Vangelo di Luca 12, 35-40
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Dice il Signore Gesù Cristo: «I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà. Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro! Sappiate questo, che se il padrone di casa conoscesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».

Predicazione tenuta mercoledì 23 gennaio  2019

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 12, 35-40

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Nelle parole che precedono c’è l’annuncio del Regno e la considerazione del suo valore in rapporto alla ricchezza del mondo. Ora c’è il tempo. Nella parola detta prima il mondo è un falso ricco e la vera ricchezza è il regno, ora… ora il mondo è vecchio e il regno è nuovo. Il mondo è il vecchio e il regno è il nuovo. Tra l’annuncio di Gesù e la realizzazione del regno i credenti sono chiamati a vigilare.

“Vigilate!”, “siate pronti”. Vivete nella prontezza. Voi non sapete quando, ma sapete che cosa sta per succedere. Vigilate, perché la luce del nuovo mostra le rughe del vecchio. Vigilate, perché quello che vedete passa, ma quello che attendete resta per sempre.

In queste parole di Gesù non vi è un confronto tra il vecchio e il nuovo. Il vecchio era lì, era evidente, era quel mondo dal quale i discepoli venivano. Gesù annuncia il nuovo e insegna come lo si attende. Non fa confronti, non fa apologetica, non mette il regno di Dio in un settore del supermercato religioso tra la meditazione orientale all’italiana e i cari vecchi oroscopi. No, la parola di Gesù è interamente concentrata sul nuovo, su come si attende il nuovo e su che cosa si riceverà in quel momento. Un annuncio dirompente che non ti fa pensare ad altro.
Due piccole parabole. La prima. Siate come il personale di casa di un uomo che è andato a sposarsi e sta tornando dal viaggio di nozze. Cioè, torna dalla situazione più felice della vita. Ma in quel giorno la distanza sociale non può esistere. Fuori le bottiglie, beviamo insieme! Vi servo io! Offro io! È la gioia che permette la fraternizzazione. Voi state aspettando questo momento, state aspettando la festa con Gesù Cristo che onorerà chi l’avrà onorato con la sua attenzione e con la sua attesa mentre stava tornando. La seconda: se il padrone di casa conoscesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Sai che i ladri verranno a quell’ora circa, circa perché il mondo antico non conosce la precisione al secondo e nemmeno al minuto. Diciamo che c’è una forbice di mezz’ora. Tu quella mezz’ora che aspetti i ladri per beccarli, come la passi?

Vigilate. Siate pronti, siate preparati. Tenete tutto come se doveste renderne conto fra un minuto. Chi ama non può dormire, dicevano gli antichi. Non c’è nulla che dà senso alla vita come l’attesa della liberazione. Oggi ci incontriamo non solo tra confessioni cristiane diverse che si riconoscono unite in Cristo e che devono attendere pronte l’evento di una riconciliazione evidente in lui, perché l’ecumenismo è storia, è evento, ma e anche e forse soprattutto attesa, ma ci incontriamo anche come figli storici di due grandi storie di vigilanza e di prontezza. Il monachesimo è stato vigilanza, attesa del regno, espresso in una forma collettiva, ordinata, esercitata e paziente in mezzo alle turbolenze della Storia. La Riforma calvinista, che ha abolito gli ordini monastici perché l’intera comunità cristiana deve assumersi il compito e l’esercizio della vigilanza e della prontezza. Oggi siamo qui, a pregare insieme e a prepararci insieme. Ciascuno di noi può trovare il suo grande o piccolo privilegio nello stato attuale delle cose ed essergli affezionato, ma nessuno di noi onestamente può definire giusto questo mondo in cui viviamo. Questo finirà, perché la giustizia di Dio vuole essere la sola legge del suo regno. E noi l’abbiamo ascoltata dalla sua parola, l’abbiamo accolta, ne siamo stati rivestiti… e ci fa paura pensare a un mondo in cui ci sia solo giustizia, solo misericordia, in cui vedremo quello di cui anche oggi abbiamo ascoltato. Non vorremmo vedere, vedere il mondo liberato dal male, la vita liberata dalla morte, l’umanità liberata dalla malvagità, la società liberata dall’ingiustizia? Non lo abbiamo già conosciuto, sperimentato nella nostra vita, seppure a frammenti, ma chiari e sufficienti. Anche qui, stasera, lo sperimentiamo nell’unità in Cristo: unità ancora in frammento, ma chiara e sufficiente per sperare, per essere pronti, per vigilare. Qui stiamo a parlare di regno di Dio. Cioè di una realtà che ci è stata rivelata che sconfiggerà i regni del mondo, il regno dell’ingiustizia e il regno della morte. Vigiliamo per il regno.

Noi attendiamo un giudizio, non una catastrofe, attendiamo una vita nuova e non la scomparsa della vita, attendiamo una giustizia e non un genocidio totale o un paradiso da caffè Lavazza, attendiamo un regno, un’autorità giusta e un potere buono e non un chissà. Lo attendiamo nella normalità della nostra vita: lavorando, pregando, mantenendo rapporti, ma pretendendo inauditamente - e qui sta la speranza cristiana - pretendendo inauditamente non solo che il regno di Cristo sia reale, ma anche che sia la sola realtà eterna, pretendendo inauditamente che la parola che ascoltiamo è roccia mentre il mondo che vediamo è cartapesta.
Lo aspettiamo con trepidazione. Il penultimo versetto della Bibbia dice : “Vieni, Signore Gesù! Amen” e l’ultimo: “La grazia del Signore Gesù sia con lo spirito vostro”. Abbiamo Gesù, abbiamo la sua grazia. E lo aspettiamo, aspettiamo il suo ritorno, aspettiamo di vederlo. Non saremo delusi.

Dettagli
  • Data: Gennaio 23, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 12, 35-40