Vangelo di Luca 20, 41-47
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"Ed egli disse loro: «Come mai si dice che il Cristo è Figlio di Davide? Poiché Davide stesso, nel libro dei Salmi, dice:

"Il SIGNORE ha detto al mio Signore:

'Siedi alla mia destra,

finché io abbia messo i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi'".

Davide dunque lo chiama Signore; come può essere suo figlio?»

Mentre tutto il popolo lo ascoltava, egli disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli scribi, i quali passeggiano volentieri in lunghe vesti, amano essere salutati nelle piazze, e avere i primi posti nelle sinagoghe e nei conviti; essi divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una condanna maggiore»."

Predicazione tenuta mercoledì 2 dicembre 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 20, 41-47

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Il Messia riguarda Dio, è irruzione e compimento di Dio in persona nella Storia. Perché? Perché il Cristo, cioè il Messia, non è una persona che possa essere compresa nei termini della sola umanità. È oltre il limite dell’umanità. Quindi è questione di Dio, C’è Dio nel Messia. E questo particolare mette il mondo sottosopra.

Come mai si dice che il Cristo, il Messia, è figlio di Davide? Figlio del re che fece grande Israele, il miglior condottiero, colui che portò il regno alla sua massima espansione territoriale. Discendente di sangue o figlio ideale, uno che si richiamava al grande re, non lo sappiamo e non fa nemmeno troppa differenza. Nel mondo antico era facile comprarsi degli antenati una volta che si era diventati potenti. L’Eneide, per fare un esempio, è stata scritta su commissione per sostenere che i romani, cioè la famiglia imperiale, erano discendenti di Enea, quindi della dea Venere. E Virgilio in punto di morte volle che l’Eneide, ancora incompiuta, finisse al fuoco. Comunque, la questione è molto semplice: il Messia d’Israele è persona che si esaurisce nella sua umanità o c’è dell’altro, cioè nessun criterio umano non racchiude, non spiega, non coglie completamente la persona del Messia. Il Messia è un condottiero, un eroe, un grande della Storia dell’umanità, o c’è qualcos’altro, qualcosa di più? Figlio della Storia umana, figlio di Davide o… figlio di Dio? Il diavolo che Gesù mettendo in dubbio non la sua umanità, ma la sua origine divina: “Se tu sei il figlio di Dio, allora…”. Il Cristo figlio di Davide non costituiva un problema per nessuno, nemmeno per il diavolo. Il Messia unicamente umano sarebbe stato un grande, illuminato da Dio, che avrebbe ricostruito un regno in termini esclusivamente umani, con una giustizia umana, con un miglioramento delle condizioni di vita, con un riscatto del popolo di Dio fino a quel momento oppresso e indifeso.

Ma, nel libro dei Salmi il re Davide canta: “Il SIGNORE ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi” (Salmo 110,1). Davide dunque lo chiama Signore; come può essere suo figlio? Il più grande dei re d’Israele riconosce nel Messia un potere celeste, un potere da Dio, un potere superiore a tutti i poteri della terra. Il rapporto tra l’umanità e la divinità del Messia, che quattro secoli dopo il concilio di Calcedonia tratterà nei termini filosofici di natura e di persona, qui sono considerati in termini di potere. Il Messia viene da Dio e ha un potere superiore a tutti i poteri della terra. Gesù ha nella sua persona non solo la vera natura divina e la vera natura umana, in modo indiviso, inseparabile, inconfuso e immutabile, ma ha il potere di figlio di Dio. Un potere che combatte e combatterà contro tutti i poteri del mondo fino alla vittoria. Perché qualsiasi potere umano in ultima analisi si sente in competizione con il potere del Messia. Qualsiasi potere umano: le dittature, le autocrazie, le oligarchie, le democrazie, i regni, le repubbliche, le ecomomie, i conservatori, i rivoluzionari, gli anarchici. Alcuni di questi combatteranno apertamente il potere del Messia, altri cercheranno di appropriarsene a parole cercando di tenerlo lontano e al massimo di strumentalizzarlo per i propri fini. Qui non è questione di ateismo. L’ateismo ci porterebbe fuori strada nella comprensione di questa parola. Qui c’è il Messia con un potere da Dio, perché il Messia è figlio di Dio, contro tutte le altre potenze della terra, contro ogni esercizio autonomo di potere rispetto al potere del Messia.

Allora il modello è la Roma di Pio IX o l’Iran di Khomeini? La teocrazia? No, perché questi sono poteri umani che si camuffano da regno di Dio, che si infiltrano, che rappresentano, e se rappresentano vuol dire che non credono che il titolare sia presente. Anzi, ecco i gli intrusi. Gli scribi. Gli interpreti della legge di Dio. Concorrenti dell’oligarchia sacerdotale, politicamente meno potenti e meno immanicati con i romani, ma amatissimi dal popolo, considerati come nuovi profeti che combattevano la putrefazione cultuale e politica con lo studio, l’interpretazione e lo zelo per le Scritture. Di fatto, gli scribi avevano salvato l’ebraismo da una lenta dissoluzione nella cultura greca e produrranno le grandi scuole di commento della Scrittura. Ma… si sono insediati in una posizione di potere. Approfittano della benevolenza e del favore che li circondano non per l’onore di Dio e il bene degli altri, ma per l’onor proprio e per la rovina degli altri. Passeggiano con le vesti lunghe da intellettuali, da uomini di sapere, amano essere salutati, riconosciuti, omaggiati in pubblico. Amano avere i primi posti nelle sinagoghe e nei conviti, amano essere considerati persone importanti e fanno di tutto per incrementare questa considerazione nei loro confronti. Divorano le case delle vedove, approfittano del loro prestigio per portare via soldi alla povera gente, alle persone semplici che si fidano di loro. Fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Per essere lodati e per dare il buon esempio. Ma non lodano Dio! Il loro culto è alla propria visibilità, al proprio prestigio. E sono in chiesa, in mezzo alla gente, sono quelli della Bibbia! Ma hanno, o credono di avere, un potere. Un potere con cui il Messia si servirà come tappetino. Perché sono quelli delle Scritture, quelli che hanno salvato la faccia alla religione, quelli che senza di loro chissà dove saremmo finiti, quelli che non si mescolano con i poteri del mondo, quelli che sono sempre dalla parte giusta… ma lavorano per due cose: la visibilità e il prestigio! I più religiosi sono i peggiori, e riceveranno la condanna maggiore! Quelli seri, tutti d’un pezzo, devoti alla causa e disponibili, intransigenti e incorruttibili. Quelli che sanno le cose. Quelli a cui il proprio prestigio piace, piace tanto. Costoro riceveranno una condanna maggiore. Perché il problema del cristianesimo, uno e uno solo, non è la secolarizzazione, non è la perdita di senso e consenso, non è l’ateismo, non è il materialismo, non è la scomparsa dei valori. È uno solo. Dentro le chiese, non fuori. Se siamo disposti, dentro le chiese e non fuori, se siamo disposti a un braccio di ferro di volontà. La nostra, che vuole il nostro prestigio e la nostra visibilità, e quella del Messia, che vuole la gloria di Dio e la pace agli uomini che Dio ama. E la mano che ci batte non ci lascerà più. Così, a partire da noi, comanda il Messia, e questo è il regno di Dio, perché il Messia è figlio di Dio. Il Messia viene per affermare questo regno con potenza, con una vittoria, con la vittoria sulla morte. Ci mette poco, assai poco, a usare il nostro prestigio, la deferenza con cui siamo trattati, la nostra autoconsapevolezza di più antichi protestanti in Italia come tappetino. Il Padre del Messia ha operato potentemente con il suo braccio, ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore, ha detronizzato i potenti e ha innalzato gli umili (Luca 1,51-52). Presentiamoci a lui con mani aperte, oneste, pure, come solo le mani vuote possono essere. Non le sporchiamo con visibilità, prestigio e altri lucidi da scarpe, non le occupiamo con altro che non sia il dono di Dio.

Dettagli
  • Data: Dicembre 2, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 20, 41-47