Vangelo di Luca 14, 12-24
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Diceva pure a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; perché essi potrebbero a loro volta invitare te, e così ti sarebbe reso il contraccambio; ma quando fai un convito, chiama poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato, perché non hanno modo di contraccambiare; infatti il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».
Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane nel regno di Dio!» Gesù gli disse: «Un uomo preparò una gran cena e invitò molti; e all'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, perché tutto è già pronto". Tutti insieme cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un campo e ho necessità di andarlo a vedere; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi". Un altro disse: "Ho preso moglie, e perciò non posso venire". Il servo tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa si adirò e disse al suo servo: "Va' presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi". Poi il servo disse: "Signore, si è fatto come hai comandato e c'è ancora posto". Il signore disse al servo: "Va' fuori per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, affinché la mia casa sia piena. Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati, assaggerà la mia cena"».

 

Predicazione tenuta domenica 26 giugno 2022
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 14, 12-24
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

la nostra vita è costruita attorno alla tavola.

Meno male. Perché esiste anche una vita costruita intorno alla macchina. All’automobile. Alla televisione. Al computer. Allo smartphone. Al denaro.

Finché la tavola è al centro della nostra vita, finché troviamo ancora dei momenti in cui mangiare e bere insieme, non è ancora tutto perso.

Quel che ci è mancata di più e ci manca tuttora in questa pandemia interminabile è la convivialità a tavola, l’àgape fraterna.

La tavola è un segno efficace di pace, di salute, di umanità. Quando siamo a tavola si riesce a parlare l’uno con l’altro. A comunicare. La tavola è un luogo di rivelazione: a tavola viene fuori quel che va e quel che non va. Se non va, non ci si guarda negli occhi, si mangia muti e sordi, in fretta e silenzio e, alla fine, senti delle fitte nello stomaco. Non riusciamo più a digerire. Non riusciamo più a digerire la quantità di cose, la quantità di parole, la quantità di cose dette e non dette. Invece, se va, è un momento prezioso, una gioia indimenticabile. Vita autentica, vera, riuscita. A tavola viene fuori, si rivela. Dov’è che i discepoli riconoscono il Cristo risorto in mezzo loro? A tavola.

La nostra cultura è costruita attorno alla tavola.

Pensate all’Odissea di Omero. Il padre di tutti i romanzi. La storia di Odisseo. Spinto dal destino per il Mediterraneo. È una storia piena di banchetti, di grigliate, di vino. Quando uno approda con la sua ciurma in un’isola, la prima cosa che fanno gli abitanti per gli stranieri (xenoì = ospiti), è preparare un banchetto. Portano le cose migliori che hanno. Poi, dopo aver mangiato e bevuto, messo completamente a suo agio l’ospite (xenòs = straniero), il padrone di casa gli domanda: «E tu, xenòs, chi sei tu? Sei mica un pirata?» E perché questo? Omero ci insegna: perché tutti gli stranieri (xenoì) e tutti i poveri sono mandati da Dio.

Idem, se rileggiamo la storia di Abraamo. Abraamo riceve i tre uomini misteriosi a Mamre. Gli offre tutto quello che ha. Dopo viene a sapere che era Dio stesso a visitarlo. Ecco l’ospitalità ebraica. In greco ospitalità significa filìa/amore per lo straniero/xenòs. Xenofilia. La lettera agli ebrei ci esorta appunto che l’amore fraterno rimanga sempre fra noi – e perché non resti «fra noi», spiega subito in che modo: non dimenticate l’ospitalità perché alcuni, senza saperlo, hanno ospitato angeli.

Ecco, due culture, quella greca e quella ebraica. Due culture, all’epoca di Gesù, separate l’una dall’altra, ostili l’una contro l’altra. Due tavole separate. Sulle parole si può discutere fra culture, ma non sulle ricette, sui cibi non si scherza. Sono dogmi. I greci mangiano cose che gli ebrei non possono mangiare. Due tavole separate. Pagani e religiosi. Laicisti e clericali. Ne sappiamo qualcosa.

Poi accade qualche cosa. Greci ed ebrei lo chiamano risurrezione. Non si è visto nulla di straordinario. Ma d’un colpo greci ed ebrei si ritrovano insieme. E dove? Là dove è più difficile, a tavola. E dov’è questa tavola? La chiamavano chiesa. In questa parola risuona l’invito: l’essere chiamati in vita. La ekklesìa, chiesa. Il convito di Gesù. La convivialità di Cristo. Del Cristo risorto.

Ma il nostro viaggio, la nostra Odissea nella nostra cultura non è ancora finita. C’è ancora un terzo pilastro della nostra cultura. Accanto alla cultura greca e a quella ebraica, c’è ancora un’altra cultura. Una cultura che è di tutti. Una cultura globalizzata, globale. È la cultura del contraccambio. Tutto dev’essere contraccambiato. Io ti do perché tu mi dia. Se non dai non ricevi. Il contraccambio. Se volete, la reciprocità. L’eterna legge umana. La legge del contraccambio. La cultura del contraccambio. In fondo la giustizia umana. Tutto dev’essere contraccambiato. Nessuno si può sottrarre alla legge del contraccambio.

Una trattoria è buona se rispetta la legge del contraccambio: pago poco e mangio bene. Le persone sono sottoposte alla stessa legge: se danno tanto e pretendono poco, sono delle brave persone. È così. Siamo fatti così. Tutta la vita alla fine pretende un contraccambio. Comanda la legge del contraccambio. Dentro di me. Dentro di te. Fra noi. In famiglia. In città. Fra le nazioni. E anche in chiesa: molti non vengono (più) perché in chiesa apparentemente si mangia poco e si paga tanto; si deve dare tanto e si riceve poco. Anche in chiesa fa da padrone l’onnipotente signore Contraccambio.

Quanti si sono aggregati alle varie chiese e confessioni, a seconda della convenienza del contraccambio. Non solo in passato: guelfi e ghibellini, nella storia della Riforma, o quando sono arrivati gli aiuti americani. Ma ancora oggi: se la diaconia della chiesa ha qualcosa da offrire a me e i miei figli, la chiesa diventa improvvisamente interessante…

Ed ecco perché gli invitati si scusano: per obbedienza alla legge del contraccambio. Ho comprato un campo. Ho comprato cinque paia di buoi. Ho preso moglie. Ho dato qualcosa, adesso devo ricevere qualcosa. Ho ricevuto qualcosa, adesso devo dare qualcosa. Non sono scuse banali. Non è la sveglia che non funziona, né il traffico né la pioggia né il raffreddore. Ma sono scuse vere. Sono impossibilitati. Da cosa? Da chi? Dal signore Contraccambio. È persino più potente del signore Denaro. Perché il denaro è solo un servitore del signore Contraccambio.

Ma ora noi, care sorelle e cari fratelli, confessiamo, crediamo in un altro Signore. Nel Signore Risorto. Ora il Signore Risorto sfida il signore Contraccambio. Che fa? Non lo uccide. Lo lascia vivere. Vale ancora fra noi: se non dai non ricevi. E per il tuo affare: guai se si paga tanto e si mangia poco. Altrettanto il tuo campo, i tuoi buoi e, soprattutto, tua moglie – o tuo marito. Il Signore Risorto non arriva con la bandiera dei crociati o della democrazia (cristiana) in mano e uccide il dragone Contraccambio. Gli parla, argomenta, tratta con lui. Gli chiede di non essere primo fra noi, ma servitore di tutti. Gli chiede di servirlo, di seguirlo pazientemente fino alla fine …infatti il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti.

Ora il signore Contraccambio e il Signore Risorto stanno davanti a te: Quale dei due è il Signore della tua vita? Quale dei due è la ragione della tua vita?

Abbiamo appreso: guai a spingere fuori dalla nostra vita il senso della presenza del Signore Risorto. Rimarrebbe solo il signore Contraccambio. La vita non avrebbe nessuna alternativa. Anzi, la morte non avrebbe nessuna alternativa.

Ma come fare che si mantenga vivo il senso della presenza del Cristo Risorto? Egli stesso ce lo dice in modo molto pratico: attenetevi a coloro che non vi possono contraccambiare: ai poveri, storpi, zoppi, ciechi. Ai poveri e ai disabili. Ai poveri e agli stranieri.

E cosa dobbiamo fare per loro? Gesù non ci dice di provvedere ai loro bisogni, pensando subito a chissà che assistenza e opere sociali, anch’esse notoriamente piuttosto sottoposte alle leggi del contraccambio.

Ma ci chiede qualcos’altro: di invitarli a pranzo. Perché a tavola l’ospitante e l’ospite sono veramente insieme, in italiano, confluiscono in una sola parola: ospite. Si guardano in faccia e si parlano. L’evangelo è fatto di gesti concreti. La risurrezione è sempre un gesto concreto. Gesti di gioia. Senza contraccambio. Gesti di gratuità. Gesti della vita nuova. Gesti evangelici. Gesti protestanti contro la solitudine della morte. Gesti espliciti. Gesti di Gesù. Alzarsi. Mangiare. Bere. Insieme.

Una preghiera, cioè una conversazione consapevole con Dio a tavola, rinnova la memoria della presenza del Cristo risorto in mezzo a noi, a tavola. Tutte le nostre tavole imbandite e condivise sono una grande occasione. Di una testimonianza esplicita. Pensate: gesti di risurrezione in mezzo ad un mondo dominato dal pensiero del contraccambio. Siano questi gesti il nostro modo di stare al mondo, il senso della nostra vita. Che lascia segni efficaci, momenti preziosi, indimenticabili nella vita di coloro che ci hanno incontrati.

Una semplice convivialità è sempre più preziosa, più che consumazione e contraccambio. Anche la trattoria di Gesù, la foresteria di Gesù, la chiesa di Gesù Cristo, è molto più preziosa, molto più che consumazione e contraccambio. Così anche tu, caro fratello e cara sorella in Cristo, la tua vita è infinitamente più preziosa, infinitamente più che consumazione e contraccambio. Cristo è risorto. Non è una buona ragione per morire, ma per vivere. Da comunicare a coloro che hanno perso il senso di una buona ragione per vivere. A tavola. Mangiando e bevendo insieme.

Siamo gli invitati del Cristo risorto. E oggi non c’è né Santa Cena, né un’àgape. Ci rimane l’appetito. L’appetito per vivere la chiesa insieme, l’appetito per questi gesti evangelici. Comunque, la chiesa ti offre sempre l’occasione per parlare con chi non hai mai parlato, con chi non avresti mai parlato, con chi non parli da tempo. Con chi è scomodo per te, diverso da te. Cogli l’occasione. Fai questa scelta evangelica. E sarai – come dice Gesù – beato. Beata. Felice. Amen.

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  • Data: Giugno 26, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 14, 12-24