Lettera ai Filippesi 3, 7-11
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"Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti."

Predicazione tenuta domenica 9 agosto 2020

Testo della predicazione: Lettera ai Filippesi 3, 7-11

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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E se fosse la parte migliore  - e non la peggiore - di te, di me, di noi a essere il vero ostacolo alla conoscenza di Cristo? La parte buona, approvata da noi stessi e fonte di stima da parte degli altri. Se è questa ad essere il nostro ostacolo più formidabile alla conoscenza di Cristo, allora ascoltiamo la parola dell’Apostolo. Se così non fosse, vi direi: “Fate del bene! Siate positivi!” e io avrei finito qui, se predicassi contro la Bibbia, se predicassi dalla parte dell’imbroglio e del furto ai vostri danni. La conoscenza di Cristo? La giustizia di Cristo? La salvezza? La resurrezione? Ma questa è dottrina, lasciamola a chi ha studiato e noi che siamo persone semplici… facciamo del bene e siamo positivi. No! Questo è il più grande furto e imbroglio della Storia del cristianesimo! Prima un furto, quando non era permesso avvicinarsi a queste cose, tu credevi la chiesa e gli specialisti della chiesa discettavano di dottrina. Adesso è un imbroglio, perché le “opere di bene” valgono tanto agli occhi del mondo, invece lo studio, la riflessione, l’insegnamento, l’applicazione della testa sulle cose di Dio non valgono niente. La trinità è inspiegabile e la Bibbia è difficile… non mi metto a studiare… preferisco fare… preferisco essere una brava persona… siamo pratici… la verità è che ci hanno imbrogliati. Il mondo ci imbroglia per dominarci. Perché chi non conosce è minorenne ed è dominato. Non cresco se non studio e imparo… che la rivelazione di Dio è per me. Per me… le azioni e i valori erano un guadagno, ora sono un danno a causa di Cristo. Tutto il mondo concettuale che ci tiene in mano, dal disprezzo supponente della “dottrina” al mito di salvare il mondo con le nostre mani, dall’”Ama te stesso” al “Noi siamo a posto, quegli altri no”, tutta questa roba che ti domina perché ti convince si rivela, davanti alla conoscenza e al guadagno di Cristo, si rivela danno e spazzatura.

Quale era tutta questa spazzatura della vita dell’apostolo Paolo? Che cosa era tutto questo peso che gli impediva di conoscere Gesù e di essere suo? Allora, ce lo dice nei due versetti precedenti: “Io, circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d’Ebrei; quanto alla legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.” Ecco, questo era l’Io di Paolo. Un grand’uomo. Un grand’uomo che non c’è più. Deve essere reso conforme a Cristo nella morte se giungerà in qualche modo alla resurrezione dei morti.

Quel grand’uomo del vecchio Paolo è morto e continua a morire. Vive la propria morte nella morte di Cristo per sperare di essere in lui e con lui nella vita nuova.

Il vecchio “guadagno” è un danno di fronte alla conoscenza di Cristo e tutte le cose di prima sono spazzatura al fine di guadagnare Cristo. Paolo aveva un curriculum vitae non solo ineccepibile, ma assolutamente eccellente. Tra l’altro, parlando ai Giudei del tempio di Gerusalemme, disse di aver studiato con il rabbino Gamaliele (Atti 22,3),  rabbino citato nel libro degli Atti, “onorato da tutto il popolo” (Atti 5,34). Era uno dei due migliori insegnanti di Gerusalemme. Quindi, tra le benemerenze di Paolo prima della sua conversione, dobbiamo ricordare anche questo titolo di studio, che nel mondo di oggi corrisponderebbe a un dottorato ad Harvard. Ecco, questo era il suo guadagno. Un uomo di buona famiglia, colto, rispettato e ammirato. Un uomo onesto e tutto d’un pezzo, con un amore per le cose di Dio a tutta prova. Tutto questo è danno e spazzatura di fronte a Cristo. Certo, ci piacciono molto le storie di convertiti che erano stati criminali incalliti, mercanti di schiavi come John Newton, trafficanti di droga, tagliagole, assassini… Ma i danni non sono solo questi e non sono principalmente questi. Una brava persona, fedina penale immacolata, buona famiglia, ottima formazione, cultura, moralità a tutta prova… quella è spazzatura. Essere come ti piace, essere come ti piaci, essere come ti sei costruito, con le tue buone idee, con le tue opinioni giuste e inattaccabili, con i tuoi punti fermi cui non rinunceresti mai… questa è spazzatura perché questo sei tu di te stesso, questo sei tu per come puoi governare la tua vita al meglio. Questa è spazzatura, perché se sei tutto questo, vuol dire che non hai ceduto a Gesù Cristo il timone della tua vita. C’è una bellissima testimonianza nel testamento di Andrea Pizzarda, un evangelico italiano della fine del Cinquecento. Quest’uomo nel suo testamento descrive la sua vita e dice: “Io ero ricco, felice, benvoluto da tutti. Ma un giorno mi capitò di ascoltare una predicazione evangelica, lessi dei libri e – dice - mi accorsi che quella che amavo e che chiamavo vita in realtà era la mia morte eterna”. Pizzarda lasciò tutto e si trasferì in terra svizzera, dove divenne diacono della Chiesa riformata.

L’apostolo Paolo e altri considerarono tutto questo come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo ed essere trovati in lui non con una giustizia propria derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia di Dio basata sulla fede. Noi siamo protestanti e riteniamo di avere digerito la giustificazione per sola fede una volta per sempre. Come se fosse un vaccino che dura tutta la vita, con un richiamo ogni tanto. Ora però, la giustizia propria derivante dalla legge non è solo la giustizia data dalla legge mosaica, non è solo la giustizia che viene dai precetti della chiesa cattolica, ma è la giustizia che viene da quella legge che è dentro di te. La tua legge! La tua giustizia! Queste non valgono davanti a Cristo. L’uomo del Vangelo che voleva seguire Gesù, ma che voleva prima salutare i suoi familiari, non era adatto per il regno di Dio. Gesù non è stato indulgente con le condizioni più sacrosante che l’uomo del Vangelo metteva davanti per diventare suo discepolo. Cioè, detto in altre parole, la conversione non è un divino puntello, un rinforzo celeste alla tua parte buona, giusta e morale. Anzi, è dalla parte migliore di te che ti viene la giustizia che deriva dalla legge. E anche questa parte, soprattutto questa parte di te deve essere umiliata, deve cedere, deve arrendersi a Cristo. E lo fa, lo fa perché è perdente. Perché di fronte all’eccellenza della conoscenza di Gesù, di fronte alla giustizia di Cristo sei uno straccione. Il Figlio di Dio, coeterno al Padre, generato prima di tutti i secoli, si fa essere umano e viene umiliato, viene massacrato dai malvagi. Ma quella morte è il sacrificio che espia i peccati del mondo, passati, presenti e futuri. La tua giustizia può fare questo? La giustizia che viene dalla tua legge, dalla migliore della tua legge, può fare questo? Anzi, fa il contrario. La giustizia che viene dalla legge ti illude di non aver bisogno di mollare il timone, ti dice: “Qualche errore lo commettono tutti, ma tutto sommato va bene così.” E la coscienza è alleata con questa legge, la coscienza sa essere indulgente, la coscienza sa usare pesi e misure diverse, sa come farci perdonare noi stessi, sa dimenticare. Ecco, tutta questa spazzatura crolla davanti a Cristo. L’apostolo Paolo è crollato davanti a Cristo. È rimasto cieco, è stato condotto per mano a Damasco, dove Anania gli ha ministrato il Vangelo e il Battesimo (Atti 9). Così si va a Cristo. A mani vuote. E le mani vuote saranno riempite dalla sua giustizia.

Lo scopo è la conoscenza di Cristo, della sua morte e della sua resurrezione, essendo conformati alla sua morte per risorgere dai morti a vita nuova. Quindi, il credente viene riformato, viene messo nella forma della morte di Gesù, viene rimodellato su quella forma. Ed è la forma della sofferenza. Non solo della sofferenza “normale”, malattia, lutti, difficoltà di vita, delusioni, e altro. È una sofferenza data in più. Tanto che Martin Lutero diceva che la sofferenza è l’abito di nozze del cristiano. Oggi tutti diremmo: l’abito di nozze del cristiano, quello che distingue il cristiano dev’essere la gioia. Invece Lutero diceva: “è la sofferenza”. La sofferenza di Cristo distingue il cristiano dagli altri. Se appartenete a Cristo, perderete tanto. Perderete possibilità, occasioni, conoscenti, amici. Perderete quello chi vi è più caro. Potrete subire dalla derisione all’uccisione, perché succede ancora nel mondo di morire per il nome di Cristo. Ma tutta questa non è tutta la morte che subite. Soprattutto, e fa male, subite la mortificazione di voi stessi. Tu muori ogni giorno davanti a Gesù Cristo. Muori alla vita vecchia, muori ai difetti ma soprattutto muori alle virtù della vita vecchia, muoiono le tue convinzioni più profonde, muore il tuo aver ragione, muore la tua idea di giustizia, muore la tua idea di amore. Il loro posto lo prendono la giustizia e l’amore di Cristo. Ma questa mortificazione di te stesso non è fine a se stessa. Muore il vecchio Io per essere risvegliato da Dio, risvegliato in una vita nuova. E ogni giorno vieni mortificato e vieni rivivificato. Ogni giorno, quando leggi la Bibbia, la tua parola deve tacere, e parla la parola di Gesù. Ogni giorno, quando preghi, la tua azione si deve fermare e devi riconoscere l’azione di Dio. Ogni giorno, in comunione con Gesù Cristo e con la sua chiesa, non sei unito con chi la pensa come te, sei unito con chi ha ricevuto la fede da Dio stesso. Nella tua vita c’è la morte di Gesù, c’è nell’umiliazione di te stesso davanti al Vangelo potente di Dio, e c’è la speranza della resurrezione, la certezza che nella morte di Cristo tu trovi il Sì e l’Amen di Dio alla tua salvezza eterna.

La tua domanda. Come posso fare io tutto questo? Almeno, come posso desiderare io tutto questo? La risposta del Vangelo è che tutto questo, tutto, è opera di Dio. La conversione non è la guarigione da una malattia grave, in cui il malato desidera tornare come prima, perché con la conversione non torni quello di prima. La conversione è come la resurrezione dei morti. Non è in tuo o in mio potere. È solo Dio che converte. E, come per la resurrezione dei morti, avviene dopo la morte. Non dopo la morte fisica, ma dopo la mortificazione interiore. Muori a te stesso per vivere in Cristo. La vita del tuo Io cede il passo alla vita di Dio. Secondo, quest’opera di Dio ha un inizio, ma non una fine in questa vita. Quest’opera avviene ogni giorno, dal giorno che sei rimasto muto, interiormente muto, ad ascoltare il Vangelo. Non avviene per tappe, non avviene per gradi, ma avviene segretamente. Solo Dio conosce la tua conversione, solo Dio sa quanta fede, quanta speranza, quanto amore stanno nascendo in te. Tu potrai scoprirlo, ma è più probabile che siano altri a scoprirlo in te. Tu potrai scoprirlo nel momento e nella misura che Dio riterrà sufficiente. Tu potrai scoprirlo non guardando in te stesso, ma guardando a Cristo, ascoltando la sua parola, onorandolo come Signore e timoniere della tua vita. Per questo l’Apostolo Paolo dice: “per giungere in qualche modo alla resurrezione dei morti”. Il modo è il modo di Dio, che ti rivela il necessario della tua salvezza, e che rispetto a quanto tu puoi desiderare, sa fare molto di meglio.

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  • Data: Agosto 9, 2020
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  • Passaggio: Lettera ai Filippesi 3, 7-11