Vangelo di Luca 13, 10-17
Contenuto

"Gesù stava insegnando di sabato in una sinagoga. Ecco una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito che la rendeva inferma, ed era tutta curva e assolutamente incapace di raddrizzarsi. Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». Pose le mani su di lei, e nello stesso momento ella fu raddrizzata e glorificava Dio. Or il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse fatto una guarigione di sabato, disse alla folla: «Ci sono sei giorni nei quali si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire, e non in giorno di sabato». Ma il Signore gli rispose: «Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere? E questa, che è figlia di Abraamo, e che Satana aveva tenuto legata per ben diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?» Mentre diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, e la moltitudine si rallegrava di tutte le opere gloriose da lui compiute."

Predicazione tenuta mercoledì 6 marzo 2019

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 13, 10-17

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

La legge e la donna. La legge che dice: “Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato. Lavora sei giorni, e fa' tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te.” (Deuteronomio 5,12-14). La donna che era incapace di raddrizzarsi da diciotto anni, sei (come i giorni di lavoro) per tre anni. Il particolare “aveva uno spirito che la rendeva inferma” indicava che i medici avevano gettato la spugna. Inguaribile, dunque vittima di spiriti maligni. Dove l’essere umano è impossibilitato a guarire con le sue forze, lì c’è lo spirito del male che l’ha intrappolato ed imprigionato. Tra questa legge e questa donna c’è il Signore Gesù Cristo.

Gesù stava insegnando, quindi era sul leggio in mezzo alla sinagoga. La vede, la chiama, dichiara la sua guarigione e la tocca. Il leggio con i rotoli dei libri biblici sta dietro Gesù, poi lui proteso in avanti che tocca la donna. Dalla loro posizione capiamo che Gesù si pone, fisicamente, come compimento della parola in favore della donna. E pure come tempi: ha insegnato, ora mette in pratica l’insegnamento di tutta la legge, è lui il compimento della legge. Come? Chiamando e salvando la donna prigioniera da diciotto anni dello spirito che la piegava e che non le permetteva di raddrizzarsi. La guarigione della donna è la corretta, ortodossa, cristiana, cristologica interpretazione della legge. Questa trova in Gesù Cristo il suo compimento perfetto. Difatti, la donna guarita, liberata e salvata glorificava Dio. Ecco tutta la storia della salvezza in sedicesimo: Dio ha parlato; Dio ha adempiuto la sua promessa nella persona e nell’opera di suo Figlio per la salvezza degli ultimi; Dio viene glorificato dal popolo dei liberati.

Ora il capo della sinagoga con la sua conoscenza da mezza pagina strappata. Perché conosce solo l’opera incompiuta. Come se della ricetta per cuocere la pasta avessimo solo “Mettete a bollire una pentola d’acqua e poi aggiungete il sale…” e tutto il resto mancasse. La cena non sarebbe mai pronta. Mai! Il capo della sinagoga conosce i presupposti, il comandamento, ma non sa nulla di chi lo adempie e come. “Ci sono sei giorni per lavorare, venite in quelli a farvi guarire e non di sabato”. Intanto, di sabato tutti erano venuti alla sinagoga. Ma che ci erano venuti a fare, se non a ricordare e a implorare l’opera di Dio in loro favore? Poi, il fatto che l’ipocrisia non conosce, non vuole conoscere, non vuole che altri facciano perché non fa, e se altri fanno, accusa, perché per l’ipocrisia c’è sempre un motivo più importante per non fare. Il 10 gennaio scorso, il giorno in cui la crisi (quasi di governo) dei profughi sulla Sea Watch, si è risolto grazie alla disponibilità della chiesa valdese, una signora mi ha scritto: “Avete preferito prendere i migranti piuttosto che i nostri terremotati da anni sotto al gelo e senza casa. VERGOGNA”. Ho risposto: “Sosteniamo da anni il soccorso e la ricostruzione nelle aree terremotate. Si informi. E nel caso intendesse continuare a strumentalizzare le condizioni dei terremotati per giustificare il disinteresse per altre vite umane, si vergogni Lei.” Non ha più riscritto.

Ora, il Signore ci rivela chiaramente il senso della legge. Ciascuno di voi non scioglie anche di sabato il suo bue e il suo asino per condurli a bene? Questa donna, legata dal diavolo per diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame nel giorno di sabato? Sabato è il giorno per eccellenza, il giorno migliore per sciogliere, per liberare. Perché? Andiamo a leggere la motivazione del comandamento secondo il Deuteronomio (5,15) “Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.” Perché il giorno di riposo? Secondo l’Esodo, per festeggiare la creazione. Secondo il Deuteronomio, per festeggiare la liberazione. In Cristo si uniscono la liberazione DA, dal male, dallo spirito maligno, e la liberazione PER, per glorificare Dio, come fa la donna guarita. È liberazione attuata e prescritta. Non è liberazione per ricadere nella schiavitù del proprio arbitrio, perché chi “si sente” libero di non venire al culto alla fine perde la memoria, l’attualità, l’invocazione della liberazione, non è la libertà DALLA parola di Dio, ma è libertà NELLA parola di Dio, nella parola adempiuta in Cristo, nella parola libera di Cristo che libera noi affinché possiamo rendere gloria a Dio nella condizione che Dio vuole, quella di liberi, di liberati in Cristo.

Mentre diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano e la moltitudine si rallegrava di tutte le opere gloriose da lui compiute. Ecco il culto! Sia così, sempre, il nostro culto pubblico! Parli il Signore e non noi! Si vergognino tutti i suoi avversari! E che noi possiamo essere nella gioia, nella gioia del liberati per tutte le opere gloriose da lui compiute! Gioia che ha un solo motivo: la liberazione promessa e compiuta per noi dal Signore Gesù Cristo. Tutte le altre pretese “gioie” spirituali sono farlocche. Una liturgia “gioiosa”, la musica “gioiosa” sono cartapesta! Sembra un ossimoro, ma la gioia in Cristo è una cosa seria! Eri legato al tuo male, alla tua morte, e secondo il comandamento di Dio, Cristo ti ha sciolto da quelle catene. Ora sei obbligato alla libertà, con gioia, nella sua parola, alla sua gloria.

Dettagli
  • Data: Marzo 6, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 13, 10-17