Lettera ai Filippesi 4, 4-9
Contenuto

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi."

Predicazione tenuta domenica 20 dicembre 2020

Testo della predicazione: Lettera ai Filippesi 4, 4-9

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, clicca qui.

“Come facciamo a uscire da questa situazione?” avremmo detto noi. E invece… Rallegratevi sempre nel Signore! Parole scritte da un carcere. Dal quale l’apostolo sarebbe uscito o libero o ucciso. Non esisteva la carcerazione detentiva. La carcerazione era soltanto preventiva, in attesa della sentenza. Che avrebbe potuto essere solo o un’assoluzione o una condanna a morte. Ogni carcerato non sapeva se desiderare o non desiderare la sentenza… in una condizione di vita paragonabile a chi ha appena fatto un esame oncologico e attende, o non attende, il risultato che, in ogni caso, può determinare la sua vita o la sua morte. In ogni caso, quel tempo, il tempo del carcere antico o il tempo della moderna attesa del risultato della biopsia, è un tempo che finisce, che sta per finire. E oggi, attorno a noi, in noi, fuori e dentro le nostre case, in altro modo il tempo della fine ci morde: Ma qui come andrà a finire? Finiranno contagiati i miei cari o io? Come andrà a finire l’anno scolastico dei miei figli? Come andrà a finire col mio posto di lavoro? È il tempo della fine, dell’assoluta provvisorietà, della precarietà. “Precarius” in latino significa letteralmente “dipendente dalla preghiera”.

In mezzo a questa precarietà disperata, la gioia spacca, la gioia si apre un varco. Efficacemente. Il Signore Gesù Cristo è vicino. Il nato a Betlemme, il crocifisso, il risorto, l’esaltato nei cieli. Il Signore Gesù Cristo, precario dalla nascita alla morte, che sembra finire su quel legno della croce, ora regna per la nostra pace con Dio, regna contro la morte che incombe. Questo è il motivo della gioia.

Gioia nel Signore. Non si tratta di una percezione o di una sensazione. Non si tratta di carattere, di ottimismo, di atteggiamento. Tutt’altro. L’Apostolo scrive queste parole dentro un periodo difficile, difficilissimo, e non sa se ne uscirà. Non dopo questo tempo, ma dentro questo tempo trova la gioia nel Signore. Non dice che la sofferenza è finita, ma riconosce una gioia nel Signore. Cioè, nel Signore, in Cristo, si trova a poter vedere Dio, se stesso e la sua situazione con una chiave di lettura, con una lente che sono completamente diverse. Il male, la morte, il silenzio… improvvisamente la vita nuova che non muore più. Il male che ha colpito la vita, ma nel suo arco aveva una freccia sola. Davanti alla vita nuova, cioè davanti al Cristo risorto, il male non può più colpire. Vittoria e trionfo. L’Apostolo vede se stesso e la sua condizione proiettate come ombre sullo sfondo del venerdì santo e della domenica di Pasqua, non ha altra chiave di lettura di se stesso e della sua situazione che la morte e la resurrezione di Cristo. Rallegratevi nel Signore. nel Signore, in Cristo la tua storia di sofferenza è compiuta, e trovi la vera gioia. Sei in crisi, sei in crisi con te stesso e con il mondo, ma nel Signore venuto al mondo c’è la tua gioia, c’è già, al presente, la gioia futura ed eterna. In Cristo, e solo in lui, trovi la tua gioia futura presente al presente. Non è una sensazione, non è una fuga dai problemi, non è un sogno. È il futuro gustato al presente, più forte della sofferenza che la situazione presente esprime. Chi la letto “Le avventure di Tom Sawyer” si ricorderò di quella bella pagina che parla di questo, di gioia futura al presente. Questo libro scritto da Mark Twain, un romanziere americano molto prolifico, sulla vita dei ragazzini del Sud degli Stati Uniti, c’è una pagina dove il protagonista si autoaccusa di un danno commesso dalla ragazzina che gli piaceva. Lei aveva strappato per sbaglio una pagina del libro del maestro, e Tom dice che è stato lui. Il maestro lo punisce, lo frusta, come si usava all’epoca, lo costringe a restare più a lungo a scuola per punizione. Ma a Tom questo non importava perché era certissimo che lei sarebbe rimasta fuori ad aspettarlo e che sarebbero tornati a casa insieme. Ecco come il futuro può essere più presente del presente, e può determinare la nostra visione del presente qualsiasi cosa ci stia accadendo. In Cristo noi siamo uniti, siamo collegati, abbiamo parte alla vittoria e al trionfo sulla morte. Soffriamo, moriamo, ma in questa partecipazione in Cristo siamo con lui, quindi siamo già oltre. E possiamo essere nella gioia, nella vera gioia, contro quanto ci sta attorno, e contro anche il nostro stesso stato d’animo. Si tratta di riconoscerci in Cristo, di scoprirci membri del corpo di Cristo e di aprire gli occhi della fede alla gioia della vittoria. Siamo esposti alla sofferenza, che non ci viene risparmiata, ma questa passa, questa è precaria, mentre il nostro essere in Cristo è già una realtà eterna.

Perciò, il Signore è vicino, non angustiatevi di nulla. Dov’è Dio nelle sofferenze?, sentiamo così spesso chiedere. Dio non è sofferenza, non manda la sofferenza. Dio è vicino. Così vicino che spesso non ce ne accorgiamo, come quando avviciniamo un foglio scritto troppo vicino agli occhi e vediamo tutto sfocato. Il Signore è vicino. Il Signore ascolta la tua preghiera. Il nostro Catechismo di Heidelberg si conclude con la domanda: “Che cosa significa la parola “Amen”? Risposta: “Amen” vuol dire: ciò è necessariamente vero e certo. La preghiera infatti è assai più sicuramente esaudita da Dio di quanto io non senta nel mio cuore di desiderare che lo sia.” Il Signore è vicino, ascolta la nostra preghiera più sicuramente di quanto voi stessi desiderate le cose che chiedete. Il Signore è vicino, il suo orecchio è più vicino alle vostre labbra di quanto lo è addirittura il vostro cuore. Il vostro essere in Cristo, essere parte del suo corpo vi permette di presentargli in preghiera tutte le vostre richieste, e sarete custoditi da una pace che vi precede e che vi seguirà, che è e sarà sempre maggiore di qualsiasi comprensione voi possiate avere. È la pace della riconciliazione, della comunione, dell’essere parti diverse dell’unico corpo. È la pace che non è solo assenza di conflitto, ma condivisione di tutte le cose belle, vere, oneste e buone. Il Signore è vicino. Ascolta e dà la sua pace, ci ordina di essere liberi, di vivere in lui, di vivere nella sua libertà.

Libertà di vivere bene, libertà di imparare, libertà di essere nella pace di Dio, con il Dio della pace. Il “Non si può” non è contemplato. L’Apostolo in catene non insegna il “Non si può”, ma “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Filippesi 4,13). Possiamo, possiamo occuparci di cose grandi e belle, possiamo servire il Signore con un servizio ai fratelli e alle sorelle propositivo, attento, intelligente, lungimirante. Possiamo trovare gioia nei doni di Dio, quei doni che nessun carcere, nessuna pandemia, nessuna crisi economica, nessuna morte possono portarci via, il dono del Cristo vicino e tutti gli altri doni insieme a questo. Possiamo ricevere e fare. La pace di Dio non ha esaurito i suoi doni e le sue possibilità. Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Non abbiamo i piedi in una vasca di cemento a presa rapida. Possiamo davvero. Nella pace di Dio, nell’essere in Cristo, nella gioia, possiamo. Il Signore è vicino, e possiamo. Secondo la sua volontà e per la sola sua gloria, tante cose possono essere oggetto dei nostri pensieri. Il traguardo, il risultato, è cosa che dipende da Dio e non da noi. Per questo, il risultato è l’unica cosa di cui possiamo serenamente non occuparci. Forse lo vedremo, forse lo vedranno altri. Lo vedrà Dio, e sarà glorificato, cioè sarà “presentato” in tante opere buone compiute secondo la sua parola, compiute in Cristo, compiute nella libertà, compiute nella sua pace, qualsiasi cosa ci accada.

Il Signore è vicino. Il Signore Gesù Cristo che è nato da Maria, che è morto sulla croce, che è stato risvegliato dalla morte, che è asceso alla gloria del cielo. Il Signore Gesù è vicino, questo unico che ha vinto sulla morte, su qualsiasi morte, su qualsiasi peggio. Gesù è vicino, questa gioia spacca la disperazione. Gioia profonda, gioia seria. Che molte volte si esprime un volto serio e consapevole, e non in una faccia da cuorcontento o da illuso. Questa gioia è irriducibile. Il resto è fumo.

Dettagli
  • Data: Dicembre 20, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera ai Filippesi 4, 4-9