I Lettera ai Corinzi 3, 9-15
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"Poiché noi siamo collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio. Io, secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come saggio architetto, ho posto il fondamento; un altro vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com'egli edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica sopra questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire quale fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento sussiste, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco."

Predicazione tenuta domenica 30 agosto 2020
Testo della predicazione: I Lettera ai Corinzi 3, 9-15
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
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Il 28 agosto del 1689 l'esercito valdese del rimpatrio arrivò a Prali. I valdesi trovarono il loro tempio ancora in piedi, mentre a Massello e a Rodoretto, da dove erano passati, i templi erano stati distrutti. Però era stato adibito a chiesa cattolica: l'essenziale – che è questa Bibbia al centro - era stato tolto; l'inutile - statue, candele, quadri - riempiva ogni angolo e ogni parete del tempio. I valdesi vollero celebrare in quel luogo, nel loro luogo, il culto; ma il loro vero fondamento, il Cristo annunciato dal Vangelo, non poteva coesistere con gli altri fondamenti del culto cattolico romano. Allora ripulirono il tempio da ogni immagine, poi invocarono il nome del Signore, pregarono, cantarono i Salmi ed ascoltarono la predicazione.

Qual è il vero fondamento sul quale siamo posti e sul quale siamo chiamati a costruire la nostra vita di credenti insieme, la chiesa, sapendo che la nostra costruzione sarà provata dal giudizio di Dio? Qual è l’unica base certa in cui stiamo? È il solo Signore Gesù Cristo.

Il testo biblico chiama i responsabili "collaboratori di Dio" e i membri "campo ed edificio di Dio". Dio manda dei suoi collaboratori in mezzo a noi e questi sono al nostro servizio. Lavorano nel campo che noi siamo, lo curano con responsabilità e con amore. Non ne dispongono, non lo comandano, non lo tiranneggiano, non lo distruggono, ma lo servono. Ma Dio non li chiama soltanto suoi servi, ma suoi collaboratori; Dio si fida di loro, Dio si fida del Concistoro, Dio si fida del Consiglio, Dio si fida dei pastori, della Tavola e del Sinodo, di tutti coloro che portano il peso e la responsabilità di un servizio grande o piccolo nella chiesa. L'immagine è quella di un cantiere nel quale il padrone dell'impresa è uno solo, però lavora assieme a tutti gli altri e dà fiducia a tutti i suoi dipendenti, dall'ingegnere fino all'ultimo degli operai. Allora dà le direttive di fondo, stabilisce il piano della costruzione, ma vuole fidarsi del lavoro dei sottoposti che per questo motivo sono collaboratori e non solo servitori.

Ma il fondamento, il luogo delineato e preciso sul quale la costruzione dovrà sorgere, è Gesù Cristo. Solo Cristo è la base di roccia sulla quale tutto l'edificio sta e non cade, la base stabilita da Dio attorno al quale troviamo soltanto terreno molle e cedevole, terreno inadatto ad una costruzione. Questo fondamento, Gesù Cristo, è stato stabilito da Dio per mezzo della predicazione degli Apostoli, e nessuno ne deve porre un altro. Noi siamo chiamati a lavorare ed a collaborare al lavoro di costruzione su questo fondamento già posto e su un perimetro già tracciato; noi riceviamo dalla parola di Dio l'ubicazione esatta di questo fondamento, il punto sul quale proseguire nella costruzione, il luogo nel quale non ci mancherà mai il terreno sotto i piedi. Allora badi ciascuno come vi edifica sopra perché nessuno può porre un altro fondamento, non possiamo cadere nella tentazione di costruire la nostra vita di fede sopra altri fondamenti che non siano Gesù Cristo. Chi costruisce fondandosi sugli idoli di se stesso, del proprio potere, della propria identità, può essere sicuro che, tutto questo per quanto solido possa sembrare, la costruzione cederà e rovinerà proprio a causa delle fondamenta deboli ed insicure. Su Gesù Cristo invece il terreno è sicuro: fuori portata dalle valanghe di se stessi, al riparo dai terremoti del potere, lontano dalle sabbie mobili dell'identità. Soltanto in Gesù Cristo si può abitare nella sicurezza e nella solidità.

Tuttavia abbiamo la possibilità di costruire su questo fondamento con materiali molto diversi. Alcuni materiali sono preziosi, oro, argento, pietre di valore, materiali che costano e che richiedono impegno per essere trovati. Altri materiali sono invece più comuni, legno, fieno e paglia e con questi si può certamente costruire in economia. Tuttavia un materiale non vale l'altro, perché alla fine del lavoro la costruzione passerà un severissimo esame di collaudo. Il fuoco del giudizio di Dio proverà la costruzione e tutto il materiale scadente non supererà la prova del fuoco di Dio e sarà irrimediabilmente distrutto. Allora, se avremo costruito la nostra vita di credenti con materiale scadente, con superficialità - quante volte ascoltiamo, leggiamo, viviamo le parole della Bibbia con superficialità - non potremo difendere la nostra costruzione a parole, non potremo fermare il fuoco del giudizio di Dio con le nostre chiacchiere. Se invece avremo usato del materiale prezioso e di qualità, allora il fuoco del giudizio di Dio approverà la nostra costruzione e noi ne avremo ricompensa come collaboratori saggi ed avveduti. Tuttavia anche nel caso in cui avessimo costruito con legno, paglia e fieno e il fuoco di Dio avesse distrutto la nostra costruzione, anche nel caso in cui avessimo costruito la nostra vita di credenti con orgoglio o pressapochismo e Dio avesse poi condannato il nostro errore, noi otterremo ugualmente la salvezza perché, perché siamo comunque innestati sul fondamento solido, Gesù Cristo. La otterremo per un pelo, come chi esce indenne da un incendio, perché Dio giudica le nostre opere, e perché Dio ci salva nella fede fondata in Cristo.

Alla luce di questo brano della Bibbia possiamo allora leggere la nostra storia, la costruzione della chiesa oggi. Oggi siamo ancora in mezzo a una terribile prova. Ma in mezzo a questa epidemia, che non è finita e i contagi stanno nuovamente aumentando, noi abbiamo sperimentato una vita di chiesa con molti limiti, ma insieme, veramente insieme. Se forse qualcuno aspetta il momento per rialzare gli steccati della divisione, io invece da quando abbiamo ripreso i culti aspetto il momento in cui sarà possibile organizzare un’agape insieme, mangiare insieme. Con cibi buoni, perché dobbiamo costruire la chiesa di Gesù Cristo con buoni, con ottimi materiali. Mentre il materiale che divide non è un buon materiale, non è approvato. Divisione, ambizione, potere non sono buoni materiali di costruzione. Infatti… la storia del nostro esercito valdese non è finita. Andiamo avanti!

Perché questi uomini che tornarono alle valli varcando le Alpi con zaini da cinquanta chili costruivano e giocavano tutta la loro esistenza, la loro vita e la loro morte su Gesù Cristo, che li aveva chiamati al compito all'epoca unico, unicissimo, di collaborare con Dio nella predicazione del puro Vangelo a Sud delle Alpi. Erano gli unici. Non c’erano altri protestanti sul territorio italiano. Lasciata Prali e arrivati a Bobbio, questi valdesi si abbandonarono all'azione vergognosa del saccheggio, e neppure i pastori riuscirono a trattenerli. Gli eroi di Sanbertand, che avevano pregato il Signore prima di partire e che ascoltavano il sermone dei cappellani tutte le domeniche, si comportarono come dei paramilitari balcanici. Poi vengono sconfitti a Villar Pellice e dopo il saccheggio e la sconfitta avvenne l'episodio del giuramento di Sibaud, nel quale i valdesi giurano solennemente al cospetto dell'Iddio vivente di mantenere tra loro l'unione, l'ordine e la fedeltà a Dio fino all'ultima goccia del loro sangue. Poi segue un inverno passato sul monte della Balziglia, fino all'assalto nemico del 2 maggio 1690, che respingono dopo aver cantato l'inno con il quale abbiamo aperto il nostro culto di oggi combattendo con la neve che arrivana alla pancia; poi infine la fuga in una notte di nebbia liberandosi di tutto il bagaglio pesante, passando per un sentiero di capre, sgusciando indenni attraverso i fuochi, proprio in mezzo ai fuochi dell'accampamento nemico. Ecco, fondati in Gesù Cristo, i valdesi sono salvati non con una vittoria napoleonica, ma per un pelo, senza masserizie, passando attraverso il fuoco, come dice la parola di oggi.

La nostra responsabilità è ancora quella di costruire sul fondamento e di costruire con materiale di qualità. Costruire con l’amore, costruire con la verità, costruire con l’ordine, costruire con l’unione. E se il nemico tre secoli fa era fuori da noi, oggi invece è dentro di noi. Il nemico è la presunzione di aver già capito tutto, è la superficialità di parlare di difesa dell’identità, quando il Signore Gesù Cristo ha detto: «Chi vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso…».. È la furbizia di inventarsi un nemico che non è nemico per restare al potere. È la paura che vuole uccidere la nostra libertà e vuole imbrigliare il nostro futuro. Vedete che il nostro nemico non è esterno, che è dentro di noi, che è nel nostro cuore. Dipende da noi se dargli retta o se costruire la chiesa di Gesù Cristo secondo l’insegnamento della Scrittura, cercando il migliore dei materiali possibili.

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  • Data: Agosto 30, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: I Lettera ai Corinzi 3, 9-15