Vangelo di Luca 18, 15-17
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“Portavano a Gesù anche i bambini, perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo, li sgridavano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità vi dico: chiunque non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto».”

Predicazione tenuta mercoledì 29 gennaio 2020

Testo della predicazione: Luca 18, 15-17

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, segui il link

Anche i bambini! Gesù ha appena ribaltato tutto dicendo che il malvagio pubblicano, esattore ed estorsore, esce dal tempio giustificato e il serio e coerente fariseo no, e adesso perde tempo con i bambini. Non i bambini considerati, protetti e spesso coccolati e viziati del nostro occidente, ma una torma di marmocchi che stavano tutto il giorno in giro, perché tutta la vita, dall’alba al tramonto, nell’antichità si svolgeva quasi interamente all’aperto. Tanti, semindipendenti e un po’ monelli. Con i bambini e con le donne un rabbino rispettabile non perdeva tempo. Un rabbino istruiva gli uomini, che prendevano delle decisioni, che portavano delle responsabilità, non dei bambini dei quali neppure i loro padri si occupavano almeno finché non diventavano grandicelli, e che erano accuditi dalle madri. Come in Italia fino a poche generazioni fa, salvo lodevoli eccezioni.

Ora, lo scandalo di questo incontro non è che il Signore Gesù Cristo ama i bambini, anche perché ci aspetteremmo che il Signore ami tutti. Lo scandalo è l’esclusività del regno di Dio a misura di bambino per la sua capacità di accoglienza. Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà. La sagoma dell’accoglienza del regno è quella di un bambino, e se la tua silhouette non è quella, quella di un bambino, tu non entri! Sai più cose, fai più cose, hai visto più cose, hai tanta esperienza e tanta maturità… ma non entri! “Chiunque non accoglierà il Regno di Dio come un bambino” come accoglieva un bambino dell’epoca? Accoglieva senza malizia. Accoglieva senza chiedersi perché o che cosa doveva fare in cambio. Accoglieva e basta, perché la sua conoscenza naturale di dipendenza dal mondo non era ancora inquinata dalla maleducazione dei grandi. Non gli era stato insegnato a non chiedere, a non accettare niente, a vergognarsi dei propri bisogni, a mostrare ciò che non si è e che non si ha. Non è una questione di bontà. Il bambino non è più buono. È semplicemente più diretto. Riconosce di non poter vivere da solo dunque accetta quello che gli viene dato. Accetta il regno di Dio. Senza retropensieri e senza calcoli.
I bambini non sono al centro di questa situazione. Sono l’argomento. Al centro c’è il dialogo di Gesù con i discepoli. I lettori sono invitati a sedersi al posto dei discepoli, non dei bambini che Gesù accoglie e che accolgono il regno di Dio. Siamo chiamati a ricevere l’insegnamento sul regno di Dio e i bambini, con i discepoli e come i discepoli.

Dunque, noi siamo quelli che sgridano i bambini che si avvicinano al Signore. Noi. Quando abbiamo estorto il Battesimo per i nostri figli promettendo di dare loro una formazione spirituale che abbiamo prontamente trascurato in chiesa e soprattutto in casa. O quando li abbiamo esortati ad avere pazienza durante gli anni del catechismo, che tanto finiscono presto e dopo la confermazione sei libero di non frequentare un culto di cui non sai niente perché noi ti abbiamo tenuto lontano per cinquantuno domeniche all’anno, tranne la festa dell’albero. Noi. Che invece di unire, dividiamo. Che la Scuola domenicale è per i bambini. Chi te l’ha detto che ascoltare, pregare, cantare, fare domande, disegnare è roba da bambini? Chi te l’ha detto che il catechismo è roba per adolescenti, che il “Cavolo di Heidelberg” – come dicevano gli illuministi tedeschi dell’Ottocento – che il “Cavolo di Heidelberg” debba riguardare i ragazzi nell’età che desiderano soltanto mettersi insieme alla più bella della classe, e poi per grazia ricevuta tu duri sessant’anni con la presunzione di sapere tutto e di non voler più imparare nulla? Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti (I Corinzi 14,20). Allora, l’insegnamento di Cristo ci costringe a conformarci ai bambini in quanto senza malizia nell’accogliere il Regno di Dio, e noi discepoli li scoraggiamo, li isoliamo, ci sentiamo superiori, riteniamo di non avere bisogno di chiedere, decidiamo male per loro. “Non porto mio figlio alla scuola domenicale perché sono in pochi…” ma io, a otto anni, sarei stato felicissimo di passare un’ora con un grande lì per me, per fare delle cose con me e per rispondere alle mie domande! Non porti tuo figlio alla Scuola domenicale perché non ti va di farlo e non ti va di dirlo così chiaramente, perché purtroppo per te non sei bambino, e menti, e dai la colpa ad altro e agli altri. E dall’altra parte, il fatto che le nostre chiese siano tutt’altro che a misura di bambino sta a significare che abbiamo seppellito questa parola che ai nostri orecchi suona oggi come parola di condanna su come “funziona” la chiesa. Al culto di solito non ci sono bambini. Quando c’è il piccolo Ettore, gli invidiamo lo sguardo sinceramente curioso e la meraviglia che suscita tutto quanto è davanti ai suoi occhi. E l’atmosfera è un’altra cosa, c’è la misura, l’esempio per noi per entrare nel regno dei cieli.

Bisognerebbe cambiare. Celebrare il culto con i bambini in chiesa. E tutti i bambini capiscono bene le cose serie e anche quelle difficili. Non capiscono le cose complicate e soprattutto si annoiano con le banalità. Capiscono la buona musica, ma bisogna spiegare le parole degli inni, che sono complicate. Anche per noi, ma non lo ammettiamo. “…e sposa sua la fè…” (Inno 131, I strofa) “fè” da “fede” o da “fece”? Seguono a lungo se la cosa è interessante, ma non sanno trattenere gli sbadigli se è noiosa. Noi invece sì. Culto dei bambini… e catechismo dei genitori. Chi ti ha detto che dopo la confermazione, dopo il diploma, dopo la laurea non si studia più? Anzi, come genitore che ha portato il figlio al Battesimo, ti sei preso in carico la sua formazione cristiana (che non si esaurisce col portarlo alla Scuola domenicale, e poi neanche questo…), sei a contatto con tuo figlio tutti i giorni, con le sue domande, le sue riflessioni… ma se prendi questo sul serio, dovresti studiare tu, non il pastore! E infine, la Scuola domenicale dei nonni. Che hanno sentito sermoni tutta la vita, che hanno combattuto con la vita da cristiani, da credenti, e che possono ritrovarsi a leggere un passo biblico insieme, a fare domande, a condividere le loro riflessioni e a disegnare, perché i nonni disegnano benissimo! Ecco la soluzione: culto dei bambini, catechismo dei genitori e scuola domenicale dei nonni. Atti 17,6: “Coloro che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui”. Per entrare nel regno dei cieli dobbiamo mettere almeno la chiesa sottosopra. Ritornare bambini quanto a malizia, mentre il mondo invecchia e fa esperienza di malizia, affina la malizia, finché muore. Attendere sinceramente qualcosa di bello, di bellissimo davanti a noi, più grande della nostra esperienza e speranza, del quale abbiamo un grande bisogno e per il quale non potremmo mai ricambiare. Lo accogliamo con semplicità. Solo così si entra!

Dettagli
  • Data: Gennaio 29, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 18, 15-17