Vangelo di Luca 19, 1-10
Contenuto

“Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «E' andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d’Abraamo; perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».”

Predicazione tenuta ercoledì 26 febbraio 2020

Testo della predicazione: Luca 19, 1-10

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, segui il link.

Stasera cominciamo dalla fine, dalla parola del Signore che dice: «Il Figlio dell’uomo - cioè il Messia - è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto». Ciò che era perduto è ciò che non si poteva salvare, ciò che non era più. Ciò che aveva rotto per sempre il rapporto con Dio e con il prossimo. Chi era perduto non andava a pregare, non era accettato da nessuno, reagiva a questo isolamento moltiplicando la sua brama di ricchezza facendo il capo degli agenti delle tasse, l’estorsore al servizio degli occupanti Romani. Ricco, solo e perduto. Lontano dal suo Dio e lontano dal suo popolo. Farsi vedere con Zaccheo significa o aver perso ciò che si ha in testa o stare per perdere ciò che si ha in tasca.

Il Signore Gesù Cristo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto. La salvezza entra nella casa e nella vita di Zaccheo, dall’uomo più lontano da Gesù che stava passando.

Zaccheo era lontano perché era il capo degli esattori delle tasse. Incarico sgradevole in democrazia, figuriamoci sotto un’occupazione militare. Ricco e odiato come un usuraio. E quando Gesù passa per Gerico, una folla di curiosi riempie le strade per vedere questo maestro che passava di lì. Zaccheo è basso, non riesce a farsi largo; presumibilmente nessuno lo fa passare avanti. Al piccolo estorsore non resta altro che salire su un albero per vedere meglio. Riesce a vedere Gesù, ma da lontano. Da più lontano che il resto della folla. L’evangelista non ci dice perché Zaccheo compie questo sforzo di arrampicarsi come un gatto sul sicomoro, non ci dice se era mosso da curiosità o da pentimento. Questo non è importante. Gesù lo vede e lo chiama, invitandosi a casa sua. Tra i tanti ai bordi della strada Gesù scorge quel piccoletto acquattato sull’albero, e lo chiama per nome. Non è Zaccheo a chiamare Gesù, ma è Gesù che chiama Zaccheo e che lo invita a fare amicizia con lui. Risolutiva è la sola parola di Cristo. Tra i tanti presenti, questa parola è stata rivolta certamente al peggiore di loro. Zaccheo viene raggiunto da questo sguardo e da questa parola. Nel momento in cui Gesù vuole entrare in casa da lui, la sua vita è cambiata.

Zaccheo dà ospitalità a Gesù con grande gioia. Con quella gioia che viene dalla scoperta di un amore gratuito e non meritato. Allora tutti gli altri cominciano a protestare. Com’è che questo maestro di Nazareth si ferma proprio in casa dell’uomo più odiato del paese? Proprio un peccatore deve avere l’onore di ospitare Gesù. E questo Gesù alloggia in una casa che è accuratamente evitata dalle persone perbene. Questi erano i pensieri di tutti gli altri, di tutti quelli che erano santi esteriormente e che pensavano che Gesù fosse un santo esteriore come loro. Questi erano quelli che obbedivano ai comandamenti di Dio, ma che avevano coperto il centro dei comandamenti, perché il centro non è la perfezione, ma la misericordia. Chi dimentica la misericordia diventa un credente esteriore, attento alla forma e non al contenuto. Per lui la fede è fare alcune cose e non farne altre. Invece la fede interiore è quella creata dalla parola del perdono, e questa fede non giudica il suo prossimo, ma lo ama. Quelli che criticano gli altri perché sanno di essere esteriormente migliori di loro interroghino il proprio cuore e rispondano onestamente a se stessi se si ricordano di usare misericordia e di invocarla su coloro che sono accanto a loro e che ne hanno bisogno.

Poi Zaccheo dichiara di voler rinunciare alla metà delle sue ricchezze e si dice disposto a rendere il quadruplo alle persone che ha taglieggiato. È la sua penitenza? No, perché Gesù non glielo aveva chiesto. È semplicemente la conseguenza della sua liberazione. Se prima di incontrare Gesù Zaccheo aveva soltanto il denaro – cioè la schiavitù -, ora ha comunione con Gesù – cioè la liberazione -. Zaccheo è finalmente libero dal suo antico padrone – il denaro – che lo illudeva facendogli credere di averne disponibilità, mentre in realtà era il denaro che disponeva di lui e che lo costringeva ad essere crudele e disonesto. Gesù approva questa rinuncia all’idolo del profitto e dichiara che la salvezza è entrata in casa di Zaccheo. Il pubblicano non ha più bisogno di oro, perché Gesù gli ha donato quel tesoro grandissimo che non si può comprare, ma solo avere in dono. L’atto di Zaccheo dimostra anche la serietà con cui ha preso la presenza di Gesù. L’amore di Dio non si paga, ma non è un amore a buon mercato. Non costa nulla a noi, ma a Dio è costato la morte di suo figlio sulla croce. È gratis e vale tantissimo, ed è giusto riceverlo e apprezzarlo in tutto il suo valore. L’atto di Zaccheo dimostra che la presenza di Gesù nella sua casa è l’avvenimento su cui ricostruire una vita.
Io credo che un racconto così articolato sulla conversione, cioè sull’opera di Cristo che salva un perduto, significa che la manifestazione della conversione sia rara. È rara, ma c’è. E se Gesù quel giorno non fosse passato di lì? O, per dirla nella situazione di oggi, quante persone vogliono vedere Gesù, vogliono conoscerlo, sono curiose, e trovano davanti a loro il muro umano di quelli che sono santi esteriormente, di quelli che trattano i peccatori senza entrare nelle loro case, nelle loro vite, senza comprenderli, senza amarli, senza salvarli? Io credo che queste barriere del moralismo religioso possono sicuramente allontanare molta gente dalla vista di Cristo, ma c’è il dato più sorprendente di questo racconto biblico che ci mostra qualcosa di molto, molto importante. Ed è questo: Gesù sapeva già che cosa sarebbe successo con Zaccheo. Addirittura conosce il suo nome, lo chiama. E conoscere il nome non significa essere un mago o averlo orecchiato. Nella Bibbia conoscere un nome significa conoscere la persona, conoscere i suoi pensieri, i suoi problemi, i suoi affetti. Gesù conosce già Zaccheo perché Zaccheo non è diverso dagli altri. È un uomo perduto come tutti gli altri. Ma più di tutti gli altri a Gerico, sente il bisogno che Gesù e la salvezza entrino nella sua casa, entrino nella sua vita. Zaccheo si è arrampicato sul sicomoro, che è un albero basso. Io credo che nessuna folla, nessun apparato, nessuna manifestazione per i valori avrebbero impedito questo incontro. Ostacolato sì, ma non impedito. Tra Gesù e Zaccheo, tra il Salvatore e il perduto c’è la folla di gente per la quale la religione coincide con difesa dei valori e non con la misericordia. Ma la parola di Gesù che chiama Zaccheo è una parola potente ed efficace; la protesta della folla perbene è impotente e sterile. Tra la parola di salvezza di Gesù e la parola di condanna della folla, vince la parola di Gesù.

Gesù è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto. Chi ha compreso questa frase ha compreso tutto. E chi si riconosce come perduto e sentirà la voce di Gesù, lo accoglierà nella sua casa, nel suo cuore, nella sua vita.

Dettagli
  • Data: Febbraio 26, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 19, 1-10