Lettera agli Efesini 4, 20-32
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"Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo."

Predicazione tenuta domenica 18 ottobre 2020
Testo della predicazione: Lettera agli Efesini 4, 20-32
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Come sta il vostro catechismo? “Avete imparato, siete stati istruiti” dice la Lettera agli Efesini… che cosa abbiamo imparato? E abbiamo finito di imparare? Per otto anni di seguito, una domanda dopo l’altra del Catechismo di Heidelberg è stata letta e commentata ogni domenica, prima del Credo, fino alla chiusura per l’epidemia. Questo non voleva certamente essere la soluzione del problema, ma la segnalazione del problema, non la medicina, ma il termometro. Come sta la tua istruzione cristiana? Fatta tanti anni fa, e poi… sei passato a un livello superiore dopo la confermazione? Da buon italiano, dopo i 25 anni non studi più? Tu sei arrivato… studino gli altri? Finché non avremo una efficiente catechesi permanente, finché non saremo una scuola, potremo affrontare molto debolmente i problemi della vita. Avete imparato a conoscere Cristo. Non è una sensazione, non è un sentimento, è una conoscenza alla portata di tutti, ma che facciamo nostra con uno studio. Ma oggi alla gente interessano i problemi della vita… eccoli qui, i problemi della vita! La verità, il conflitto, l’onestà, il sostegno, il perdono. Tutte cose che ci toccano ogni giorno. Per affrontarle in Cristo, c’è bisogno di imparare. Se credi di non avere nulla da imparare, se credi che sono gli altri a dover imparare prima di raggiungere il tuo livello, la tua maturità, la tua anzianità…vabbeh, per te andrebbero bene i boy scouts. Personalmente, posso dirvi che non finisco di preparare niente, una predicazione, una lezione o un articolo, finché non sento di aver imparato qualcosa io, per la mia vita. Qualcosa che non sapevo o sempre più spesso, col passare degli anni, qualcosa avevo dimenticato. E ancora non mi è sufficiente, ancora voglio andare avanti.

Avete imparato in Cristo. Avete imparato che siete spogliati di voi stessi per rivestire  l’uomo nuovo, immagine di Dio. Dio ci ama così come siamo, ma non ci lascia lì dove siamo e non ci lascia così come siamo. Applica su di noi la giustizia perfetta di Cristo, che non meritiamo, e allo stesso tempo ci uccide e ci fa risorgere ogni giorno. Questo è il battesimo. Noi siamo battezzati ogni giorno in Cristo. Ogni giorno muore il nostro io vecchio, viene crocifisso con Cristo che sulla croce porta appunto il nostro peccato, il nostro essere umano vecchio. Ogni giorno il nostro vecchio peccatore muore sulla croce di Cristo. E ogni giorno viene risvegliato alla vita con un essere nuovo e glorioso. Ogni giorno riapre gli occhi risorto, vive della vita del grande risorto. Questa presenza di morte e di resurrezione è costante nella vita di fede. Il cattolicesimo popolare la incardinava in momenti o in cerimonie specifiche, mentre il protestantesimo risvegliato e carismatico le collegava a un’esperienza spirituale biografica e molto precisa, in quel giorno e in quell’ora… (pensate al vecchio Scrooge nel Canto di Natale di Dickens). In realtà, il vecchio Io viene ucciso ogni giorno. Il nuovo Io viene risvegliato alla vita ogni giorno. Ma quello che a noi sembra in ordine temporale, cioè prima una cosa e poi l’altra, in Dio avviene in un momento solo. Anche nella liturgia noi abbiamo prima la confessione di peccato, dove ci spogliamo del nostro vecchio peccatore, e poi l’annuncio del perdono, in cui rivestiamo il Nuovo ad immagine di Dio, ma in Dio sono una cosa sola. Il giudizio della croce e la grazia della croce. E così la parola che uccide in noi il vecchio peccatore e che dà vita in noi alla nuova immagine di Dio, in Dio questa è un’unica parola. La parola che ci giustifica e la parola che ci ricolloca in Cristo e non in noi stessi, questa in Dio è l’unica parola. La parola che ci giustifica in Cristo senza alcun nostro merito o prestazione e la parola che ci colloca nell’appartenenza e nell’obbedienza totali a Cristo, in Dio questa  è una sola parola. Per amore di questa parola, viviamo consapevolmente la morte del nostro vecchio essere. Come? Odiando il peccato che abbiamo commesso, vergognandocene davanti a Dio e davanti agli altri, proponendoci di non lasciarlo comandare sulla nostra vita e determinarla. E comincio dal peccato più vicino, cioè dal mio. E allo stesso tempo, per amore di questa parola, siamo rinnovati, siamo chiamati a rivestire l’essere umano nuovo, a immagine di Dio, siamo chiamati a specchiarci nel primo, grande, perfetto uomo nuovo che è il Signore Gesù Cristo. Come? Amando la verità, praticando la misericordia, dimostrando una vera riconoscenza a Dio, amando sinceramente il prossimo, nella gioia di vivere in tutte le grazie e in tutte le benedizioni del cielo.

Tutto questo ha delle conseguenze. Morire e rivivere il Cristo, cioè il cuore del nostro battesimo, ha delle conseguenze. Quelli che dicono: “Eh, ma dove sono le conseguenze del battesimo?” Eccole qui. Il nostro morire alla vita vecchia e risorgere alla vita nuova in Cristo ha queste conseguenze: ognuno dica la verità, temete e non peccate, non lasciatevi dominare dall’ira. Non rubate più, ma lavorate onestamente per condividere con chi è nel bisogno. Dite una parola buona, incoraggiante. Una parola che costruisce, una parola che consola, una parola che comprende il problema degli altri. Se potete dire una parola buona, ditela! E siate con tutto il cuore dentro la parola buona che condividete e che regalate. Ecco le conseguenze del battesimo con catechesi, con conoscenza, con consapevolezza. Vivere il battesimo ogni giorno, il vecchio essere umano annega e ne viene salvato fuori uno nuovo, in Cristo. Morire e risorgere ogni giorno, anche perché intanto, diceva Lutero, l’uomo vecchio ha imparato a nuotare, ma ogni giorno è un po’ più stanco del giorno prima, mentre il nuovo, quello che emerge dall’acqua, ogni giorno è un pochino più in forma

Del giorno prima. Pensate a quante cose ci bloccavano e che adesso non ci bloccano più. Pensate a quello che non riuscivamo a fare e adesso ci riusciamo, che non potevamo parlare con quella persona lì e adesso possiamo farlo. Pensate che eravamo preoccupati di cose di cui oggi non ci preoccupiamo. Pensate a quello che possiamo fare e prima non potevamo, con persone con cui prima non avremmo potuto. Pensate che conosciamo, che meditiamo, che ci facciamo anche accompagnare nella nostra giornata da pensieri buoni, di fiducia in Dio, di amore per lui, di familiarità con lui, di tante piccole cose che non conoscevamo, ma che adesso sono grandi, sono importanti. Pensate a Dio e alla sua verità con fiducia, parlate agli altri con verità e con fiducia. Dio ci conduce a questi verdi pascoli, riformandoci nella forma di Cristo, chiamandoci a vivere non solo in modo giusto e vero, ma anche in modo che è buono e bello, per gli altri e anche per noi.

Avanti così, avanti così fino al tutto della vita in Cristo: il perdono.  “Perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.” Questo è il cuore della libertà cristiana. Il perdono lascia il peccato alle nostre spalle. Quando non c’è perdono, quando non chiediamo e non accordiamo il perdono, il peccato del passato resta nel presente e ci sbarra la strada del futuro. Il perdono non è un oggetto a nostra disposizione, il perdono è una vita nuova. Il perdono è LA vita nuova. Chi lo accorda è libero, chi lo accoglie è liberato. Chi lo chiede ama la libertà e la verità, chi lo accorda sa che Dio vuole misericordia. Il perdono è l’aria del cristiano: lo inspiriamo e lo espiriamo; ci circonda. Ma allo stesso tempo sappiamo quanto è difficile chiedere perdono e quanto è difficile accordarlo. Quanto è facile credere che Dio capisca, comprenda e perdoni soltanto noi, soltanto me, e che il perdono non riguardi il nostro rapporto con gli altri. Ma in questo modo, con le parole del Padre Nostro “rimettici i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” noi stiamo pronunciando la condanna su noi stessi. L’insegnamento della Lettera agli Efesini ci aiuta a vincere questo peccato e una parola di Lutero, scritta esattamente cinquecento anni fa, 1520, è il nostro catechismo per oggi: “Un cristiano vive non in se stesso, ma in Cristo e nel suo prossimo: in Cristo per la fede; nel suo prossimo per l’amore. Per la fede sale al di sopra di sé in Dio; da Dio torna a scendere al di sotto di sé per l’amore; e rimane pur sempre in Dio e nel divino amore”. Questa è la vita nuova, più vera e più santa, ma anche più buona e più bella della vita vecchia.

Dettagli
  • Data: Ottobre 18, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera agli Efesini 4, 20-32