Vangelo di Giovanni 4, 5-14
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"Gesù giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l’ora sesta- Una Samaritana venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse. «Dammi da bere». (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.) La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto , ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest’acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le rispose: « Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna»."

Predicazione tenuta domenica 27 gennaio 2019

Testo della predicazione: Vangelo di Giovanni 4, 5-14

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Nella Bibbia il pozzo è sempre un luogo di incontro, un luogo dove nascono e fioriscono gli amori. Giacobbe aveva conosciuto sua cugina Rachele al pozzo e se ne era innamorato; il Cantico dei cantici paragona l’amata a una fonte d’acqua viva. Insomma, il pozzo non era solo un luogo dove si attingeva acqua poco limpida, ma era anche un luogo di incontro che stimolava l’amore, così come oggi lo sono il cinema, la discoteca e i giardinetti. Gesù al pozzo incontra una donna di religione diversa da lui.

L’incontro non si conclude con il matrimonio, ma con l’unione e la comunione della fede. La samaritana confesserà Gesù salvatore del mondo. Al pozzo, luogo degli amori umani, Gesù Cristo si rivela come amore di Dio per tutti gli umani.

In primo luogo, Gesù rompe le barriere che le religioni hanno costruito per separare gli esseri umani. Lo scandalo non è quello di aver rivolto la parola a una donna – poiché i pozzi erano i luoghi deputati a questo – ma il fatto che un ebreo, credente di serie A, membro del popolo eletto, avesse rivolto la parola a una samaritana, membro di una tribù di israeliti paganizzati ed esclusi dalla comunione del popolo di Dio. Gesù supera queste differenze non semplicemente con la buona volontà, ma perché il lui le differenze dell’umanità, le differenze religiose, culturali e razziali sono superate. Cristo si è fatto essere umano per essere il prossimo di ogni uomo e di ogni donna sulla terra. Non è venuto per essere il salvatore dei colti, dei protestanti, dei bianchi, ma è venuto per essere il salvatore del mondo. In lui hanno visto l’amore e la salvezza di Dio Giudei e Greci, potenti e umili, saggi e ignoranti. E l’apertura dell’azione di Gesù scardina quelle porte che la religione umana ha voluto chiudere per separare il mondo in gruppi diversi e spalanca tutte quelle porte alla sua parola. Il mondo separa ed è separato, ma in Cristo ogni credente, ogni dubbioso, ogni persona in ricerca è unito a lui per attingere alla fonte che spegne la sete per sempre.
Gesù ha chiesto da bere, ma poi promette di offrire altra acqua, acqua viva. L’acqua dei pozzi della Palestina ha il colore e il sapore del fango, ma il contrasto è tra l’acqua che divide e l’acqua che unisce. L’acqua che divide è acqua stagnante. Il pozzo di Giacobbe divideva ebrei e samaritani, e tutti e due rivendicavano la propria origine da Giacobbe ed escludevano la legittimità degli altri. “Prima io!” “No, prima io, tu sei dopo!” Questo era il pozzo di Giacobbe! I luoghi che dividono non danno buon frutto: Gerusalemme oggi è diventata il simbolo della divisione tra adoratori diversi dell’unico Dio. E l’acqua della divisione è stagnante, non calma la sete. Se bevo io, tu non puoi bere più, tu non devi bere più. Gesù offre l’acqua viva, l’acqua pura che disseta veramente e che offre frescura e refrigerio a tutti quelli che si accostano a questa fonte. Alla fonte di Cristo nessuno è stato respinto e nessuno è stato escluso per mancanza d’acqua. Tutti quelli che hanno avuto sete, tutti quelli che hanno cercato in lui l’acqua della vita hanno spento per sempre la loro arsura. Le acque cristalline uniscono, sono aperte a tutti e sufficienti per tutti, non diventano proprietà esclusiva di questo o di quel padrone. Ancora oggi in Palestina il controllo delle fonti è una questione fondamentale per la divisione del territorio tra palestinesi e israeliani. Le acque di Gesù Cristo non sono un possesso, ma possiedono i cuori; non entrano nei tubi o nelle bottiglie, ma entrano negli esseri umani per dimorare in loro.
L’acqua che Gesù dà è una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna. Primo, l’acqua di Gesù diventa fonte. Diventa un’acqua inesauribile che dimora in coloro che l’hanno ricevuta. L’acqua crea una sorgente di fede che non può estinguersi in breve tempo, ma che resta in noi nella sua freschezza e nella sua novità. Non è un’acqua che resta in superficie e che può essere fatta evaporare dal sole, ma scende nelle nostre profondità per restare in noi come fonte che non può essere prosciugata.

Secondo, questa fonte scaturisce in vita eterna. I suoi effetti, i suoi benefici, il suo sapore sono per la vita che non passa. Non vediamo e non tocchiamo quest’acqua con i nostri sensi della vita terrena, ma potremo farlo con quelli della vita eterna. Quando dissetiamo il nostro corpo, l’acqua dura per qualche ora, poi abbiamo sete di nuovo. L’acqua di Gesù ci spegne la sete per sempre. La sete di giustizia e di parola di Dio viene esaudita da Gesù in modo sovrabbondante ed eterno. In lui siamo dissetati oggi. In lui saremo dissetati anche domani e per ogni altro giorno. E quest’acqua sommerge il deserto della nostra morte eterna e lo trasforma in giardino di vita eterna, aprendoci la speranza vera e concreta della grande vita in Cristo che ha fatto irruzione nella nostra piccola vita.

Oggi molte anime hanno sete. Hanno sete e si ritrovano nei pozzi di oggi per incontrare altre persone. Hanno sete e cercano istruzioni per dissetarsi, talvolta al di fuori delle chiese istituzionali. Alcuni si sono accostati a noi, e noi siamo stati messi qui per mostrare la fonte d’acqua viva e nuova. Non la fonte d’acqua vecchia e fangosa del pozzo di Giacobbe. L’acqua del particolarismo, della difesa dell’identità di nazione, di chiesa, della propria presunta superiorità sventolata come una bandiera della squadra di calcio. “Prima noi, prima gli italiani!” Acqua vecchia che sa di fango. Nel 1923 le scuole in Italia tenute nelle lingue minoritarie furono chiuse. Nel 1927 i cognomi stranieri furono italianizzati d’ufficio. Prima gli italiani. Nel 1929 fu stipulato il Concordato. Prima gli italiani… cattolici. Nel 1938 furono promulgate le leggi razziali. Prima… la razza italiana. Insomma, quando l’acqua divide, è acqua di Giacobbe e non di Cristo. Quando l’acqua ci fa beare tranquilli sulle nostre consuete posizioni e ci ignorare la vera sete degli altri, allora è acqua di Giacobbe. Quando l’acqua ci divide al nostro interno facendoci litigare su chi sia il maggiore, allora è acqua di Giacobbe. L’acqua di Cristo è la fonte che disseta in vita eterna, è il Vangelo che Dio fa annunciare liberamente e che liberamente chiama alla fede, è acqua che unisce in Cristo e non divide nella cultura, nella religione, nel passaporto e nel modo di vivere. Se tra voi esistono dei muri e delle barriere, riflettete bene su quale acqua avete attinto e se quest’acqua ha spento la vostra sete o l’ha moltiplicata. Se tra voi c’è comunione e gioia e la sete dell’anima è spenta, allora avete attinto alla fonte giusta, e quell’acqua è penetrata in voi formando una fonte che scaturisce in vita eterna. Questa fonte non ci farà restare a secco e non resterà senza effetto, ma ci unirà alla grande fonte di acqua della vita e ci unirà tra di noi non per qualche giorno e qualche ora, ma per l’eternità. E sarete in grado di condividerla con chi vive vicino a voi. L’acqua limpida e pura, che è dono di Dio per tutti e che non crea divisioni, discriminazioni e barriere tra gli esseri umani.

La donna samaritana al pozzo ha incontrato l’uomo della sua vita. Non della sua vita terrena, ma della sua vita eterna. Gesù Cristo è veramente il salvatore del mondo, di tutto il mondo che è assetato e cerca l’acqua della vita. In Gesù l’anima nostra e dei nostri cari è dissetata in vita eterna. È quel dono che più viene diviso e condiviso, più viene moltiplicato. Tu non lo vedi, ma è così. E tu, chi incontri a questo pozzo? Domenica scorsa qui, nel pomeriggio, si è tenuto il culto del gruppo malgascio. Questa mattina il culto in francese. Dopo il culto in italiano, pranzo e culto italocinese. Tutti buoni protestanti, sempre la stessa fede. L’acqua di Cristo non è esaurita, il Vangelo non è in crisi. In crisi sei tu, che non alzi il naso dal tuo ombelico. Anche in piccolo, anche qui, il Signore Gesù Cristo mantiene la sua promessa: la sua acqua è buona e basta per tutti e per sempre. Manca solo che tu venga al pozzo, che guardi chi c’è in giro e che bevi, quella giusta!

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  • Data: Gennaio 27, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Giovanni 4, 5-14