Vangelo di Luca 5, 1-11
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"Mentre egli stava in piedi sulla riva del lago di Gennesaret e la folla si stringeva intorno a lui per udire la parola di Dio, Gesù vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti. Montato su una di quelle barche, che era di Simone, lo pregò di scostarsi un poco da terra; poi, sedutosi sulla barca, insegnava alla folla. Com'ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano.Allora fecero segno ai loro compagni dell'altra barca, di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutt'e due le barche, tanto che affondavano. Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Perché spavento aveva colto lui, e tutti quelli che erano con lui, per la quantità di pesci che avevano presi, e così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono."

Predicazione tenuta domenica 17 marzo 2019

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 5, 1-11

Predicatore: stud. theol. Vittorio Secco

Care sorelle e cari fratelli,
il passo di Luca che abbiamo letto è unico tra tutti i vangeli. Mentre Marco e Matteo parlano direttamente della improvvisa chiamata di Gesù a seguirlo rivolta a Simon Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, soltanto Luca fa precedere a questa chiamata l'episodio di una pesca miracolosa. Quella non era la prima volta che Simone, che sarà chiamato Pietro, incontrava Gesù; già si conoscevano bene, dato che, appena nel capitolo precedente, Gesù, dopo aver parlato nella Sinagoga di Capernaum, era andato a casa di Simone a guarire la suocera di quest'ultimo. Si conoscevano già, eppure l'episodio di cui abbiamo letto poco fa cambia completamente qualunque prospettiva di Pietro su Gesù e la propria vita. Simone è stato in mare con i suoi compagni per tutta la notte, senza successo. Al mattino, non restava che riassettare le reti, probabilmente con grande stanchezza e sconforto, prima di tornare a casa e magari dormire qualche ora. Ora, mentre Pietro e i colleghi stanno finendo di lavorare, ecco che una grande folla si avvicina e stringe Gesù da ogni parte ansiosa di ascoltare qualche nuovo insegnamento. I due si vedono, Gesù cerca di trovare un po' di fiato dalla pressione della folla e prega il suo conoscente di farlo stare seduto sulla barca poco lontano da riva, e da lì predicare alla folla. Pietro non risponde nulla nel vangelo, ma possiamo immaginare che la cosa dovesse essere abbastanza fastidiosa, perché non soltanto rallentava il suo lavoro con le reti, ma lo costringeva ad aspettare la fine del discorso di Gesù per tornare a casa. Ma non basta, Gesù avanza una seconda richiesta, apparentemente del tutto assurda: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». Pietro protesta, era stanco e voleva soltanto andarsene a casa, inoltre, da professionista quale era, sapeva benissimo che se non era riuscito a pescare nulla durante la notte, le probabilità di pescare qualcosa di giorno erano pressoché nulle. Eppure, scatta qualcosa. Non sappiamo su cosa avesse predicato Gesù quella mattina, non sappiamo che cosa si erano detti Pietro e Gesù il giorno in cui il maestro Nazareno guarì la suocera dalla febbre. Ma ecco, Pietro si fida. “però, secondo la tua parola, getterò le reti”. Non sarà stato facile per Pietro convincere quanti lavoravano con lui, eppure eccoli a largo, ed ecco la meraviglia. Le reti piene, tanto che le due imbarcazioni a fatica bastavano a contenerle. Ma il vero miracolo non riguarda i pesci catturati. Pietro è atterrito da quel fatto incredibile, e immediatamente si rende conto che si trova alla presenza di Dio. Gesù non viene più chiamato maestro, ma Signore, epiteto che gli Ebrei riservano a Dio. Per questo Pietro cade a terra e ha paura: il riconoscimento di Dio in Gesù infatti getta immediatamente luce sulla sua condizione di peccatore. E nella teologia comune dell'antico Israele, una persona impura, peccatrice non avrebbe potuto stare alla presenza di Dio senza esserne letteralmente ucciso. Per questo Pietro e i suoi compagni hanno paura, perché prendono sul serio la divinità di Gesù. «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Ma la risposta di Gesù sovverte le idee dei suoi interlocutori. La Nuova Riveduta traduce il greco con l'espressione: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini», il verbo usato però non indica affatto l'idea di pescare, azione con la quale i pesci vengono uccisi, quanto piuttosto quella di “prendere vivi”, o “fare prigionieri”, e potremmo renderla meglio con: “Non avere paura: d'ora in poi sarai uno che cattura vivi gli uomini.” ed ecco, che giunti a riva, Simone, Giacomo e Giovanni lasciano tutto, e seguono Gesù.

Questo incontro ha cambiato tutto. Sorelle e fratelli, Pietro, Giacomo e Giovanni erano persone come tante altre: semplici pescatori sulle rive del Lago di Galilea, avevano una vita fatta di preoccupazioni comuni: la malattia di una parente prossima, difficoltà sul lavoro, forse stanchezza e rassegnazione, per una relazione finita male o di fronte ad una vita sempre uguale a se stessa. Ma è proprio lì, dopo un infruttuoso turno di notte, quando si è più stanchi e scoraggiati che si avvicina Gesù, l'improbabile maestro di Nazareth venuto a turbare la quiete della città di Capernaum con i suoi discorsi. Con una scusa, Gesù entra a forza nella barca della tua vita, e si mette a sedere lì in mezzo, interrompendo il lavoro che da ore stavi meticolosamente cercando di portare a termine. Gesù entra nella tua vita quando meno ti sentiresti preparato ad incontrarlo e ti incontra così come sei, stanco e svogliato dopo una lunga notte di lavoro. Ma questo non è mai un problema per Dio. Tutte le Scritture attestano come i più grandi profeti abbiano avuto tutti la medesima reazione di Pietro: da Mosè davanti al roveto ardente, a Isaia e Geremia, passando per Amos. Nessuno di loro si sentiva pronto per essere inviato da Dio, eppure tutti loro alla fine sono andati e hanno fatto grandi cose. Gesù entra nella tua vita e ti porta al largo, lontano dalle zone di comfort, in mezzo ad un mare fatto di incertezza, di paura, di sconforto. Forse una lunga malattia, o un periodo di lutto. “Getta lì le tue reti vuote - dice il Signore - e sarò io a fare di te un servo o una serva fedele, riempirò io le tue reti e abbraccerai i tuoi fratelli e le tue sorelle per portarli alla mia presenza, per catturare persone e dare loro la vita”. Sorelle e fratelli, in questo brano c'è tutto l'evangelo e la buona teologia. Infatti mentre Pietro sta chino a guardare lo strumento per mezzo del quale avrebbe dovuto procurarsi il cibo, il suo strumento di lavoro, vale a dire ciò che lo rendeva un adulto indipendente, ecco che il buon Dio gli mostra tutta la sua dipendenza e fragilità, riecheggiando le parole che abbiamo letto nel Deuteronomio: “17 Guardati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze. 18 Ricordati del SIGNORE tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti ricchezze, per confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri.” non siamo noi ad agire, ma il Dio onnipotente agisce in noi, non sono le tue opere a salvarti, ma la potente e sola grazia dell'Altissimo che ti ha scelto prima della fondazione del mondo. Ma a questo punto, come ha agito Dio nella vita di Pietro, se non tramite la fede, quella stessa fede che la lettera agli Ebrei attribuisce a Noè e ai Patriarchi dopo di Lui? La fede, facile a dirsi, mi direte, ma che cos'è la fede? Su cosa si fonda la mia fede? L'autore della lettera agli Ebrei ci risponde non tramite l'esempio di un patriarca, bensì con quello di Sara: Per fede anche Sara, benché fuori di età, ricevette forza di concepire, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa. Pietro fa lo stesso: non perché lui fosse fedele, non perché la fede dipenda da un suo preciso atto di volontà o adesione a Gesù, ma perché Dio mantiene la sua promessa in Gesù Cristo verso Pietro. Ecco l'evangelo: Pietro, Giacomo e Giovanni, da Dio sono stati chiamati e da Dio hanno ricevuto il dono meraviglioso della fede; una fede che ti fa ammettere davanti a Dio di essere malvagio e indegno peccatore, ma che al contempo ti solleva da terra e con una carezza ti dice: non avere paura. Per questa ragione, tra le tante possibilità a disposizione mi piace spesso ripetere una definizione della fede che diede Calvino: La fede è la ferma e salda certezza dell'amore di Dio verso di noi. La fede è il dono che Dio ci fa dell'essere consapevoli del Suo amore per noi. Un amore che non guarda a che punto sei della tua vita, dei tuoi lavori o dei tuoi problemi, una fede che ti parla quando meno te lo aspetti e ti porta via perché anche tu possa portare la parola di Dio, ed essere sale della terra e luce in questo mondo di tenebra. La fede non paralizza, ma pone in movimento: è adesso, che Gesù non è più il maestro, ma il Signore, che la tua vita cambia, e con essa la tua mentalità. Sorelle e fratelli, credo sia significativo ricordare questa sintesi di evangelo nel tempo liturgico della Passione. Il centro di tutto questo discorso infatti guarda alla pasqua di resurrezione, e tu non sei chiamato per niente, ma perché tu possa rincontrare nell'ultimo giorno il Cristo risorto,che afferma contro il mondo che il bene ha vinto e il male ha perso.

Penso che ciascuno di noi dovrebbe approfittare di questo periodo, da qui a Pasqua, per rivalutare come si vive la presenza di Dio nella propria vita, e il proprio rapporto di dipendenza da Dio. Questo è il tempo propizio per sbarazzarsi una volta per tutte del mito umanistico dell'indipendenza e autosufficienza dell'uomo, per tornare a rimettere al centro Dio. Ecco, oggi Dio vi chiama ancora, ognuno nella propria vita, fatta di incomprensioni, sbagli e rifiuti. Fratelli e sorelle, non siamo diversi da Abramo, Sara, Noè o Pietro. Oggi Cristo ci rinnova la sua vocazione: certi del suo amore, senza più paura e liberi da ogni costrizione del mondo ravvedetevi e credete all'evangelo, adoperandovi per la santificazione e l'edificazione della sua chiesa. Vorrei concludere, leggendovi un altro passo evangelico, che riassume tutto questo lungo discorso, da Giovanni 15,16, in cui Gesù dice: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.” Sorelle e fratelli, questa settimana per favore rileggete i passi proposti oggi, e andate nel mondo certi che in ogni momento, Dio è con voi e vi ama. Non siete soli, date il meglio e splendete come luce nella grazia di Cristo. Amen.

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  • Data: Marzo 17, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 5, 1-11