Vangelo di Giovanni 6, 1-15
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Dopo queste cose Gesù se ne andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i segni miracolosi che egli faceva sugli infermi. Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina.
Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa sono per così tanta gente?» Gesù disse: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. Gesù quindi prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». Essi quindi li raccolsero, e riempirono dodici ceste con i pezzi dei cinque pani d'orzo che erano avanzati a quelli che avevano mangiato.
La gente dunque, avendo visto il segno miracoloso che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, da solo.

 

Predicazione tenuta domenica 31 luglio 2022
Testo della predicazione: Vangelo di Giovanni 6, 1-15
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

la moltiplicazione dei pani: la nostra ragione non la può comprendere. E nemmeno la nostra buona volontà di fare qualcosa, di cambiare il mondo. Volete sapere chi è che comprende questa storia evangelica? L’unica a comprenderla è la nostra avarizia. Qui è la nostra avarizia a incontrare e a scontrarsi con Gesù Cristo.

L’episodio, e solo questo episodio, nella Bibbia, ci viene raccontato per ben sei volte. Il racconto della moltiplicazione del pane possiede il cuore generoso dell’evangelo. Come l’avarizia possiede il cuore dell’uomo.

Rileggiamo il racconto perché possa impossessarsi del nostro cuore.

Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?»

Qui tutto parte da questa domanda. Si potrebbe partire dicendo: la folla ha fame. Cioè partire dalla realtà, dalla situazione. Potrebbe essere la ragione di essere un cristiano: c’è tanta sofferenza, tanta fame, e noi dobbiamo fare qualcosa affinché non ci sia più. Una buona, anzi la migliore motivazione per fare ciò sarebbe la fede cristiana. Ma qui si parte dalla parola, dalla parola di Gesù. Che da sempre precede ogni situazione, ogni realtà. È il segreto della vita scoprire questa parola che precede ogni cosa, scoprire appunto la vocazione che precede ogni altra. Qui tutto parte da una semplice domanda. L’iniziativa è tutta di Gesù. La ragione di essere cristiani sta in Gesù, in Cristo soltanto, nella sua parola. Nel suo piano. Nel suo amore. Verso le sue creature. Nel quale ci coinvolge con questa domanda anticipando la nostra: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?».

Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare.

In che cosa consiste questa prova? Certo, nell’amministrare i beni della creazione. Nel distribuire i beni perché la gente possa vivere, perché possiamo convivere. Questo, in fondo, comprende tutta la vita umana, tutta la civiltà umana è un banco di prova. Tutti siamo coinvolti, ciascuno con la sua responsabilità specifica. Ma ora Gesù è in un colloquio con i suoi discepoli. E lo ascoltano. Questo fenomeno si chiama «chiesa». Anche la chiesa vive in questo mondo ed è sottoposta a delle regole di convivenza. Anche nella chiesa circolano soldi, anche la chiesa è amministrazione. Esiste tuttavia una differenza tra un istituto del mondo e la chiesa cristiana. Il primo muore di spese troppo alte. La seconda muore di avarizia. Cioè: ogni istituto del mondo vive delle sue entrate. La chiesa di Gesù Cristo vive delle sue uscite, delle sue spese.

Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto».

Filippo è un bravo diacono. Anzitutto, perché ascolta il suo Signore. E perché risponde al suo Signore. Non è senza mezzi. E li metterebbe anche a disposizione. Ma – effettivamente: non abbiamo abbastanza per quel che il Signore vuole fare con noi in questo mondo. Non siamo nelle condizioni economiche, politiche, religiose. Non basta.

Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?».

Andrea è già un po’ più propositivo. Cerca una soluzione. Se non noi, magari qualcun altro. Ma di fronte all’immensità del compito si è già rassegnato in partenza.

«Non guardano il Signore presente, ma le proprie mani vuote», scrive Tullio Vinay confrontando la costruzione del Centro Ecumenico di Agape con la moltiplicazione del pane. Lo scritto è intitolato Cinque pani d’orzo. «Non guardano il Signore presente, ma le proprie mani vuote». Non significa diventare spendaccioni sprovveduti. Gesù non ci ha mai chiesto di spendere soldi al di là di quelli che abbiamo. Gesù non ci ha mai chiesto di costruire delle opere. Ma, di certo, Gesù non ci ha nemmeno mai chiesto di accumulare ricchezze fino allo sfinimento. Ma allora, che cos’è che Gesù ci chiede?

Gesù disse: «Fateli sedere».

Cioè: metteteli a loro agio. La chiesa deve essere un luogo piacevole. Accogliente. Ospitale. Uno spazio di gratuità. Gesù disse: «Fateli sedere». Seduti ascoltiamo meglio. Seduti parliamo, dialoghiamo meglio. Seduti siamo tutti alla stessa altezza. Seduti siamo pronti a ricevere. Tutta la cura pastorale sta in queste due parole: «Fateli sedere». La nostra diaconia, il nostro servizio al prossimo sta in queste due parole di Gesù: «Fateli sedere». Fare sì che la gente sia nelle condizioni di poter ascoltare la parola e ricevere il pane della vita. Mettere al proprio agio le persone. Gesù non ha mai detto che dobbiamo mettere stress alle persone: non fai abbastanza, non sei abbastanza, non è mai abbastanza. La chiesa di Gesù Cristo, nonostante tutte le preoccupazioni, le tensioni e le inquietudini necessarie, quando è qualcosa di importante in gioco, quando è interpellata, quando è con il suo Signore, esprime una certa rilassatezza, una profonda gioia e calma. La stessa calma e serenità, dignità e solennità, che intorno a Gesù c’è sempre, anche nelle tensioni più alte, nei conflitti più aspri, persino alla croce. Gesù disse: «Fateli sedere».

C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. Qui c’è qualcosa del Salmo 23: Il Signore è il mio pastore nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli…un’oasi di verde in mezzo a tanta siccità. Ecco, qui si costituisce il popolo di Dio attorno al suo Signore. Sul monte: attorno al primo comandamento. Infatti, il discorso continuerà con Gesù che dice: Io sono il pane della vita. Anche l’evangelo di Giovanni ha un sermone sul monte, più che un sermone, una condivisione sul monte.

Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero.

Di più non si dice. Come avviene quel che chiamiamo la «moltiplicazione» non ci viene raccontato. Quel che si vede e si narra è un gesto semplice e quotidiano di condivisione. Il gesto del dare, ecco. Simile a come si racconta la risurrezione nei vangeli: non la si racconta. Quel che si racconta è semplicemente che i discepoli riconoscono il risorto nel gesto quotidiano del rendere grazie e condividere il cibo, nello stesso gesto della «moltiplicazione del pane».

Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiati.

Dopo aver sentito e toccato con mano, anzi mangiato, gustato la generosità dell’evangelo, cambia il rapporto con gli elementi. Adesso si fa tutto con attenzione, cura e con amore. Sempre secondo la sua parola. Da quando hai scoperto che la vita è un dono del tuo creatore, da quando il Signore ti ha coinvolto nel suo rendere grazie e condividere, quale gesto e condivisione quotidiana, tutto è diventato interessante, prezioso, degno di attenzione, di cura e di amore (la politica, l’economia, la scienza, la cultura, tutto). Qui è il posto dell’attenzione e della cura della nostra chiesa, l’amore verso la nostra chiesa, verso la sua predicazione, lo studio della Bibbia, la sua liturgia: verso quel luogo e quel tempo che sono dedicati alla comunicazione con Gesù Cristo, vivo in mezzo a noi. Qui c’è il posto dei suoi discepoli e delle sue discepole nel mondo tanto amato da Dio: l’attenzione, la cura e l’amore verso ciò che il Signore ci ha affidato e che vuole condividere con noi.

La gente dunque, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo. Gesù non si lascia politicizzare. Ma Gesù non si lascia nemmeno ecclesiaticizzare né sacramentalizzare. Non si lascia né strumentalizzare né gestire. Ma invocare pregare amare e vivere nella generosità del suo evangelo. La tua mensa, la tua casa, la tua chiesa, la tua vita condivisa con altri è uno spazio dell’evangelo, uno spazio gratuito. Certo che questo non è facile in un mondo in cui tutto deve diventare merce e consumo. Ma tu non guardi le tue mani vuote, la tua attenzione è tutta attratta dal Cristo presente in mezzo a noi. Tu fedele e silenzioso testimone della generosità evangelica.

Avete notato, fratelli e sorelle: ero partito con il volervi parlare della nostra avarizia. Non è più necessario. Mentre ascoltavamo la parola di Dio l’abbiamo letteralmente dimenticata. Lasciata lì. Abbandonata. C’è effettivamente di più interessante. Di più importante. C’è Gesù Cristo.

Non guardiamo le nostre mani vuote, ma il Signore. Non guardiamo i cristiani, ma Cristo.

Ora ritorna nella tua vita quotidiana e ricòrdati, ogni volta che l’avarizia vuole prendere possesso del tuo cuore: il vero proprietario del tuo cuore è Gesù Cristo, la generosità dell’evangelo.

Amen.

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  • Data: Luglio 31, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Giovanni 6, 1-15