Vangelo di Luca 18, 35-43
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“Com'egli si avvicinava a Gerico, un cieco che sedeva presso la strada, mendicando, udì la folla che passava, e domandò che cosa fosse. Gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno. Allora egli gridò: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» E quelli che precedevano lo sgridavano perché tacesse; ma lui gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Gesù, fermatosi, comandò che il cieco fosse condotto a lui; e, quando gli fu vicino, gli domandò: «Che vuoi che io ti faccia?» Egli disse: «Signore, che io ricuperi la vista». E Gesù gli disse: «Ricupera la vista; la tua fede ti ha salvato». Nello stesso momento ricuperò la vista, e lo seguiva glorificando Dio; e tutto il popolo, visto ciò, diede lode a Dio.”

Predicazione tenuta mercoledì 19 febbraio 2020

Testo della predicazione: Luca 18, 35-43

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, segui il link.

Il Signore Gesù Cristo aveva appena annunciato per la terza volta la sua passione, e i discepoli non avevano capito. E noi con loro, non capiamo. Ma perché il Signore Gesù deve essere messo a morte? Perché e per chi il Signore Gesù Cristo deve andare a morire? Subito dopo l’incomprensione del discepoli che è la nostra incomprensione, il Signore si imbatte in due protagoniste della Storia dell’umanità: la sofferenza e la miseria. In questo caso la sofferenza è madre della miseria: il cieco di Gerico non può fare altro che stendere la mano verso gli altri e mendicare qualche soldo per sopravvivere in questo mondo che è stato tanto crudele con lui e che lo sostiene con spiccioli di misericordia.
Davanti al Signore Gesù Cristo il cieco apre gli occhi. Prima quelli della conoscenza, quegli occhi della conoscenza che ai discepoli erano rimasti chiusi. Poi quelli del corpo. Il cieco può vivere pienamente grazie a Gesù che sta andando a Gerusalemme, sta andando a morire.

Innanzi tutto il cieco grida a Gesù. E’ un grido insistente, disperato. Ma prima di tutto è un grido che riconosce in Gesù il Messia. “Figlio di Davide” era un titolo messianico. Il cieco non vede con gli occhi della testa, ma con gli occhi del cuore ci vede benissimo, e vede il Messia in quel Gesù che sta andando a Gerusalemme dove appunto sarà crocifisso. Il cieco grida e viene sgridato dagli altri. La sua sofferenza e la sua protesta non devono disturbare la curiosità della folla nei confronti di questo famoso maestro che si trovava a passare di lì. Ma il cieco insiste e grida ancora verso Gesù. Il mondo voleva zittire la sua preghiera, ma il mendicante continua a gridare al Signore. Non lascia perdere e non si scoraggia. Comprende che si tratta dell’occasione della sua vita per essere liberato dalla malattia e dalla miseria. In quel momento, per la strada, è la sua salvezza che stava passando. Il mendicante cieco lo crede e grida a Gesù di avere pietà di lui. Il cieco non vede Gesù, ma vede il momento della sua salvezza e della sua redenzione. E si aggrappa a questo momento decisivo: urla, lo sgridano, e lui continua a urlare cercando di fare in modo che Gesù si accorga di lui e che prenda in considerazione la sua situazione di dolore. Davanti a Gesù il mendicante vuole mendicare la sua guarigione e la sua salvezza, la vuole ottenere, sa che lì passa qualcuno che gliela può concedere.
Poi il mendicante cieco parla con Gesù e presenta la sua richiesta. Noi forse non sapremo che cosa rispondere alla domanda: Che cosa vuoi che io ti faccia”. Noi abbiamo tanto e crediamo di avere tutto. Una domanda così sui due piedi ci spiazzerebbe. Invece il cieco vuole recuperare la vista. Vuole fortemente che Gesù gli faccia recuperare la vista, vuole vivere da salvato e non da perduto, vuole vedere la luce e non la tenebra. E Gesù lo guarisce con la sua parola. È la parola di Cristo che fa guarire il cieco. Non è un miracolo nel senso di un’azione che non può essere spiegata, è la salvezza della parola di Cristo che apre e illumina gli occhi chiusi e spenti del mendicante di Gerico. All’ordine del Signore Gesù Cristo, il cieco recupera la vista e viene restituito alla vita normale e alla pienezza della salute. Aprendogli gli occhi, il Signore Gesù Cristo ha trasformato la sua vita.

Il cieco guarito segue Gesù glorificando Dio. Questo è il tempo della riconoscenza dell’uomo redento nei confronti del salvatore. Secondo il Catechismo di Heidelberg, un cristiano deve sapere tre cose: quant’è grande il suo peccato, come è stato redento, come può essere riconoscente a Dio per la redenzione. Innanzi tutto il mendicante guarito glorifica Dio per essere stato sanato. Se glorifica Dio, vuole dire che nella parola di Cristo ha sentito la potenza di Dio stesso. Nell’azione di Cristo il mendicante ha riconosciuto la forza buona del creatore del cielo e della terra. Perciò il cieco guarito comprende pienamente che cosa ha ottenuto – la salvezza – e da chi l’ha ottenuta – da Dio stesso -. Così può rendere a Dio l’onore e la gloria che gli sono dovuti per le sue opere grandi e meravigliose nei suoi confronti. È particolare il fatto che l’evangelista si sofferma anche sulla lode che il popolo rende a Dio per questa guarigione. Sappiamo che il popolo a Gerusalemme griderà la condanna a morte di Gesù, ma in questo momento il popolo è nello stupore. Riconosce l’azione di Dio, non ne serberà memoria. Dimenticherà quest’azione di Gesù e presto invocherà la sua crocifissione.

La figura del cieco qui è quella di uno che sta fuori della classe che però conosce la lezione più importante, quella ripetuta tre volte, e che gli alunni in classe non hanno ancora imparato: Il Signore Gesù Cristo dà la sua vita per la nostra salvezza, e che questa non è teoria, ma vita essenziale. Noi siamo tutti convinti di capire tutto, di aver capito tutto e siamo certi che la nostra fede o il nostro dubbio dipendano dal nostro cervello. Invece il posto che siamo invitati a prendere è quello del cieco di Gerico. Tutti noi siamo come il cieco di Gerico e davanti a Gesù, davanti alla luce di Dio nella vita procediamo a tastoni, senza vedere nient’altro che la nostra tenebra. Ma anche se siamo ciechi nello spirito, possiamo gridare al Signore tendendogli la mano e possiamo avere la certezza che il Signore Gesù aprirà gli occhi del nostro cuore e trasformerà il nostro mondo da tenebra a luce. La conversione è questa azione di Dio che apre i nostri occhi della fede e ci permette di vedere una realtà che fino a quel momento non avremmo nemmeno immaginato. E la salvezza non è mondo delle idee. La salvezza tocca. Gesù tocca i malati. Fa recuperare la vista al cieco con una parola secca e perentoria. Noi possiamo ancora proclamare la parola di Cristo che guarisce, che risana, che restituisce vita e luce a chi ne è rimasto privo. Non riguarda il futuribile. Riguarda e tocca la vita.

L’ingresso di Gesù nella Storia – in quella del mendicante cieco di Gerico come nella nostra storia personale – coincide con l’annuncio della sua passione. Noi non incontriamo altro vero Gesù Cristo che quello che va a dare la sua vita, il suo corpo, in sacrificio per noi e per la nostra salvezza, quello che i discepoli dopo tre lezioni non avevano ancora capito. Questo è il vero Signore Gesù Cristo che caccia i nostri vecchi padroni come il dolore e la miseria e ci apre gli occhi alle cose meravigliose di Dio per noi.

Dettagli
  • Data: Febbraio 19, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Luca 18, 35-43