Vangelo di Luca 11, 33
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"Dice il Signore Gesù Cristo: «Nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto un vaso; anzi la mette sul candeliere, perché coloro che entrano vedano la luce.»"

 

Predicazione tenuta mercoledì 17 febbraio 2021 (Culto del XVII Febbraio, Festa dell'emancipazione dei Valdesi)

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 11, 33

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Noi non sappiamo come i valdesi abbiano adottato il simbolo biblico della luce sul candeliere. Non abbiamo traccia di decisioni sinodali, di assemblee. Ne abbiamo tre radici, tre tracce. Il motto della Ginevra dopo la Riforma: “Post tenebras lux”, ma il nuovo motto non aveva prodotto una variazione dello stemma della repubblica, che rimaneva con una delle due chiavi di San Pietro e mezza aquila bicipite. La seconda traccia è il motto dei signori feudali delle Valli, i conti di Luserna, peraltro cattolicissimi, che avevano come motto le parole del Salmo 119, 105 “La tua parola è lampada al mio piede”, ma il loro stemma non rappresenta il candeliere, non è uno stemma “parlante” come la colonna sullo stemma dei Colonna, esattamente qui di fronte, era semplicemente bandato di argento e rosso. Terza fonte, un libro “Lucerna sacra, cioè breve sommario di prove della fede christiana, per passi espressi dalla S. Scrittura. Per Valerio Grosso Ministro della parola di Dio nella Chiesa del Villaro. Segue la citazione del Salmo 119 e il nostro ovale, finalmente il nostro candeliere e le sette stelle (ma se ne vedono sei perché la centrale è nascosta dalla fiamma) e il motto: “In tenebris lux”. Questo libro era un piccolo catechismo biblico e apologetico, ma che in qualche modo scippava il simbolo e soprattutto la luce all’avversario. Perché sei anni prima il cappuccino Teodoro Belvedere pubblicò in Carmagnola un libro intitolato “Lucerna della Christiana verità, per conoscere la vera chiesa e la falsa pretesa riformata”. Quindi, l’idea della lucerna della verità nasce da parte non solo cattolica, ma addirittura antivaldese. Ma diventa molto preso, per così dire, valdese. Perché la lucerna di padre Belvedere svanisce nella polvere della Storia e nelle note a piè di pagina mentre l’ovale di Valerio Grosso spacca e fra diciannove anni fa quattro secoli. Perché questa è la prima lezione che traiamo: la lampada sta dove la mette il padrone. Forse, a Quello che sta in alto non piaceva che la lucerna stesse nelle mani di padre Belvedere e tutto sommato preferiva che fosse dalla parte di Valerio Grosso, cioè dei valdesi. La seconda lezione: la lucerna compare su un’opera di istruzione cristiana scritta in italiano nel 1640. Quindi ottant’anni dopo gli articoli di Cavour, che avevano creato il ghetto alpino, e dieci anni dopo la peste che aveva ucciso tutti i pastori tranne uno, e che erano stati rimpiazzati con pastori che non sapevano l’italiano, dunque la lingua della liturgia, della predicazione, del canto, della preghiera e del catechismo era diventata il francese… c’est la langue du bon Dieu… quindi la lucerna, in tenebris lux è scritta per i non valdesi, è pensata, stampata, destinata, possibilmente diffusa in favore dei non valdesi. La lampada non serve a se stessa, non ha senso metterla in un luogo nascosto o sotto un vaso.

E adesso basta coi libri vecchi. La luce. Il Vangelo di Gesù Cristo è la luce che dobbiamo cercare per avere vita, che ci permette di orientare la nostra vita in mezzo all’oscurità del mondo.

Il 17 febbraio 1848 si è aperta una porta su questa luce. Una porta dall’esterno. Tutto è ripreso tutto da quando la lucerna era stata data. Ripresa la lingua italiana, ripresa l’evangelizzazione, ripresa la formazione, le scuole, la diaconia. Tutto questo in pochissimi anni. Fino a oggi, quando la memoria vissuta della concessione delle libertà politiche e civili ottenute nel 17 febbraio orienta la nostra riflessione e il nostro impegno sulla libertà di tutti e in particolare di coloro che non hanno libertà o che vedono la propria libertà minacciata. “Libertade bandite agli schiavi” dice un inno del nostro Risorgimento, perché la luce che splende nelle tenebre è luce che libera. E libera concretamente.

In questo annuncio possiamo e dobbiamo richiamare il mondo e ancora prima noi stessi all’esclusività della luce che splende nelle tenebre. Questa luce non ha bisogno di compagnia, non fa parte delle luminarie della profferta religiosa del nostro tempo. La fiamma può sembrare fragile, può non essere un faro da mille watt, ma qualsiasi tentativo umano di potenziare la fiammella del Vangelo con altre luci, con luminarie ideali o esperienziali, esteriori o interiori, non avrebbe altro effetto che quello di frapporsi, di confondere, di coprire. Probabilmente per questo motivo è stata poi aggiunta una Bibbia sotto il candeliere. Come si potrebbe vedere dalla vetrata centrale se la luce accesa all’interno e il buio all’esterno non facessero ostacolo. Comunque, evitiamo magari un’allegoria troppo spinta su questo. Ora, viene inserita la Bibbia. Richiamo a una famosa stampa commemorativa del primo centenario della Riforma, 1617, di cui noi abbiamo una riproduzione nel nostro salone, con tutti i Riformatori davanti a una Bibbia aperta e una candela accesa sul candeliere. Ma ancor più un richiamo alla concretezza della rivelazione. La luce che splende nelle tenebre è la luce del Cristo delle Scritture, non viene dall’indefinito, dal mistero, da un’apparizione divina senza tempo o dall’esaltazione del migliore spirito umano. Non è altro che il Cristo cuore della rivelazione testimoniata fedelmente dalle Scritture.

Siamo alle sette stelle. Richiamo ad Apocalisse 1,16, le sette chiese perseguitate che sono nella mano del Cristo glorioso. Le chiese perseguitate, le chiese in Cina sono presenti nel nostro stemma oggi, così come lo sono state le chiese delle Valli in quelle stelle che ci dicono che “Molte volte mi hanno oppresso fin dalla mia gioventù; eppure non hanno potuto vincermi (Salmo 129,2). Per il solo motivo che la chiesa perseguitata è custodita nella mano destra di Cristo. La luce è circondata dalla presenza delle chiese nel mondo, una presenza spesso ambigua e sempre discutibile, ma la luce, il Solus Christus, non è un’apparizione solitaria. Ha voluto rapportarsi con la Storia, con la geografia, con la vita dell’umanità, ha voluto compromettersi con la presenza compromessa della sua chiesa.

Infine il candeliere. L’elemento più scontato, più banale, che supporta una luce che non avrebbe bisogno di supporti. Posta sul candeliere, è luce posta in evidenza. Il candeliere c’è perché la luce non è settaria, non è riservata a pochi, non accetta un limite alla propria visibilità, non vuole essere troppo lontana, non vuole diventare inutile e inefficace. Il candeliere funge al contrario del vaso, che vuole intrappolare la luce e vuole godersela tutta lui. Se il supporto sa di esistere per espandere la luce al di fuori di sé, allora è candeliere, allora è comunità di credenti. Allora non deve preoccuparsi di se stesso, di quanto è grande, di quanto è grosso, di quanti membri è composto… non deve macerarsi in amarezze o crogiolarsi in ricordi di gloria presunta… non deve concepirsi come il luogo nel quale la luce è una esclusiva garanzia. Siamo dei modesti e migliorabili supporti, e non siamo neanche gli unici possibili. “Dio non ha altre mani che le nostre mani, non ha altra voce che la nostra voce” non è vero! Dalle pietre possono nascere i figli di Abramo. Se noi taceremo, grideranno le pietre. La lucerna di padre Belvedere…alla quale la luce è stata tolta. Siamo un modesto candeliere che serve, che è al servizio della luce della verità, della luce che splende nelle tenebre. Siamo una scuola, un luogo di apprendimento del messaggio di Cristo aperto a tutti, senza oneri per lo Stato, un luogo umano in cui si riflette sulla luce per servirla meglio. Il candeliere cresce nella modestia in se stesso e nel servizio alla luce. La “potenza” spetta alla luce, non al candeliere! Serviamo alla luce se serviamo la luce. Possiamo crescere solamente crescendo nel servizio alla luce, altrimenti non cresciamo ma al massimo ingrassiamo, e diventiamo un candeliere ingombrante e poco maneggevole. Un impiccio. La chiesa parla troppo di chiesa, è troppo preoccupata per se stessa. Nella posizione in cui siamo e in cui vogliamo essere nello stemma valdese, alziamo lo sguardo. C’è la luce che risplende nelle tenebre, la luce del Vangelo di Gesù Cristo che da otto secoli e mezzo ha voluto usarci e plasmarci come ha voluto, per continuare, lei, a splendere nelle tenebre. E ha voluto splendere senza veli e senza barriere, senza altre luci e senza spegnersi mai. Umile supporto. Noi, umile supporto, dichiariamo ancora la nostra volontà di vivere nell’unica vera libertà che ci è data di conoscere, quella di servire il Dio liberatore. L’alternativa è dimenticare, ostruire, scomparire.

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  • Data: Febbraio 17, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 11, 33