Isaia 40, 12-25
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"Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia? Chi ha preso le dimensioni dello spirito del SIGNORE o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa? Chi ha egli consultato perché gli desse istruzione e gli insegnasse il sentiero della giustizia, gli impartisse la saggezza e gli facesse conoscere la via del discernimento? Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio, come la polvere minuta delle bilance; ecco, le isole sono come pulviscolo che vola. Il Libano non basterebbe a procurare il fuoco e i suoi animali non basterebbero per l'olocausto. Tutte le nazioni sono come nulla davanti a lui; egli le valuta meno che nulla, una vanità. A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? Un artista fonde l'idolo, l'orafo lo ricopre d'oro e vi salda delle catenelle d'argento. Colui che la povertà costringe a offrir poco sceglie un legno che non marcisca, e si procura un abile artigiano, per fare un idolo che non vacilli. Ma non lo sapete? Non l'avete sentito? Non vi è stato annunziato fin dal principio? Non avete riflettuto sulla fondazione della terra? Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette; egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi; egli riduce i prìncipi a nulla, e annienta i giudici della terra; appena piantati, appena seminati, appena il loro fusto ha preso radici in terra, egli vi soffia contro, e quelli inaridiscono e l'uragano li porta via come stoppia. «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?» dice il Santo."

 

Predicazione tenuta domenica 10 febbraio 201

Testo della predicazione: Isaia 40, 12-25

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Ahi, ahi ahi! Al popolo ebraico deportato in Babilonia, al popolo cristiano deportato a casa propria, prigioniero dei mostri che produce e lontano dal cuore vivo che pompa il sangue della vita, serve un buon ripasso del catechismo! Il catechismo ci serve! Con la testa piena di forze superiori che ci fanno fare quello che vogliono, i padroni Babilonesi e i loro dei, l’economia, la politica, il petrolio, le banche, il precariato, la disoccupazione, le multinazionali, e anche i sogni e i fantasmi dentro di noi… con la testa, l’anima, la vita appesantite da questo pantheon, che cosa ci resta della fede in Dio? Dio è piccolo come noi siamo piccoli? Dio è una foglia come noi siamo una foglia? Davanti a tutto questo, il nostro Dio è perdente come noi siamo dei perdenti?

Dio viene con potenza, Dio domina con il suo braccio (v.10). Il mondo dice: “Dio non è onnipotente e i poteri forti sono potenti!”. La Bibbia ci dice che i poteri forti sono prepotenti e impotenti. Dio, il nostro Salvatore, viene con potenza, e vincerà per noi.

Abbiamo sempre pensato che il pensiero dell’antichità, e in particolare quello della Bibbia, considerasse l’essere umano come qualcosa di gigantesco e di centrale in un piccolo mondo. “Galileo ha messo in crisi l’antropocentrismo della Bibbia”, si dice. A parte che Galileo ha messo in crisi il sistema di conoscenza aristotelico, e non la Bibbia (che dopo Galileo si è letta più di prima!), ma poi, dov’è che la Bibbia parla di un piccolo universo con al centro un grande uomo? Qui vediamo che è il contrario: la terra sta in una terrina, le acque della terra nell’incavo della mano di Dio, le nazioni, cioè tutti gli altri popoli, sono una goccia, e le isole come pulviscolo. Nulla, vanità, cioè nebbia! La conoscenze scientifiche migliori dell’epoca, che erano quelle dei babilonesi, non solo non contraddicono, ma suonano a conferma della grandezza di Dio. Tutto il mondo è valutato da lui meno di nulla. Oggi, davanti all’universo, davanti alle scoperte di nuovi sistemi solari, questa parola conferma tutta la sua validità. Siamo così sicuri di essere noi al centro dell’universo? O dobbiamo piuttosto sentirci piccoli, molto piccoli, e dire che solo Qualcun altro, che solo Dio è grande? Attenzione: qui non c’è creazione, ma confronto. Qui non si afferma che l’universo è un prodotto di Dio. Qui si afferma che Dio è più grande dell’universo, ed è infinitamente più grande di questo mondo, che è veramente più grande di questo mondo in cui due vicini litigano per un muretto e due popoli si fanno la guerra per una striscia di venti chilometri di territorio. Chi era con lui quando ha pesato e misurato il mondo? E’ come se Dio ci dicesse: “Tu, essere umano, sei un gioiello. Sei bello se sei piccolo. Quando vuoi diventare “grande”, quando ti gonfi, quando tu sei tu e gli altri… allora sì che crei i guai”.

Crei i guai, caro essere umano, perché ti gonfi e ti misuri con Dio. A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? Allora, Dio è descritto in termini di maggior grandezza rispetto all’universo per affermare che è Dio è distinto, che è altro, rispetto al mondo e rispetto all’essere umano. Ora, l’essere umano si gonfia e vuole misurarsi con Dio. E che cosa fa? Lo rappresenta. Fa un idolo, produce un’immagine di Dio e la adora. Tre problemi. Primo: l’immagine funziona a sola andata. Sulla carta di identità c’è la mia immagine. Questa è l’immagine di me, ma al contrario non funziona, perché io non sono immagine di una fotografia formato documento. Così l’essere umano è immagine di Dio, come insegna la Scrittura, ma proprio per questo Dio non è mai immagine dell’essere umano. Quando lo è, è un dio falso e distorto. Un idolo. Un mostro. Secondo problema: la creazione dell’immagine presuppone che Dio sia nelle cose, che ci sia qualcosa di Dio nella natura e nel mondo. Cioè, Dio sarebbe “immenso”, che non vuol dire, “grandissimo”, ma vuol dire letteralmente “senza limiti”, quindi presente nel mondo, dappertutto. Dio è dappertutto? Tutti d’accordo? Ah sì? E come vi ha insegnato a pregare Gesù? Voi dunque pregate così: Padre nostro, che sei nei cieli… Dio è nei cieli, non è dappertutto. Può essere invocato dappertutto, ma è nei cieli, perché è libero, non è prigioniero nelle cose che ha creato! E’ libero per essere liberatore. Un dio prigioniero delle cose e nelle cose non libera nessuno! Terzo, l’idolatria è la schiavitù dell’assurdità. L’essere umano primitivo, quello che ha scoperto che poteva mangiare di più e difendersi meglio applicando la selce appuntita in cima a un bastone, era spiritualmente più libero di uno che si inginocchia davanti a una statua. Perché l’homo habilis sa che l’oggetto che ha prodotto è a suo servizio, mentre l’uomo che venera l’immagine dopo averla fatta, diventa spiritualmente dipendente e prigioniero di una cosa prodotta da lui. Forgiando l’idolo, creando l’immagine, ho creato qualcosa di inferiore a me, a cui subito mi sottometto, letteralmente, mi metto sotto, come quelli che portano le statue a spalle nelle processioni. Ora però, non crediamo di essere vaccinati da questa pericolosa degenerazione soltanto perché siamo cristiani riformati, cioè perché i nostri padri nella fede hanno tolto le immagini sacre dalle chiese. L’immagine di Dio te la costruisci anche in testa, con le tue idee su Dio e sulla chiesa alle quali vuoi piegare la Bibbia. Ma qual è l’immagine di Dio che c’è in Italia, che hanno gli italiani? Questa: forgiato con la morte (perché di Dio si parla solo in caso di malattia, di sofferenza o di morte, “dov’era Dio quando moriva il nonno?” così si parla di Dio in autobus) e dipinto con l’etica (aborto, famiglia, sessualità, fine vita). Per i più raffinati, questo mostro ha in testa una coroncina di ecologia e di buoni pensierini. E questo mostro, questo monumento impotente, sarà frantumato dal Dio vivente!
Non lo sapete? Nessuno ve l’ha mai detto? Dio “vigila severo sul creato intero dall’alto cielo”, (inno 5, II strofa), davanti a lui gli abitanti della terra sembrano cavallette, che ti volti e non ci sono più, sono saltate via. Riduce i principi al nulla e annienta i giudici della terra. I giudici della terra, cioè i leaders, cavallette, che saltano via! “Rottamati”, si sarebbe detto pochi anni fa. a questo da una parte avviene secondo la provvidenza, dall’altra vi è un intervento di Dio che soffia sui potenti prepotenti e li distrugge. Soffia sugli idoli di carne e li distrugge. E il popolo di Dio medita su queste parole nel suo esilio in Babilonia, prigioniero di una nazione fortissima, ricchissima e coltissima. Il popolo di Dio si sarebbe estinto e assimilato nel corso di tre o quattro generazioni. Dio dev’essere tanto più grande di questo mondo, il suo soffio dev’essere tanto più travolgente di qualsiasi vento per salvarci dalla dolce scomparsa in una terra ricca e fertile, con costruzioni bellissime, con fiumi autentici e non rigagnoli, con poesia e astronomia, con un grande Stato efficiente… questa era Babilonia. Una meraviglia! E contro questa meraviglia che avrebbe reso perfino dolce e piacevole l’estinzione del popolo di Dio, contro questa meraviglia dell’antichità, soffia lo Spirito di Dio. E Babilonia finì in un cumulo di rovine. Così come alcuni secoli dopo finì in rovine questa città che noi abitiamo, con tutto il suo meraviglioso impero. L’uragano del soffio di Dio li ha portati via come stoppia. Dio non è il mondo, non è nella natura per essere libero di agire e di liberare nel mondo.

Il Santo, il Separato dal mondo, il Libero e potente Liberatore a chi vorremmo che assomigliasse? Che immagine possiamo avere di Dio? Solo una: Gesù Cristo, l’immagine, l’icona del Dio invisibile (Colossesi 1,15). Questa è l’unica immagine autentica del Dio altissimo, ed è un’immagine letteralmente dal volto umano, dal volto molto più umano del volto di ciascuno di noi. Tutta questa grandezza, tutta questa alterità, tutto questo rigore ci vengono incontro in un’immagine dal volto umano senza perdere nulla di quello che hanno. Perché chi è veramente grande sa rivelarsi nel veramente piccolo. Noi cerchiamo la prepotenza, ci perdiamo nell’impotenza, e la potenza di Dio ci salva, e distrugge la prepotenza. La fine di Babilonia e di Roma, la fine di tutte le prepotenze del mondo, di tutti i lider maximi, avviene in un piccolo avvenimento in cui è rivelata al mondo la potenza liberatrice di Dio. Vangelo di Matteo, capitolo 28 versetto 4: “E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte.” Le guardie del potere, di tutti i poteri del mondo, le guardie di Nabucodonosor, le guardie di Cesare tutte le guardie, tutti gli sbirri del potere del mondo non possono restare in piedi davanti all’annuncio che il Crocifisso da loro, è il vivente, è il vittorioso. E’ troppo, è troppo per qualsiasi potere del mondo, confrontarsi con il dono della vita nuova, della vita che appartiene, tutta e per sempre, all’impero che non è di questo mondo, ma che annunciamo e attendiamo per questo mondo. Fine, fine di tutti i prepotenti poteri del mondo! La luce dell’annuncio del nuovo regno di Cristo non la può spegnere nessuno! Questo è stato, questo è il soffio di Dio che frantuma “gli idoli vani e i loro altar”, li frantuma nella vittoria di Cristo.

Dettagli
  • Data: Febbraio 10, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 40, 12-25