Vangelo di Luca 11, 1-13
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Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Egli disse loro: «Quando pregate, dite: "Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione"».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: "Amico, prestami tre pani, perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti"; e se quello dal di dentro gli risponde: "Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli", io vi dico che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono. Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece un serpente? Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!»

 

Predicazione tenuta domenica 22 maggio 2022
Testo della predicazione: Vangelo di Luca 11, 1-13
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. Dunque: quel che otterremo alla fine è lo Spirito Santo. Se preghiamo, quel che riceveremo alla fine è lo Spirito Santo. Preghiamo, preghiamo e preghiamo e, alla fine, riceviamo lo Spirito Santo. Non esattamente quello per cui abbiamo pregato, ma – ci vien quasi a dire – «solo» lo Spirito Santo. Quasi fosse una delusione: «solo» lo Spirito Santo.

Quante volte l’abbiamo sentita questa delusione nella storia: da voi riformati c’è «solo» una presenza spirituale. Non corporale, non reale, ma «solo» spirituale. Perché «solo»? Come se lo Spirito Santo fosse solo aria calda, come se fosse nulla, nulla di concreto, nulla di ciò che speravamo e pregavamo che fosse, come se non ci fosse, quello Spirito Santo, come se non ci fosse Dio, che è Spirito. Sì, esiste un pregare come se Dio non ci fosse. Preghiamo come se Dio non ci fosse. Dio, lo Spirito Santo, la grande delusione dell’umanità. Alla fine, il Padre celeste ci donerà «solo» lo Spirito Santo! È per quello che non sappiamo pregare? È per quello che non preghiamo? Perché sappiamo che alla fine non offrirà nulla di concreto? Perché sappiamo già di rimanere delusi?

Quando ci capita di pregare, che cosa diciamo? Tante cose. Ma tra le tante cose non manca mai la richiesta «dammi la forza». Forse dovremmo sostituire questa richiesta con: «dammi lo Spirito Santo». Perché Dio non dà delle cose. Dio dà sé stesso. Dio è il Padre. Che ai figli dà sé stesso. E con sé stesso tante cose. Non possiamo ricevere i doni senza il donatore. Viceversa, non possiamo ricevere il donatore senza ricevere da lui dei doni. Perché Dio è donare, dare. Sé stesso: ci dà la sua presenza. Ecco: il suo Spirito Santo.

Ancora delusi? «Solo» la sua presenza, solo lo Spirito Santo? Eh sì, non sappiamo pregare: insegnaci a pregare!

Ma perché non ce l’aveva già insegnato? Siamo al capitolo 11, a metà evangelo, a metà percorso, e non ci ha ancora insegnato a pregare? Non era la prima cosa da insegnarci? Tutti gli altri lo imparano subito, come i discepoli di Giovanni. Tutti gli altri fedeli, credenti, religiosi sanno pregare, ma noi no! Non siamo dei veri religiosi, credenti, fedeli – non siamo come i pentecostali, non siamo come i cattolici, non siamo convincenti, non siamo attraenti, non evangelizziamo, non sappiamo nemmeno pregare come conviene! Da una vita siamo cristiani, da una vita siamo evangelici, da una vita siamo con Gesù, e non sappiamo pregare! Perché Gesù ci insegna a pregare solo (!) ora? Solo (!) a metà percorso, solo (!) a metà evangelo, solo (!) «nel mezzo del cammin di nostra vita»?

Provo una risposta: per pregare bisogna prima camminare, vivere con Gesù. Si deve creare una sfera di fiducia, una relazione, anzi, amicizia (come ci insegna la parabola: perché gli è amico). Bisogna semplicemente parlare con Gesù. A un certo punto, qui, i discepoli dicono: Signore, insegnaci a pregare! Direi che è una bella preghiera. Vuol dire: i discepoli pregano senza saperlo. Pregano senza sapere di pregare. Learn by doing. Pregare non è una cosa che si può avere o non avere, una capacità che si può avere o non avere, una possibilità che si può acquisire o non acquisire. Pregare è camminare, vivere, parlare con Gesù. Pregare non è una cosa, ma sei tu. È la tua vita: una grande domanda, una grande richiesta, una preghiera; la tua posizione, la tua postura in questo mondo: chiedere, cercare, bussare, il tuo percorso su questa terra. La tua presenza. Nella presenza di Gesù. Nella dinamica del percorso, della parola di Gesù. Nello Spirito di Gesù. Nella vita di Gesù. Nella preghiera di Gesù.

Ed ecco, il Padre. Non il «Padre nostro» che conosciamo e preghiamo preso dal vangelo di Matteo, ma solo (!) il Padre. Una forma diversa da quella che conosciamo fin da piccoli. Vuol dire che i primi cristiani non erano formalisti. Vuol dire che il Padre nostro non era un formulario di preghiera, per essere a posto quanto al pregare. No, qui c’è solo (!) il Padre.

Una forma più breve, solo l’essenziale.

Concentrata sul tema tentazione. Infatti, questo Padre finisce con la parola tentazione. E inizia con le tre tentazioni di Gesù nel deserto, al contrario.

Ecco la terza tentazione: se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui, cioè dal pinnacolo del tempio. Gesù aveva risposto con la Scrittura: Non tentare il Signore Dio tuo. E qui: Padre, sia santificato il tuo nome.

Ecco la seconda tentazione, sul monte: ti darò tutta questa potenza e gloria di questi regni… se tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua. E Gesù aveva risposto sempre con la Scrittura: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto. E qui: Padre, venga il tuo regno.

E la prima tentazione: se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane. E Gesù aveva risposto, sempre con la Scrittura: Non di pane soltanto vivrà l’uomo. E ora dice, ora prega, ora prega con noi: dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano.

All’inizio della preghiera di Gesù siamo nel deserto, all’inizio dell’evangelo. Alla fine dell’evangelo saremo con Gesù a Getsemani: non ci esporre alla tentazione. Getsemani, cioè: fin dove siamo arrivati a camminare, a vivere, a parlare con Gesù. Gesù va ancora avanti, noi invece ci addormentiamo, noi ci fermiamo lì, tra gli ulivi ancora vivi di Getsemani.

La preghiera di Gesù, il Padre, comprende, abbraccia l’intero evangelo, l’intero percorso, tutta la vita di Gesù. Dalla prima tentazione all’ultima tentazione. In mezzo il cuore dell’evangelo: il perdono.

Pregando il Padre di Gesù avvengono cose meravigliosamente concrete: anzitutto siamo con Gesù. Preghiamo con e come lui. Veniamo inseriti nella sua parola, nella sua preghiera, nel suo pregare.

E poi, pregando, siamo dentro l’evangelo, dentro la vita di Gesù, dentro la vita di Dio, dentro il progetto di Dio. Veniamo inseriti nella comunione con Dio, adottati, trasformati in figli e figlie di Dio. Non: se tu sei figlio di Dio, se tu sei figlia di Dio, ma: tu sei figlia di Dio, tu sei figlio di Dio! Che a Dio si rivolge come un bambino al papà, con il pieno diritto, quasi sfacciato, del bambino: dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, come un amico che non si vergogna di disturbare il suo amico di notte.

Sì, veniamo inseriti per mezzo di queste parole, per mezzo di questa preghiera nella vita di Dio – e non disturbiamo! Neanche in piena notte.

Pregando per qualcun altro, un nostro amico senza pane. Nella preghiera non c’è solo (!) Gesù. Nella preghiera non c’è solo (!) il Padre, nella preghiera ci sono anche tutti gli amici, tutte le amiche, tutte le sorelle e tutti i fratelli, tutte le creature bisognose di Dio. Sono presenti. Più persone che cose. Anche questa cosa meravigliosa avviene quando preghiamo: cambia la nostra relazione con le persone che portiamo davanti a Dio in preghiera. Ci mette nella giusta relazione con loro, nella giusta posizione, nella giusta postura. Ciò avviene nella preghiera realmente, corporalmente. Concretamente. Non è solo aria calda.

E aggiungo una testimonianza personale: quando prego per una persona, avviene sempre che in qualche modo, diretto o indiretto, prima o poi, la incontro anche.

La preghiera ci mette nel giusto ordine delle cose. Ci inserisce nel progetto di Dio, e ci rende solidali fra noi. Ci toglie la paura di disturbare, e apre al percorso evangelico della fraternità e dell’amicizia.

Alla fine, non contano le cose, ma le persone. Alla fine, non contano le cose per le quali preghiamo, ma la presenza della persona amata con cui parliamo nella preghiera. Alla fine conta appunto lo Spirito Santo.

Questo Spirito Santo non mancherà mai finché ci atteniamo come Gesù alla parola (senza diventare formalisti o fondamentalisti), finché camminiamo con la Parola, con la Preghiera, nel progetto, nell’Evangelo, nella vita di Dio in Gesù Cristo.

Questo Spirito Santo c’è nei nostri tentativi di non soccombere nelle tentazioni, nelle prove, nelle sfide del nostro cammino terreno. Questo c’è, senza che lo sappiamo, senza saperlo, come l’aria che respiriamo. No, non come qualcosa, ma come qualcuno, come qualcuno che ci presenta il Padre, il Figlio, amici e amiche, fratelli e sorelle, come un dono, come il dono, come il dono ineffabile della vita piena, felice, riuscita. Anche nel deserto, anche di notte, e persino a Getsemani.

Altro che delusione! Sola gioia! Sola voglia di vivere nella dinamica, nel movimento delle parole d’azione di Gesù: chiedere, cercare e bussare con Gesù alle porte di Dio e del prossimo. E ci sarà aperto. Perché lo Spirito Santo è colui che apre, affranca, libera. Sì, solo (!) lo Spirito Santo. Ma, state sereni, non è mai solo.

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  • Data: Maggio 22, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 11, 1-13