Vangelo di Giovanni 9, 1-7
Contenuto

"Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo». Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse. «Va’, lavati nella vasca di Siloe» (che significa: mandato). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva".

Predicazione tenuta domenica 2 agosto 2020

Testo della predicazione: Vangelo di Giovanni 9, 1-7

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, clicca qui

Perché è nato cieco? Davanti a una malattia congenita ci si domanda da che cosa dipende. Se si tratta di una tara ereditaria oppure di qualche problema sopraggiunto durante la gravidanza. Cerchiamo il motivo. E lo facciamo perché non siamo in grado di trovare una soluzione, una via di uscita dalla sofferenza. Una volta che sappiamo il motivo, siamo quasi contenti di avere tutti i sensi, funzionanti, al loro posto. Cerchiamo la causa, come i discepoli, per arrenderci alla causa. Vogliamo sapere per non fare, vogliamo sapere non per cambiare la situazione, ma per digerirla così com’è. Se ricordiamo che questo atteggiamento ha a che fare con la sofferenza di altri, allora la domanda dei discepoli e nostra assume una vena di vigliaccheria: voglio sapere perché tu sei così per farmene una ragione, per trarne una moralina che lascia tutti e due nelle tenebre. Tu, in quelle della malattia, e io, in quelle del mio inconfessato cinismo.

Gesù Cristo dice. «Io sono la luce del mondo». La sua luce illumina anche le zone d’ombra, le nostre imperfezioni, le nostre sofferenze. Illumina ogni buio nei nostri occhi. E dona una vita completa e vera, illuminata dalla luce della sua grazia.

«Chi ha peccato?», oggi si direbbe: «Poveretto, che cosa gli è successo?», ma in realtà la domanda vera è più profonda, ed è “Perché esiste il male?” questa è la domanda. Allora questo era in relazione tra colpa e punizione (io pecco o i miei genitori peccano e io resto cieco), oggi è vista come accadimento (un genitore era malato oppure i medici hanno sbagliato). Gesù a questa domanda non risponde. La Bibbia non risponde mai alla domanda sull’origine del male. Perché è morto il mio caro? Perché ci sono giovani o bambini che muoiono improvvisamente, oppure straziati da malattie incurabili? La Bibbia non dà mai una risposta a questo, perché spiegare l’origine del male vorrebbe dire comprenderlo, e quindi giustificarlo e accettarlo. La nostra spiegazione sull’origine del male serve a renderlo più accettabile a chi sta già bene. Ma la Bibbia non spiega mai l’origine del male. La Bibbia proclama la fine del male. La Bibbia annuncia la sconfitta del male, la sua impossibilità di contrastare il piano di Dio. Oggi, nel Vangelo, conosciamo la fine del male, la sua sconfitta, la sua provvisorietà.

Gesù risponde che il cieco non ha peccato, e nemmeno i suoi genitori; è così perché le opere di Dio siano manifestate in lui. A Gesù non interessa determinare una responsabilità e un responsabile delle condizioni del cieco. Gesù vuole che quegli occhi si aprano. Non è importante perché quegli occhi erano chiusi, ma occorre sapere che le opere di Dio si manifestano in quella situazione di sofferenza e di dolore. Gesù non si chiede il perché di questa situazione, annuncia che le opere di Dio si manifesteranno e che non lasceranno tutto come prima. Le opere di Dio saranno manifestate nel rendergli la vista, e il cieco potrà proclamare la sua fede in colui che gli ha ridato la vista. Il percorso spirituale di quest’uomo sarà ancora travagliato – se ne parla in tutto questo capitolo – ma l’azione di liberazione di Gesù è alla base di ogni riflessione e di ogni fiducia. Se sono le opere di Dio a dover essere manifestate in quell’uomo che è davanti a Gesù, è chiaro che in Gesù ci sono la forza e la potenza di Dio stesso. Dio non vuole lasciarci nella nostra condizione, ma vuole donarci una vita piena. È per questo che Gesù ha guarito il cieco.

L’azione con cui Gesù Cristo guarisce è molto semplice. Dopo aver fatto del fango con la saliva, lo applica sugli occhi del cieco, come se avesse un’infiammazione o una puntura di un insetto. Il cieco viene mandato a lavarsi in una delle fontane con vasca più famose di Gerusalemme. Fatti semplici, fatti alla luce del sole, che però non porteranno altri alla fede, ma irriteranno i farisei e i nemici di Gesù. Il cieco dalla nascita tornò che ci vedeva. Questo è l’aspetto più importante e meno spettacolare della vicenda: un uomo era cieco dalla nascita, viene visto da Gesù e ora i suoi occhi sono stati aperti. Il discorso dei discepoli sull’origine del male e le successive parole dei farisei che negano la guarigione – quindi vogliono considerare il male la realtà vincente – fanno da contorno al fatto magnifico e straordinario: un uomo cieco dalla nascita ora vede e -  fatto non secondario – mentre prima era ai margini della vita sociale del suo popolo, ora vi può far parte a testa alta. La guarigione produce anche il reinserimento sociale della persona guarita. Chi soffriva e veniva schivato, ora è felice e viene accettato. Nel gesto di Gesù verso il cieco c’è tutta questa realtà di amore che Dio vuole dare a quest’uomo e che vuole trasformare la sofferenza in autentica gioia.

Oggi noi non siamo tanto lontani dal mondo dei tempi di Gesù, in cui la malattia e l’emarginazione erano realtà pressoché ineluttabili. Ancora oggi la notizia di una morte improvvisa o di una malattia incurabile ci lascia sgomenti, e ci lascia con tanta voglia di gridare “Perché?”. Certo, oggi abbiamo la scienza medica molto più progredita, ma abbiamo ancora la malattia e l’emarginazione del malato esiste ancora. Ho visto tante volte che la prima cosa che perde un malato grave sono gli amici, che si spaventano della sua situazione e spariscono per non confrontarsi con una malattia grave o col termine di una vita. Davanti a tutto questo sta la parola di Gesù Cristo: «Io sono la luce del mondo». Questa luce non spiega, non giustifica, non rende accettabile il male, ma lo combatte, lo batte, lo vince per darci la vita piena ed eterna. Senza Gesù, senza la potenza buona di Dio per noi, il mondo è e resta nelle tenebre. Questo va affermato chiaramente. La condizione del cieco non era molto diversa dalla condizione di tutto quel mondo che soffre senza speranza. La luce di Cristo illumina quel mondo e lo chiama a una vita nuova. Così il mondo sofferente si ritrova strappato alle tenebre e guadagnato alla luce. Davanti al male Gesù Cristo proclama: “Io sono la luce del mondo”. Dove questo Vangelo viene proclamato, il male deve cedere. Ovunque la parola di Gesù Cristo è accolta nell’obbedienza, qualcuno vede una luce che prima non vedeva, e subito vede un mondo che crede di vedere, ma che non vede. Perché questa sera, quando rileggerete tutto il capitolo, vedrete che i farisei, che pretendono di vedere, negano a tutti i costi che il cieco ora possa vedere. Abbiamo così il paradosso di un confronto tra gli occhi per la prima volta aperti del cieco nato, e gli occhi dei farisei, formalmente aperti, ma non in grado di leggere la realtà di Gesù. Per il cieco guarito, Gesù è il salvatore. Per gli occhi da dieci decimi dei farisei, Gesù è un imbroglione. Chi ha visto meglio la realtà di Gesù? Chi vede meglio Gesù? Il cieco guarito o i farisei che credono di vedere?

Perché esistono una vista e una cecità che trascendono il senso, che riguardano gli occhi del cuore e non quelli nella testa. Cieco è chi non vede gli altri e non se ne cura. Cieco è chi ha visto tanti orrori che ora si rifiuta di aprire gli occhi. Cieco è chi ha paura di vedere come stanno veramente le cose. Cieco è chi è preda di tale rabbia o risentimento che non vede Cristo, il dono di Dio, nella sua vita. Per tutti questi ciechi, per tutti noi Gesù è la luce del mondo e ci fa spalancare gli occhi non più per vedere nero, per vedere le tenebre, ma per vedere la sua luce, per vedere il mondo illuminato dalla sua grazia e dal suo perdono. I miracoli sono continuati ino a oggi non in mondo pubblico, ma tante volte privatamente, con guarigioni non eclatanti, non da esibire, ma guarigioni reali, guarigioni autentiche. I miracoli sono continuati anche in forma che possiamo definire istituzionale: la società occidentale cristianizzata da subito, dalla fine dei tempi dell’impero romano, ha inventato qualcosa che prima non c’era: l’ospedale. L’ospedale nel mondo pagano antico non esisteva, la tua salute non era un mio problema, non era un nostro problema. È la cristianizzazione dell’impero romano, tanto vituperata, Costantino… che fa sì che esistano gli ospedali, luoghi dove anche gli ammalati poveri potevano essere curati, la loro sofferenza era presa in carico dalla collettività. Infine, i miracoli sono continuati, continuano in tanti occhi del cuore che si aprono davanti alla luce di Gesù Cristo, e gli occhi del cuore sono in grado di bucare il buio intorno a noi. Fanny Crosby, metodista, ha composto più di ottomila inni. Per la spiritualità protestante, sappiamo che un inno incide di più, su più persone e più a lungo, di tanti libri di teologia. Fanny Crosby non vedente dalla nascita, ma vedeva, eccome se vedeva, la luce di Cristo che splende nel mondo di tenebre. Fanny Crosby, antischiavista, missionaria, attenta ai poveri, attivista di gruppi in favore dell’istruzione dei non vedenti, morì a 95 anni… e  lei riteneva che attraverso questa limitazione aveva potuto interpretare la realtà, ricevere la luce di Cristo, aveva potuto aprire gli occhi del cuore, e ricevere con questi più luce di tanti altri che aprono soltanto gli occhi della testa. Fanny Crosby non ci vedeva con questi occhi, ma ci vedeva meglio di chi dice che il virus non esiste, e se esiste è perché lo portano gli immigrati. Il cieco guarito del Vangelo, quando apre gli occhi, che cosa vede attorno a sé? Vede solo il male. Viene inquisito e cacciato dai farisei. Così come noi vediamo il male all’opera attorno a noi e in noi, dentro di noi. E riceviamo una parola che non vediamo. La parola di Gesù, la sua grazia, il suo regno… le cose fondamentali non le vediamo, le ascoltiamo, le vediamo con gli occhi della fede, le vediamo anche contro gli occhi della testa.

Non ci confrontiamo con il mistero dell’origine del male, ci confrontiamo, ci siamo confrontati con la rivelazione, la parola della sua fine. L’ultima parola contro il male e per noi è la parola detta da Gesù Cristo. Quando vedremo tutti noi, vedenti e non vedenti, questa realtà che ora tutti noi, vedenti e non vedenti, ci limitiamo ad ascoltare, allora ogni lacrima sarà asciugata e Dio ci avrà guariti da ogni male per l’eternità.

Dio illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi, che crediamo, l’immensità della sua potenza. Efesini 1, 18-19

Dettagli
  • Data: Agosto 2, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Giovanni 9, 1-7