Vangelo di Luca 18, 18-30
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“Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre». Ed egli rispose: «Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, udito questo, gli disse: «Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco. Gesù, vedendolo così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». Quelli che udirono dissero: «Chi dunque può essere salvato?» Egli rispose: «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio».
Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito». Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio, il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell'età futura la vita eterna».”

 

Predicazione tenuta Mercoledì 5 febbraio 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 18, 18-30

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

 

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Il Vangelo di questa sera ci mette davanti agli occhi due concezioni opposte di Dio, dell’essere umano, della salvezza e del vero scopo della vita. C’è tutto qui, tutto quello che abbiamo bisogno di sapere. Il giovane ricco comincia da ricco, crede nell’uomo buono che fa; Gesù Cristo crede nel Dio buono che dà e che darà la ricchezza in cielo. E tra i due vangeli – quello del giovane ricco e quello di Cristo – è il Vangelo di Gesù Cristo a prevalere.

La prima discussione, che contiene anche il problema dell’osservanza dei Comandamenti, è sulla parolina “buono”, con cui il giovane ricco si rivolge a Gesù, chiamandolo anche “maestro”, cioè uomo esperto della Legge del Signore. “Buono”. Chi è “buono”? E’ buono Dio o è buono l’essere umano? Perché se è buono l’essere umano, allora non occorre che Dio lo sia. Se l’essere umano è buono, allora l’essere umano può vivere una vita di giustizia, una vita senza peccato, può vivere rispettando sempre la legge del Signore. Se invece Dio è buono e l’essere umano non lo è, allora il peccato può essere cancellato e può essere sepolto soltanto dalla misericordia di Dio. Questa è la questione in gioco. Per questo Gesù dichiara che solo Dio è buono. Se pensiamo che l’essere umano sia buono, allora non conosciamo noi stessi e non conosciamo Dio. Allora non avremmo avuto bisogno di salvezza e di redenzione. A questo punto Gesù ricorda al giovane i Comandamenti della seconda tavola della Legge, quella che riguarda il comportamento verso gli altri. E il giovane dichiara in tutta onestà di aver sempre rispettato questa legge. Noi gli crediamo, come anche Gesù Cristo gli crede. Ma al giovane manca una cosa. Una cosa sola, che però è assolutamente necessaria.

“Vendi tutto ciò che hai e distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro in cielo”. Questo manca ancora al giovane, cioè la liberazione dai suoi beni. Vedete, quelli che ritengono che l’essere umano sia buono, credono anche che egli possa nascere ricco come possa nascere povero, e soprattutto che possa padroneggiare liberamente la ricchezza. Questi dicono: «Non è importante la ricchezza, ma solamente il fine per cui viene gestita. Il denaro è solo un mezzo…». E invece no! Se ragioniamo sui fatti e non sul dovrebbe essere, sappiamo che le ricchezze non sono un mezzo. Nella Bibbia e nella Storia, la ricchezza è una protagonista della Storia dell’umanità. Non siamo noi che muoviamo e determiniamo la ricchezza, ma è la ricchezza, o “il denaro” come diciamo impropriamente, perché è solo una misurazione condivisa della ricchezza, il denaro che muove e determina noi, le nostre scelte, la nostra visione della vita, come votiamo, come funziona il nostro paese. Purtroppo questa è la verità. La ricchezza ti governa la vita, ti dispensa gioie e preoccupazioni che senza di essa non avresti. E in cambio la ricchezza vuole la tua mente e il tuo cuore, vuole la tua fatica e il tuo riposo. Ci pensi e la desideri, non ti sazia mai, ti può far coricare nei migliori alberghi del mondo, ma non dormi, non puoi dormire perché pensi a come averne di più. Per questo il giovane ricco non può, da solo, liberarsi delle sue ricchezze e deve andarsene rattristato.

Il commento del Signore Gesù Cristo su questo incontro è durissimo. È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio. Ma chi è che vorrebbe far passare il cammello nell’ago? In realtà molto probabilmente è un piccolo errore di traduzione. Kàmelon in greco significa gomena o fune. Poi la Vulgata, la traduzione latina traduce camelus, ed ecco la distorsione. Cioè, esattamente come una gomena in una cruna, così il ricco nel Regno di Dio non può entrare e non entra. Oggi il ricco può entrare dappertutto, nei salotti più esclusivi e negli alberghi e ristoranti più lussuosi, viene omaggiato da portieri e camerieri, mentre i poveri in molti luoghi vengono squadrati dall’alto in basso e viene loro impedita l’entrata. Ogni estate nel nostro paese si verifica qualche caso di clienti portatori di handicap che vengono respinti da qualche albergo, con la scusa di non avere strutture adeguate, ma in realtà perché la loro presenza non turbi il beota divertimento delle cosiddette “persone normali”. Ma chi è sano, ricco e bello entra dappertutto, tranne che nel Regno di Dio. Le porte del Regno di Dio che sono spalancate per ricevere gli umili, gli ultimi e i peccatori, davanti a coloro che confidano in se stessi e nei propri mezzi restano chiuse con una impenetrabile grata.

Nell’ultimo versetto di questa parte troviamo la chiave di volta non solo del Vangelo di oggi, ma di tutto il Vangelo, dove dice: “Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio”. La salvezza è impossibile agli uomini, ed è possibile solo a Dio. Allora, secondo alcuni commentatori questo versetto che chiude questa parte è stato aggiunto posteriormente, al fine di stemperare la radicalità della parola di Gesù, secondo il pensiero teologico della cosidetta alta critica che vedeva già nella predicazione apostolica un adattamento, un annacquamento e un tradimento della radicalità dell’insegnamento di Gesù. Roba di fine Ottocento. Io dico che su queste ultime parole di Gesù, sulla frase finale secca e sentenziale che per gli esperti si chiama apoftegma, «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio» sta o cade tutto. O meglio, questa parte qui accentua la radicalità e non la diminuisce. Ma il punto è che non si tratta di una radicalità etica o di classe, non si tratta di dire che il povero è più buono del ricco. Non si tratta di questo. L’unica autentica radicalità è questa: l’uomo non può salvare, ricco o povero che sia, Dio solo può farlo. Il ricco è più abbagliato dalle sue ricchezze, ma davanti a Dio l’uomo più ricco del mondo è comunque uno straccione. Davanti a Dio il ricco e il miserabile non sono diversi, non sono neanche resi uguali dalla media diventando due impiegati della classe media. L’uguaglianza davanti a Dio qui è al ribasso: il ricco e il miserabile davanti al Padre di Cristo che giudica e che salva, sono entrambi due miserabili. Ma il miserabile è abituato a cercare la bontà altrui per vivere, è abituato a mortificare se stesso tendendo la mano. Il ricco pretende di comandare e pretende di gestire se stesso e gli altri. Le sue speranze e le sue preoccupazioni lo possiedono e si incarnano in lui, tanto che il ricco crede di volere e di temere quello che Mammona vuole e teme. Quindi, secondo il Vangelo essere ricchi è una delle peggiori tragedie che possa capitare a una persona. Il ricco è molto tentato, è potentemente tentato, e i beni non lo liberano, ma gli impediscono, sono questi che gli impediscono di essere libero. Questo è il contrario di quello che pensa il mondo, che stoltamente ammira e invidia il ricco, che cerca la bontà dell’essere umano, ricco e povero, in modo che al massimo si eleva in un discorso moralista o classista, filantropico e terzomondista, e si dimentica regolarmente dell’ultimo versetto di oggi e del suo protagonista, si dimentica di Dio. Solo Dio è buono, solo Dio può salvare. Vedete, senza questo versetto il testo biblico potrebbe appartenere a un qualsiasi libro religioso. Quale religione non pretende un’obbedienza perfetta? Quale religione non invita a un perfetto distacco dal mondo per obbedire perfettamente a Dio? Ma solo nel Vangelo di Gesù Cristo, solo qui è Dio che porta a compimento questa perfezione. Sono tutti bravi a dire: «Questa è la via; mettiti in salvo!». Ma solo il Dio di Gesù Cristo compie lui efficacemente l’opera della tua salvezza. E quindi, mentre quelli che confidano nelle buone opere, nella morale, nel proprio “io non sono peggio di altri”, nella propria capacità, nella propria innata bontà, nella propria filantropia e nel proprio terzomondismo delle chiacchiere, si arrampicano al cielo su una scala di orgoglio e di superbia e cadono rompendosi l’osso del collo, il Dio del cielo raggiunge la terra con la sua misericordia eterna che salva i peccatori. Quello che agli uomini è impossibile, la salvezza, è possibile e Dio.

Ed ecco la possibilità. Pietro. È possibile, con la forza di Cristo stesso, lasciare il proprio mondo e seguire Gesù Cristo. Cambiare punto di vista, priorità e obiettivi. E qui sta la promessa più grande: «Vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amore del regno di Dio, il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell'età futura la vita eterna». Su questo punto il marxismo ha definito la religione “oppio del popolo” (al singolare! Sempre al singolare. Molti dicono “oppio dei popoli”, ma in realtà è “oppio del popolo”). E come tutti i validi polemisti, ha attaccato l’avversario non sul punto di debolezza, ma sul punto di forza. Il cristianesimo, colpito da questa critica, duramente colpito, si è dedicato molto a questo mondo, a cambiarlo, a migliorarlo, e questo è giusto, ma ha troppo spesso taciuto questa promessa. Questa è la sfida: nessuno che abbia lasciato tutto, tutto, per amore del regno di Dio, non ne ha ricevuto molte volte tanto in questo tempo e nell’età futura la vita eterna. Perché non c’è soltanto la meravigliosa promessa della vita eterna, ma c’è anche il dono di molte volte tanto in questo tempo. E la prospettiva si ribalta: perdi tutta la ricchezza che credevi di possedere (ma in realtà ne eri posseduto), e ricevi in dono molte volte tanto in questo tempo. Non sei determinato dalla tua situazione alle spalle, dalla provenienza, da quello che hai in cascina, sei determinato da quello che Dio mette davanti a te, in questo tempo e nell’eternità. Allora, chi è che ha rimorso di aver ascoltato e seguito il Signore Gesù Cristo? Chi è che tornerebbe indietro e che vorrebbe essere come quando non lo ascoltava e non lo seguiva? C’è qualcuno che può dire di essere stato fregato dalla parola di Gesù Cristo? Di avere perso più di quanto abbia guadagnato? Abbiamo persone tra noi che vivono con ottanta euro netti al mese, che non vedono, non sentono e non leggono niente dei loro figli da anni, che potrebbero tornare al loro paese e alle loro occupazioni immediatamente, presentandosi alla loro ambasciata, collaborando con la polizia e denunciando i confratelli. Sapete quanti che conosco lo hanno fatto? Sapete quanti? Zero!

Questo inaudito e meraviglioso Vangelo ci viene donato assieme agli “Amen!” viventi, a vite diversissime, alcune più tranquille della nostra, invece altre incredibilmente più difficili. E in ciascuna ha vinto la promessa del Signore Gesù Cristo. E ciascuna vita lo può testimoniare.

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  • Data: Febbraio 5, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 18, 18-30