Giosuè 3, 5-17
Contenuto

"Giosuè disse al popolo: «Santificatevi, poiché domani il SIGNORE farà meraviglie in mezzo a voi». Poi Giosuè disse ai sacerdoti: «Prendete in spalla l'arca del patto e passate davanti al popolo». Ed essi presero in spalla l'arca del patto e camminarono davanti al popolo.
Il SIGNORE disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, affinché riconoscano che come fui con Mosè così sarò con te. Tu darai ai sacerdoti, che portano l'arca del patto, quest'ordine: "Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete nel Giordano"».
Giosuè disse ai figli d'Israele: «Avvicinatevi e ascoltate le parole del SIGNORE vostro Dio». Poi Giosuè disse: «Da questo riconoscerete che il Dio vivente è in mezzo a voi, e che egli scaccerà certamente davanti a voi i Cananei, gli Ittiti, gli Ivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei: ecco, l'arca del patto del Signore di tutta la terra sta per passare davanti a voi per entrare nel Giordano. Prendete dunque dodici uomini fra le tribù d'Israele, uno per tribù. E non appena i sacerdoti che portano l'arca di DIO, Signore di tutta la terra, avranno posato le piante dei piedi nelle acque del Giordano, le acque del Giordano, quelle che scendono dalla parte superiore, saranno tagliate e si fermeranno in un mucchio».
Il popolo, partito dalle sue tende per oltrepassare il Giordano, aveva davanti a sé i sacerdoti che portavano l'arca del patto. Appena quelli che portavano l'arca giunsero al Giordano e tuffarono i piedi nell'acqua della riva (il Giordano straripa dappertutto durante tutto il tempo della mietitura), le acque che scendevano dalla parte superiore si fermarono e si elevarono in un mucchio a una grandissima distanza, fino alla città di Adam che è vicino a Sartan; e quelle che scendevano verso il mare della pianura, il mar Salato, furono interamente separate da esse; e il popolo passò di fronte a Gerico. I sacerdoti che portavano l'arca del patto del SIGNORE stettero fermi sull'asciutto, in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all'asciutto, finché tutta la nazione ebbe finito di oltrepassare il Giordano."

Predicazione tenuta domenica 13 gennaio 2019

Testo della predicazione: Giosuè 3, 5-17

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Un fiume in piena! Tra la vita vecchia e la vita nuova c’è questo ostacolo. Il Giordano, che non è come il Po, il Reno e il Volga. È un fiume medio-piccolo, ma quando è in piena anche un corso d’acqua modesto è pericoloso. Ma va passato. La promessa deve trovare compimento: i figli degli schiavi liberati dall’Egitto devono posare il piede sulla terra della libertà. Come si passa il Giordano in piena? Con l’ingegno? Con i genieri romani che in qualche decina di ore costruiscono un ponte di barche sul Rodano per far passare le legioni di Cesare? I romani di una volta… No! Preparatevi! Santificatevi! Il Signore farà meraviglie in mezzo a voi!

Si riparte. Verso dove, lo sappiamo. Verso il regno del Signore. Qui la questione è come si viaggia. Santificati e in mezzo alle meraviglie. Il viaggio del popolo di Dio è il passo dei santificati in mezzo alle meraviglie. Al di là delle meraviglie di Dio c’è il nemico. Ma oltre. Dopo. Così il popolo cammina attraversando le difficoltà.

Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi! “Santificarsi” significa prepararsi, cioè rinunciare. Rinunciare a mangiare animali impuri e al peccato, rinunciare alla disobbedienza, più avanti la santificazione sarà declinata in punizione verso chi ha praticato lo sciacallaggio a Gerico. Santificarsi significa prepararsi, cioè rinunciare. Prepararsi a un viaggio significa non riempire la valigia di cose inutili, ma rinunciare a tutto fuorché all’essenziale. Allo stesso modo il Signore Gesù Cristo manda i suoi discepoli in missione raccomandando di non prendere nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, né tunica di ricambio (Luca 9,3). Quindi, santificarsi, prepararsi, significa spogliarsi, liberarsi del sovraccarico, creare un vuoto che Dio stesso riempirà, perché è Dio che santifica con la sua presenza. Noi abbiamo un concetto capitalista della santità, crediamo che il credente debba avere un mucchio di qualità e di capacità, che debba essere fornito di un’attrezzeria spirituale fornitissima, ma… Francesco d’Assisi cominciò il suo ministero spogliandosi e Valdo rinunciando alla sua ricchezza? Medioevo? Reazione spirituale alla botta di circolazione di denaro, come potremmo dire parafrasando Jacques Le Goff? Qualche secolo dopo Calvino, cacciato da Ginevra, vendette i suoi libri per pagarsi il viaggio. I libri, l’unico tesoro in terra di un umanista. Albert Schweitzer a Lambarene si esercitava su un pianoforte verticale scordato e scassato, poi tornava in Europa a fare concerti sugli organi migliori del continente per raccogliere soldi per il suo ospedale. Santificarsi significa rinunciare a tanto o a tutto per camminare con Dio.

Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi. La santificazione è lasciare spazio all’opera di Dio. Non è un’attività o un attivismo. Non significa mettersi in prima linea e alla luce dei riflettori. La comprensione contemporanea della santificazione ha dimenticato completamente questo insegnamento della Bibbia. I santi si devono vedere, le opere di santità, religiose o laiche, si devono vedere. La visibilità è tutto… Invece… Santificatevi e siate santi perché io sono santo, dice il Signore (Levitico 11,44). Santificatevi… perché io sono il Signore, e vi santifico (Levitico 20,8). Il santo, cioè il credente, lascia spazio a Dio, lascia tutto perché Dio abbia spazio, abbia peso. Se sei credente, Dio si rivela, non tu! La tua santificazione consiste nel lasciare posto alla santità di Dio. Non sei mandato nel mondo a dimostrare con le tue opere che Dio c’è; la tua santità non è fatta per giustificare Dio o la chiesa davanti al mondo. “Voi fate tante buone opere, tante belle iniziative, vi impegnate nel sociale, prendete posizione sui temi etici…” dice chi non ha capito, e tante volte non abbiamo capito e non capiamo nemmeno noi. La Bibbia: Dio ordina che l’arca, la presenza di Dio, passi il Giordano per prima, prima del popolo. Noi non siamo tra Dio e gli altri, noi non siamo tra Dio e i Cananei, gli Ittiti, gli Ivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei, noi non siamo tra Dio e i nostri vicini, i nostri parenti, i nostri amici, i nostri avversari… non siamo tra Dio e quelli che ci piacciono e a quelli ai quali possiamo non piacere, non siamo tra Dio da una parte e le difficoltà, i pericoli, i guai dall’altra. Al contrario, l’arca, Dio è tra noi, suo popolo, e tutto il resto. L’arca è davanti al popolo, a fianco del popolo e infine dietro il popolo. Dio è tra il popolo e tutto il resto. Di solito ce lo ricordiamo nei momenti difficili, ma così è sempre. Così è quando come credenti, come chiesa ubbidiamo a Dio, quando un intervento è efficace, quando le cose funzionano, non siamo noi che ci avventuriamo solitari nella giungla con in tasca un mandato di un re troppo lontano che ci ha mandati a colonizzare terre nuove. No. L’arca di Dio è davanti a noi. L’arca di Dio opera con efficacia. La chiesa valdese non ha salvato i profughi della Sea Watch. Li ha salvati Dio, non la chiesa valdese! E credo che i toni sobri e le parole modeste che abbiamo usato in mezzo alle grida sguaiate e maleducate della politica del nostro paese siano davvero il segno di una corretta comprensione delle cose. Dio è davanti a noi al Giordano. La sua arca precede il suo popolo. Lo guida, lo protegge. Come credenti non abbiamo più un rapporto diretto col mondo. Abbiamo dovuto spogliarcene. Abbiamo un rapporto col mondo solamente mediato da Dio. Tra noi e il mondo, amichevole od ostile che sia, c’è l’arca, c’è Dio.

Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi! Appena i sacerdoti che portavano l’arca giunsero al Giordano in piena e misero i piedi nell’acqua della riva, l’acqua smette si scendere da monte e si crea un ammasso d’acqua molto lontano, una specie di diga provvisoria, invalicabile. L’arca e il popolo passano il Giordano in piena all’asciutto, senza bagnarsi i piedi. Piedi asciutti! Incredibile? Incredibili quanto un credente chiuso nel carcere della Gestapo dal quale sapeva benissimo che non ne sarebbe uscito vivo, che scrive queste parole per il capodanno del 1945:

“Da potenze benigne prodigiosamente protetti,
attendiamo consolati quello che accadrà.
Dio ci è al fianco alla sera e al mattino,
e certissimamente, in ogni giorno che verrà.”

Fu impiccato con una corda di pianoforte un mese prima della capitolazione della Germania. Ma le potenze benigne che lo avevano protetto hanno battuto le potenze maligne che lo avevano assassinato e soprattutto che non erano state così potenti da allontanare Dio dal suo fianco. Il Giordano in piena ma asciutto, il mucchio d’acqua a monte non è un episodio contro le leggi della natura. È una rivelazione meravigliosa. Nella marcia del popolo di Dio dietro l’arca, il mucchio d’acqua è sempre lì e il letto del Giordano in piena è sempre asciutto. Le porte dell’inferno non potranno vincere la chiesa di Gesù Cristo, la compagnia dei credenti in cammino dietro al suo Signore, che vede il mondo attraverso i suoi occhi ed è vista dal mondo come il mondo vede lui. Vede un mondo ostile in cui le meraviglie di salvezza devono essere incredibilmente manifestate al mondo ribelle e sofferente, e da quel mondo viene giudicata, adulata, odiata, tentata al compromesso, accusata, ignorata con un’alzata di spalla o con un gesto di insofferenza della mano. Ma dalla riva del Giordano, davanti a Gerico, la compagnia dell’arca fa il suo cammino. Faticando, soffrendo, con sudore e con sangue, ma sempre, miracolosamente, protetta da potenze benigne. E con i piedi asciutti.

Dettagli
  • Data: Gennaio 13, 2019
  • Testi:
  • Passaggio: Giosuè 3, 5-17