Vangelo di Luca 2, 15-20
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"Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato".

Predicazione tenuta venerdì 25 dicembre 2020, giorno di Natale

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 2, 15-20

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Di chi è la festa di Natale? Chi ha veramente diritto di festeggiare per Natale? L’evangelista Luca ci informa che gli angeli sono partiti. E Quindi chi c’è accanto a Gesù? Vicinissimi sono i genitori, Maria e Giuseppe. Poi i pastori, che hanno udito gli angeli e visto Gesù. Infine, quelli che avevano sentito il racconto dei pastori ed erano pieni di meraviglia.

In quel momento le meraviglie della nascita di Gesù sono conosciute da tutti. Dai suoi genitori, da chi l’ha visto e da chi ne ha soltanto sentito parlare. E tutti, proprio tutti sono invitati allo stupore e alla gioia. Questo è il tuo vero Natale: il passaparola di una meraviglia.  Se ti meravigli, sei invitato, chiunque tu sia.

Cominciamo dai vicinissimi: Maria e Giuseppe. Di Giuseppe non è detto molto. Mentre Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. Nei primi capitoli del Vangelo di Luca, Maria è una credente, che riconosce l’azione di salvezza di Dio nella sua vita. Maria meditava. L’ebraico non direbbe “meditare”, ma direbbe “ruminare”. L’ebreo credente “ruminava” la Scrittura, si faceva venire in mente le parti della Bibbia, ci rifletteva su, le collegava, interpretava le situazioni mediante la Scrittura. Maria questa volta non rumina la Scrittura, ma l’adempimento della promessa della Scrittura. Rumina su quello che è successo, sul Figlio di Dio che lei aveva partorito, sul canto degli angeli e sull’adorazione dei pastori. Per Maria il respiro di Gesù è entrato nella sua vita quotidiana. Il compimento delle promesse della Bibbia era lì, davanti a lei, partorito da lei, in braccio a lei. Non se lo poteva dimenticare. Viveva nello spazio e nella dimensione della salvezza e del Salvatore.

Poi ci sono i pastori, che ascoltano gli angeli e che vedono Gesù. Israele aveva un’economia di piccoli agricoltori, perciò i pastori seminomadi non erano ben visti, come non erano benvisti i mercanti nel Medioevo e come oggi non sono ben visti i commercialisti. Passavano per gente che rovinava i terreni coltivati, quindi che sopravvivevano danneggiando i coltivatori. Tu coltivi il tuo campo, ti passa un gregge di ottanta capre, il pastore fa finta di fermarle, ma fa solo finta, ti hanno distrutto il campo. Poi puoi essere rimborsato, ma per il contadino non è gradevole averci a che fare. Ma sono loro i primi messaggeri umani del Natale di Gesù. Hanno ascoltato le parole degli angeli “Non temete. Oggi, nella città di Davide, è nato un Salvatore che è Cristo, il Signore”. Poi hanno visto con i loro occhi il Salvatore del mondo. Sanno che Gesù c’è e sanno chi è. E questo basta per renderli annunciatori. Noi, che siamo istruiti sulle cose di Dio, abbiamo tanta timidezza e tante riserve a parlarne. Loro raccontano tutto con gioia. I pastori non sono i vicini abituali e stabili di Gesù, ma hanno visto e sentito, e questo è sufficiente. Ascoltano, vedono e annunciano. Restano pastori, cioè dei poco di buono. Ma glorificano e lodano Dio. Non vanno a fare i frati nel deserto. Glorificano, lodano e pregano nella loro condizione. Non cambiano mestiere, ma cambiano direzione e prospettiva di vita. Che è una cosa molto più difficile e molto più bella.

Infine gli altri, quelli che ascoltavano il racconto dei pastori ed erano meravigliati. Ma questa meraviglia non viene approfondita. E questi sono gli antenati spirituali dei tanti, anzi dei tantissimi che oggi si commuovono per il racconto del Natale, che fanno festa, che sarebbero venuti in chiesa, se non vivessimo queste restrizioni, ma finisce tutto lì. A questo punto voi vi aspettate la consueta critica, la natalizia bacchettata contro i tiepidi, contro i frequentatori “natalini”, o contro i “cristiani della domenica” e invece no, perché il Vangelo non è moralista e non è settario! Anche per loro, anche per chi è in chiesa oggi e solo oggi c’è una bella, vera, robusta gioia da condividere. Certo, si rischia di fare la parte di un invitato a un grande banchetto che, per timidezza, per diffidenza o per paura, mangia soltanto una tartina o un’oliva. Anche in questo caso c’è gioia, c’è annuncio di salvezza e di festa nel Salvatore che nasce nella città di Davide. Certamente, che cos’è una tartina davanti a un intero banchetto? Non è molto, ma  - diciamolo - non è neanche niente. Quelli che hanno ascoltato da lontano sono chiamati con amore ad ascoltare di più e ad ascoltare più in profondità, a venire a vedere, ad avvicinarsi a Gesù e a parlare di lui. Un pensiero a Gesù una volta all’anno non dev’essere causa di un rimprovero, ma di un invito. Venite e vedrete. Vedrete il Salvatore. Il Salvatore del mondo e il vostro Salvatore.

Oggi noi abbiamo ascoltato con gioia il Vangelo del Natale. Siamo parte del passaparola della meraviglia di Dio. Nella nascita di Gesù è rivelata la giustizia di Dio, è rivelata la misericordia di Dio, è rivelato Dio stesso. Perciò siamo tutti invitati a conoscere Gesù e a fare festa. Ma questa gioia, che è la gioia della fede, può avere un’intensità e una durata diversa. La gioia di quelli che sentono da lontano può durare poco, forse anche un solo giorno. La gioia dei pastori dura un po' di più, perché sono stati vicini a Gesù. La gioia di Maria e di chi è sempre vicino al Salvatore è una gioia che non passa. Che cosa vuole Dio da voi, oggi, qui? Vuole la vostra gioia. Una gioia seria, una gioia irriducibile nonostante la disperazione che ci circonda. Sembra che molte volte abbiamo anche dimenticato la dimensione della gioia in Cristo. La gioia ci sembra una cosa da bambini, e in chiesa bisogna essere sempre seri. Ma io credo che esiste la gioia seria. Non è un ossimoro, come il “piccolo grande uomo”. Gioia seria perché? Perché abbiamo dei motivi molto molto seri per essere nella gioia. I benefici di Gesù, la sua nascita per venire a salvarci, il suo avere un corpo, un tempo, una voce, una mano che tocca, la sua morte che ci dà la vita, il suo risveglio dalla morte per essere il primo che vive in eterno, il primo di tanti, il primo di noi. Questi sono i motivi della nostra gioia seria. E intendiamo viverli tutte le domeniche e tutti i giorni. Voglio che ogni domenica qui sia Natale e Pasqua, e non solo una volta l'anno! Voglio che questo sia e resti un luogo di ascolto, di gioia, di fraternità autentica. Un luogo dove risuona una parola più intensa e più vera. La parola del Signore, che ci coinvolge ora e sempre nel passaparola della sua meraviglia.

Vi auguro di tutto cuore un Natale ricco. Ricco di gioia, perché senza gioia non c’è ricchezza, c’è solo spreco. Il Signore ha fatto cose grandi per voi. Siate nella gioia. Siate testardi e irriducibili nella gioia nel Signore, sempre!

Dettagli
  • Data: Dicembre 25, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 2, 15-20