Lettera agli Ebrei 13, 1-3
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"L'amor fraterno rimanga tra di voi. Non dimenticate l'ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!"

Predicazione tenuta domenica 26 luglio 2020

Testo della predicazione: Lettera agli Ebrei 13, 1-3

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Dimentichiamo le parole “Lettera agli Ebrei” e le sostituiamo con “Predicazione ai cristiani di Roma”. Un pastore che predica alla sua comunità, all’antenata di questa comunità. Una comunità stanca. Persecuzioni, poi sospetti, polemiche, calunnie, gli altri che la tenevano a distanza, strane idee che giravano, fazioni, la fine della prima generazione, quella che aveva avuto entusiasmo e spalle solide… una comunità che non cammina, che non prega, che non studia, che non frequenta i culti.

A una chiesa così, a una chiesa stanca si rivolge questa predicazione del Nuovo Testamento: Cristo è superiore, Cristo ha compiuto, Cristo ha vinto, Cristo è lo stesso, in Cristo lodiamo Dio, in Cristo Dio rende perfetti noi. La soluzione alla stanchezza della chiesa, alla nostra stanchezza non è inventarsi attività, non è il culto su internet, non è rinnovare il linguaggio, non è la liturgia pop, non è inventarsi un nemico da attaccare… la soluzione è conoscere meglio Gesù Cristo e vivere con lui e in lui.

E dove trovo Gesù Cristo? Qui, per esempio! Parla, ci parla. E ci visita. Anzi, ci riceve. Dice il Signore Gesù Cristo: “Io sarò con voi, voi, fino alle fine del tempo presente” e “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Voi… due o tre. Incontrare Cristo e stare con lui è esattamente il contrario della perfetta società commerciale. Perché la perfetta società commerciale è quella con un numero di soci dispari e minore di tre. Invece per incontrare Gesù Cristo, per vivere in Cristo il numero giusto è qualsiasi numero maggiore di uno. Per questo l’amore fraterno non è un di più che rende più bella la chiesa, non è una bella cravatta che impreziosisce la persona che la indossa. L’amore fraterno un concreto del fatto che la chiesa sia la chiesa di Gesù Cristo. Che non sia la chiesa dei gruppi. Che non sia la chiesa di c’era prima. Che non sia la chiesa di chi è venuto dopo. Che non sia la chiesa di chi crede di essere sopra gli altri. Di Gesù Cristo. Perché se cominciamo a ritenere legittimo, possibile, praticabile qualsiasi primato umano qui dentro, e dico qualsiasi primato umano qui dentro, allora usciamo da qui, prendiamo il 64 e presso il capolinea troveremo quello che il nostro cuore peccatore cerca, e con buoni 1500 anni di comprovata esperienza nel settore. Quindi, l’amor fraterno rimanga tra noi… qualcuno l’ha scritto qui, alla vostra destra, dopo anni è stato scritto, dopo anni in cui la nostra chiesa non aveva un luogo stabile, dopo che il nostro dirimpettaio di nobile famiglia papalina ci aveva trascinati in tribunale perché voleva indietro il terreno che avevamo regolarmente comperato per costruire questo tempio, dopo che i soldi per costruire arrivavano e non arrivavano, con mal di pancia, screzi, letteracce…”L’amor fraterno dimori tra voi”. E questa parola ha chiesto urgentemente udienza al cuore dei nostri nonni, dei nostri padri e al nostro cuore. E questa parola è la predicazione del funerale del vecchio, del funerale del “Questo è mio!”, del funerale del “E tu chi sei?”, del funerale del miserabile e infantile: “È tutta colpa di quegli altri!” “L’amor fraterno dimori tra voi” significa che la chiesa vecchia muore e la chiesa nuova risorge, che qui, ogni domenica, moriamo di vergogna confessando a Dio il nostro peccato e tutti noi risorgiamo nella sua parola di perdono e nella giustizia di Dio che ci viene imputata per sola grazia. Vedete che non è buon cuore, che non è moralina, questo è proprio vivere in Cristo.

Non dimenticate... ricordatevi… Non dimenticarsi e ricordarsi sono attività che facciamo con la testa. Usiamo la testa!  Per che cosa? Innanzi tutto per non dimenticare l’ospitalità. Che nel mondo antico non era dare un letto e l’uso del bagno, ma era ricevere e riconoscere l’altro come tuo pari. Onorarlo, farlo sentire a proprio agio, dirgli di comunicare i suoi bisogni alla servitù, passare del tempo con lui, farlo servire per primo a tavola. Questa era l’ospitalità nel mondo antico. Era appunto come ricevere un ambasciatore. Alcuni, senza saperlo, hanno ospitato angeli. Il riferimento è all’episodio di Genesi 19, quando Lot ricevette due angeli e li volle proteggere dalla violenza degli abitanti di Sodoma, arrivando addirittura al punto di offrire le sue figlie al branco al posto dei suoi ospiti, dicendo: “Non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto” (Genesi 19,8). Ecco, tu ricevi l’ospite e ne sei responsabile per il suo benessere e la sua protezione. L’ospitalità è una pratica di amore per il prossimo. Qualcuno viene da te, tu lo accogli, condividi spazi e beni, ti occupi di lui, lo proteggi. In questo modo onori chi te l’ha mandato e chi è rappresentato da lui. Dai il meglio che puoi per lui.

Poi, usa la testa non solo per offrire il tuo meglio, ma per venire in aiuto nel peggio. Ricordatevi dei carcerati e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste. Quelli che sono stati privati della libertà e di qualsiasi conoscenza del loro futuro, perché il carcere antico non era mai detentivo, non eri mai condannato a cinque anni, ma soltanto preventivo.  aspettavi la sentenza che era o la libertà, o la morte. E non sapevi quando la notizia sarebbe arrivata. Anche voi siete in carcere, nelle carceri di paesi in cui la legge è un arbitrio, e siamo nelle carceri dove i carcerati non sanno se domani saranno vivi. Lo siamo nelle sorelle e nei fratelli detenuti in Cina. Perché siamo tutti membri di un unico corpo. Ospitate come se ospitaste gli angeli, i messaggeri e gli ambasciatori di Dio. Ricordatevi dei carcerati e dei maltrattati come se voi stessi lo foste.

La Lettera agli Ebrei, ossia la predicazione alla chiesa di Roma stanca. Sei stanca, chiesa valdese? Sei stanca, chiesa francofona? La risposta della lettera agli Ebrei è sintetizzata da Martin Lutero nell’ultima pagina del suo scritto sulla libertà del cristiano: “Un cristiano non vive in se stesso. Vive in Cristo per mezzo della fede e vive nel suo prossimo per mezzo dell’amore.” Sei stanco? Perché? La lettera agli Ebrei di dice che il Signore Gesù Cristo ha fatto tutto. Questo lo credi, lo hai detto nel Credo. Ha vinto la morte. È il sacerdote in eterno, ti porta davanti a Dio e porta Dio davanti a te. Non ti chiede di fare niente, niente! Perché sei stanco? La predicazione alla nostra chiesa di Roma…più di  millenovecento anni fa ti chiede soltanto di ricordare, di non dimenticare. Prima di tutto dobbiamo ricordare sempre quello che è scritto sopra la nostra testa  e che era già scritto per noi prima che noi entrassimo qui dentro. Là sul muro alla vostra destra. Io credo che se ci alziamo, lo vediamo tutti meglio. Se ci alziamo, lo vediamo tutti meglio. E se lo diciamo insieme, a voce alta, ce lo ricorderemo meglio. “L’amor fraterno dimori fra voi”. Secondo: noi possiamo ricordare che al nostro prossimo, al nostro più vicino, alla comunità più vicina possiamo dare sempre il meglio e mai il peggio di noi. Perché ce ne siamo dimenticati, ma sono angeli, sono angeli di Dio. Terzo, ricordiamoci che se un membro del corpo che noi siamo soffre, siamo noi, anche noi a soffrire. Anche questo lo abbiamo dimenticato e abbiamo visto persone, gruppi che ricercavano solo il proprio prestigio e che hanno fatto del bene al corpo come una mano sinistra che prende un martello picchiare, per colpire la mano destra, credendo di dimostrare così la sua importanza. Queste sono le cose che stancano, che fiaccano, che fanno perdere energie, non vivere in Cristo per mezzo della fede e vivere nel prossimo per mezzo dell’amore. Noi siamo stanchi perché abbiamo fatto cose sbagliate. Nessuno si stanca di amare. Nessuno! Mai! Noi siamo stanchi, e allora che cos’abbiamo fatto?

“L'amor fraterno dimori fra voi”. Da questo muro lo vogliamo e lo possiamo scrivere su una tomba, che è la tomba del nostro peccato. E come tutte le scritte sulle tombe, anche questa non parlerà ai morti, ma parlerà ai vivi. Resta manuale, bussola, mappa di viaggio, biglietto dell’autobus, quello che volete. La grande nostra colpa è stata dimenticarcene, ma questa parola è sempre stata con noi, tutte le domeniche. Nostra responsabilità da adesso, adesso in poi, sarà ricordarcene. E questa non sarà soltanto la nostra responsabilità, ma soprattutto la nostra libertà, la libertà dei cristiani, la libertà dei figli di Dio.

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  • Data: Luglio 26, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera agli Ebrei 13, 1-3