Vangelo di Luca 19, 45-48
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"Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà una casa di preghiera", ma voi ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra."

Predicazione tenuta mercoledì 28 ottobre 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 19, 45-48

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Alcuni anni fa un alunno delle scuole elementari chiese alla suora, insegnante di religione: “Ma se Gesù ha cacciato i mercanti dal tempio, perché in chiesa devo mettere i soldi per accendere una candela?” Silenzio. Poi la suora, con un grande sorriso, disse al bambino che se voleva, poteva portarsi una candela da casa, ma la chiesa, per evitare questo fastidio, metteva a disposizione le candele in cambio di un’offerta. Alla fine dell’anno l’alunno prese il seguente giudizio in religione (che veniva al primo posto nelle caselle dei giudizi): “Bambino intelligente. Manifesta un certo spirito critico che, però, richiede orientamento”. Allora, questo dialogo fotografa la situazione del testo della fine del diciannovesimo capitolo del Vangelo di Luca. Perché la domanda del bambino non è quella del moralismo ritrito e forse dell’invidia, contro la “chiesa che ha soldi”, ma è più profonda, è “Devo pagare per una pratica di culto, per l’aiuto, per la mediazione, per i servizi che mi vengono offerti, ma in fondo pagare per pregare, per fare un atto di culto?” Allora, la giustificazione che avrebbe portato il sindacato dei mercanti del tempio non sarebbe stata diversa da quella della suora, forse sarebbe stata più dettagliata: i pellegrini arrivavano da lontano, venivano da Alessandria, venivano da Antiochia, invece di portarsi da casa le colombe vive da offrire in sacrificio, oh, le potevano comprare direttamente nel cortile del tempio. Invece di diventare matti a trovare dei vecchi sicli da mettere nelle offerte, perché i sesterzi, con l’effigie dell’imperatore romano, non potevano essere introdotti nel tempio, i pellegrini trovavano i cambiavalute che glieli cambiavano con una piccola commissione perché, visto che era il loro lavoro, dovevano pur mangiare anche loro. Insomma, nulla di terribile, nessuno scandalo finanziario, nessun attico con vista del pinnacolo del tempio, solo della brava gente che lavora per facilitare l’esistenza ai pellegrini… Voi ne avete fatto un covo di ladri. Ma non avete rubato al pellegrino, che è pure contento di pagare il vostro servizio. Avete rubato a Dio. Avete occupato il suo tempio, avete preso il suo spazio, avete coperto la sua voce con il vostro brusio, avete macchiato la sua opera di salvezza con le vostre inutili buone opere, avete nascosto la sua sapienza con il vostro buonsenso da sacrestia, avete distolto l’attenzione dei credenti da Dio, dalla sua parola, dalla sua opera con le vostre bancarelle di colombe a tre soldi alla coppia, al cambiavalute riciclaggio di denaro sporco, a tutte le cose che fai, che puoi fare, che facciamo per gli altri e per Dio… ora basta! Ora basta! «Sta scritto: "La mia casa sarà una casa di preghiera", ma voi ne avete fatto un covo di ladri». È a Dio che state rubando. Se veniamo qui a piantare la nostra persona, la nostra opera, stiamo rubando a Dio. Spazio, attenzione, parola, prestigio, considerazione. Se veniamo qui per fare qualcosa di buono che tu possa vedere prima di vedere il qualcosa di buono che ha fatto Dio, che ti possa guidare verso Dio, che ti possa introdurre alla riflessione che si può fare tanto e che questo ti avvicina a Dio… ora basta! Il Signore Gesù Cristo ha sbattuto fuori i mercanti. Non serviranno più. Non serviranno i venditori di colombe, perché Gesù Cristo stesso compirà il sacrificio definitivo e unico salendo sulla croce; non serviranno più i cambiavalute perché tutto sarà puro per i puri e perché ogni credente sarà il tempio di Dio nella sua vita quotidiana e secolare. Non serve niente, niente, niente che sia prodotto dalle nostre mani, quando siamo alla presenza di Dio. E se le nostre buone attività e qualità, le nostre forniture ed aperture, insomma, tutto quello che abbiamo fatto e facciamo noi distoglie l’attenzione, ruba la scena, affianchi o sostituisca Dio e quello che Dio fa per noi, allora con quelle buone cose non si va in paradiso, si va all’inferno. Il cambiavalute richiedeva non solo i soldi, richiedeva la tua attenzione, la tua considerazione, la tua trattativa… mentre eri davanti al tempio di Dio e ne ritardavi l’entrata perché tutto il sistema delle sante opere umane ti costringeva ad adoperare delle vecchie monete fuori corso e a voltare le spalle a Dio e a non ascoltare la sua parola perché dovevi trattare col cambiavalute… ora basta!

Il Signore Gesù Cristo ha scacciato i venditori e ogni giorno insegnava nel tempio. Il tempio era stato profanato già dal suo costruttore, il re Salmone. L’aveva riempito di idoli che le centinaia di mogli si erano portate appresso. Il tempio di Salomone non ve lo figurate come la cattedrale di Ginevra, era più simile al santuario della Madonna di Pompei. Poi fu distrutto dai babilonesi, come canta tristemente il Salmo 74, poi ricostruito dopo quasi due secoli e infine ampliato da Erode il Grande, che non era neanche ebreo. Ecco, il tempio è sempre stato un luogo santo, ma non privo di ambiguità. Ora, la purificazione si compie con la presenza di Gesù Cristo e con la sua parola. Dio torna l’unico attivo al luogo centrale della sua adorazione, mediante l’opera, mediante la persona, mediante la parola di suo figlio. Non resta vuoto, perché il vuoto attira gli idoli, anche gli idoli invisibili e impalpabili dell’attività umana, ma viene riempito ogni giorno dal Signore Gesù Cristo che insegna. Il tempio, sgomberato dai venditori, viene riempito dalla parola di Cristo. Perché la purificazione del tempio non è una questione morale. Non è la battaglia per l’onestà, anche se già questo non sarebbe affatto da disprezzare. La purificazione del tempio è l’opera di Cristo in cui Cristo stesso si mette al centro del luogo della fede, del luogo santo, dopo aver sgombrato qualsiasi attività, qualsiasi azione, qualsiasi intenzione umana che aveva indebitamente occupato quel posto. Gesù Cristo prende possesso del luogo dell’adorazione di Dio come unico ascoltato Signore.

Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra. Dopo la purificazione del tempio, dopo l’istituita centralità di Gesù Cristo e della sua parola, i potenti della religione e della politica, i capi delle forze umane cercavano e cercano e cercano di tornare allo status quo ante, al rapporto con Dio controllato, mediato e regolato dall’azione umana. Ma è troppo tardi. “No, la parola non si cela e incatenata mai sarà”. Chi ha gustato il sapore della parola di Gesù Cristo, chi l’ha ascoltato e l’ha riconosciuto, e ha riconosciuto nella sua parola il centro del rapporto con Dio, potrà essere temporaneamente offuscato, potrà tradire tre volte, ma la purificazione del tempio è avvenuta. Tra noi e Dio c’è solamente Gesù Cristo e la sua parola. Questa è la purificazione del tempio, ma questa è anche la Riforma. Questo, per noi, è davvero tutto.

Dettagli
  • Data: Ottobre 28, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 19, 45-48