II lettera di Pietro 1, 16-19
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“Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui della magnifica gloria disse: «Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto». E noi l’abbiamo udita questa voce che veniva dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo. Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada spendente in un luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.”

Predicazione tenuta domenica 2 febbraio 2020

Testo della predicazione: II Pietro 1, 16-19

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Il nostro messaggio è autentico perché noi siamo stati testimoni diretti dei fatti. Questo è il motivo della difesa della predicazione apostolica. Non è un discorso su chi presenta i contenuti più interessanti, ma l’affermazione di un fatto. L’insegnamento degli Apostoli, poi messo per iscritto nei libri del Nuovo Testamento, ci viene da gente che c’era, che ha visto e che ha predicato quello che ha visto di persona. Gli Apostoli sono quelli che hanno visto il Signore risorto, e che sono stati mandati (apostolo significa inviato) da lui ad annunciare il Vangelo. L’Apostolo ha visto Gesù Cristo vivente che gli ha detto: “Tu va’!”

Questa testimonianza è vera per la sua origine, per il suo contenuto, per la sua solidità.

Noi non siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Il mondo antico era pieno di racconti mitici sugli dei, e anche molti cristiani erano affascinati e trascinati verso una interpretazione mitologica del Vangelo. La caratteristica della mitologia è quella di non rifarsi a fatti storici. Un racconto disegna la realtà. Il mito di Prometeo, che ruba il fuoco sull’Olimpo per donarlo agli uomini, ci può far capire l’origine divina del fuoco e la possibilità dell’essere umano di gestirlo, ma non è un fatto realmente accaduto, né pretende di esserlo. Nel tempo in cui questa lettera è stata scritta, alcuni sostenevano una lettura mitologica dell’opera di Cristo. Secondo costoro, Gesù Cristo sarebbe stato un essere celeste che elargiva un insegnamento perché gli spiriti umani potessero distaccarsi dalla materia malvagia e ricongiungersi all’essenza divina dalla quale provenivano. Quindi, erano dottrine stuzzicanti, interessanti, che ancora oggi attraggono l’interesse degli studiosi e non solo degli studiosi. Ma che non avevano alcuna attinenza né con la persona di Gesù Cristo, né con il suo insegnamento. E questo NO forte e chiaro a trattare Gesù Cristo come fosse Ercole, lo poteva gridare soltanto chi era stato con lui e lo aveva visto risorto. Questa lettera infatti è attribuita a Pietro nel senso che raccoglie fedelmente l’insegnamento di questo apostolo, che certifica che il Vangelo non è una favola abilmente inventata, non è un mito dell’uomo divino che rivela segretamente l’origine divina dello spirito umano, ma è il suo contrario: è la Storia, con la S maiuscola, la Storia della gloria di Dio che si è rivelata splendidamente in Gesù Cristo.

A questo punto l’autore della lettera cita l’episodio della trasfigurazione: Gesù, sulla cima del monte, in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, risplendette come il sole, e conversò con Mosè ed Elia. E si udì la voce di Dio che diceva: “Questo è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto”. Una rivelazione gloriosa del Cristo, ma riservata, da tenere nascosta fino alla resurrezione. Ora, chi insegnava delle dottrine segrete di Gesù, chi parlava di un insegnamento particolare riservato soltanto agli uomini spirituali, aveva assistito a questa manifestazione di gloria? Chi sussurrava del mito di Gesù era stato, lì, sul monte, con lui? Certamente no. Ma ancora di più, c’è qualcosa di più profondo, di più luminoso, di più intenso del rapporto di Gesù con il Padre, che questa manifestazione? Questo è il nostro Signore Gesù Cristo, il vero e unico Signore Gesù Cristo. Nato da una vergine, ha insegnato, predicato, guarito, è stato torturato e crocifisso, è risorto dai morti, è salito al cielo nella gloria. Questo Gesù è stato illuminato di luce come il sole, ha parlato con Mosè ed Elia, ha ricevuto la parola con cui Dio dichiara di rivelarsi in lui. Se la mia parola ti annuncia questo Signore Gesù Cristo, che cosa puoi volere di più? Quale gloria divina puoi cercare al di fuori di questo Cristo che io ti annuncio? L’autore della lettera non si pone in una gara di contenuti, ma dichiara serenamente di annunciare un Cristo massimamente glorioso e allo stesso tempo vero, perché con lui c’erano dei testimoni che dopo la resurrezione hanno proclamato la gloria di Cristo. Gloria immensa, e gloria vera, vista con i loro occhi, testimoniata con le loro parole.
E infine, noi abbiamo inoltre la parola profetica più salda. C’è un inoltre, un di più anche rispetto a ciò che i discepoli avevano visto coi loro occhi e che, una volta costituiti apostoli, avevano proclamato. La parola profetica più salda. Cioè più certa. Cioè adempiuta. La parola stessa di Dio, il sacerdote immacolato e il re eterno, colui che era prefigurato nella Legge di Dio e annunciato dai profeti d’Israele si era rivelato a loro nella persona di Gesù Cristo. I discepoli non hanno solamente visto la gloria del figlio di Dio, ma soprattutto hanno visto in lui l’adempimento di tutte le promesse, di tutte le profezie che essi possono affermare essere salde, essere compiute, essere realizzate in tutta certezza. E questo prova la verità non solo delle parole degli apostoli, ma anche delle parole di chi li ha preceduti nel ministero della parola di Dio. L’opera di Gesù Cristo è l’opera inserita in una storia, nella storia che comincia con la chiamata di Abramo. E’ una sola storia, la storia della rivelazione della giustizia e della misericordia di Dio. Tutto alla portata di tutti, niente di segreto, niente di riservato a gruppi umani particolari. A chi si beava di dottrine misteriose, di significati arcani, di verità sussurrate in un orecchio, oggi diremmo di Graal, di templari, di codici da Vinci, l’apostolo Pietro risponde, semplicemente e vittoriosamente, con la Bibbia! Ma quali dottrine segrete, ma quali verità nascoste su Cristo e su Dio se la testimonianza dei profeti e degli apostoli, di quelli che hanno annunciato le promesse e di quelli che sono stati testimoni del compimento, è questa! È la Bibbia! Con tutte le promesse di Dio e con il loro perfetto adempimento nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. E con una storia della promessa fedele di Dio che è una storia di secoli in cui Dio si fa riconoscere vero e che tutti possono conoscere.

L’esortazione finale parla della parola di Dio come una lampada che splende in un luogo oscuro. Se il luogo è oscuro, è evidente che non ci sono altre lampade, altre luci, altri bagliori che ci possono illuminare. Ora, questa luce che risplende nelle tenebre non è la sublimazione di un bisogno umano, del tipo: la parte migliore del mio spirito cerca la luce... Non credo sia questo. La luce è scomoda, perché rivela di noi quello che ci farebbe comodo restasse nascosto, la luce rivela anche quel peccato con cui la nostra coscienza può facilmente venire a patti finché è nascosto, ma è il peccato che diventa insopportabile, diventa vergogna quando viene rivelato. Perché la parola profetica non garantisce questo mondo, ma lo apre al mondo di Dio, non è propaganda dei regni della terra ma proclamazione del regno di Dio. Perciò stride con la parola del mondo, quella parola che dice che va tutto bene, che la nostra condizione è la migliore possibile e che al momento non ce ne sono altre, che tu non hai mai colpa e che è sempre colpa degli altri… e non è vero! La parola profetica è salda: “Il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete al Vangelo!”. Questo è il punto d’appoggio per sollevare il mondo! La Scrittura testimonia l’inaudito! Testimonia il regno di Dio! Testimonia il Cristo risorto! Roba che fa scricchiolare le false certezze di sopportabile male e di serena morte che il mondo ci racconta. La testimonianza della Scrittura è vera perché poggia sulla storia di Dio, sulla gloria di Dio e sulla fedeltà di Dio, come abbiamo visto. Noi non apriamo la Bibbia perché ci piace, perché ci fa sentire bene, perché ci dà ragione. Noi sfidiamo le tenebre fuori di noi e anche dentro di noi con una Bibbia aperta perché riconosciamo a Dio il diritto, la libertà e la sovranità di dire a questo mondo e a noi una parola chiara, diretta e comprensibile, una parola che noi riconosciamo da chi viene e che sappiamo dove ci porta, una parola che illumina, testimonia, presenta e proclama Gesù Cristo unico Salvatore del mondo. La libertà e la sovranità di Dio fanno sì che questa parola scritta nei secoli da uomini di Dio, ma pur sempre uomini, sia una parola salda, una proclamazione di certezza. Che non ti può “piacere” naturalmente, perché per natura vorremmo essere noi liberi e onnipotenti, mentre la Bibbia ci testimonia di Dio libero e onnipotente per noi. Però ti può affascinare, ti può conquistare, ti può convincere e ti può vincere. E quando questo avviene - e avviene - il tuo cuore non aspetterà altro che di vedere ogni lembo della realtà raggiunto, giudicato e salvato dalla luce della verità del Signore.

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  • Data: Febbraio 2, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: II lettera di Pietro 1, 16-19