Lettera agli Ebrei 4, 14-16
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"Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, perché egli è stato tentato in ogni cosa, senza commettere peccato Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno."

Predicazione tenuta domenica 10 marzo 2019

Testo della predicazione: Lettera agli Ebrei 4, 14-16

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Stiamo fermi nella fede in Cristo, in quel Cristo che ha vinto la morte ed è stato esaltato alla destra di Dio. In quel Cristo che continua a operare in nostro favore. La fede nel Signore Gesù vittorioso ed esaltato basterebbe a squagliare i cattivi umori, i pessimismi costanti (“va tutto male… non si può…”), le eterne beghe da pollaio che affliggono i luoghi dove viviamo e anche le chiese. Gesù, il nostro sommo sacerdote, è passato attraverso i cieli, è in trionfo presso il Padre, e allo stesso tempo non si rifiuta di avere considerazione per noi e per le nostre miserie.
Gesù Cristo, il nostro sommo sacerdote conosce le nostre debolezze e le porta con noi. Vuole che noi conosciamo la sua gloria, e ha voluto conoscere la nostra miseria. Possiamo fidarci di chi conosce noi e vuole che conosciamo lui?

Innanzi tutto la Bibbia ci proclama che Gesù Cristo è il sommo sacerdote in eterno. Lo è per due motivi. Primo, perché Gesù ha offerto se stesso in sacrificio sulla croce, quindi è sacerdote e vittima allo stesso tempo. E questo sacrificio, unico e irripetibile, dona il perdono ai peccatori passati, presenti e futuri. Secondo, perché Gesù è stato risvegliato alla vita ed è stato esaltato alla destra di Dio, e da lì continua a intercedere e a regnare sulla sua chiesa Questo è il Cristo in cui professiamo la nostra fede. L’autore dell’alleanza nuova ed eterna con Dio, il mediatore gradito a Dio e vicino ai noi, quando siamo immersi nei nostri guai. Che cosa possiamo sperare di più? Molte volte l’ignoranza, la non conoscenza, tiene davvero lontani da lui. Il mondo si rivolge ad altro per il benessere, l’armonia; cerca la New Age, le filosofie orientali, le pietre colorate e i fiori di Bach, ma non vuole sapere che il nostro sommo sacerdote, Gesù Cristo, conosce la nostra vita meglio di quanto la conosciamo noi stessi. Il mondo si danna cercando di uscire da solo dai suoi problemi, si attacca a dei mezzucci e non ce la fa. Gesù conosce i nostri problemi, vi si è dovuto immergere e ne è uscito trionfatore. Solo lui li può conoscere meglio di noi stessi. E adesso ve lo dimostro.

Gesù è stato tentato dal diavolo nel deserto. E, nella preghiera che ha insegnato, ha detto “non ci esporre alla tentazione”. Ma oggi chi ha una tentazione? Oggi nessuno ha più tentazioni. Ma se io cambiassi solo una parola, e chiedessi chi ha un “problema”, tutti voi ne avreste. Primo problema: non riesco a finire il mese, non riesco a mantenere il mio tenore di vita, vorrei qualcosa di più, vorrei stare meglio, ne ho diritto, io lavoro, perché devo essere l’unico onesto tra gli imbroglioni… Gesù nel deserto dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno ebbe fame. E il diavolo gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani”. Secondo problema: devo andare oltre il limite, devo provare sensazioni forti, devo sballare, devo rischiare per sentirmi vivo… Il diavolo pose Gesù sul pinnacolo del tempio, e gli disse “Buttati giù!”. Terzo problema. Sono sprecato a vivere così, ho bisogno di riconoscimento, di essere apprezzato per quello che valgo e di avere un livello consono alle mie capacità… Il diavolo portò Gesù con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: “Tutto questo sarà tuo”. La Bibbia conosce i “problemi” più lucidamente di quanto li conosciamo noi. Abbiamo un sommo sacerdote che può simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, perché è stato tentato come noi in ogni cosa.

Dunque, accostiamoci con fiducia al trono della sua grazia. Gesù non è affatto uno che non può capirci, anzi ci capisce meglio di quanto noi capiamo noi stessi. Nell’Antico patto i sacerdoti dovevano tutelare la santità di Dio contro il popolo peccatore. I leviti, i membri della tribù di Levi, erano stati scelti per il sacerdozio perché si erano dimostrati i più feroci e implacabili ad uccidere gli ebrei idolatri nel deserto. Invece il gran sacerdote del Nuovo patto non agisce contro di noi a causa dei nostri peccati, ma ha donato se stesso quale sacrificio avendo provato e vinto sulla sua pelle il male, le tentazioni e i problemi che ci assalgono. L’umanità di Gesù è un’umanità piena e vera, un’umanità che conosce e vince gli stessi avversari che la nostra umanità conosce e combatte. Non è un’apparenza di bene nel mondo di dolore; è uno che ha fatto la stessa strada che facciamo noi, arrivando fino in fondo più di noi, arrivando al totale abbassamento e poi alla gloria celeste. Perciò ci conosce, conosce i nostri problemi e sta sopra di noi – su un trono di grazia, dice la Bibbia – per essere più vicino a tutti noi. Così possiamo essere certi che vuole ascoltarci e risponderci con dei fatti di bontà al momento più opportuno.

Tutte queste parole sono state scritte perché noi ci avvicinassimo con fiducia al trono della grazia di Gesù. Con fiducia. Per ottenere misericordia, trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno. La fiducia. Per molti la fiducia in Dio -assomiglia alla sottomissione a un destino cieco che alla fine aggiusta le cose più gravi, dopo che le abbiamo sopportate per un po’ di tempo. Ma il cristianesimo non è sottomissione, è riconciliazione. Il testo biblico di oggi ci spiega ci è il Cristo in cui possiamo avere fiducia. E ce lo spiega con una immagine. Il vittorioso, che è elevato alla gloria dei cieli Quindi il vincente, che ha affrontato e vinto i più gravi problemi che l’umanità si trova ad affrontare. Il nemico che ti spaventa è già stato sconfitto da Gesù. È sconfitto. Può essere ancora pericoloso, ma ha perso. Noi possiamo aver fiducia di chi conosciamo, e soprattutto di chi conosce noi e i nostri problemi fino in fondo. Tante volte ci siamo confidati con persone amiche che però non potevano capirci perché non avevano passato i nostri guai. Invece Gesù Cristo ha conosciuto i nostri problemi nella loro forma più tragica e più estrema, e li ha vinti. Ci accostiamo al trono della sua grazia con fiducia, con la fiducia di chi lo ha conosciuto e sa che cosa Gesù Cristo conosce di noi e che cosa può fare per noi. Parliamo a un salvatore che è più in alto di noi, ma che è stato molto più in basso di noi, che è stato nel fondo dei problemi, e li conosce meglio di noi. Perciò possiamo accostarci con fiducia. Inoltre la fiducia sa di essere ascoltata ed esaudita. Se preghiamo come se pensassimo che Dio non può aiutarci e ha le mani legate, questa non è preghiera, è sterile lamento. E lo sterile lamento non serve. O quando crediamo che la preghiera sia una dichiarazione di buoni propositi generali: “Signore, ti preghiamo per la pace nel mondo…” ma lo sappiamo pregare per la pace nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro e di vita, nel nostro mondo? La condizione assolutamente necessaria per la preghiera è la fiducia, cioè se preghi devi essere certo che il Signore ti darà quello che gli chiedi, a meno che tu non chieda qualcosa contro la sua volontà. Chiedi a chi sai che ha e che è d’accordo con quanto chiedi. Il Signore ti risponderà al momento opportuno, ma ti risponde, se gli chiedi quello che ti ha insegnato a chiedere. Un bambino che chiede la merenda alla mamma, sa che mangerà la merenda. Se la mamma è un po’ rigida (merce rara oggi), aspetterà fino all’ora della merenda, ma il bambino è certo che prima di sera la merenda arriva.

Possiamo accostarci al Signore Gesù Cristo con fiducia, perché ha fatto esperienza delle nostre sofferenze e dei nostri problemi, li ha vinti ed è stato esaltato nei cieli, da dove continua a donarci la sua grazia. La conoscenza e la fruizione della misericordia eterna di Dio passa attraverso la relazione con il sacerdozio eterno, con la mediazione eterna del Signore Gesù Cristo. Non un fondatore di religione, ma il Figlio eterno di Dio, rivelato a noi, lo stesso ieri, oggi e in eterno. Alla gloria del Padre e per la nostra salvezza.

Dettagli
  • Data: Marzo 10, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera agli Ebrei 4, 14-16