Vangelo di Luca 21, 5-19
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"Alcuni gli fecero notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni votivi, ed egli disse: «Verranno giorni in cui di tutte queste cose che voi ammirate non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata».

Essi gli domandarono: «Maestro, quando avverranno dunque queste cose? E quale sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?» Egli disse: «Guardate di non farvi ingannare; perché molti verranno in nome mio, dicendo: "Sono io"; e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro. Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito». Allora disse loro: «Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo. Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza. Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra difesa, perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno opporsi né contraddire. Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici; faranno morire parecchi di voi; e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite."

Predicazione tenuta domenica 6 dicembre 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 21, 5-19

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Maestro, quando avverranno queste cose? Guerre, terremoti, pestilenze e carestie, fenomeni spaventosi e segni dal cielo. Benvenuti nella Storia dell’umanità! I nostri nonni hanno fatto la guerra, i nostri genitori hanno guardato il cielo con la paura di un attacco nucleare, noi ci facciamo da parte quando passa qualcuno nell’ingresso, nel portone di casa per paura dell’epidemia. Se le parole del Vangelo di oggi vi hanno preoccupato o spaventato, vi ricordo che qui è descritta la Storia umana e la vita della chiesa dal giorno di Pentecoste fino ad ora. Non c’è stata generazione che non abbia conosciuto direttamente almeno uno di questi segni terribili della fine; non c’è stato un giorno in cui essere cristiani sul serio e non a chiacchiere non sia stato duro, durissimo fuori dalle chiese e ancora di più dentro le chiese. Ed è finita? No, non è ancora finita. Aspettiamo. L’Avvento ci insegna ad aspettare. Non la vittoria, perché Cristo ha già vinto la morte. Non aspettiamo la vittoria. Ma aspettiamo il trionfo. La manifestazione della vittoria, l’instaurazione della pace. Abbiamo vinto in Cristo, ma il nemico che si ritira è ancora pericoloso. Quanti milioni di morti in Europa nei primi quattro mesi del 1945, quando era chiaro che la Germania e la Repubblica sociale italiana avevano perso la guerra? Abbiamo già la vittoria, ma non ancora il trionfo, la fine, i balli per le strade, quel meraviglioso bacio che il soldato americano tornato a casa dà alla sua fidanzata e che resta immortalato in una famosissima fotografia. Non siamo ancora a questo, e il tempo di Avvento ci insegna ad attendere il trionfo del Messia così come prima della nascita di Gesù tanti in Israele attendevano la vittoria del Messia.

Per arrivare vivi alla festa occorrono due doni: la parola efficace e la perseveranza. Sono doni di Dio, sono dotazioni offerte a chi è in cammino dal campo della vittoria al luogo della festa.

Del tempio non resterà pietra su pietra che non sia diroccata. Già abbattuto e ricostruito, unico luogo sacrificale ammesso nella religione ebraica. Quindi, un provvisorio che era trattato come definitivo, perché i sacrifici del tempio erano prefigurazioni dell’unico sacrificio di salvezza, della morte di Cristo sulla croce assumendo su di sé la punizione dei peccatori e restituendo ai peccatori in cambio la giustizia di Dio. Una volta che l’Agnello è stato immolato per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione, e che questo Vangelo viene predicato in tutto il mondo, allora il tempio e gli altari non servono più. Dopo la croce di Gesù, ogni altare è roba vecchia! È avvenuto, e l’attesa è finita! La persona, la parola e l’opera di Gesù fanno implodere il tempio. Non sono stati i legionari romani, ma è stata la morte di Gesù Cristo a rendere inutile il tempio.

Finisce anche la sicurezza di quella stabilità politica, esosa, occhiuta e violenta, ma appunto stabilità, operata dalla pax romana. Sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno.  Israele si rivolterà contro i romani, e sarà fatto a pezzi dalla legione. Questa vicenda, viene presa come insegnamento universale. Non c’è alcun tipo di regime, né ebraico né romano, né tirannico, né oligarchico, né democratico, che possa contenere il regno di Dio. Non lo può contenere l’impero romano, che era così violentemente cultore della sua pace tanto da non fortificare nemmeno le sue città (e di questo poi ne sapranno approfittare le orde dei barbari), l’impero romano che aveva potere su tutto il mondo conosciuto e civile, così come il regno di Dio non lo può contenere alcun esperimento sociale. Nessuna società, nessuna pax humana può garantire a lungo pace e giustizia. I primi scritti cristiani fuori del Nuovo Testamento dichiarano che i cristiani sono cittadini del cielo, sono pellegrini sulla terra. Avevano capito questa durissima lezione. Ma presto sarà dimenticata. Il cristianesimo non mancherà di farsi arruolare sotto le bandiere dell’uno o dell’altro, quando non sarà esso stesso motore e fomentatore di guerra.

Infine, la persecuzione dei credenti. Negli Atti degli Apostoli, che è il primo libro di Storia della Chiesa, la persecuzione è la condizione normale della vita della chiesa. Espulsi dalle sinagoghe, cacciati dalle famiglie, processati davanti alle autorità o, in situazioni di persecuzione declinata come semplice ostilità, trattati da corpi estranei dagli altri, non compresi dai propri cari. E all’interno delle chiese, i credenti saranno vittime di ingannatori, che verranno ad appropriarsi del nome di Cristo e della sua autorità. Esaltati che predicheranno l’assoluta separazione dal mondo, la riduzione del cristianesimo a esaltazione di gruppo chiuso e a sale di se stesso e l’affidamento al maneggione coi contatti che predica: “Seguite me, e vi porterò fuori dai guai. Fate tutto quello che dico io e non vi capiterà niente di male”. Si presentano come uomini della provvidenza, ma vogliono solo affermare il loro potere, non il potere di Cristo. Quanti sono stati sviati, blanditi, perduti. “Se fai quello che dico io, garantisco io per te…” no! Non abbiamo altro maestro che il Signore Gesù Cristo! E siamo con lui in mezzo a questa storia di persecuzione, nella nostra storia di perseguitati e anche nell’attualità di fratelli e sorelle della Cina e di altri paesi che sono stati arrestati, che hanno perso i contatti con i loro familiari per amore di Cristo, e in mezzo a tutto questo riceviamo questa storia di persecuzione “dalla tua mano con ringraziamento e nella pena proviamo quella gioia che oltrepassa ogni comprensione.” come recita una preghiera del tempo della Riforma. Vediamo che cosa riceviamo in mezzo a questo mondo che muore e che dà morte.

Ecco che cosa ci porta il Signore Gesù Cristo: la parola efficace e la perseveranza. “Ciò vi darà occasione di rendere testimonianza. Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra difesa, perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno opporsi né contraddire.” È la parola che non abbiamo nel nostro cuore, nelle nostre corde, nelle nostre idee perché è  la parola di Gesù Cristo. È la parola che dichiara che Cristo è venuto per vincere la morte, la morte che subiamo e la morte che procuriamo. È la parola che proclama che Cristo ci dà una vita nuova inimmaginabile, di cui abbiamo conoscenza qui, ancora per frammenti, ma sufficienti e abbondanti. “Dio abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più morte, né cordoglio, né grido di dolore, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21,3-4). Chi ha ricevuto nel suo cuore il Vangelo, la parola della novità di Dio, riceverà sempre una parola nuova per contraddire, per sbugiardare, per zittire qualunque seduttore e qualunque violentatore delle coscienze che minaccia o lusinga per farci piegare la testa!

Ma neppure un capello della vostra testa andrà in rovina. Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite. La perseveranza è il punto d’arrivo della predestinazione. Non è teoria, non è geometria celeste. La vostra perseveranza significa che Dio è perseverante nei vostri confronti, e non vi molla dalla sua mano qualsiasi cosa accada. E se non lo sappiamo, lo sapremo. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Il grande scrittore puritano John Bunyan, nel suo The Pilgrim’s Progress, “Il Pellegrinaggio del cristiano”, ci offre un affresco stupendo. È un’allegoria del viaggio del credente verso il cielo, una vera e propria “Divina commedia protestante”, uno dei libri più letti al mondo.

“Vidi poi nel mio sogno che l’interprete prese per mano Cristiano e lo condusse in un luogo dove c’era un fuoco che bruciava contro un muro, e uno stava lì accanto e continuava a gettarvi sopra molta acqua per spegnerlo. Ma il fuoco continuava a bruciare, sempre più alto e ardente. Allora Cristiano domandò: “Che cosa significa?” L’interprete rispose: “Questo fuoco è l’opera della grazia, che si compie nel cuore. Colui che vi getta sopra acqua, per smorzarlo ed estinguerlo, è il diavolo; quanto a ciò che vedi – che il fuoco, malgrado tutto, brucia sempre più alto e ardente – ne comprenderai la ragione”. Lo condusse altre al muro, ed egli vide un uomo con in mano un vaso d’olio che versava continuamente, ma segretamente, sul fuoco. Disse allora Cristiano: “Che cosa significa?”  L’interprete rispose: “Questi è il Cristo, che continuamente, con l’opera della sua grazia, sostiene l’opera già iniziata nel cuore; mediante questo, malgrado tutto ciò che il diavolo può fare, le anime del suo popolo sono pur sempre nella grazia. E ciò che hai visto, l’uomo dietro il muro che alimentava il fuoco, era per mostrarti che è difficile, per chi è tentato, vedere come l’opera della grazia viene mantenuta nell’anima”.

L’Avvento di Cristo. Il primo ci ha portato la vittoria, la parola della vittoria, la perseveranza della vittoria in mezzo a questo mondo mortale, che muore e che produce morte. Allora noi posiamo il nostro cuore turbato con fiducia su questa parola che vince ogni vecchia menzogna perché è sempre nuova, questa parola che ci rende perseveranti perché Dio è perseverante verso di noi. Cristo è venuto per vincere. Cristo viene per trionfare.

Dettagli
  • Data: Dicembre 6, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 21, 5-19