Vangelo di Luca 18, 31-34
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“Poi, prese con sé i dodici, e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute riguardo al Figlio dell'uomo tutte le cose scritte dai profeti; perché egli sarà consegnato ai pagani, e sarà schernito e oltraggiato e gli sputeranno addosso; e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà». Ed essi non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire.”

 

Predicazione tenuta mercoledì 12 febbraio 2020

Testo della predicazione: Luca 18, 31-34

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

 

Per la versione audio della predicazione, segui il link.

In questo capitolo abbiamo finora imparato cose importanti sulla fede (la vedova e il giudice), sulla grazia (il fariseo e il pubblicano), sulla sincerità (Gesù e i bambini) e sulla libertà (il giovane ricco)… quasi un’introduzione alle parole d’ordine del protestantesimo, almeno quando è ridotto a slogan: fede, grazia, onestà, libertà… titoletti di capitoli di opuscoli di evangelizzazione. Dopo tutte queste cose, importanti perché guardano al centro, al dunque, alla persona e all’opera del Signore Gesù Cristo, siamo finalmente pronti a capire chi è lui? Sola fide, sola gratia, verità e libertà… e ora, e ora possiamo comprendere, possiamo fare nostra l’opera di Cristo? Ancora no! Il Signore Gesù Cristo aveva già rivelato la sua missione dopo la condivisione dei pani e dei pesci e la confessione di fede di Pietro (Luca 9,22) e dopo la trasfigurazione e la guarigione dell’indemoniato (Luca 9,44-45), quindi dopo delle dimostrazioni, delle lezioni essenzialmente pratiche, e non erano evidentemente bastate. Ora queste, assieme all’insegnamento di questo capitolo, alla spiegazione di cose così importanti da sapere, non bastano a far capire ai discepoli il cuore dell’opera di Cristo? “Ed essi non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire.” Il concetto del “non capisco” è ribadito per tre volte in una sola frase. Allora, per una volta nella vita, cerchiamo di sederci tra i banchi di quelli che non hanno capito niente, niente per tre volte, che credono di aver già finito di conoscere e di capire, ma in realtà non hanno ancora nemmeno cominciato.

Allora, che cos’è che non capiscono loro, e che non capiamo noi? Sostanzialmente l’opera di Cristo come la confessiamo nel Credo: “patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, il terzo giorno risuscitò”. Possiamo dire che c’è differenza tra prima e dopo, tra la predizione degli avvenimenti e l’annuncio dopo compiuti, ma la differenza in fondo non fa veramente differenza. Il Signore sta dicendo che sale a Gerusalemme dove sarà fatto a pezzi, condannato dalla religione, consegnato agli occupanti, torturato, esposto al popolo nella sua sofferenza nella condanna a morte del ribelle politico. E che tutto questo è l’onnipotenza di Dio… ma non nella banale accusa del padre in cielo assetato di sangue, ma nel fatto che il peggior male dell’umanità viene riformato al miglior bene. L’onnipotenza che riforma: non si oppone alla morte, non le resiste, la subisce e la scavalca, la lascia lì ferma con il risveglio a una vita nuova, a una vita eterna, a una vita che non incontra più la morte. Qui non ci sono incomprensioni di tipo emotivo, cioè che i discepoli potessero pensare che il Signore entrasse in Gerusalemme e restaurasse l’Israele del re Davide con la stessa trionfale naturalezza con cui la Juventus di Allegri vinceva i campionati. E nemmeno in fondo incomprensioni culturali, come quelli che “non capiscono” il sacrificio di espiazione che segue la logica del diritto ebraico e non la nostra, però basta applicarsi e capire che il peccato come debito (come abbiamo ripetuto infinite volte nel Padre nostro), questo peccato-debito esige una riparazione-pagamento e che questa è compiuta da qualcuno al posto di un altro. Comunque, qui non si tratta di queste incomprensioni, ma della più grande, più naturale e più radicale delle incomprensioni. Il compimento, l’opera, il regno di Dio sono un Messia, un uomo consacrato a una grande missione politica, che viene sconfitto, massacrato e ucciso su una croce… e se ci fermassimo qui basterebbe Spartaco… e dopo tre giorni si presenta come lui, nuovo vivo, di vita eterna. Che in tutto questo c’è Dio come in nessun altro avvenimento della Storia umana. Che quest’uomo è in una relazione unica con Dio, e che di Dio non possiamo sapere nulla di sicuro se non ci confrontiamo con lui. Alla sfida del Vangelo a quell’umanità che è la nostra, che annovera tra i suoi Alessandro Magno, ma anche Spartaco, all’opera di Gesù Cristo che salda tutte le nostre debolezze, le nostre “piaghe” si sarebbe detto una volta, con una presenza, una potenza e una vittoria di Dio inaudite in tutto il resto e in tutti gli altri… per tre volte quell’umanità che un’umanità privilegiata vicina a Gesù Cristo, i discepoli, noi, i buoni “protestanti” che hanno fatte loro le parole d’ordine della fede, della grazia, della verità e della libertà, per tre volte non capiscono. Non capiamo. Così qual sono… non capisco.

Noi non viviamo soltanto dopo il venerdì santo e dopo Pasqua, ma viviamo anche e soprattutto dopo Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo. Questi fa sì che questo Vangelo, con tutta la sua sapienza e la sua potenza, possa essere qui mediante la predicazione, l’annuncio. Poi, questo fa sì che la sua logica si confronti con la nostra logica, la vinca e la convinca. E non comprendiamo ancora tutto. Comprendiamo soltanto quanto è necessario e sufficiente per la nostra salvezza. La logica di “patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, il terzo giorno risuscitò” la possiamo conoscere perché ci viene rivelata, ma non la possiamo “comprendere” cioè “prendere”, perché è la logica di Dio, perché è la mossa di scacchi o il colpo di biliardo che nessuno di noi avrebbe pensato di fare o sarebbe in grado di fare, ma che una volta visto, ne riconosciamo la forza, la giustizia e l’efficacia. Le potenze del mondo, l’impero romano, la religione e il popolo che si accaniscono contro l’uomo di Dio, lo torturano e l’ammazzano davanti a tutti, e Dio c’è come non mai in quell’uomo che subisce tutto questo e vince tutto questo mostrando e dimostrando una vita nuova, una vita eterna, una fragilità e provvisorietà del male e della morte in questa Storia umana, Storia segnata, regolata, determinata dalla morte, Storia di Gesù Cristo e Storia nostra. È questo Signore Gesù Cristo che incontra i discepoli dopo il suo risveglio dalla morte e dice loro: “Pace a voi” (Luca 24,36). La logica di Dio non è di non far morire, è di più, è di di far vivere, non di abolire la morte, di più, di donare la vita eterna, cioè una vita senza più alcun tipo di morte e non soltanto senza morte fisica.

Dunque la verifica di oggi è andata male. Dopo la prima lezione fatta dopo la confessione, cioè una risposta giusta di Pietro, dopo la seconda lezione seguita a due meravigliose pratiche come la trasfigurazione e la guarigione dell’indemoniato, abbiamo avuto la terza, seguita alla vedova e il giudice, al fariseo e al pubblicano, ai bambini e al giovane ricco con dichiarazione di Pietro. Alla terza lezione sul punto più importante la classe dei discepoli non ha capito niente, niente, niente. Continuiamo a studiare, ricordando che anche se noi non siamo granché, il nostro Maestro è davvero il migliore.

Dettagli
  • Data: Febbraio 12, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Luca 18, 31-34