Vangelo di Luca 12, 22-31
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"Poi Gesù disse ai suoi discepoli: «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete! E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? Se dunque non potete fare nemmeno ciò che è minimo, perché vi affannate per il resto? Guardate i gigli, come crescono; non faticano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste così l'erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede! Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più."

Predicazione tenuta mercoledì 9 gennaio 2019

Testo della predicazione: Vangelo di Luca 12, 22-31

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Preoccupazioni ed ansie, cioè una tensione di ricerca intellettuale ed emotiva per cibo, bevanda, cura e vestito del corpo. Mentre nel Sermone sul monte del Vangelo di Matteo, che è una predicazione, si configurano come vere e proprie antibeatitudini. Antibeatitudini perché peggiorano la vita, non lasciano spazio e considerazione all’opera di Dio, e infine sono completamente inefficaci a raggiungere lo scopo. Qui invece è una catechesi, e l’obbiettivo è la formazione spirituale del discepolo. Infine, e qui c’è lo schiaffone del Vangelo, perché crediamo di saper provvedere a queste cose, invece Dio soltanto sa provvedere a quello di cui abbiamo bisogno e noi dobbiamo cercare altro, totalmente altro, cioè il regno di Dio.

Ora, visto che volete servire Dio, che non siete come l’avaro accumulatore morto all’improvviso appena qualche riga prima, lo scopo della vostra vita non è il cibo, le bevande e il vestito. Perché queste cose sono sotto di voi, invece dovete occuparvi di quelle di sopra. I pagani cercano queste cose, perché i loro idoli sono fabbricati dal cuore, dalla mente e dalle mani degli uomini. Per fabbricare un idolo bisogna guardare in basso, agli elementi del mondo, al metallo e alla pietra, così diventa naturale che chi dirige la propria anima alle cose in basso, sia diretto al potere verso le cose che stanno in basso, nel senso che sono soggette alla nostra gestione: cibo, bevande, vestiti. Tutto quello di materiale che circonda noi stessi e la nostra vita. E per il quale molti sono disposti a qualsiasi cosa, sia che ci si trovi in condizioni di penuria, sia che si voglia raggiungere o mantenere quello che amiamo definire “tenore di vita”. E credo che anche su questo argomento molte critiche che eleviamo agli sprechi, al consumismo, al lusso, intendiamo rivolgerle sempre agli altri. La questione è questa: tanto o poco, la tua vita è consacrata alla ricerca di questi beni e dipende non tanto dai beni da cui effettivamente dipende (perché dal cibo e dall’acqua la nostra vita dipende, poco da spiritualizzare!), ma dalla sua consacrazione alla ricerca di questi beni? La tua vita dipende dalla sua ricerca dei beni? Hai quello che hai cercato, e questo qualifica la tua vita? Questo è il punto. Non “sei quello che hai”, ma “sei quello che vorresti avere”?

Due cose da osservare: i corvi e i gigli, e una da considerare: la durata della nostra vita non dipende affatto dalla nostra volontà. I corvi non sono votati alla ricerca e alla conservazione di beni. Certamente, si nutrono, talvolta con difficoltà e con rischi, ma non entrano in una logica di vita di produzione e di conservazione. Non sono votati al possesso, eppure… sono nutriti. Vivono. I gigli della campagna, fiori bellissimi, che non fanno nulla per essere bellissimi, per il loro aspetto, eppure… sono più belli del re più ricco d’Israele. Infine, la considerazione sulla vita. Chi può guadagnare una sola ora di vita grazie alla ricerca di queste cose? Perché vuoi dedicare la tua vita per avere un controllo di quello che non sai, e perciò non potrai mai controllare? Non sai, e se non sai nulla, perché impegni te stesso come se sapessi tutto?

Ed ecco il Vangelo. Il Padre nostro nutre i corvi, Dio veste l’erba del campo. L’idea pagana secondo la quale gli dei (o dio) si occupano di cose grandi e meravigliose e disprezzano le piccole cose che ci circondano, le divinità delle idee e dei principi vengono messe all’angolo dal Padre che Gesù rivela. Cioè, Dio, il Padre di Gesù, si occupa delle cose piccole, si occupa di nutrire i corvi e di vestire i fiori. Dio è quotidianamente, e per tutti i giorni del mondo, sovranamente al servizio di animali e piante che consideriamo inferiori a noi. La mano di Dio è nel miracolo di una creatura nutrita e dissetata, che vive, e questa vita è una naturale testimonianza e un naturale ringraziamento.

Voi valete più di loro, valete di più degli uccelli del cielo e dei fiori del campo. Voi potete conoscere non direttamente il mondo per dominarlo secondo le vostre ansie, ma potete conoscere il Padre di Gesù che conosce il mondo e si occupa di tutti e di ogni cosa. La pretesa di conoscenza diretta della realtà rischia di produrre idoli, “sistemi” indistinti che hanno aumentato la sperequazione economica e il disastro ecologico mano a mano che pretendevano di aumentare la loro conoscenza, intendendo con “conoscenza” la capacità di risolvere i problemi. Altresì, questa fiducia nelle proprie capacità di raggiungere quello che si desidera per sé e per gli altri, va di pari passo con un’idea platonica di Dio che non si occupa se non dei principi dell’etica e di una futuribile salvezza. Due esempi, in grande e in piccolo. In grande: la riflessione sulla provvidenza, che non è la moralina del tutto è bene quel che finisce bene, ma l’attività di Dio che provvede al mondo e a ciascuna vita, la cura e la generosità del Padre verso di noi in quelle cose che reputiamo da una parte trascurabili per lui, dall’altra molti umani orientano la propria vita alla ricerca e alla conservazione di queste, la provvidenza sembra scomparsa dalla riflessione teologica, sostituita dall’ecologia e dall’economia. Non dobbiamo più riflettere su Dio che nutre perché l’essere umano sfrutta e accaparra? Secondo esempio: la preghiera di ringraziamento prima dei pasti è sempre più in disuso. Cioè, non pensiamo più a chi ci dà il necessario per vivere, e quando pretendiamo di aver capito, vediamo una parte dell’umanità che soffre per i desideri non realizzati, con una fame che divorerebbe il mondo, e un’altra parte dell’umanità che soffre della fame della mancanza del necessario. Potremmo partire da una semplice preghiera, che riconosce che quanto abbiamo di necessario, spesso nell’abbondanza, non viene da noi stessi e dal nostro preoccupato desiderio, ma dalla mano generosa che ci dà tanto, di bello e di buono! Per l’unica volta nel Vangelo di Luca, Gesù apostrofa gli ascoltatori come “gente di poca fede”. Cioè, di nessuna fede. Qui, dove l’efficace beatitudine della provvidenza accusa le preoccupazioni pagane.

Il distacco dalle preoccupazioni delle cose non è fine a se stesso, non è finalizzato a una beatitudine autonoma, a una sorta di autarchia spirituale, ma alla ricerca. La vita di fede e di obbedienza a Cristo è una vita di ricerca prima di ogni altra cosa. Pensate! Gesù dice che non siamo nati per occuparci delle cose terrene, ma siamo al mondo prima di tutto per cercare e per conoscere altro, altro che è più in alto. Cercare il regno di Dio. Cercare le cose che sono in alto non è naturale per noi. Ci deve essere ordinato dal Signore. Perché tutti i signori del mondo ci proibiscono di guardare in alto. Le potenze del mondo vogliono che noi guardiamo in basso, alle cose che sono sotto di noi, che cerchiamo quelle, solo quelle. Non ne siamo naturalmente fuori, nemmeno quando disprezziamo le cose terrene per dedicarci alla nostra spiritualità. Perché non dobbiamo cercare il benessere spirituale, ma il regno di Dio.

Il regno di Dio. È l’ambito in cui l’obbedienza a Dio è l’elemento centrale. Il regno di Dio è lì dove la volontà di Dio viene fatta. Cercare il regno di Dio significa cercare d obbedire a Dio. Dalla schiavitù dei bisogni giungiamo alla liberazione del Vangelo, che libera affinché cerchiamo l’obbedienza del regno di Dio.

Dettagli
  • Data: Gennaio 9, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Luca 12, 22-31