Vangelo di Luca 20, 27-40
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"Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione, e lo interrogarono, dicendo: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se il fratello di uno muore, avendo moglie ma senza figli, il fratello ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello". C'erano dunque sette fratelli. Il primo prese moglie, e morì senza figli. Il secondo pure la sposò; poi il terzo; e così, fino al settimo, morirono senza lasciare figli. Infine morì anche la donna. Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna? Perché tutti e sette l'hanno avuta per moglie». Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del pruno, quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono». Alcuni scribi, rispondendo, dissero: «Maestro, hai detto bene». E non osavano più fargli alcuna domanda."

Predicazione tenuta mercoledì 25 novembre 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 20, 27-40

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Terza e ultima domanda trabocchetto rivolta a Gesù, questa volta da quello che era il partito di governo del tempio: i sadducei. Tutto qui, non c’è resurrezione, non c’è un altro. La vita è una sola, obbedisci a Dio e sarai premiato. Anzi, è tutto già un premio, essere virtuosi contiene già tutto il premio in sé. Non c’è resurrezione, non c’è altra vita, non c’è altra realtà. Non ci poniamo il problema dell’eternità, anzi, lo neghiamo, forse con la foglia di fico della falsa fiducia in Dio: “Non ci interessa il dopo perché ci penserà Dio, non noi”. Non c’è nemmeno immortalità dell’anima, non c’è resurrezione, né angelo, né spirito; così sono descritti i sadducei (Atti 23,8). I sadducei, la religione moderna, illuminata, quella al potere, quella pragmatica, quella concentrata sui problemi di oggi. Giuseppe Flavio riporta che per i sadducei era un vanto dissentire apertamente dai propri maestri. Quindi, aristocratici, politici, si sanno muovere, stanno stare al mondo, hanno un approccio morale con la religione, che serve a vivere, serve a dare un buon inquadramento, serve a dare un’identità, e disprezzano i maestri come “superati” e disprezzano i farisei come pericolosi bigotti. Scusate, ma questo ritratto mi ricorda buona parte del cristianesimo occidentale di oggi. Del cristianesimo eh, quello che è in chiesa! I discorsi nelle chiese del nostro cristianesimo occidentale. Che difatti parla della novità, del Nuovo non intendendo Altro, ma una riproposizione migliorata del vecchio. Il “nostro” mondo nuovo è senza inquinamento… ma questa è un’immagine (perché non è neanche la realtà) del mondo vecchio, preindustriale, ed è un’immagine proiettiva, perché se oggi avrei dei dubbi a farmi una nuotata nel Tevere, nella Roma di Costantino non avrei avuto dubbi di sorta a non immergermi, perché appunto tutto veniva direttamente scaricato nel fiume.

E sul Nuovo arriva la domanda. “Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna? Perché tutti e sette l'hanno avuta per moglie?” La legge mosaica prescriveva alla vedova senza figli di sposare il cognato e considerava il primogenito del secondo marito come figlio del primo marito morto, “affinché questo nome non sia estinto in Israele” (Deuteronomio 25,6), quasi a voler affermare che nulla sarebbe restato del morto se non la discendenza per la quale il fratello vivo si sarebbe vicariamente prestato. Nella resurrezione di chi sarà moglie quella donna? I figli della risurrezione non prendono né danno moglie, non muoiono, sono simili agli angeli e sono figli di Dio. I figli della resurrezione. La resurrezione come una nuova nascita. Possiamo immaginarci la resurrezione, che cosa sarà, che cosa rivelerà, possiamo immaginarcerlo quanto un feto nel grembo materno può immaginarsi il mondo che lo attende. Voi, cari sadducei, contestate la resurrezione pensando che la resurrezione sia una riesumazione e una rianimazione, i morti ritornano vivi semplicemente e l’IMPS chiude per fallimento. Non si tratta di questo. Perché la resurrezione è il più grande rinnovamento mai annunciato. Vita nuova, corpo muovo, mondo muovo, nuovi cieli e nuova terra. Tutto nuovo, non riproposizione abbellita, non restaurazione del vecchio. I figli della resurrezione non prendono né danno moglie, perché non ci sarà più l’istituto giuridico del matrimonio (che all’epoca era fondato sul rapporto proprietario, e ringraziamo il Nuovo Testamento che parla del rapporto tra mariti e mogli come di quello tra Cristo e la chiesa se poi la nostra società ha messo in crisi una concezione di rapporto proprietario – e ancora non completamente e dappertutto – per preferire quello di relazione). Il matrimonio non ci sarà più, e forse ci saranno possibilità di relazioni umane infinitamente più appaganti della sessualità, non ci sarà la morte, non ci sarà nemmeno quella morte che convive quotidianamente con la vita, la morte che si esprime nella sofferenza, nella rottura, nella violenza, nella competizione all’interno di tutte le relazioni umane. Lo scrive l’apostolo Paolo: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano» (I Corinzi 2,9). Avremo delle soprese, delle grandi sorprese. Delle inimmaginabili sorprese. Di cui al momento possiamo solo sentir parlare e comprendere quanto basta per mettere in crisi questa nostra concezione di vita mortale, che uccide e che muore. Un seme… che cosa ha un seme da far pensare che è chiamato a vivere nella forma di albero? Un nascituro che sente delle voci fuori dal suo mondo, può immaginare quanto grande sarà il mondo che sta per accoglierlo? E quando verrà alla luce potrà immaginare che cosa è il sole, che è comunque una tra le più piccole stelle della galassia? Il problema di chi sarà moglie quella donna nella resurrezione è fondato quanto quello è fondato quello del mio gradimento del liquido amniotico cinquantuno anni fa.

Ma c’è anche qualcosa di altro. Dice il Signore Gesù Cristo: Dio non è il Dio di morti, ma di vivi, perché per lui tutti vivono. La resurrezione non è interpretata contro l’immortalità (che anche l’immortalità è un argomento biblico, seppure tanto spesso oggetto di abusi), piuttosto dall’annuncio della resurrezione possiamo comprendere che c’è vita in Dio, e solo in Dio, per coloro che sono morti. Bonhoeffer ricordava che noi tra di noi ci chiamiamo “vivi”, ma noi dovremmo chiamarci morituri, perché dobbiamo morire e moriremo, e chiamiamo “morti” quelli che in realtà sono viventi in Dio. Per Dio tutti vivono. Non senza di lui, non fuori di lui, ma per lui e in lui. E il sonno che dormono in attesa del corpo nuovo nel mondo nuovo è il riposo in Dio e non un sonno della coscienza.

Davanti a questa rivelazione che è partita dalla corretta interpretazione delle Scritture, perfino gli scribi si complimentano. E nessuno osa più fare domande a Gesù. Gli sono state rivolte tre domande: la prima su di lui, sulla sua autorità. La seconda sul rapporto tra Dio e Cesare. La terza sulla resurrezione, sulla vita nuova. La prima risposta ha distrutto l’autorità dei suoi avversari, la seconda ha affermato il primato dell’autorità di Dio su quella di Cesare, la terza – quella di stasera, ha posto quella vita nuova chiamato “resurrezione” nella grandezza e nella potenza, nella possibilità e nella progettualità di Dio soltanto. Dall’attenzione, dall’ascolto e dalla meditazione di ciascun lettore e ascoltatore di questo Vangelo ovunque e in qualsiasi tempo sia stato letto e proclamato nasce e si rafforza quello stupore, quel senso di meraviglia per gli orizzonti nuovi e inimmaginati che la rivelazione dell’opera di Dio apre davanti a noi.

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  • Data: Novembre 25, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 20, 27-40