Michea 7, 18-20
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"Quale Dio è come te, che perdoni l'iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia. Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati. Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe, la tua misericordia ad Abraamo, come giurasti ai nostri padri, fin dai giorni antichi."

Predicazione tenuta domenica 28 giugno 2020

Testo della predicazione: Michea 7, 18-20

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra la colpa del resto della tua eredità? Che differenza c’è tra la confessione di fede del profeta Michea e il famoso aforisma di Voltaire: “Dio perdona, è il suo mestiere”? La differenza è solo una. Michea nomina l’iniquità e la colpa, e in tutto il suo libro nomina anche l’ingiustizia e la menzogna, l’idolatria e la disobbedienza, l’autoassoluzione e la vanità. Questa sera a casa leggete tutto il libro del profeta Michea, tutti e sette i capitoli, non solo le parti dolci, perché il Sola Scriptura non è il sola antologia della Scrittura con un versetto preso qui e uno là, e vedrete la differenza. Il dio di Voltaire “perdona”; il Dio di Michea perdona i peccatori dei loro peccati. Il dio di Voltaire è clemente in teoria; il Dio di Abramo e di Michea, il Padre di Gesù Cristo salva e dona un futuro e una vita a quelli che stanno annegando nel male che essi stessi hanno commesso.

Il presente degli esseri umani, il nostro presente è sotto la condanna. In questo buio Dio apre una porta di luce che mostra la gloria della sua misericordia che getta in fondo al mare tutti i nostri peccati e che a un passo, a un solo passo da noi, mostra il compimento delle sue antiche promesse: la sua fedeltà e la sua misericordia per noi, proprio per noi.

La parola di Michea grida contro un popolo decadente. Il tempio era profanato dagli idoli, i potenti derubavano i poveri con la forza o con la parvenza del diritto, i pesi e le misure erano falsificati – cioè le basi della fiducia sociale, come il metro, il chilo, la moneta, la firma, queste erano tarlate dalla frode e dal sospetto – le famiglie divise dall’odio al loro interno, gli amici che diventano nemici e tutti chiamano “male” il bene e “bene” il male. Sacerdoti e profeti, uomini di chiesa, che predicano: “Il Signore non è forse in mezzo a noi? Non ci verrà addosso alcun male” (Michea 3,11). Detto oggi: Dio è buono perché non giudica nessuno, perché le sue promesse non le aspettiamo, ma le gestiamo, quindi… siamo liberi, siamo liberi di chiamare “male” il bene e “bene” il male… siamo liberi di pensare che l’aggressione verbale sia un modo legittimo di discutere, siamo liberi di pensare che la menzogna sia un modo lecito per prevalere, siamo liberi di pensare cinicamente che il più debole deve imparare a difendersi da solo, siamo liberi di rifiutare qualsiasi ammonimento… eh no! Pensare questo significa proprio chiamare “male” il bene e “bene” il male, significa vivere e voler vivere in un mondo che abbiamo ridotto a uno squallido teatro della menzogna.

Questo è quanto facevano i contemporanei di Michea, non così diverso da quanto abbiamo fatto e facciamo noi. Pochi anni dopo il regno di Israele, quindi il “gemello” del regno di Giuda nel quale viveva Michea, sarebbe caduto nelle mani degli Assiri. E nessuno volle capire la lezione, e ancora un secolo dopo sarebbe caduto anche il regno di Giuda, con Gerusalemme sua capitale, nelle mani dei babilonesi. Sarà la fine? Dipende. La fine di che cosa?

Sarà la fine di una società di peccato, di falsità, di menzogna. Sarà la fine del trionfo dell’infedeltà e dell’ingiustizia degli esseri umani. Ma non sarà affatto la fine, anzi sarà il trionfo e la rivelazione della fedeltà e della misericordia del Signore. Queste non finiscono, queste trionfano proprio quando la canna è rotta e il lucignolo è fumante. La canna non si spezza e il lucignolo non si spegnerà davanti alla manifestazione della gloriosa misericordia del Signore.

Ora siamo in mezzo a un disastro mondiale.  Errori, cinismo, corruzione, menzogna, potenti che hanno minimizzato i problemi, paesi ricchi e colti che hanno sottovalutato l’epidemia, una crisi economica che colpisce i più poveri e i paesi più poveri, previsioni feroci per l’economia mondiale… tutto uguale come sempre, tutto è sempre stato e sempre sarà così. La difficoltà delle chiese nella formazione, nella santificazione, nella testimonianza. Non cambierà nulla… No! Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa? La parola di Dio non annuncia quello che faremo noi. Annuncia che cosa fa e farà Dio. Non che cosa faranno il mondo e la chiesa riguardo a Dio, ma che cosa sta facendo e che cosa farà Dio per il mondo e per la chiesa. Che cosa fa e che cosa farà Dio con noi e per noi! Le sue antiche promesse: un popolo numeroso come i granelli di sabbia del mare, voi che prima non eravate un popolo, ora siete il popolo di Dio. Nuovi cieli e nuova terra in cui abiterà la giustizia al posto del mondo che passa con i suoi desideri malvagi. Il Vangelo predicato ai poveri, in tutte le lingue del mondo. Pentecoste, e non Babele, perché le lingue diverse – l’italiano e il francese, per esempio – sono doni per predicare il Vangelo e non barriere per non capirci tra noi. La pace! La pace che il Signore Gesù Cristo dà ai suoi cari. La vita eterna! Tutto il male di prima, e di adesso, tutto il male sarà sepolto in fondo al mare. Il grande, grandissimo miracolo è che Dio riesce a far sì che gli oceani riescano a coprire il nostro male. E questo grande miracolo, il più grande dei miracoli di Dio si chiama Gesù Cristo, morto per i nostri, nostri peccati e risorto per la nostra, nostra giustificazione.

Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra la colpa? Quale Dio è come te? Un concetto cui attribuiamo il perdono come il suo mestiere? Una sorta di sublime, indifferente al bene e al male? Il dio pagano che scendeva sulla scena del teatro con la soluzione al problema? No! È Dio che ha parlato dal cielo, che ha compiuto tutte le sue promesse in terra, che perdona l’iniquità nostra e passa sopra la colpa nostra. In questo tragico presente, fuori e dentro questo luogo, c’è il futuro di Dio che si fa largo, ci raggiunge, è solo a un passo davanti a noi. Forte. Nuovo. Vivo. Dà vita. E ci stupirà.

Dettagli
  • Data: Giugno 28, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Michea 7, 18-20