Vangelo di Luca 12, 49-53
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"Dice il Signore Gesù Cristo: «Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso? Vi è un battesimo del quale devo essere battezzato; e sono angosciato finché non sia compiuto! Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera»."

Predicazione tenuta mercoledì 6 febbraio 2019

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 12, 49-53

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

L’istruzione ai discepoli di vegliare si salda con l’annuncio dell’allarme più preoccupante che una città o un villaggio possa toccare: l’incendio. Roma brucia! È bruciata anche San Francisco, dopo il terremoto e con peggiori danni di quelli prodotti dal terremoto. Durante la guerra è bruciata Dresda, ed è stata completamente rifatta, non si è salvato nulla.

Brucia il fuoco. Ma è un fuoco che si attacca all’anima, che brucia tra le relazioni umane. È il fuoco della gelosia. Prima di tutto la gelosia di Dio, l’amore geloso di Dio che ama talmente il suo popolo da detestare furiosamente ogni idolatria, ogni falsa adorazione che rende schiavi. Ogni “sacro” che ottunde nell’ignoranza e che opprime la vita libera, ogni superstizione che violenta la rivelazione, ogni indiscutibile realtà che tiranneggia la libertà. Poi della gelosia di Elia: lo sterminio dei sacerdoti di Baal, la solitudine, la comprensione della fine del popolo di Dio, non resta più nessuno… L’amore geloso e furioso di Dio comunicato al suo profeta e condiviso da lui. Ora, in Cristo questo fuoco di gelosia è acceso nel mondo e potrà soltanto espandersi. Quello che era prefigurato, efficacemente ma non permanentemente nell’Antico Patto, ora consuma in modo non sempre evidente, ma sempre, sempre efficace. Con la persona e l’opera di Gesù Cristo, il fuoco di Dio ha contagiato l’umanità che ascolta la sua parola, e questo fuoco non si estinguerà mai. È lo stesso ardore (greco “bia”) del regno di Dio che è preso a forza e i violenti (o gli ardenti) se ne impadroniscono (Matteo 11,12). Non si estingue, questo fuoco.

Questo discorso del Signore è inserito in questo punto, quasi a dare uno shock all’indolenza dei discepoli e fare loro capire che il regno di Dio non si attende in vestaglia e pantofole. Ma è un discorso sulla morte di Gesù e sui suoi effetti. La prima vittima di questo fuoco che divide, che arde tra me e te, è Gesù stesso. Battezzato, cioè morto, del battesimo della sua morte. Non è il gestore della gelosia di Dio e degli esseri umani, non dirige il conflitto da gelosi e non o tra diversamente gelosi dall’alto come un arbitro di tennis, ma è il primo a bruciare perché il mondo vecchio finisca e il mondo nuovo avanzi. Perché l’impero di Cesare finisca e l’impero di Dio sia instaurato. Perché la crudele pax romana finisca di regnare sopra le teste e la pace di Cristo stesso regni nei cuori. Con la morte di Cristo il fuoco della gelosia diventa un dono universale, non resta prefigurato nei tempi antichi, ma è acceso e consuma in tutto il mondo lì dove il Vangelo viene efficacemente predicato, e lì porta i suoi terribili effetti.

“Quid volo, nisi ut ardeat?”, Che cos’altro voglio, se non che bruci?” Un’altra traduzione possibile, motto del focoso Riformatore Guglielmo Farel, quello che tenne i primi contatti con i valdesi e che inchiodò Calvino a lavorare per la Riforma a Ginevra. La gelosia brucia. Brucia tra gelosi e tiepidi, tra chi ha un solo grande amore che non lo fa dormire e chi ha poco amore o molti amori, perché la gelosia vuole amore esclusivo, esclusivissimo. Non è tollerante, la gelosia! Non è fanatica, perché conosce bene chi ama, ma non è tollerante, nel senso di accomodante. Vuole tutto, non il compromesso! Questo ribalta cielo e terra, mette il mondo alla rovescia. Divisioni insanabili nello stesso nucleo familiare perché qualcuno di loro ama gelosamente il Padre di Gesù Cristo ed è da lui ancor più gelosamente ricambiato. Certo, diremmo noi, una volta, il marchese Galeazzo Caracciolo che deve lasciare moglie e figli che amava per trasferirsi a Ginevra e vivere liberamente la sua fede,, le grandi storie personali della Riforma in Italia… ma oggi? Dov’è che arde questo fuoco oggi? Tra chi arde? Quali rapporti umani e familiari brucia? Se aprite gli occhi qui la domenica mattina, trovate la risposta in carne ed ossa. Abbiamo sorelle e fratelli che hanno lasciato il loro paese e la loro famiglia umana per amore di Cristo. Perseguitati dal regime e implorati dai propri cari di lasciar perdere, si sono rifugiati presso di noi per non tradire, per non spegnere il fuoco che non si può spegnere, ma che può solo allargarsi. Il fuoco che brucia il mondo vecchio e forgia il mondo nuovo, il fuoco che illumina e consola quel padre di famiglia che è riuscito ad arrivare qui e che di suo figlio non ha altro che un bigliettino con su scritto: “Papà, ti prego, sta’ attento!” Il fuoco che ha messo, che mette e che metterà il mondo alla rovescia, il fuoco della gelosia di quel Dio che manda ricchi e potenti a mani vuote e ricolma di bene gli ultimi. Il fuoco della gelosia di Dio, del suo amore viscerale, esclusivo, ardente, verso i suoi figli, che accende lo stesso fuoco passionale nei suoi figli amati. Amor, ch’a nullo amato amar perdona (Inferno V, 103), l’amore, che obbliga l’amato ad amare a sua volta, ad amare con una passione che non può essere altro che esclusiva. In Cristo questo fuoco arde, inestinguibile, come amore esclusivo di Dio per l’umanità e come amore dell’umanità pura di Cristo nei confronti del Padre. Se non siamo in Cristo, non possiamo conoscere questo fuoco se non come qualcosa che ci allontana e ci atterrisce. Se siamo in lui, questo fuoco brucia o cova, in ogni caso consuma. Consuma la nostra vecchia umanità e forgia la nuova umanità in Cristo. Consuma il mondo attorno a noi e lo rende nuovo. Il regno di Dio. Non il regno delle nostre buone idee, dei nostri valori, del nostro progresso, del nostro impegno e della nostra pigrizia. Il regno di Dio, che nasce, cresce e vince con questo fuoco.

Dettagli
  • Data: Febbraio 6, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 12, 49-53