna di Gesù ai suoi nemici per mano di uno dei suoi amici, ciascun discepolo chiede chi può essere, cercando un colpevole per cercare una rassicurazione della propria innocenza. Ma quell’immagine di Cristo che è stata istituita nella santa Cena non è fondata sugli scrupoli, sulle rassicurazioni e sulle assoluzioni umane. Giuda non viene denunciato e allontanato da Gesù per due motivi. Il primo è che il suo male era enorme, ma non era ancora conosciuto ed evidente a tutti, quindi, la sua presenza non avrebbe “scandalizzato”, cioè non avrebbe spaccato in mille pezzi l’unione tra Cristo e i discepoli; al contrario, il tradimento diventa un turpe strumento dell’ingiustizia umana e della giustizia di Dio. Il secondo motivo, appunto il più importante, è che “il Figlio dell’uomo se ne va”. Gesù Cristo va a morire. Questo è lo scandalo. Che ci sia gente vicina a Cristo, che ci sia gente di chiesa in grado di venderlo per più o meno millecinquecento euro al cambio attuale , questa è una cosa purtroppo normale. Una cosa normale tranne per quelli che sono molto attenti a presentare se stessi come innocenti, ad autoassolversi “Chi mai farebbe questo?”. Lo scandalo è che il Salvatore salva morendo, è che il re vince sul legno dove si trafiggevano i ribelli all’autorità, è che il predicatore del regno di Dio raccomanda al Padre i suoi boia e annuncia il paradiso al ladrone, lo scandalo è che quella morte ingiusta da ribelle al potere sia accettata da Dio come sacrificio di espiazione del peccato del mondo mentre Dio stesso si rivelava come l’unico dalla parte di suo Figlio. Ogni discepolo cerca un colpevole per affermare la propria innocenza, come se questa costituisse o garantisse il fondamento del suo rapporto con Dio o della Cena del Signore. Come se la Cena fosse l’emblema della nostra fede, della nostra accoglienza, del nostro impegno, della nostra volontà, della nostra apertura di vedute. No. La Cena è fondata sul solo Cristo, sulla sua fedeltà, sulla sua accoglienza, sulla sua opera. È l’immagine di lui, non è lo specchio della chiesa dei nostri desideri. Gesù non risponde alla domanda dei discepoli. Il Figlio dell’uomo se ne va, il Signore ci viene tolto per mano dei malvagi e ci vorranno tutta l’onnipotenza e tutta la bontà di Dio per voltare il guanto e trasformare la passione di Cristo dalla peggiore ingiustizia che condanna un innocente alla migliore giustizia che giustifica i colpevoli, per trasformare una cruenta dimostrazione di potere arbitrario e violento della religione, della politica e della società nel Vangelo di Dio, nel Vangelo della nostra salvezza.

Dettagli
  • Data: Gennaio 20, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 22, 14-23