Vangelo di Giovanni 3, 1-8
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"C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". Lo Spirito soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito»."

 

Predicazione tenuta domenica 30 maggio 2021
Testo della predicazione: Vangelo di Giovanni 3, 1-8
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
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Il Figlio apre il regno del Padre a chi è nato dallo Spirito.

Per la nostra salvezza tutte le persone della Trinità sono attivamente protagoniste, uniche protagoniste. E nella loro opera, non solo i misteri rivelati, ma la loro potente efficacia non solo non è gestita, ma non è nemmeno compresa dall’uomo saggio, se la Trinità non fosse presente e attiva nelle sue persone. Il dottore venuto da Dio dice all’uomo influente, sinceramente in ricerca che deve nascere di nuovo, che deve nascere di acqua e di Spirito, rinascere dall’innocenza e dal Persuasore. Questo, allora e oggi, sfida Nicodemo, sfida il sociniano, sfida il razionalista, sfida lo scettico, sfida il curioso, che dicono, unanimi, “Non bisogna credere a ciò che è contraddetto dalla ragione”. E sfida anche i credenti. Quelli che non vogliono complicazioni, quelli “del fare”, quelli che fanno fatica a capire e non vogliono fare questa fatica, quelli che hanno avuto l’”esperienza”… quelli che la fede fa parte della loro identità, quelli che hanno la certezza che non ci sono certezze e dubitano di tutto fuorché del loro dubbio, quelli che dicono: “Siamo più avanti degli altri” e quelli che dicono: “Noi dove stiamo andando a finire?”. Sfida tutti.

Sfidati dal Vangelo della salvezza di Gesù, che apre il regno del Padre a chi è nato dallo Spirito. Ecco la Trinità. Le persone dell’unico Dio presenti, attive e autosufficienti per la tua salvezza. Quest’opera di Dio è una meraviglia, e le meraviglie si contemplano e non si possiedono.

Nicodemo va da Gesù di notte, come sarà ricordato dall’evangelista nei due passi successivi in cui questa persona ricompare. L’ultima volta che viene ricordato, al seppellimento di Gesù, partecipa alla composizione del corpo assieme a Giuseppe d’Arimatea, di cui è detto che era discepolo in segreto, per paura del giudei. Quindi, il fatto molto inusuale della visita notturna può spiegarsi con la paura di essere visto dagli altri. Tanto che “nicodemita” nel linguaggio di Calvino era colui che giustificava la propria simulazione, quello che era evangelico nel cuore e che andava a messa per non avere guai grossi e che sosteneva che questo fosse un comportamento da buon cristiano. Ora, di notte, fuori dalla vista di tutti, Nicodemo, uno dei capi dei giudei, riconosce davanti a Gesù che lui è da Dio. Sembra fatta. Uno dei gerarchi del partito dei Farisei, con un’autorità riconosciuta da tutti, riconosce a nome di altri che Gesù è da Dio e che Dio è con lui. Ma questo avviene appunto di notte. Non è un riconoscimento pubblico a Gesù, è una trattativa privata. Ai miracoli, ai “segni” pubblici di Gesù seguiva non il ravvedimento e la fede, ma l’apertura di un tavolo di dialogo. Nicodemo, forse a nome dei Farisei, forse in rappresentanza ideale dei maestri custodi della fede d’Israele, Nicodemo vuole trovare un accordo, un compromesso, vuole considerare la verità, trovarle il posto che le spetta, definire le competenze. Non ha capito che si stava manifestando l’opera di Dio che avrebbe travolto la sua pretesa di gestire la verità con prudenza.

Se uno non è nato di nuovo, di acqua e di Spirito, non può vedere il regno di Dio e non vi può entrare. Passo usato molto impropriamente dagli evangelicali per gli appelli alla conversione. “Dio ti offre la salvezza, Gesù è il tuo ponte, tu lo devi percorrere per salvarti. Accetta Gesù, così nasci di nuovo!” Ora, questo messaggio che poi ricucina il vecchio orgoglio umano che si illude di decidere per la propria salvezza e l’economia di mercato, in cui il consumatore ha la libertà di opzione, non tiene conto della questione fondamentale che c’è tra la parola di Gesù e la comprensione di Nicodemo. E il fatto centrale è questo. Scusate, chi rinasce non l’ha deciso. Perché chi nasce non ha deciso. Tu hai deciso di nascere? Il fatto centrale è questo. Non decidi di convertirti, non decidi di credere. Senza la nuova nascita non vedi il regno di Dio, ma questa nuova nascita  - come la vecchia nascita - non dipende per nulla da te. Non sei venuto al mondo per volontà tua, non hai chiesto di venire al mondo. I tuoi genitori hanno agito e tu sei nato. E l’obiezione di Nicodemo non è, come si pensa, il paradosso del vecchio che rinasce dal seno di sua madre, ma “la carne” sta, diciamo così, nelle prime parole della sua domanda: “Come può un uomo…?” Cioè, come faccio io a convertirmi? E siccome era un credente ebreo e non uno spiritualista, per lui è il corpo che deve rinascere. Ma è tutto nelle prime parole “Come può un uomo…?” Un uomo non può concepirsi e nascere. Mai. Tu non puoi concepirti, concepire te stesso e nascere. Sono gli altri che possono farti nascere. Che possono decidere ed essere decisivi sul fatto che tu nasci e tu vivi. L’acqua e lo Spirito sono efficaci, gli unici efficaci per la tua nuova nascita per il regno di Dio. Rinasci nuovo dentro e fuori, il perdono ti è efficientemente proclamato fuori di te e qualcuno lo rende presente, determinante, decisivo dentro di te.

“Lo Spirito soffia dove vuole (…) così è di chiunque nato dallo Spirito”. La parola “Spirito” è sinonimo di “vento”, “soffio”, “respiro”. Soffia dove vuole. Anche questo è un versetto che è stato distorto. “Dove vuole” non significa “dappertutto” e non significa che c’è l’uovo di Pasqua con la sorpresa”. Cioè, lo Spirito santo è chiamato da Gesù “Spirito della verità”, non “Spirito di qualsiasi cosa”.  Soffia dove vuole, significa che non trova alcuna resistenza che sia efficace. Significa che vince. Pensate al vento. Lo percepite come un fastidio. Potete rintanarvi in un luogo chiuso, ma non potete far smettere il vento di soffiare. Ora pensate di essere al mare in una giornata di vento. Lì vi accorgete che non solo non riuscite a spegnere il vento, ma anche che ha una forza irresistibile sulla superficie della terra. Il vento non mangia la terra, ma muove il mare, che a sua volta si può mangiare la terra.  E non sai dove viene e dove va. Avviene. Con grande forza. Il tuo occhio non può vedere l’inizio e la fine del vento, o l’inizio e la fine di una tempesta in mare.  Così è di chi è nato dallo Spirito. C’è un soffio che può diventare burrasca, che è irresistibile e incontrollabile, che ci ha generati interiormente e fa sì che, nonostante la nostra incomprensione, il nostro scetticismo, la nostra fede dopo una trattativa, falsamente comoda o falsamente scomoda, moralistica o scandalistica, nonostante il nostro titanismo da nani, il nostro entusiasmo disordinato e la nostra presunta distanza critica, il nostro distacco, in una parola nonostante il nostro peccato che vuole l’affermazione di noi stessi, il soffio strapotente dello Spirito santo fa sì che siamo spinti, determinati, mossi, agitati, in tempesta, riconciliati, umiliati, consolati, giustificati, meravigliati, conquistati, esaltati in Cristo, nel regno di Dio, suo Padre. Tutto questo ha un’origine e avrà un traguardo di cui non possediamo la conoscenza in termini umani.

Dicono che la Trinità sia “speculazione”. Invece, come vedete qui, la Trinità è “azione”. La Trinità è azione. L’azione meravigliosa per noi e per la nostra salvezza. L’unico Dio che è presente personalmente quale re del regno, quale Salvatore e quale Spirito che dà la vita ai nati di nuovo. La risposta a questa azione non è l’appropriazione - filosofica, o teologica, o morale - ma la contemplazione, l’ammirazione, la meraviglia. Il dogma trinitario non “spiega”, ma annuncia, annuncia le tre persone dell’unico Dio, annuncia che il Figlio rivela il Padre, che Gesù ci parla in verità del Padre, e che noi oggi diventiamo non solo capaci ma anche determinati da questa rivelazione per mezzo della nuova nascita dallo Spirito santo. Tutta la Storia della salvezza e tutti i suoi effetti sono ricondotti soltanto alle azioni delle persone della Trinità. Andare a contestare la Trinità, cioè Dio-in-relazione, magari con la scusa di “semplificare”, vorrebbe dire non avere perso il nostro maledetto vizio di voler essere noi i protagonisti, i facitori, i padroni della giustizia e della salvezza. Perché questo è il vero motivo che sta dietro a tanti piagnistei immaturi contro la “speculazione” teologica, contro le “cose astruse”… ecco, dietro questo c’è soltanto la volontà di gestione umana, di un intelletto umano che non vuole essere servo, ma padrone della rivelazione. Oggi in Italia comprare un’automobile è molto più complicato della Trinità. I quiz per la patente sono più complicati delle domande del Catechismo di Heidelberg. Ci sono al mondo religioni anche molto più facili del cristianesimo, ma siamo qui perché sappiamo che Dio ci ha dato un cervello e che ci ha dato la libertà di usarlo per capire che Dio è più grande del cervello. Non lo puoi comprimere, ma lo puoi conoscere. Da dove nasci come credente? Da Dio Spirito. Dietro a chi cammini? Dietro a Dio Figlio. Dove stai andando? Al regno del Padre. Ecco Dio, così lo conosciamo e così non ce ne impadroniamo.

Grazie a Dio, grazie al Dio trinitario, non siamo gli artefici della nostra salvezza. Lo è interamente e soltanto lui. E questo è veramente per il nostro bene. Mani più capaci, più solide, più affidabili e più fedeli delle nostre!

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  • Data: Maggio 30, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Giovanni 3, 1-8