Vangelo di Luca 5, 1-11
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"Mentre egli stava in piedi sulla riva del lago di Gennesaret e la folla si stringeva attorno a lui per udire la parola di Dio, Gesù vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti. Montato su una di quelle barche, che era di Simone, lo pregò di scostarsi un poco da terra; poi, sedutosi sulla barca, insegnava alla folla. Com’ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». Simone rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano. Allora fecero segno agli altri compagni dell’altra barca, di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che affondavano. Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Perché spavento aveva colto lui, e tutti quelli che erano con lui, per la grande quantità di pesci che avevano presi, e così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono".

Predicazione tenuta domenica 12 luglio 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 5, 1-11

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Mi limiterò a predicare su una sola frase, ed è la frase di Simone che dice: «Secondo la tua parola, getterò le reti».

Prima le reti erano state gettate senza la parola di Gesù. Io vengo da una città di mare. So che tutte le attività connesse al mare sono legate ad una dimensione incerta e misteriosa. Nessuna barca si allontana dal porto con l’assoluta certezza di tornare. E ancora più misteriosa è l’attività della pesca. Si parte sempre con tanta baldanza, e si torna sovente con esemplari osservabili con la lente d’ingrandimento, che poi, nei racconti dei pescatori dilettanti, si ingrandiscono sempre. I pescatori professionisti sanno che è fatica, che è rischio senza certezza. Ancora più difficile è la pesca in acqua dolce, come in questo caso. Il pesce è più furbo, più sospettoso, si nasconde, non viene a tiro delle reti. In più, gli Ebrei non erano grandi amanti della pesca. Non navigavano volentieri né sul mare, né sugli specchi d’acqua dolce. Erano contadini e allevatori di bestiame. Quindi, questi pescatori erano fuori da una attività abituale. In mezzo a questa attività faticosa e sfortunata, come sono tante attività della nostra vita, irrompe Gesù con la sua parola, e il Maestro va a predicare proprio su una barca vuota, cioè sullo strumento di tortura dei poveri pescatori che avevano sudato tutta la notte senza acchiappare nulla. Finito di predicare, Gesù ordina di gettare le reti, Simone risponde con le parole che stiamo meditando «Secondo la tua parola, getterò le reti» e il resto lo sapete. Con questo miracolo Gesù dimostra l’efficacia della sua parola. Ciò che Gesù dice, avviene. Secondo la sua parola, le reti si riempiono di pesci tanto che occorre aiuto per tirarle a galla. La parola di Gesù ha efficacia, ha autorità sul mondo, questa è l’evidenza della pesca miracolosa.

«Secondo la tua parola, getterò le reti» significa agire secondo la parola di Cristo. Noi riconosciamo i nostri limiti, ma la parola del Signore è senza limiti. Il limite umano è la fatica e la rete vuota; la grandezza della parola di Gesù è la rete piena. “Secondo la tua parola”, cioè per passare dal nostro vuoto esteriore e interiore alla pienezza della parola di Cristo ci sono richiesti ascolto e obbedienza. Ascolto serio: Che cosa dice Gesù a me e su di me? Obbedienza seria: questa sua parola mi fa fare delle cose che altrimenti non avrei pensato di fare e perfino contrarie a quelle che penso di fare? Molto spesso confondiamo la fiducia con un sentimento di generico affidamento. Tutti ci fidiamo di Dio, e invochiamo il suo benevolo sguardo sui progetti della nostra vita, ma questa fiducia ci fa fare anche delle scelte, delle scelte anche contrarie a come “ci sentiamo”? Ci fa gettare le reti secondo la sua parola? Sappiamo che la fede è ascolto e obbedienza? Oppure ascoltiamo ogni tanto e facciamo solo quello che ci garba? Un cristiano che ascolta la parola di Dio solo quando “si sente” e che ama Dio e il prossimo solo quando “si sente” non è un cristiano, è un sentimentale, perché non crede alla parola di Cristo, crede solo al suo sentimento. Qui Simone non “si sente” di gettare le reti, qui Simone si sente stanco! Gettare le reti è l’ultima cosa che vorrebbe fare! Ma il discepolo ascolta, agisce e si fida più di quello che ascolta da Gesù che di quello che sente in se stesso. Se Simone avesse ascoltato, ma non avesse gettato le reti, sarebbe rimasto con niente in mano. Se ascoltiamo la parola di Dio e ci dimentichiamo di Dio e ignoriamo e disprezziamo il nostro prossimo, non siamo credenti. Siamo solo dei poveretti che parlano della parola del Signore come gli impotenti parlano delle loro immaginarie avventure sentimentali al bar. Il cristianesimo è vita di ascolto e di obbedienza. Se sei sordo e ribelle, la tua rete, la tua vita, il tuo cuore, la tua speranza resteranno vuoti di un vuoto infernale. Se vivi di ascolto e di obbedienza, allora conoscerai sempre di più Dio e te stesso, allora riconoscerai l’amore di Dio in tutto quello che ti fa vivere oggi e che ti fa vivere in eterno. Allora soprattutto troverai un senso della vita. Non un ideale troppo alto, ma una parola che ti dice: credi, spera, ama. Così si diventa cristiani, così si conosce Cristo e lo si onora. Mi sembra che valga la pena di ascoltare e di gettare le reti, di prestare ascolto e attenzione alla parola di Gesù e di agire di conseguenza. Come getterò la rete questa settimana? In che modo ubbidirò alla parola che Gesù mi ha rivolto? Questa dev’essere la domanda del nostro cuore.

«Secondo la tua parola, getterò le reti». Veniamo all’applicazione di questa parola. La connessione tra ascolto e azione dimostra la fiducia e la fede Non esiste fede senza ascolto, e la fede senza pratica di vita non è fede, è solo illusione o finzione. Quindi, innanzi tutto occorre imparare ad ascoltare Dio. La sua parola non è difficile, ma è molto esigente. E se siete qui, in questo ambito di chiesa, vuol dire che volete pensare la Scrittura e pensare secondo la Scrittura. Pensare. Se siete qui, è perché non avete confuso la fede con l’etica, perché altrimenti sareste ad ascoltare qualche frate che parla solo della sacralità della vita, di sessualità e di poveri, e se siete qui è anche perché non avete confuso la fede nemmeno con il sentimento e la percezione, altrimenti sareste a ripetere per delle mezze ore qualche ipnotizzante tiritera alzando le braccia al cielo. Siamo riformati, siamo calvinisti. Cioè, quelli che… l’ascolto forma un pensiero, perché l’ascolto della parola di Dio ti cattura e soprattutto ti fa vedere le cose dal punto di vista di Dio. Secondo, l’ascolto comunitario. La domenica mattina, che cosa la parola del Signore dice alla chiesa? Che cosa posso fare io perché quella parola sia accolta, sia onorata comunitariamente a cominciare da me? Che cosa mi fa fare di diverso questa parola? Mi fa credere, mi fa sperare, mi fa amare di più della settimana scorsa?  Mi rivela sempre di più il mio essere membro di un corpo? Terzo, Gesù nomina Simone pescatore di uomini. Così sarà, perché la vocazione è irresistibile. Ma il successo di Simone è già realizzato, è già rivelato nella pesca miracolosa appena avvenuta. Cioè, Simone, gli Apostoli, la chiesa, noi non siamo chiamati a conseguire un successo, ma a proclamare un successo già avvenuto, già realizzato pienamente nella persona e nell’opera del Signore Gesù Cristo. Il Vangelo non è “Pensa positivo e avrai successo” o “Tecniche per essere convincenti”, non è “Impegnati, impegnati, impegnati!”. Il Vangelo è la notizia che ha vinto Gesù. Che l’umanità è riconciliata con Dio, in Gesù. Il Vangelo non esige una prestazione da noi, perché è solo la parola di Gesù che riempie le reti, non la fatica dei pescatori. Il Vangelo non chiede un’opera, una fatica, una parte di noi stessi. Il Vangelo chiede semplicemente noi stessi, tutti interi, con le nostre qualità e i nostri difetti, tutti interi con la nostra stanchezza e il nostro fallimento, tutti interi per cambiare prospettiva grazie alla parola che ascoltiamo con serietà e che con altrettanta serietà vogliamo mettere in pratica. Chiesa valdese di via IV Novembre, chiesa francofona, ecco, il Signore è vicino, la sua abbondanza, la sua inaspettata riuscita per noi è prossima. Gettiamo insieme la rete? Il Signore ci doni la gioia di scoprire la sua parola vincente ed efficace che viene a realizzare quello che nessuno sforzo umano realizza. Vite stanche, vite vuote, chiese stanche, chiese vuote, la parola di Cristo vi riempie di verità, di bene, di senso. La sola parola di Cristo, senza niente sopra e niente accanto, fa diventare piene le reti vuote. Fa diventare piena la tua rete vuota. Allora, secondo la sua parola, getta la tua rete!

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  • Data: Luglio 12, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 5, 1-11