Vangelo di Giovanni 2, 1-11
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"Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quello che vi dirà». C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse. «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui."

Predicazione tenuta domenica 17 gennaio 2021

Testo della predicazione: Vangelo di Giovanni 2, 1-11

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Prima di quest’ultimo anno tutti voi avete partecipato a decine di feste nella vostra vita. E provate a pensare quante ne ricordate, quante sono rimaste impresse nella vostra memoria. E potete riconoscere che sono poche, in confronto a tutte quelle cui avete partecipato. Quelle poche speciali sono le feste che si ricordano.

La festa di Cana è una festa di nozze cui Gesù partecipa. La sua presenza, la sua parola e la sua azione la trasforma da una festa fallita a una festa riuscita. Questo è il nostro Vangelo di oggi.

Gesù si limita a dire tre cose. La prima a sua madre: «Che cosa c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Alla richiesta di intervento da parte di sua madre, Gesù risponde che la sua ora, l’ora in cui avrebbe rivelato tutto, non era ancora venuta. A Cana Gesù offre un flash, un’istantanea di quello che sarà il regno. Non lo fa nel tempio, ma tra la gente che festeggia, che mangia e che beve. Gesù era mescolato con la gente che faceva festa, faceva festa con loro. Gli piaceva far festa, e si attirava le critiche dei benpensanti dell’epoca perché amava far festa. In questa festa Gesù dà un segno che mostra chi è. La sua ora non è ancora venuta; l’ora verrà quando Gesù sarà arrestato e messo a morte. La sua ora verrà sulla croce, in cui il suo viso sofferente ci rivelerà compiutamente l’amore di Dio. Questa è l’ora nel Vangelo di Giovanni. Durante la festa di nozze Gesù rivela la sua opera in nostro favore con un segno, con il segno che dà alla festa il sapore nuovo del dono di Dio. Questo miracolo di Cana non è un gioco di prestigio con cui Gesù dimostra quanto è bravo, ma un segno che vuole donare gioia e condivisione a tutti coloro che gli sono vicini in un’occasione di felicità e di gioia.

La seconda frase di Gesù: «Riempite d’acqua i recipienti», cioè le vasche usate per il bagno di purificazione. Vasche da bagno. Erano molto grandi e capienti. Gesù li fa riempire d’acqua da altre persone, così è chiaro che non c’è nessun trucco e nessun inganno. Avrebbe potuto riempirle direttamente di vino con uno schiocco di dita, ma sarebbe stata una magia, un colpo di teatro, e non un vero segno miracoloso. E l’acqua di quei posti non è la Ferrarelle, è roba che chiunque di voi, dopo averla bevuta, si farebbe un paio di giorni seduto. Il senso è di cambiare l’acqua, bevanda che non nutre e che non dà gioia, nel vino migliore, nel vino delle grandi occasioni di cui si parlerà in seguito. L’acqua non è una bevanda da festa di nozze, l’acqua si dà ai bambini, si dà alle bestie e si dà ai carcerati, che stanno appunto, si dice in italiano, a pane e acqua. L’acqua assume un simbolo di vita vecchia e triste, di vita incolore e insapore, di vita priva di forza e di gusto, di vita senza dignità, senza maturità, senza libertà. In più, l’acqua è il segno del fallimento di quella festa. Non c’era più vino, il vino è finito subito, non si possono fare le nozze coi fichi secchi, hanno voluto risparmiare, come ci si può fidare di gente che risparmia sulla festa di nozze, che invita troppa gente, che vuol mostrare ciò che non è? La festa di nozze sarebbe finita male, con gli ospiti delusi che ingollavano bicchieri d’acqua e che non vedevano l’ora che quel mal organizzato banchetto avesse fine.

La terza frase di Gesù: «Attingete e portatene al maestro di tavola» sono le ultime parole di Gesù in questo banchetto. A questo punto l’acqua è già diventata vino, e che vino! A questo punto la festa poteva continuare, a questo punto alcune vite incolori e insipide come l’acqua cominciavano a prendere colore e sapore. Il maestro di tavola era un il direttore della festa. Organizzava i tempi, la distribuzione delle portate, presiedeva i brindisi. E alla fine dava il suo giudizio sulla festa. Un giudizio negativo era una macchia sulla reputazione sociale. Era quindi uno che di vino se ne intendeva. Il maestro di tavola loda il vino di Gesù presso lo sposo, senza conoscerne la provenienza. In questo modo si vede come il segno miracoloso di Gesù risolve una situazione difficile, che si sarebbe conclusa con una delusione e con una figuraccia. Il vino di Gesù non solo salva la festa di nozze, ma le dà un sapore nuovo e straordinario, il sapore del vino migliore. Il segno è la novità di Gesù Cristo, quella novità che cambia colore e sapore della nostra vita, è questo segno si mostra come regalo di felicità e di gioia per tutti quelli che erano presenti alla festa. Gesù non si autocelebra con un miracolo inutile e fine a se stesso, no, rivela se stesso facendo del bene agli altri che sono vicino a lui. Questo è il senso del segno miracoloso di Cana.

«Tu hai tenuto il vino buono fino a questo momento» dice il maestro di tavola. L’ora di Gesù non è ancora venuta, ma l’assaggio, solo l’assaggio, ha completamente cambiato il corso della festa. In quella festa male organizzata, troppa gente e poco da bere, risplende la gloria di Gesù, la presenza di Dio con lui, e i discepoli credono. Un assaggio, oppure, per restare all’immagine del tempo, l’ora… una corsa a staffetta in cui l’ultimo corridore ha appena afferrato la staffetta e si appresta a correre, e già al primo passo dimostra una grinta che ti fa vedere che vincerà. Questa è la fotografia di Gesù alle nozze di Cana, il primo passo del corridore in gara, ancora lontano dal traguardo, ma in quel momento il suo staff, i discepoli, capiscono che ha già vinto. Semplicemente, il primo balzo della corsa, il primo dei segni di Gesù qui è salvare una festa di nozze dal fallimento, salvare una coppia e le loro famiglie dalla figuraccia, di quelle brutte. Per situare: uno dei film più tristi e terribili mai girati, secondo me, è “Festa di laurea” di Pupi Avati, dove una festa di laurea organizzata malissimo che va a rivelare tutta una serie di scheletri nell’armadio di questa famiglia, e l’ultimo è che si sta festeggiando una laurea falsa, perché la sedicente dottoressa ha falsificato il libretto degli esami. Cioè, un effetto domino dello squallore. E quel film non è altro che le nozze di Cana senza Gesù. Allora, è poco? È il primo passo. Non è poco. Perché nel giorno più importante per la coppia e per le famiglie, non solo la festa è puntellata e salvata, ma è trasformata con un dono straordinario. I poveri e le persone di levatura modesta bevevano vino soltanto nelle grandi occasioni. Quel giorno il vino era speciale. Arriva alla fine, una fine che era un inizio. E finisce benissimo. Per restare nella filmografia da “Festa di laurea” al “Pranzo di Babette”! E il modesto inizio di Gesù era un gran finale, un incredibile, inaspettato, fantastico finale della festa di nozze. Hai di più di quello che non avresti osato sperare! Non accontentarti! È il tempo nuovo di Gesù che inizia, non accontentarti della mediocrità. Come ascoltatore credente di questa parola, sei in contatto, hai la conoscenza quotidiana con lo straordinario che gli altri non vedono e non sanno. Ma tu bevi quel vino nuovo e straordinario, e sai che è un segno del mandato e della comunione di Dio che Gesù rivela a questo mondo. E resti in ascolto, in contatto, in attesa dello straordinario di Gesù, e dici: “Grazie!” con la parola e con la vita per i motivi di gioia che lo straordinario ti ha donato.

Fino ad arrivare al sodo, che è questo: il fallimento dell’umanità è straordinariamente redento da quello che il Vangelo di Giovanni chiama “innalzamento” di Gesù, l’ora, cioè la sua morte sulla croce. La giustizia e la misericordia di Dio assumono tragicamente il volto dell’uomo crocifisso per salvare noi, per salvarci in modo straordinario e abbondante, quello stesso straordinario e abbondante già rivelato alle nozze di Cana. Siamo partiti da una festa e ci poi attende una festa. Quando finirà questa tragedia festeggeremo insieme, e non dimenticheremo di desiderare la grande ultima festa insieme, nel regno del Signore.

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  • Data: Gennaio 17, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Vangelo di Giovanni 2, 1-11