Vangelo di Matteo 20, 1-16
Contenuto

“Il regno dei cieli è simile ad un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto". Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l'undicesima ora, ne trovò altri in piazza e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?" Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi". Allora vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ricevettero anch'essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: "Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?". Così gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi.”

Predicazione tenuta domenica 9 febbraio 2020

Testo della predicazione: Matteo 20, 1-16

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, segui il link.

“ La salvezza ci proviene dalla grazia e dalla grande bontà. Le opere non aiutano mai, non possono proteggerci. La fede guarda a Gesù Cristo, che ha fatto per noi quanto basta, ed è diventato il Mediatore”. Con queste parole una famosa canzone di propaganda della Riforma, “Es ist das Heil uns kommen her”, del teologo luterano Paul Speratus. Un inno che non era di chiesa, ma di vita. Non era cantato in chiesa, ma fuori. Una predicazione in musica. Quattordici strofe di gregoriano tedesco – la melodia l’avete sentita nell’interludio - per dire che le opere umane non salvano, che Dio salva, che se ti illudi che qualsiasi tua prestazione ti salva, sei perduto. E che questo non è un sapere innato, questa è la parola del Vangelo. Perciò il Vangelo è… gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi. Dio è libero ed è buono. È libero di essere buono.

La voce del nostro cuore ci dice: "Tu sei il primo, tu sei il primo!". Gesù Cristo ci dice che il primo è il prossimo, per farci capire che l’unico vero primo è Dio.

Il primo elemento in cui notiamo che il vero primo è Dio è nel fatto che il padrone chiama in tempi diversi, ma la paga è uguale per tutti. Chi ha lavorato dodici ore riceve esattamente tanto quanto chi ne ha lavorate nove, sei, tre e addirittura una sola. Una volta entrati nella vigna del padrone, non c’è differenza di trattamento economico tra i lavoratori, così che chi ha sudato sotto il sole dalle sei di mattina alle sei di sera riceve un denaro esattamente come chi ha cominciato a lavorare alle cinque della sera. Tuttavia il padrone non imbroglia i primi, perché dà loro quanto era stato pattuito e nulla di meno. Però si riserva di trattare bene coloro che avevano lavorato anche solo per poche ore, anche solo per un’ora, e questo indispone quelli che avevano cominciato alle sei del mattino. Così come indisporrebbe ognuno di noi. Tuttavia il padrone della vigna vuole che tutti i suoi lavoratori abbiano il pagamento dell'intera giornata, vuole che quel giorno nessuna famiglia abbia fame. Non dà smodatamente di più, ma dà a tutti ciò di cui hanno bisogno, dà oggi il pane quotidiano, soddisfa ciò che è necessario, cioè una giornata di lavoro ben pagata, questo era un denaro, e non toglie nulla a nessuno. Egli vuol essere generoso con tutti quelli che lo hanno servito senza far dipendere la paga alla durata del servizio stesso, e in questo decide da libero Signore.

Il secondo punto - il più importante - in cui notiamo questa signoria di Dio è il fatto che decide di pagare prima gli ultimi arrivati e poi i primi. A prima vista questo potrebbe sembrare soltanto un piccolo particolare, invece proprio da questo punto dipende il senso di tutta la parabola. Se il padrone della vigna avesse deciso di pagare prima i primi -con un denaro- e poi gli ultimi -sempre con un denaro- non sarebbe sicuramente accaduto nulla, perché i primi, incassata la loro paga, se ne sarebbero andati via senza sapere che anche agli ultimi sarebbe toccato lo stesso loro compenso. Allora comprendiamo che il vero motivo dello scandalo dei primi non sta tanto nel fatto che gli ultimi ricevono esattamente come loro, ma nel fatto che gli ultimi vengono pagati per primi. Possiamo immaginarci che cosa mormorano i primi, nel frattempo diventati ultimi, come protestano, che non è giusto che chi ha lavorato un'ora sola riceva quanto chi ne ha lavorato dodici, finché qualcuno si schiarisce la voce e trova il coraggio di dirlo al padrone. Il loro errore consiste nel fatto che desiderano, si immaginano una ricompensa proporzionata a quanto hanno ricevuto gli altri, e non semplicemente la ricompensa promessa. Vogliono un padrone che appaghi i loro desideri di giustizia che non sono altro che desideri di egoismo, perché vogliono che il loro lavoro sia preso a misura, e non la volontà libera e misericordiosa del padrone. Invece, la promessa di Dio prevale sull’opera umana e non la considera. Ognuno viene pagato non secondo quanto ha lavorato, ma secondo la volontà buona del padrone. Quello che hai fatto conta zero. Zero! Questo è il Vangelo!

Allora il padrone della vigna risponde loro che la sua generosità non è sottoposta alla loro moralità. Perciò non dà qualcosa in più a chi ha lavorato dalla mattina presto, ma rivendica la sua libertà di essere buono, di dare all'ultimo esattamente quanto dà al primo. Allora, di fronte all'egoismo camuffato da giustizia, la risposta del padrone della vigna è chiarissima: "Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?". Cioè nell'azione del padrone della vigna si fondono assieme la libertà e la bontà, senza che queste possano essere sindacate da chicchessia. La Bibbia ci parla spesso della sovrana libertà di Dio che -scrive l'Apostolo Paolo- indurisce chi vuole e fa misericordia a chi vuole. Qui Dio fa soltanto misericordia a chi vuole, e questo ci mostra quanto sia stretto questo collegamento tra la libertà e la bontà di Dio. Chiunque tenta di limitare la libertà di Dio con criteri morali che, come abbiamo visto, non sono altro che proiezioni egoistiche e personali, chiunque cerca di limitare la libertà di Dio vuole in realtà limitare la sua misericordia e vede di mal occhio che Dio sia buono. Chiunque dica: "Dio deve" offende la libertà di Dio, bestemmia la sua bontà e si crea un dio di paglia a esatta misura dei suoi desideri e del suo moralismo.

Giunti fin qui possiamo scoprire questo grande segreto del regno dei cieli. Questo grande segreto consiste nell'accettare le precedenze, e il nostro prossimo ha sempre la precedenza perché Dio in Gesù Cristo ha voluto camminare sulla terra con le gambe del nostro prossimo. «Non mi è lecito far del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono (con gli altri)?» Questo è lo scandalo del regno dei cieli, la libertà di Dio e la bontà di Dio per gli altri. Agli occhi di Dio l'altro, il mio prossimo, viene prima di me. L'altro che siede accanto a te, che forse non riesci ad amare perché ti è antipatico, perché non ha faticato come te, perché non ha la tua esperienza, perché non i tuoi anni di militanza, perché non lo capisci… questo altro, lui, è il primo amato da Dio. È arrivato dopo di te, sarà pagato prima di te. Sappilo. E questo Vangelo non tollera alcun senso di superiorità, alcuna consorteria di “quelli dell’ambiente”, alcun circolo di presunti veterani. Il Catechismo di Heidelberg, alla domanda 21 Che cosa è la vera fede? risponde Non è solo una sicura conoscenza, in virtù della quale tengo per vero tutto ciò che Dio ci ha rivelato nella sua parola, ma è anche l'intima fiducia, prodotta in me dallo Spirito Santo per mezzo dell'Evangelo, che non solo ad altri, ma anche a me è donato da Dio il perdono dei peccati ed un'eterna giustizia e salvezza, per pura grazia e solo per i meriti di Cristo. Non dice "a me e agli altri", ma "agli altri e anche a me", prima parla della salvezza per gli altri, poi della salvezza per me. Allora non ha la vera fede, non è cristiano chi non crede di essere salvato, ma chi non crede che il suo prossimo e poi lui sono stati salvati. Il regno di Dio che questa pagina della Bibbia ci annuncia è il regno dove l'altro che è arrivato dopo di me sarà accolto da Dio prima di me per ricevere lo stesso premio che Dio ha promesso a me. La libertà e la bontà di Dio danno la precedenza al nostro prossimo. Per due motivi. Il primo, questo è un insegnamento a non interpretare la promessa del regno dei cieli in categorie umane. Il regno dei cieli non riguarda il tempo, riguarda l’eternità, e l’eternità non è un tempo tirato come un elastico. È un’altra cosa. In cui conta esserci, non conta da quanto. Dall’alba o dall’undicesima ora, il criterio del regno non sarà il tempo del tuo esserci. Qual è dunque il criterio? Solo uno: la promessa di Dio. Un denaro ti è stato promesso, un denaro avrai. Non avrai né più, né prima di nessun altro. Il regno dei cieli non ti dà alcun diritto di essere di più o di passare prima di tuo fratello. E su questo la Storia del cristianesimo grande e piccolo è tanto spesso una storia di tradimento del regno. Il primato. Universale o locale. Chi è il primo nel cristianesimo mondiale? Chi è il primo in via IV Novembre? Chi è il maggiore, si chiedono i discepoli? Chi è il primo? È primo è basta, o è primus inter pares? E se il posto migliore, e se il posto d’onore fosse quello di ultimus inter pares? E se la predicazione del Vangelo non fosse uno strumento di potere, anche morale, anche spirituale ma comunque potere, ma l’annuncio della libertà e della bontà di Dio, Dio che rende liberi i credenti e che fa del bene a loro? Il Vangelo ci rende liberi, liberi dal voler avere e dal voler essere prima e di più. È la più grande delle liberazioni. Sola riconoscenza, liberata dall’ambizione, dalla recriminazione e dall’orgoglio. Questo Vangelo è il fondamento della libertà di Dio e della libertà del cristiano, e fuori da questo Vangelo c’è soltanto la perdizione.

Gli ultimi saranno primi e i primi ultimi. Perché l’unico vero primo è Dio, il Padre di Gesù Cristo, libero che rende liberi, buono perché mantiene la sua promessa.

Dettagli
  • Data: Febbraio 9, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Matteo 20, 1-16