Isaia 58, 1-9
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«Grida a piena gola, non ti trattenere, alza la tua voce come una tromba; dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. Mi cercano giorno dopo giorno, prendono piacere a conoscere le mie vie, come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonato la legge del suo Dio; mi domandano dei giudizi giusti, prendono piacere ad accostarsi a Dio. “Perché”, dicono essi, “quando abbiamo digiunato, non ci hai visti? Quando ci siamo umiliati, non lo hai notato?” Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari ed esigete che siano fatti tutti i vostri lavori. Ecco, voi digiunate per litigare, per fare discussioni, e colpite con pugno malvagio; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto. E’ forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno, giorno gradito al Signore? Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami dal giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, la gloria del Signore sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai e il Signore ti risponderà; griderai, ed egli dirà: Eccomi!».

Predicatore tenuta domenica 23 febbraio 2020

Testo della predicazione: Isaia 58, 1-9

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Per la versione audio della predicazione, segui il link.

Dio “vigila severo sul creato intero dall’alto cielo”, dice il Salmo che abbiamo cantato prima. Ma senza perdere questa visione panoramica, Dio ci guarda anche dal basso. Vigila, osserva, scruta con occhi piccoli, umili, impauriti. Occhi che possono essere gli occhi terrorizzati di quella signora italocinese che è stata aggredita in pieno centro a Torino nell’Italia dei don Rodrigo e dei don Abbondio del 2020 o altri occhi che ci guardano e che noi abbiamo perso l’attenzione di considerare.

Chi è che guarda con quegli occhi? C’è lo sguardo di un essere umano infelice, trattato con ingiustizia, ma negli stessi occhi c’è lo sguardo del giudizio di Dio. Il prossimo sofferente e Dio sono uniti, e ci guardano con un solo paio d’occhi.

Dio ordina di gridare forte e chiaro una dichiarazione di peccato. “Grida a piena gola, non ti trattenere, alza la tua voce come una tromba, dichiara al mio popolo le tue trasgressioni, alla casa di Giacobbe i suoi peccati”. Ma come? Ma questi erano i reduci da Babilonia, debordanti di zelo e di fervore, che bruciavano dal desiderio di ricostruire il tempio. Sì, erano loro, ma erano gli stessi che volevano servire Dio con un cuore diviso. E il cuore diviso porta a vedere diviso ciò che è unito. Adoriamo Dio e non ci curiamo del nostro vicino, del nostro più vicino che ha bisogno di noi, che chiede il nostro aiuto. La predicazione evangelica è proclamazione della giustizia di Dio, e questa giustizia viene a noi come giustificazione del peccatore e della peccatrice, e non come giustificazione del peccato. Tacere o anche parlarne sommessamente, trattare la denuncia del peccato come cosa secondaria significherebbe tradire il mandato di Dio a predicare la sua parola. C’è un giudizio forte e chiaro su quelli che sono “come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonato la legge del suo Dio”. C’è un giudizio su quelli che obbediscono a Dio al congiuntivo.

Qui c’è la condanna di Dio, che disprezza i digiuni, che non ascolta le preghiere, che abbandona le liturgie quando vengono alzate verso di lui le stesse mani che hanno praticato l’ingiustizia. Il digiuno e la preghiera hanno una forza incredibile, che ti permette di essere ascoltato in cielo mentre ti umili, mentre ti pieghi sulla terra, e in quel momento ti lasci vincere dal tuo fastidio verso gli altri? Dove c’è divisione nei cuori, divisione tra fede e vita, tra parole e opere, tra culto e cura del prossimo Dio non c’è. Se n’è andato. E senza di lui il digiuno è una dieta, senza di lui la preghiera è una chiacchiera, senza di lui la liturgia è una pagliacciata. Vedete, in tutta la Scrittura il Dio altissimo si fa rappresentare da esseri umani non solo come suoi messaggeri o profeti, ma anche come presenza stessa. La presenza dell’altro, del più vicino, del prossimo, mi richiama la presenza dell’Altro con la A maiuscola. I Dieci comandamenti riguardano tanto il rapporto con Dio quanto il rapporto con il prossimo. E quando lo scriba chiede a Gesù: “Qual è il più importante di tutti i comandamenti?” Gesù rispose con due comandamenti, ma che in realtà sono uno solo: Amare Dio con tutto se stesso e amare il prossimo come se stesso. Non è uno dottrina e l’altro morale, non è uno religione e l’altro filantropia, è comprendere che il tuo più vicino nella tua vita è l’ambasciatore del tuo Signore. E non puoi avere Dio se non hai un prossimo.

Quando invece il cuore non è diviso, quando i due comandamenti sono una cosa sola, quando non separi Dio e il prossimo che Dio stesso ha uniti per te, allora la gloria di Dio, la presenza di Dio sarà la tua retroguardia, cioè la tua difesa, la tua protezione. La gloria del Signore non ti precederà, ma ti seguirà. Perché sarà la tua giustizia a precederti. Nel senso che l’integrità del cuore e dello sguardo verso Dio e verso il prossimo è un’affermazione di giustizia divina e umana. Deriva da Dio, dalla sua parola, dal suo comandamento, ma questa sua giustizia diventa davvero nostra. Cioè, la fede come Dio comanda non rende spiriti che vanno oltre il limite umano, non rende superumani, ma rende più umani e meno disumani. Che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, che si spezzi ogni tipo di giogo, che si divida il pane con chi ha fame, che si ospiti gli infelici privi di riparo, che si vesta chi è nudo, che non si neghi aiuto a un altro essere umano. Praticare tutto questo rende più giusti e più umani. Quindi, la parola di Dio insegna ad affermare la sua giustizia, ma questa giustizia nella nostra vita agisce come giustizia profondamente e autenticamente umana.

Il nostro sincero e convinto impegno sociale, nel grande e nel piccolo, dai corridoi umanitari al nostro servizio di vestiario del lunedì pomeriggio, a questo punto ci offre l’allettante tentazione di schivarci, di dire: “Questa parola di giudizio non è per noi, che qualcosa di buono comunque facciamo o cerchiamo di fare!” Allo stesso tempo siamo pienamente inseriti in una società che non vuole gli stranieri, però vuole le badanti quando servono, una società che non vuole gli sbarchi, che però poi al mercato vuole i pomodori a 79 centesimi al chilo, che non vuole il lavoro nero ma vuole le mutande a 99 centesimi. una società che a tutti i livelli rivendica la sua rendita di posizione per non fare il proprio dovere, per non impegnarsi, per non crescere. Dando sempre la colpa agli altri. Dove sono le catene spezzate? Mentre gli incatenati, gli schiavi li vedi, li vedi con i tuoi occhi quando sei all’EUR, il semaforo è rosso e si avvicina uno con un secchio e una spugna. Gli dici di sì e ti lava il parabrezza per 50 centesimi, o gli dici di no e va via. Ma non lo vedi, non lo vedi nella sua condizione di schiavo. E non è la diaconia della chiesa valdese che risolve il problema di gente sfruttata sulle strade, nei campi, sui marciapiedi di questo nostro paese. Tutto il paese per i posti di lavoro, ma quale sostegno trova un lavoratore che subisce mobbing? “Non è affar mio”, pensano tutti, senza dirlo. Dicono: “Poveretto, hai ragione, ma non posso espormi”. Tutto il paese contro l’immigrazione clandestina, ma se c’è in questa, oltre a gente che fugge da situazioni invivibili, anche una tratta degli schiavi, questo è perché c’è un guadagno, quindi molti, molti ai quali fa comodo un rapporto sessuale a 50 euro con una probabile minorenne, o un euro dato al mendicante monco per risciacquarsi la coscienza o un chilo di pomodori a 79 centesimi. Siamo circondati da gente in ceppi, e noi non li vediamo. Finanziamo lo sfruttamento e la malavita, e questo fa allontanare Dio da noi non in chiesa, ma nella vita, nella vita del paese! La predicazione del profeta Isaia non resta, come a noi sarebbe piaciuto, una generica, una diafana dichiarazione di amore di principio che resti nel mondo delle idee e non scenda a contraddire il nostro peccato, esattamente come durante la rivoluzione francese la dichiarazione dei diritti dell’uomo si elevava incensata verso il cielo mentre in terra si affermava a colpi di ghigliottina… ma l’amore di Dio, il vero amore di Dio, ci accusa. Ci accusa di peccato per guarirci. Ci accusa di avere il cuore diviso e perciò di vedere Dio diviso dal prossimo, dal prossimo che è ultimo, e questo è il nostro peccato. Dio può unire quello che il peccato ha diviso, Dio può unire un cuore rotto in due pezzi, Dio può unire la fede e la vita, Dio può unire la preghiera e l’aiuto, Dio può unire il digiuno e la condivisione, Dio può unire il culto e la comunione fraterna, Dio può unire se stesso - Dio - con il nostro prossimo, con il nostro più vicino. È questa la grazia, è questa l’opera di Dio, è questo il miracolo di Dio, che non ti lascia rotto, non ti lascia così come sei, ma ti cambia, riconcilia le parti del tuo cuore, riconcilia e unisce il tuo prossimo con Dio, per te. Negli occhi di un essere umano che cerca giustizia tu vedi Dio. Non lo vedi in cielo, non lo vedi in queste mura, non lo vedi nemmeno nella Bibbia. Lo vedi negli occhi dell’altro, negli occhi di un essere umano che patisce l’ingiustizia e che la patisce da te. Lo vedi non soltanto per vera fede, lo vedi anche con vera umanità. Questa è realizzazione ed esaltazione della tua umanità. Puoi fare tutto, diaconia, beneficenza, politica, sociale e tutte queste nostre attuali liturgie mezze laiche, e non cambi nulla. Ma se vedi Dio negli occhi, dalla parte di chi patisce l’ingiustizia da te e dal mondo di cui sei parte, allora, e solo allora, può iniziare a cambiare tutto.

La parola del Signore ci insegna a leggere la presenza di Dio e del suo giudizio negli occhi a noi vicini che chiedono giustizia e che giudicano la nostra mancanza di giustizia, che ci spingono a cercare la giustizia. Questo ci rende più credenti e ci rende più umani, ci rende più uniti a Dio, più uniti agli altri e a noi stessi.

Dettagli
  • Data: Febbraio 23, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 58, 1-9