I Lettera ai Corinzi 1, 18-25
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"Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l'intelligenza degli intelligenti». Dov'è il sapiente? Dov'è lo scriba? Dov'è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini."

 

Predicazione tenuta domenica 4 luglio 2021
Testo della predicazione: I Lettera ai Corinzi 1, 18-25
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

ma noi predichiamo Cristo crocifisso… questo mi pare sia il succo, il cuore del discorso… ma noi predichiamo Cristo crocifisso… è quel che ha voluto fare l’apostolo allora, ed è quel che vuole che facciamo noi oggi: predicare Cristo crocifisso. Adesso che è risorto. Predicare Cristo crocifisso.

Ma come quando ognuno va per conto suo? Quando siamo divisi nelle nostre chiese e tra chiese? Quando ci sono diverse culture e modi diversi di leggere la Bibbia fra noi?

Beh, l’apostolo Paolo si è trovato in una situazione simile alla nostra: c’erano divisioni nella chiesa di Corinto, gruppi in contrasto fra loro, ma anche culture, modalità, sensibilità molto diverse fra loro: ebrei, greci… ma noi predichiamo Cristo crocifisso… cosa vuol dire in una tale situazione? Come leggere insieme, come vivere insieme questa parola: ma noi predichiamo Cristo crocifisso?

Ciascuno di quei gruppi in conflitto la legge come vuole, secondo le proprie modalità, sensibilità e la propria cultura. Qualcuno, come gli ebrei di Corinto, chiede miracoli: una lettura immediata, letteralista, fondamentalista. Qualcun altro, come i greci di Corinto, cerca sapienza: una lettura distaccata, accademica, intellettuale. Leggiamo la stessa parola, predichiamo la stessa parola, ma ognuno la pronuncia diversamente, mette l’accento diversamente.

Ecco, molto dipende da dove mettiamo il nostro accento. La vita in fondo è una questione del dove mettere l’accento. Dove mettere il proprio inconfondibile accento. Che sia un accento greco o un accento ebraico. Italiano o francese. Romano, camerunense, malgascio... Cattolico o evangelico.

La stessa parola, a seconda da dove metti l’accento cambia completamente significato. Puoi leggere questa parola ma noi predichiamo Cristo crocifisso, mettendo l’accento su:

  1. ma noi…

Tutto il versetto parte da lì: ma noi. Sì, per partire, per ripartire, per uscire da una situazione ingarbugliata, ci vuole inizialmente sempre un piccolo scatto d’orgoglio: ma noi. Con l’accento sul ma. Che chiarisce il distacco, la ripartenza: ma noi… siamo diversi. E l’accento passa subito dal ma al noi. L’accento è sul noi. Noi siamo diversi. Da voi. Conta l’identità. Ma noi protestanti. Predichiamo. Mica accendiamo candeline e andiamo in processione. Ma noi non abbiamo i santi, ma noi non abbiamo la Madonna, ma noi non abbiamo il papa. Ma noi non crediamo nei miracoli. Ma noi non siamo letteralisti. Ma noi abbiamo il metodo storico-critico per leggere le Scritture. Ma noi non siamo né cattolici né pentecostali. Né ebrei né greci. Ma noi siamo di Cristo.

Uno dei gruppetti di Corinto si definiva proprio così, di Cristo. Ecco, la lettera è la stessa, ma lo spirito è tutt’un altro: si può essere di Cristo, ma l’accento non è posto su Cristo, bensì su noi stessi. Ma noi

Ma noi. Che noia. Ovunque vai, senti sempre solo ma noi. Ovunque ti trovi, l’accento è sempre e saldamente posto su questo maledetto ma noi. Non se ne esce. Non se ne può più. Basta, bisogna guardare in avanti. Bisogna andare avanti. Fare il percorso dell’intero versetto, non fermarsi alle prime due parole. Non mettere l’accento della propria vita sul ma noi, ma su quel che verrà dopo di noi. Ma noi…

  1. … predichiamo Cristo…

è liberatorio. Predichiamo. Facciamo qualcosa. Finalmente facciamo qualcosa. Insieme. Predichiamo. Fare qualcosa ci libera da noi stessi. Fare qualcosa insieme. Toglie il maledetto accento che pesa come un macigno, come un’eredità pesante, come un debito, come un’ipoteca inestinguibile su noi stessi. Qualcosa finalmente comincia a muoversi. Ci rimettiamo in movimento. Ripartiamo. Predichiamo. Coraggio. Ritroviamo il coraggio di esprimerci. Il coraggio di uscire fuori. Fuori da noi stessi. Via dal basso continuo ma noipredichiamo! L’accento ora è posto sulla nostra attività. Sul nostro impegno. Far funzionare la comunità. Predicare. Non solo a parole, ma anche con i fatti. L’accento non pesa più sul nostro essere, ma sul nostro fare. Non conta più di dove siamo, a quale gruppo, a quale corrente apparteniamo, ma conta quel che facciamo. Insieme. Predichiamo. Quando l’appartenenza comincia a contare di meno, l’accento passa alla partecipazione. Allora i vari gruppetti cominciano ad aprirsi l’uno verso l’altro. Ora c’è un’attività comune, un progetto comune. Predichiamo, a prescindere dalle nostre posizioni e divisioni del passato. Ma l’accento rimane ancora su noi stessi. Sul nostro fare. Sul nostro fare insieme. Ma sempre su noi stessi. E più facciamo, più ci rendiamo indispensabili, più diventiamo forti, più diventiamo importanti, più saremo potenti. E più è pesante l’accento che pesa come un macigno su di noi. I conflitti si riaccendono, si inaspriscono, si esasperano. Chi non fa viene escluso. Chi non si impegna resta emarginato. L’accento sul nostro fare, l’industria (latino, in italiano "diligenza"), la rivoluzione industriale ha diviso tutto il mondo in nord e sud, in chi corre e chi arretra, in chi predica e chi ascolta, creando un mare di emarginati ed esclusi dalla ricchezza, dall’importanza, appunto dall’impero che predica.

Certo, l’accento non può rimanere sul predichiamo, ma deve passare al che cosa predichiamo. L’accento deve andare avanti e posarsi su Cristo.

La grande liberazione: il peso passa da noi a Cristo. Quel che conta non sono le opere, ma la fede. Quel che conta è Cristo. Quel che conta è l’amore. Ecco, la Riforma protestante! E abbiamo tutto risolto…

Esattamente quando crediamo di aver risolto, i problemi ricominciano da capo. Perché la causa dei conflitti è l’amore. È l’amore per Cristo che ha portato un immenso conflitto nel mondo. I gruppetti di Corinto predicano tutti Cristo. Ci sono coloro che predicano Cristo come miracolo: basta dire Cristo e guarisci. Ci sono coloro che predicano Cristo come sapienza: un esempio, un insegnamento etico. Anche se predichiamo Cristo, l’accento rimane sempre su noi stessi.

La chiesa si è identificata con Cristo, di modo che, predicando Cristo, in realtà predica sé stessa. E, più predichiamo con l’esempio, con il comportamento, con la nostra vita, più predichiamo noi stessi. Più crediamo la nostra vita sia conforme a Cristo, più è un predicare noi stessi. E siamo da capo. Alle prime parole. Ma noi… come se non fossimo mai partiti. Ma noi… come se fossimo sempre all’inizio. Eterni principianti, la maledizione del principio e dei principii: domani inizierò a fare il cristiano… Ma noi… l’effetto elastico: siamo partiti, con uno scatto d’orgoglio, abbiamo ritrovato il comune progetto, riabbracciato Cristo, ma l’elastico ci ha fatto sbattere al punto di partenza. Ma noi predichiamo Cristo… l’accento alla fine non può che cadere sull’ultima parola:

  1. … crocifisso

È qui che cambia qualcosa: crocifisso. Cristo non è un eroe, ma crocifisso come un comune criminale.  La fine di ogni orgoglio e di ogni presunzione. Crocifisso. Qui ogni ma noi viene ammutolito. Qui ogni ma noi predichiamo Cristo ridotto al silenzio. Crocifisso. Non c’è nulla da rivendicare. Nulla da vantare. Solo da vergognarsi e da stare in silenzio e da invocare il perdono di Dio. Crocifisso.

Qui si taglia il cordone ombelicale con i conflitti del passato.

Qui non c’è più spazio per qualunque ma noi. Rimane solo crocifisso. Scandalo. Pazzia. Debolezza. L’accento sull’ultima parola cambia tutto. Ora comincia a farsi sentire tutt’un altro Spirito. La stessa parola, ma tutt’un altro Spirito. Le Scritture sono ispirate. Ma appunto da quale spirito? Da uno spirito che mette l’accento su ma noi che ci carica di orgoglio, oppure da uno Spirito che mette l’accento su crocifisso che fa nascere la fede?

Ecco, l’apostolo ci ha dato una buona parola per discernere gli spiriti: quel che ci anima è lo spirito del ma noi o lo Spirito del crocifisso?

Questa è la predicazione apostolica: che porta dal ma noi al crocifisso. Ma noi predichiamo Cristo crocifisso. Così i primi due capitoli della lettera: iniziano con la denuncia delle divisioni, i gruppetti di Cefa, di Apollo, di Paolo, di Cristo in conflitto gli uni con gli altri. E terminano dicendo: ora noi abbiamo la mente di Cristo. Una predicazione che spezza il nostro orgoglio, che crocifigge la nostra presunzione, liberandoci dal peso dell’accento posto su noi stessi come un macigno, come un castigo, come una malattia: ma noi. Basta. Crocifisso. Il castigo per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo guariti (Isaia 53,5).

Quel che alla fine conta è scoprire che le Scritture hanno un cuore. Il Cristo crocifisso. Quel che alla fine conta è il suo Spirito. Non il nostro, ma il Suo. Cioè quel che ci manca. Che manca a tutti. E perciò lo invochiamo insieme. Non lo spirito del ma noi, ma lo Spirito di colui che è stato crocifisso per noi. Per amore. E per nessun’altra ragione al mondo. Semplicemente per amore.

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  • Data: Luglio 4, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: I Lettera ai Corinzi 1, 18-25