Lettera ai Galati 4, 4-7
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Quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione. Ora, poiché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, che grida: “Abba, Padre”. Talché tu non sei più servo, ma figlio, e se tu sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo.

Predicazione tenuta giovedì 24 dicembre 2020, Viglia di Natale

Testo della predicazione: Lettera ai Galati 4, 4-7

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Perché Gesù è nato? Dio non sarebbe potuto restare in cielo e occuparsi con distacco dei nostri affari sulla terra invece di impegolarsi nella nostra storia? Che bisogno c’era di mandare il Figlio di Dio a nascere in una stalla e a morire su di una croce? Non vi avrebbe aiutati di più restando celeste, restando ideale irraggiungibile e allo stesso tempo obbligatorio? Questa è la domanda cui le parole della Scrittura rispondono: perché il Natale? A che cosa serve il Natale?

Gesù è nato per riconciliarci con Dio. È nato per liberarci dalle catene dei servi e per darci la libertà e l’eredità di figli di Dio. Rendere l’umanità libera ed erede; libera in Dio, ricca in Dio. Questo è il grande disegno del Vangelo e del Natale.

Il primo elemento che incontriamo – anzi, con cui ci scontriamo – è il tempo, la pienezza del tempo. Allora, nella nostra concezione il tempo è una successione cronologica di istanti l’uno uguale all’altro. Un minuto è un minuto ieri, oggi e sempre. Ci illudiamo che il tempo sia così, che il tempo sia questo, ma,  come ricordava Einstein, cinque minuti passati a baciare una ragazza non sono equiparabili a cinque minuti seduti su una stufa accesa. Il tempo della Bibbia ha un bersaglio, tende allo scopo di Dio, cioè il compimento della sua promessa di riconciliazione. Il tempo della Bibbia non è un tempo fermo e uguale, ma è un tempo che corre verso questo momento di pienezza e di senso e che non si esprime - come ci aspetteremmo – con un fenomeno cosmico straordinario, ma questa pienezza dei tempi si manifesta in una umanissima gravidanza di una giovane ebrea. “La pienezza dei tempi” sembra un discorso filosofico, altissimo, distante, ma nel Natale la pienezza dei tempi è la pienezza della pancia di Maria, la pienezza è la nascita di un bambino. Questo è il tempo della riconciliazione manifestata in una nascita in condizione non povera, ma precaria, in una stalla di Betlemme. Questa pienezza crea il momento in cui la misericordia di Dio prende corpo, prende un corpo umano, e si fa trovare, si fa incontrare, si fa riconoscere, si fa contestare, respingere e addirittura si fa uccidere. Cristo è il figlio di questa pienezza, pienezza del compimento della riconciliazione con Dio. Nella persona di Cristo Dio incontra la nostra umanità, per riscattarla, per renderla libera, per renderla per sempre sua.

Questo è il riscatto di coloro che erano sotto la legge. Non la legge come antico patto con Dio, ma la legge come patto infranto dalla ribellione degli uomini e delle donne. Questa rottura esigeva una riparazione che nessun essere umano avrebbe potuto saldare. Allora Dio stesso manda il suo figlio per garantire egli stesso il pagamento del nostro riscatto. Certo che Dio ci ha amati, ed è per questo che non è rimasto tra le stelle a guardare di sotto, ed è sceso a portare sulle sue spalle il peso della maledizione che la nostra ribellione ha prodotto. Quando ci lamentiamo con Dio o di Dio perché il mondo è ingiusto, pensate che Dio non lo sappia già? Pensate che Dio non conosca l’ingiustizia del mondo se ha mandato suo figlio – del tutto innocente – a farsi torturare e a farsi uccidere dai capi della religione e dai capi della politica di quel tempo? Dio conosce bene l’ingiustizia di questo mondo, perciò manda suo figlio perché sia lui a sopportarla al posto nostro. Così Gesù Cristo rende a Dio quell’obbedienza che noi non possiamo compiere, ma il premio della sua obbedienza è per noi, è la nostra liberazione, è la nostra eredità di figli di Dio. Non ho bisogno di fare cose giuste per essere a testa alta davanti a Dio perché Cristo ha fatto cose giuste anche per me. In Cristo stanno la mia libertà e la mia ricchezza.

Ora, questa liberazione ci rende adottabili, e Dio ci adotta. Se senza Cristo siamo servi della ribellione, con Cristo siamo liberi per la sua obbedienza. E questa libertà non si esprime in opzioni… girare al supermercato ed essere liberi di comprare quello che più ci piace, è un vivere nella libertà perché Dio ci ha adottati. L’adozione ci rende legalmente partecipi dell’eredità, come se fossimo figli naturali, come figli di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù Cristo. Questo è il nuovo patto che nessuno può annullare: i nostri nomi sono scritti nel testamento di Dio, e quello che Cristo ha meritato, viene donato e assegnato anche a noi. Che cosa dobbiamo aspettarci da questa eredità? Prima cosa: il perdono. Quel perdono che sovente non riusciamo ad accordare e ad accettare. Questo ci è dato da Dio, ci rende giusti, ci rende amati ai suoi occhi. Secondo: lo Spirito, che fa sì che la volontà buona di Dio prevalga sulla nostra incerta volontà e ci spinga alla gioia, alla riconoscenza e alla testimonianza, a gridare “Abba, Padre”, al Dio onnipotente. Terzo: il fatto che il destino della nostra umanità è incatenato all’umanità di Cristo, che vive e regna in eterno presso Dio Padre. Quindi, l’assicurazione che l’ultima parola sulla nostra esistenza non sarà “morte”, ma sarà vita eterna, sarà felicità perfetta, sarà regno di Dio.

Oggi noi ascoltiamo questa parola del Signore, che si fa largo in una concezione di  natale tra il barbarico dello spreco e il natale moralista delle critiche e delle buone azioni che fanno sentire più buoni. Le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria servano anche a riflettere di quanto tempo abbiamo sprecato tra egoismo e moralismo. Il Natale di Cristo ci riporta alla dimensione della riconciliazione con Dio, in un Figlio di Dio prima di tutti i secoli che nasce in questo mondo. Per farci adottare da Dio, e non è un’adozione a distanza. Dio ci adotta in vicinanza. Il Signore è vicino! Dio mandò suo Figlio, nato da una donna: nella persona di Gesù Cristo c’è la riconciliazione di Dio con l’umanità; il “vero Dio e vero uomo” del Concilio di Calcedonia, che ci sembra così filosofico, così dogmatico, significa questo. Nella persona di Cristo siamo adottati da Dio, e adottati non a distanza, ma a vicinanza! La nascita di Gesù è il concreto, è il vero, è lo storico della nostra riconciliazione con Dio. Se in Cristo riconosciamo la nostra liberazione, il nostro rapporto di figli di Dio, il nostro nome nel testamento di Dio, se davanti a Gesù Cristo riconosciamo che siamo liberi, che siamo figli, che siamo eredi, allora oggi abbiamo un motivo vero e serio di fare festa. La festa non è peccato – la Bibbia è piena di feste e Gesù stesso andava alle feste –ecco, però qui voi oggi venite a conoscenza del motivo di questa festa. Siete figli di Dio, siete liberati, adottati e arricchiti da Dio, siete degni di chiamarlo “Padre”, siete destinati, predestinati alla gioia, alla vittoria, al trionfo della giustizia e della vita. Siete figli di Dio; questo dà senso alla festa, dà spirito ai regali e dà sapore al panettone. Siete liberi, beneficati, ricchi in Cristo; questo dà corpo, dà consistenza alla festa. Tutti voi avete diritto a questo Natale, non al natale di plastica, non al Natale del moralismo, ma al Natale di Gesù Cristo che riempie di senso la nostra festa. Avete diritto di festeggiare perché è nato un bambino e per tutto quello che succede con lui non siete più schiavi e ribelli, ma siete liberi e obbedienti. La legge non è più la vostra condanna, ma è la giustizia di Cristo per voi. Dio non è un ideale irraggiungibile, ma un bambino, e chi non conosce e  riconosce Dio e lo disprezza non è perché è troppo concreto per guardare così in alto, ma solo perché è troppo superbo per guardare in basso.

Avete il diritto di sapere perché potete essere felici. Anche in un tempo di Natale e in una città che non avete mai visto così vuota, così svuotata. Per questo la parola del Signore vi è stata predicata. Siete figli di Dio; se ascoltate la voce di vostro Padre, in qualsiasi condizione e situazione voi siate, trovate l’annuncio della vostra liberazione e della vostra benedizione in Cristo. E adesso se voi restate attaccati a questa parola, nessuno vi allontanerà dalla vostra gioia. Siete liberati, siete adottati da Dio come veri figli e a voi, proprio a voi, Dio promette le sue ricchezze in eterno.

Dettagli
  • Data: Dicembre 24, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera ai Galati 4, 4-7