Deuteronomio 30, 11-14
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"Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi nel cielo e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?". Non è di là dal mare, perché tu dica: "Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?". Invece, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica."

Predicazione tenuta domenica 11 ottobre 2020

Testo della predicazione: Deuteronomio 30, 11-14

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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La parola di Dio non è mai oscura, troppo difficile, troppo lontana. Non lo era in forma di comandamento, di legge religiosa e civile, cultuale e sociale, personale e comunitaria come l’avevano ricevuta gli ebrei per mezzo di Mosè, lo è ancora di meno per noi. Questa parola è molto più chiara oggi che allora. Perché abbiamo anche la parola predicata dai profeti, che hanno annunciato il compimento del comandamento nel giudizio e nella misericordia di Dio. E soprattutto perché abbiamo avuto la notizia  certa del compimento della legge, abbiamo la notizia di Gesù Cristo che sulla croce ha detto: “È compiuto!”.  Tutte le richieste e tutte le promesse della legge sono compiute in Gesù Cristo. Perciò Giovanni scrive: “Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.” (Giovanni 1,17) e la Lettera agli Ebrei, la predicazione più lunga del Nuovo Testamento, comincia con le parole: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1,1-2). Tutto questo è chiaro, è testimoniato, è spiegato in tutta la Bibbia ma… guardando attorno a noi e guardando dentro di noi, quanto è naturale che la parola di Dio sembri troppo difficile, troppo lontana, troppo celeste, troppo al di là del mare. Vorrei, mi piacerebbe, ma siamo umani, ma dubitiamo, ma non ce la facciamo… come se Dio fosse un maestro severo, che dà talmente tanti compiti che nessuno riesce a svolgere.

Dio stesso ha testimoniato dell’efficacia della sua parola. Dio dice: “La mia parola, uscita dalla mia bocca:

essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata” (Isaia 55,11). In Gesù Cristo, il comandamento della verità, della giustizia e della libertà è compiuto. Noi lo conosciamo come comandamento compiuto da Cristo e in Cristo.

Dio non ha parlato in modo oscuro o in modo incomprensibile o in modo incompleto. Non esistono dottrine segrete nel cristianesimo. Tutto è pubblico. Tutto è scritto chiaramente. E la chiesa antica ha riconosciuto che la rivelazione di Dio nelle Scritture ebraiche e nell’insegnamento degli Apostoli messo per iscritto sono testimonianze fedeli e sufficienti. Non abbiamo bisogno di altro. E sono comprensibili, sono chiare. Bisogna applicarsi, bisogna ascoltare, bisogna leggere, ma sono chiare. Dio ha adattato la sua rivelazione alle nostre capacità, ha parlato ai semplici in un linguaggio semplice, nell’ebraico dei contadini e degli allevatori e nel greco come lingua internazionale usata dai non greci, come l’inglese che parliamo noi al ristorante quando andiamo in vacanza all’estero. Di questa semplicità io chiamo a testimone un grande nemico della fede cristiana, Voltaire. Voltaire ha irriso la Bibbia proprio perché è stata scritta in lingue pedestri, in un ebraico che non ha concetti astratti e in un greco internazionale e commerciale, ma il grande filosofo coglie il punto. Dio non scrive il più bel libro del mondo, non parla le più raffinate lingue del mondo, Dio parla per farsi capire dai più semplici e da noi. Adatta la rivelazione di sé alla nostra comprensione. È come se Einstein dovesse spiegare la teoria della relatività a un bambino di prima elementare. Questo Dio lo ha fatto e lo fa. Dio è un buon maestro. E ci dà il nostro libro di prima elementare. Il libro per noi, per imparare. Noi corriamo a casa impazienti di cominciare a leggere il libro, di vedere le vocali, le consonanti, i primi numeri, di tutte le cose che ci serviranno sempre per tutta la vita. E mentre incominciamo, senza capire tutto, anzi, abbastanza poco la prima volta, arriva a casa nostra un amichetto, un amichetto che si chiama Tridentino, e ci dice: “Guarda, io il libro lo conosco, adesso ti dico io che cosa c’è di importante, ma la cosa più importante è che tu faccia sempre riferimento a me, che sono l’unico autorizzato a spiegartelo” E noi gli rispondiamo: “Caro Tridentino, il maestro ci ha detto di leggere il libro. Sparisci!” La professione di fede del Concilio di Trento dice: “Accolgo la Sacra Scrittura secondo il vero senso, che sempre la santa madre chiesa ha posseduto e possiede”. Ci rimettiamo a leggere questo libro, ma suona il campanello. Perché ci sono quelli che suonano il campanello… È uno sconosciuto, ma ha in mano proprio il libro che sto leggendo. E mi dice: “Mi fa piacere che leggi anche tu questo libro, apriamolo insieme, se leggi la prima riga di pagina 34 e poi vai al secondo capoverso di pagina79, troverai la risposta a quanto è descritto a pagina 15. Poi a pagina 112, verso la fine…” e noi gli rispondiamo: “Caro amico, il tuo libro è molto consumato. Però il maestro mi ha detto di leggerlo, non di sfogliarlo come fai tu. Arrivederci”. Poi arrivano ancora degli amici, i fratelli Scettici, e ti dicono: “Ma sei ancora su queste cose? Ma pensa con la tua testa, che il maestro è arrivato all’età della pensione!”. E rispondiamo loro che l’alfabeto e l’aritmetica non vanno in pensione, che servono a vivere bene e che noi non scriviamo “che” con la Kappa. E almeno sappiamo che l’ignoranza e la supponenza sono catene di schiavitù.

La verità di Dio supera, sormonta ogni spirito umano. Nessuno sforzo nostro potrà farci imparare bene il libro. Anche se è semplice, anche se è chiaro. Perché quante cose semplici e chiare abbiamo sbagliato nella scuola e nella vita? Allora dobbiamo umiliarci davanti al Maestro, chiedere il suo aiuto. Dio insegnerà agli umili la sua via, dice il Salmo 25. Noi dobbiamo essere quegli umili. Non superbi, e neanche rinunciatari, ma umili. Chi si esalta, chi sale al cielo si romperà il collo. E Dio ci insegna con il suo Spirito santo, con il quale sigilla la sua parola nel nostro cuore. Comprendiamo quello che prima non comprendevamo. Perché prima era un libro aperto, ma non sapevo leggere e vedevo solo righe e lettere. Da quando so leggere, capisco. Lo Spirito santo mi dà questa capacità di comprensione con cui parole ascoltate da fuori diventano parole che determinano la mia fede e la mia vita oggi e per sempre. E questo è così importante che il Maestro il suo libro l’ha fatto scrivere a persone come noi, un pezzo ciascuno, ma gente come noi, guidati e istruiti, mentre lo scrivere nel cuore lo fa lui personalmente, con ciascuno di noi. Sembrava lontano, su quella alta cattedra, ma me lo sono trovato accanto, a insegnarmi le domande e le risposte contenute nel suo libro.

Questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Che cosa mettiamo in pratica? La parola di Dio compiuta in Cristo. Non la compiamo noi. Mettiamo in pratica il compimento in Cristo. L’apostolo Paolo riprende questo nella Lettera ai Romani (10,9): “se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.” Quindi la messa in pratica con la bocca e con il cuore è necessaria per la salvezza. Quindi, la tua bocca deve dichiarare quello che il tuo cuore crede. Anche se non ti conviene. Anche se ne pagherai le conseguenze. E ugualmente la tua bocca non dichiari una fede inesistente. Bocca e cuore sono la pratica del comandamento adempiuto da Cristo, riconoscono Cristo come opera compiuta di tutte le promesse di Dio. Allora uno scettico direbbe: “Ma tu credi di possedere la verità?” E gli rispondiamo: “No, io credo l’esatto contrario. Credo che la verità debba possedere me”. La nostra verità non è e non sarà mai la Verità con la V maiuscola perché questa è la verità di Dio, ma se la verità di Dio è una luce, la nostra verità consiste nell’essere o nel diventare una finestra aperta tra quella luce e il mondo. Non ci siamo sempre riusciti, e dobbiamo ricominciare. Ricominciare a mettere in pratica il comandamento adempiuto diventando finestra tra Cristo e il prossimo. A casa, sul lavoro e in chiesa, anche in chiesa. Perché la chiesa, la vita della chiesa ha un grande bisogno di verità, di chiarezza, di lealtà, di correttezza, di fiducia reciproca che sono gli elementi del nostro essere finestra, del nostro essere di vetro per amore del comandamento. Quanto abbiamo sofferto, e quali conseguenze abbiamo pagato, perché delle cose vere non sono state dette, e al contrario sono state dette delle cose false? Quanto ha sofferto la nostra fraternità? Quanto ha sofferto la nostra fraternità! Qualcuno potrebbe dire: “Ma tutto questo è stato fatto per guadagnare tempo, per trovare una soluzione ai problemi, per aspettare che il vento cambi…” Il comandamento è compiuto in Cristo. Gesù Cristo ha mai mentito? Ha mai mentito a fin di bene? Ha mai mentito per guadagnare tempo? Ecco, la pratica del comandamento è una pratica semplice. Parla confessando la Verità con la V maiuscola e parla con verità con la v minuscola. In Cristo siamo chiamati tutti a una pratica semplice della sua parola, e chi la complica si allontana da Cristo stesso. Si può fare. La verità, guardate, la verità si può dire. La verità di Dio si può dire, e si può dire anche la verità. Si può credere con il cuore alla verità di Dio e si può amare sinceramente la verità. La verità non è creata dalla nostra parola, ma dalla parola di Dio, ma l’apostolo Paolo ci insegna che per essere salvati dobbiamo avere impressa nel cuore e dobbiamo confessare la verità. E possiamo farlo vivendo anche la nostra più piccola, più modesta verità tra di noi. Ed è una verità buona, una verità che ci fa bene, che ci fa vivere bene, che ci porta più vicini a Dio e alla vita eterna già qui e già adesso, mentre facendo così, credendo, dicendo e vivendo la verità, noi glorificheremo Dio, noi gli renderemo una buona testimonianza, secondo la parola del profeta Isaia (49,21): “Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi”.

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  • Data: Ottobre 11, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Deuteronomio 30, 11-14